Competenze neonato

Le abilità del neonato: tutte le competenze dei primi giorni e settimane di vita

Di Valentina Murelli
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17 Maggio 2018 | Aggiornato il 19 Dicembre 2018
Sente, gusta, percepisce gli stimoli tattili, è predisposto a riconoscere volti umani. E ancora: ricorda, imita, può prestare attenzione. Sono molte le cose che sa fare un bambino appena nato, tutte utilissime nell'ambito della nuova vita relazione che lo aspetta
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No, il neonato non è un essere dotato solo di qualche riflesso e risposta automatica, come si pensava fino a non molti anni fa. È molto di più

: "Un essere relazionale dotato fin dalla nascita - ma in realtà già durante la gravidanza - di una serie di competenze sensoriali, motorie, cognitive che hanno significato proprio nell'ambito della relazione con la mamma e l'ambiente esterno". Parola di Gherardo Rapisardi, neonatologo dell'Usl Toscana Centro e co-fondatore del Centro di formazione Brazelton dell’Ospedale Meyer di Firenze e del Brazelton Touchpoints Site di Roma. Secondo il quale "essere a conoscenza di queste competenze dovrebbe spingerci a riflettere di più su come considerarlo e accudirlo".

 

Proprio a Rapisardi, allievo del pediatra americano T. Berry Brazelton, il primo a operare questa rivoluzione nel modo di vedere i neonati, abbiamo chiesto di far luce sulle abilità presenti già nel primo mese di vita di un bambino.

 

Il tatto


Prendiamo i sensi, per esempio. "Quello che si sviluppa per primo, e lo fa già in utero, è il tatto", afferma Rapisardi. Non a caso è sempre più riconosciuta l'importanza del contatto fisico, pelle a pelle, con il piccolino subito dopo il parto, per esempio per favorire l'avvio dell'allattamento al seno.  "Oltre alla sensibilità tattile, anche quella dolorifica è ben sviluppata, mentre non lo è  altrettanto quella termica" precisa il neonatologo. Del resto, in utero il bimbo era esposto a una temperatura costante - con fluttuazioni massime di un grado - per cui dopo la nascita deve abituarsi a una temperatura differente (case e ospedali sono in genere più freschi dell'utero materno!) e a sbalzi termici significativi.

 

Per Rapisardi questo non significa che bisogna seguire una ricetta precisa per compensare questa sensibilità termica. "Il mio consiglio personale è non coprire troppo i neonati, in modo che riescano ad adattarsi da soli alle nuove temperature, ma quanto e come li si veste è anche questione culturale e di tradizioni familiari. L'importante è osservarli per cogliere eventuali segni di disagio: se il piccolo cambia colore, la pelle si marezza, cioè presenta macchie bluastre, o le estremità si raffreddano, meglio coprirlo un po' di più".

 

Il corpo nello spazio


"Un'altra sensibilità molto sviluppata già alla nascita è quella cosiddetta vestibolare, che ha a che fare con la percezione dello spostamento del corpo nello spazio" spiega lo specialista. Se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che ha perfettamente senso: "Durante la gravidanza, il feto è molto abituato al movimento, perché o si muove lui o si muove la mamma, in modo più o meno marcato. Anche quando la mamma dorme il feto si muove, cullato dal ritmo del suo respiro".

 

Eppure, quando nasce il bimbo deve fare esperienza di qualcosa di nuovo, e cioè il fatto di stare fermo. "Ecco perché in genere preferisce essere cullato o trasportato".
 

Gusto e olfatto


Già dalla metà della gravidanza, il feto distingue e riconosce odori e sapori del liquido amniotico, dunque gusto e olfatto sono altri sensi ben sviluppati. Dopo la nascita sarà in grado di riconoscere certi sapori, ritrovandoli nel latte di mamma. "Ecco perché la mamma può tranquillamente continuare a mangiare quello che mangiava in gravidanza", sottolinea Rapisardi. "Se è abituata a spezie piccanti, non c'è motivo che smetta di usarle: il suo bambino le conosce e riconosce già".

 

Udito


Anche in questo caso parliamo di un senso che si sviluppa durante la vita uterina: "Già verso la fine del secondo trimestre, a 25-26 settimane, il bimbo reagisce ai suoni, per esempio girando la testa verso la fonte sonora o rallentando il movimento se sente una voce interessante come quella della mamma o, al contrario, girando la testa dall'altra parte o sobbalzando se sente un rumore brusco e inaspettato".

 

E lo stesso accade dopo la nascita: "Molti studi mostrano che il piccolo è perfettamente in grado di riconoscere voci e suoni ai quali era abituato, come la voce della mamma, del papà o di eventuali fratellini, oppure musiche ascoltate dalla mamma".

 

Vista


Anche se è il senso meno sviluppato - e d'altra parte nella pancia della mamma non si può vedere nulla - ci sono comunque delle abilità minime: "Un neonato a termine può mettere sufficientemente bene a fuoco a circa 20-30 centimetri di distanza, proprio la distanza che c'è tra il seno e il volto della mamma".

 

Abilità cognitive


Il riconoscimento di suoni, di volti, di movimenti, non ha solo a che fare con lo sviluppo dei sistemi sensoriali dell'udito e della vista, ma ha anche molto a che fare anche con lo sviluppo cognitivo del bambino. Riconoscere suoni e immagini visive significa disporre di memoria ed essere in grado di organizzare a livello cerebrale le informazioni in arrivo dall'ambiente esterno.

 

L'attenzione


Può sembrare incredibile, ma anche un bambino nato da pochi giorni può prestare attenzione a quello che facciamo o diciamo quando siamo vicini a lui. Per esempio può seguire con gli occhi o addirittura con tutto il capo un movimento fatto dalla mamma. Perché un neonato riesca a prestare attenzione, però, devono essere soddisfatte almeno due regole fondamentali:

 

1. Che non sia impegnato nel controllo della sua postura. "I neonati, che sono abituati a un ambiente stretto e raccolto, sono molto impegnati a regolare la propria posizione nello spazio. Se sono lasciati liberi su un piano si sentono 'persi' e non è certo la situazione migliore perché stiano attenti a qualcosa" spiega Rapisardi. "Viceversa, possono mostrare attenzione se sono belli raccolti e contenuti, per esempio tra le braccia della mamma o del papà";

 

2. Gli venga proposto un'esperienza alla sua portata, in particolare uno stimolo proposto in modo molto lento. "I neonati hanno un tempo di reazione molto più lento di quello dei bimbi più grandi. Perché riescano a prestare attenzione è fondamentale parlare o muoversi molto lentamente".

 

Per Rapisardi queste non devono essere intese come regole per fare esercizi con i propri bambini. "Non è necessario fare queste attività con loro, ma è giusto sapere come funzionano le cose: sapere che anche un bimbo così piccolo, in determinate circostanze, ha un'abilità straordinaria come quella di prestare attenzione".

 

L'imitazione e l'importanza della relazione


Le competenze motorie, sensoriali e cognitive e relazionali di un neonato si concentrano in particolare su aspetti di natura sociale, come riconoscere il volto umano e la voce della mamma o dei familiari più stretti. Il forte "interesse" del neonato per le relazioni sociali non deve sorprendere, considerato che proprio queste relazioni sono fondamentali per la sua sopravvivenza.

 

"Ecco perché diciamo che è un essere relazionale" spiega Rapisardi. Che a questo punto cita un'altra competenza utile per la relazione e cioè la capacità di imitazione. "Anche in questo caso non parliamo del tipo di imitazione che mettono in atto i bambini più grandi, per esempio quando fanno ciao con la mano in risposta al saluto della mamma. Parliamo di risposte molto più lente - per esempio il bimbo che apre la bocca 10-20 secondi dopo aver visto la mamma aprire (lentamente) la bocca - e che si verificano solo in certe condizioni. Ma che sono indicative dell'abilità del neonato di seguire quello che accade intorno a lui e di reagire di conseguenza".

 

Il Breast Crawl


Quando è in utero, il feto è un campione di movimento: già a 14 settimane di gravidanza muove gli arti e si rotola, e via via che la gravidanza progredisce acquisisce movimenti sempre più raffinati e complessi (come succhiarsi il pollice), che alla nascita però sembrano sparire almeno momentaneamente. "Per i primi tempi dopo la nascita, in effetti, tutto il suo impegno motorio va al controllo della posizione del corpo e in particolare del capo" puntualizza Rapisardi. Eppure, rimangono comunque alcune abilità motorie che il neonatologo non esita a definire "fantastiche".

 

Un esempio è il breast crawl, quel movimento strisciante che il bambino appena nato, appoggiato nudo sull'addome materno, fa per raggiungere il seno e cominciare a succhiare. "Le gambe spingono, la testa ballonzola, le mani si aprono e si chiudono, appoggiandosi sul seno, fino a che il bimbo arriva all'obiettivo".

 

Come cambia il modo di interagire con il bebè


Sapere che il neonato ha delle competenze permette ai genitori - "ma anche agli operatori sanitari" sottolinea Rapisardi - di cambiare radicalmente la loro relazione con il bebè. Per esempio: la mamma che ha l'opportunità di vivere il breast crawl del suo bimbo appena nato si rende subito conto del fatto che il piccolo ha delle capacità, nelle quali lei stessa può riporre fiducia. Questo aiuta ad affrontare eventuali difficoltà nell'allattamento e a gettare le basi della relazione.

 

"Osservare e capire che il bambino, anche appena nato, sa già fare alcune cose da solo aiuta da un lato ad avere più fiducia nelle sue competenze e possibilità, dall'altro ad assecondarlo meglio nelle sue conquiste verso l'autonomia" commenta Rapisardi. Questo sarà d'aiuto anche nelle fasi successive della relazione, a mano a mano che il bambino cresce.

 

"Il genitore che si è abituato da subito a vedere suo figlio come parte attiva nella relazione sarà più propenso a lasciarlo fare da solo, assecondando i suoi bisogni e i suoi tempi, in momenti cruciali dello sviluppo come lo svezzamento e l'acquisizione del controllo sfinterico (lo spannolinamento). Il bimbo, a sua volta, conquisterà maggiore autostima".

 

Chiaramente questo non significa che il neonato prima e il bambino poi deve fare tutto da solo: va aiutato a esprimere le sue competenze, senza sostituirsi ad esse. "Nell'esempio del breast crawl, il movimento sarà facilitato dalla posizione della mamma, che dovrà essere semi-reclinata e magari con le braccia avvolte a nido per sostenere meglio il bebè. E naturalmente il piccolo sarà accompagnato anche dallo sguardo e dalla partecipazione emotiva della mamma" afferma il neonatologo.

 

Essere consapevoli del fatto che un neonato non è una tabula rasa mossa solo da istinti, ma un essere con competenze, oltre che con un temperamento proprio, è anche di grande aiuto nei momenti di stanchezza o di difficoltà psicologica che i genitori possono provare. "Ci si rende conto che non tutto dipende dai genitori, ma che nella relazione si è almeno in due, l'adulto e il bambino. Se un bambino è 'difficile' e richiede molte attenzioni, non è "colpa" del fatto che la mamma sta sbagliando qualcosa: è semplicemente un bambino fatto così".