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Regali di Natale alle maestre: i consigli per non sbagliare

Di Vincenzo Genovese
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13 Dicembre 2018
Omaggiare le insegnanti delle scuole primarie è ormai una tradizione consolidata in tante classi d’Italia. Non bisogna però esagerare con doni troppo costosi: meglio scegliere oggetti utili e, possibilmente, fai-da-te
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Nel periodo delle feste la “febbre” dei regali non risparmia neppure la scuola: nei gruppi whatsapp dei genitori fioccano spesso proposte e discussioni sui doni da fare alle maestre per Natale. Certo si tratta di un atto di gentilezza di solito molto apprezzato dagli insegnanti, che però deve attenersi ad alcuni standard per non danneggiare il rapporto fra il docente e la classe stessa.

 

 

Cosa dice la legge italiana

 

Per la legge italiana esiste un limite di valore per ogni regalo fatto a un docente della scuola pubblica. Come si legge nell’articolo 4 del Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n.62:
 

"il dipendente non accetta, per sé o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli d'uso di modico valore effettuati occasionalmente nell'ambito delle normali relazioni di cortesia".


Il concetto di “modico valore” viene poi dettagliato nella somma massima di 150 euro in via orientativa, anche sotto forma di sconto. Lo stesso decreto precisa che:

 

“I codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni possono prevedere limiti inferiori, anche fino all'esclusione della possibilità di riceverli, in relazione alle caratteristiche dell'ente e alla tipologia delle mansioni”.

 

 


Alcuni uffici scolastici, come quello della Provincia di Trento, hanno ad esempio abbassato il limite a 100 euro.

 

 

Un pensiero, non un regalo

 

«Le norme descrivono l’orizzonte di prezzo e tipologia dei doni di Natale alle insegnanti: dev’essere un pensierino più che un regalo - sostiene Sergio Dall’Angelo, responsabile istruzione primo ciclo dell’Ufficio Scolastico della Provincia di Trento -. L’importo deve restare sempre contenuto: si tratta in fondo di un modo simbolico di ringraziare la propria maestra per il lavoro svolto in classe».

 

 

 

Non indagare sulla vita delle insegnanti

 

Dall’Angelo si astiene da suggerimenti specifici sui regali, ma avverte i genitori: «È fastidioso inserirsi nella vita privata delle maestre per ottenere dettagli relativi alle loro preferenze: non bisogna mai violare la riservatezza di un docente».

 

Meglio allora puntare su doni auto-prodotti dai bambini, che stimolano tra l’altro la loro creatività. «Il regalo di Natale dovrebbe essere un gesto spontaneo da parte dei bambini: farlo realizzare direttamente a loro, pur seguiti e aiutati dai genitori, può rivelarsi un’ottima soluzione».

 

 

Idee utili per la classe


Secondo Dall’Angelo, c’è anche la possibilità di fare un regalo “alla scuola”, invece che direttamente all’insegnante: rientrano in questa categoria cartine, mappamondi, libri, cancelleria e tutti quegli oggetti che possono migliorare l’azione educativa.

 

 

«Attenzione però nella scelta: una pianta da mettere in classe, ad esempio, ha bisogno di cure e attenzioni e la sua gestione potrebbe generare equivoci. Inoltre, qualche bambino potrebbe avere intolleranze o allergie che lo metterebbero in difficoltà».

 

Un’idea originale sarebbe quella di donare un’esperienza educativa da fare con tutta la classe, come una visita al museo o al planetario: ovviamente non bisogna sovrapporsi alle iniziative già previste dall’istituto ma cercarne di nuove.

 

 

 

E se l’insegnante rifiuta?

 

Non succede spesso, ma può capitare che un’insegnante non accetti il regalo della classe o di un singolo bambino. «L’etica professionale potrebbe spingere alcuni docenti a rifiutare, sempre in modo educato, il dono. In questi casi il messaggio alle famiglie dovrebbe arrivare possibilmente prima dell’acquisto: sarebbe diseducativo spiazzare i bambini al momento della consegna, soprattutto se viene fatta in classe».

 

D’altra parte, maestri e maestre non devono mai “aspettarsi” il regalo di Natale: «In quanto dipendente pubblico, un docente non deve mai richiedere, nemmeno in forma implicita un riconoscimento per il suo lavoro», conclude Dall’Agnello.