Nostrofiglio

Allattamento

Allattamento al seno: il ruolo del papà

Di Valentina Murelli
allattamento_ruolo_papa

01 Ottobre 2018
Certo: ad allattare è la mamma, ma i papà possono dare una grossa mano, per sostenerla nei momenti di crisi e “difenderla” da interferenze e critiche. E costruendo insieme un'alleanza che servirà per tutte le scelte educative future

Facebook Twitter Google Plus More

È innegabile: quando si tratta di allattamento al seno i papà non possono certo sostituire le mamme. Questo però non significa che non possano in qualche modo partecipare: anzi, possono rivestire un ruolo importantissimo, al quale abbiamo scelto di dedicare un approfondimento in occasione della Settimana mondiale dell'allattamento materno, che si celebra in Italia dall'1 al 7 ottobre.

 

Perché, dunque, ha senso parlare di papà quando si parla dell'allattamento al seno? Raffaella Gennaretti, ostetrica a Milano e da anni specializzata in assistenza alle mamme che allattano, non ha dubbi: “Perché i papà sono fondamentali nel sostenere le mamme e, più in generale, le scelte di salute della famiglia”. Perché anche su questo non ci sono dubbi: “L'allattamento al seno è una scelta di salute per il bambino, la mamma e la società tutta”.

 

A questo punto, però, è inevitabile chiedersi perché sia così importante puntare sul sostegno delle mamme e qui vengono in aiuto le parole dei pediatri Alessandro Volta e Ciro Capuano nell'introduzione del loro utilissimo libro L'allattamento spiegato ai papà (Leone Verde, 2018).

 

“Dopo il parto, il passaggio più delicato e impegnativo è senz'altro l'avvio dell'allattamento al seno: la mamma è stanca e il bambino è in confusione, una pratica vecchia come il mondo sembra alquanto difficile e a rischio di fallire fin dalle prime battute. Ma anche la gestione a casa, dopo i primi giorni, può mettere a dura prova la nuova famiglia […]. Gli aiuti non mancano , i consultori e le ostetriche sono pronti a sostenere […]. Ma resta sempre la necessità di condividere i momenti di crisi (soprattutto quelli delle tre di notte) e di avere un sostegno quotidiano sicuro; spesso basta un sorriso […]. Il papà può essere una risorsa preziosa, in grado di fare la differenza”.

 

Il primo passo, l'informazione
Per poter sostenere la sua compagna è fondamentale che il papà condivida la scelta che è stata fatta, e sappia almeno a grandi linee perché è importante l'allattamento, come funziona, quali difficoltà può comportare.

 

“La parola chiave è conoscenza” commenta Gennaretti. “Sicuramente è importante che il neopapà conosca i benefici del latte di mamma, che è una sorta di primo vaccino naturale per il suo bambino. Ma deve anche sapere quali sono i ritmi 'normali' di un allattamento, e cioè che soprattutto nelle prime settimane il bambino chiederà il seno molto spesso, anche di notte, e non solo per sfamarsi, ma anche per consolazione, per giocare, per sentire la vicinanza della mamma. E deve sapere quali possono essere i problemi di un allattamento al seno, come per esempio ingorghi, mastiti, ragadi”. Ovviamente, in questo casi difficili non sarà il papà a risolvere la situazione, ma lui potrebbe svolgere un ruolo comunque importante, per esempio accompagnando la mamma in consultorio o in ospedale, là dove i problemi possono essere risolti.

 

Tutti temi sui quali si sofferma anche il libro di Volta e Capuano, in questo senso una sorta di “bigino” dell'allattamento. E sia chiaro: il termine non è usato in senso diminutivo, ma per sottolineare l'ammirevole capacità di condensare in un centinaio di pagine di gradevolissima lettura un'enorme quantità di informazioni utili non solo ai papà, ma anche alle mamme e in generale a chiunque voglia aiutarle a vivere al meglio questa scelta. Così, ci sono anche informazioni su come funziona l'allattamento e come succhia il bambino, sulla dieta ideale per l'allattamento, su come spremere e conservare il latte materno, su allattamento e sessualità o ritorno al lavoro.

 

Oltre a leggere libri come questo, un ottimo modo per informarsi già da prima dell'arrivo del bebè è partecipare ai corsi di accompagnamento alla nascita. L'esperienza di Gennaretti è che in effetti i futuri papà partecipano volentieri, se sono collocati in un orario favorevole rispetto al lavoro. E i benefici si vedono. “Sappiamo – scrivono Volta e Capuano – che una breve motivazione e istruzione anche ai papà prima della dimissione dall'ospedale modifica in maniera significativa l'efficacia e la durata dell'allattamento, nonostante il padre non possa agire direttamente”.

 

Primi giorni con il bebè: cosa può fare il papà
“Nei primi giorni dopo il parto la mamma ha gli stessi bisogni del suo bambino: deve essere nutrita concretamente e affettivamente” afferma Gennaretti. Dunque il papà può occuparsi di fare la spesa e preparare i pasti (o chiedere a qualcuno di farlo) e semplicemente di “esserci”, di farle compagnia. “È vero che è la mamma che deve alzarsi di notte per far poppare il bimbo, ma è importante che almeno nei primi tempi anche il papà faccia sentire la sua presenza confortante in questi momenti. Per preparare una tisana o chiaccherare un po' con lei”.

 

Un'altra cosa che possono fare i neopapà nei primi giorni è prendere in braccio il bimbo quando non dorme e non succhia e consolarlo portandolo a spasso: il dondolio – spiegano Volta e Capuano - è per lui una vera pace e questo può diventare un momento speciale per conoscersi mentre la mamma recupera energie preziose dormendo un po' o facendo una doccia rilassante.

 

Fondamentale, poi, il ruolo di “argine” nei confronti di amici e parenti. Che sono giustamente incuriositi e attratti dal nuovo arrivato, ma a volte non riescono bene a calibrare la loro curiosità e a lasciare i giusti spazi di tranquillità a mamma e bambino. Il papà, insomma, deve affinare tecniche e strategie per consentire a nonni, zii, amici e vicini di casa di condividere – in ospedale o nei primi giorni a casa - questo momento di gioia, senza che questo si trasformi in un problema o addirittura in un incubo. Un esempio di strategia utile? Predisporre una pagina web ad accesso riservato con notizie e immagini aggiornate del bebè.

 

Non è finita. Secondo Gennaretti, altrettanto importante per la serenità della mamma che allatta è che nei primi giorni il papà sia pronto ad accettare che lei si occupi un po' meno di stessa. “Un papà che dà sostegno è per esempio un papà che vede la compagna bellissima anche senza trucco e messa in piega, capace di vedere la bellezza nelle sue occhiaie e nella sua fatica, e che ovviamente glielo fa sapere”.

 

Anche per questo l'ostetrica dichiara che pensare al ruolo dei papà nell'allattamento la fa automaticamente pensare al quadro di Giorgione intitolato La tempesta. “Si vede una mamma che allatta un bambino: lei è poco curata e in una posizione po' scomoda e ci sono nuvole che per me rappresentano la tempesta del parto e del puerpuerio. Ma a poca distanza c'è anche un papà che li osserva e li sorveglia, pronto a difenderli”.

 

La tempesta di Giorgione
La tempesta di Giorgione

 

Anche Volta e Capuano sottolineano un punto simile, e rivolgendosi direttamente ad Andrea, ipotetico papà, scrivono:

 

“Luisa (la mamma, NdR) per allattare serenamente e con efficacia ha bisogno che tu sia al suo fianco, vuole vedere dai tuoi occhi l'entusiasmo per quello che sta succedendo. Ha bisogno di sentire dal tono della tua voce che sei sicuro che tutto procederà per il meglio. Senza dirti nulla, sta cercando la forza e la fiducia, sta cercando amore, la vera medicina per i primi giorni dopo il parto”.

 

Quando l'allattamento prosegue...
Il ruolo del papà, però, non si esaurisce ai primi giorni: continua per tutta la durata dell'allattamento e oltre. Per esempio è fondamentale per affrontare uno dei momenti delicati della relazione mamma-bambino e cioè lo svezzamento, l'inizio dell'alimentazione complementare.

 

“Il fatto è che il cordone ombelicale non si taglia solo in sala parto: metaforicamente parlando, ci sono tanti tagli successivi e lo svezzamento è uno di questi” afferma Gennaretti. “Se la mamma vive con difficoltà questo momento il papà può esercitare un ruolo rassicurante. Può aiutarla a pensare a come si sente, a chiedersi che cosa la farebbe stare meglio, che sia magari ritardare un pochino l'inizio dello svezzamento o, sostenerla – dopo essersi adeguatamente informato - se sente più consona una modalità di svezzamento invece di un'altra”.

 

Anche se la mamma decide di proseguire l'allattamento ben oltre lo svezzamento, anche dopo l'anno del bambino, il papà può giocare un importantissimo ruolo di difesa. Sempre più spesso le mamme che decidono di allattare a lungo sono giudicate e criticate. Ma se questa scelta è condivisa da tutta la famiglia, papà compreso, diventa più facile sentirsi immuni alle critiche e solide nella propria convinzione.

 

… e quando finisce
Un papà che ha seguito da vicino tutta l'avventura dell'allattamento sarà vicino alla mamma e al suo bambino anche quando questa volgerà al termine. Anche questo può essere un momento delicato per mamma e bambino, non privo di emozioni contraddittorie.

 

“Da una parte il sostegno del papà potrebbe tradursi nel riconoscimento di tutto lo sforzo e l'impegno messi dalla mamma negli anni o mesi di allattamento. Riconoscimento verbale, ma potrebbe starci benissimo anche un regalo” consiglia Gennaretti. “Dall'altra, c'è il sostegno da dare al bambino per affrontare la fatica e il disorientamento di questo passaggio. Standogli più vicino, accogliendo le sue emozioni, facendogli scoprire magari nuovi modi di stare con la mamma e con il papà. Con nuovi giochi, riti e attività”.

 

Senza dimenticare che se l'allattamento finisce, non finisce certo il ruolo di genitori. “Può essere utile vedere l'alleanza che si è costruita tra genitori in questa fase della vita del bambino come una palestra per affrontare insieme la crescita del proprio figlio. Perché anche quando l'allattamento finisce, dovrebbe rimanere il sostegno reciproco rispetto alle scelte educative” conclude l'ostetrica.