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Gli anticorpi del latte materno che proteggono i bimbi prematuri

Di Valentina Murelli
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24 Giugno 2019
Si chiamano immunoglobuline IgA e sembrano avere un ruolo fondamentale nel plasmare l'organizzazione del microbiota intestinale dei neonati. Un nuovo studio americano suggerisce che siano anche un fattore critico e necessario per la prevenzione dell'enterocolite necrotizzante, una delle più gravi complicazioni della prematurità.
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Si chiama enterocolite necrotizzante (NEC) ed è una grave malattia infiammatoria dell'intestino che può colpire i neonati prematuri (in circa 7 casi su 100). Una malattia così grave da rappresentare una delle principali cause di morte per questi bambini. Ora, però, un gruppo di ricerca dell'Università di Pittsburgh, negli Stati Uniti, ha individuato nel latte materno un gruppo di anticorpi – le cosiddette IgA – in grado di proteggere i prematuri dalla NEC, chiarendo anche il meccanismo alla base di questo effetto: il primo, importantissimo passo per mettere a punto nuove strategie di prevenzione e trattamento di questa condizione.

 

 

Gli studiosi, coordinati dall'immunologo Timothy Hand, hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, in un articolo che la parassitologa Lorenza Putignani, responsabile dell'Unità di ricerca sul microbioma umano dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, non ha esitato a definire "bellissimo e di sicuro impatto clinico".

 

L'importanza del latte materno per i neonati prematuri

 

Per capire che cosa hanno scoperto Hand e colleghi occorre fare un piccolo passo indietro, ricordando che era già ben noto come l'enterocolite necrotizzante si accompagni a profonde alterazioni del microbiota intestinale, l'insieme dei batteri che popolano l'intestino e che, nel giusto equilibrio, sono fondamentali per la sua salute. Si sapeva, per esempio, che la NEC è associata a una diminuzione della diversità delle specie batteriche presenti (e come in ecologia, una minore biodiversità non è mai un buon segno), con aumento della frequenza di microrganismi della famiglia Enterobatteriacee e diminuzione di altre famiglie come quella delle Lachnospiracee.

 

Non solo: si sapeva inoltre che la NEC è più frequente nei bambini che non ricevono latte materno, ipotizzando dunque un effetto protettivo di questo alimento. "Che, del resto, sempre più studi ormai riconoscono come importantissimo nel plasmare in generale l'organizzazione del microbiota intestinale del bambino alla nascita" sottolinea Putignani, che è tra le autrici di alcuni di questi studi.  

 

 

Latte materno e microbiota intestinale

"Molti studi, eseguiti con tecniche diverse, puntano ormai nella stessa direzione che è quella di attribuire all'allattamento materno un ruolo ben preciso nell'organizzazione del microbiota intestinale del neonato". Parola di Lorenza Putignani, che all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma dirige sia l'Unità di parassitologia sia quella di ricerca sul microbioma umano.

"In particolare – prosegue l'esperta – si è visto che quando il bambino prende latte materno certi microrganismi sono più veloci nell'attecchire alle varie nicchie intestinali, il che favorisce l'instaurarsi precoce di un'elevata biodiversità".

"Non solo: si è scoperto che alcuni batteri svolgono un particolare ruolo di cura nei confronti degli enterociti, le cellule tipiche dell'intestino, e che in generale il microbiota intestinale associato al latte materno è molto importante nel dare l'avvio al funzionamento del sistema immunitario". Certo non tutto si gioca sul fronte dell'alimentazione. "Anche altri fattori entrano in gioco, come il tipo di parto (cesareo versus naturale) o l'esposizione a trattamenti antibiotici.

 

Lo studio americano

 

Con un raffinato studio che ha riguardato sia l'analisi del microbiota di un gruppo di neonati prematuri (alcuni con NEC, altri che non hanno sviluppato la malattia) sia esperimenti con topolini, i ricercatori americani sono riusciti a capire che cosa tiene insieme questi diversi aspetti, scoprendo che la chiave di volta di tutto il sistema è un gruppo di anticorpi presenti nel latte materno.

Si chiamano IgA (immunoglobuline di tipo A) e all'inizio il neonato le prende solo dalla mamma, perché le sue cellule cominceranno a produrle solo dopo i primi mesi di vita.

 

Da queste indagini è emerso in particolare che a contare, nel caso di bambini con la NEC, non è tanto il numero assoluto di Enterobatteriacee, quanto il numero di questi batteri legati dagli anticorpi materni IgA. Gli autori spiegano di aver osservato, nei neonati presi in esame, che l'innesco dell'enterocolite necrotizzante è preceduto da un aumento della frazione di enterobatteri non legati a IgA. Inoltre, hanno osservato che topolini nati da madri modificate geneticamente in modo che il loro latte non producesse più IgA correvano un rischio più alto di ammalarsi di NEC rispetto a topolini che prendevano latte materno "normale": un rischio paragonabile a quello di topolini nutriti con latte artificiale.

 

La conclusione – scrivono Hand e colleghi – è che le IgA del latte materno plasmano i rapporti tra i batteri del microbiota intestinale dei neonati prematuri e che rappresentano fattori critici e necessari per prevenire la NEC. "Ma attenzione – ha chiarito Hand in un comunicato stampa della sua Università – necessari non significa sufficienti. Non è detto che basti aggiungere qualche immunoglonulina al latte formulato per risolvere il problema della NEC, perché l'effetto protettivo del latte materno potrebbe dipendere anche da altri cofattori".

In ogni caso, è una via da percorrere, "per quanto purtroppo sia tratti di molecole non molto stabili" sottolinea Putignani.

 

Le prospettive di ricerca che potrebbero avere una ricaduta clinica immediata a importante comunque non finiscono qui. "Una cosa semplice da fare potrebbe essere quella di analizzare i livelli di IgA dei campioni di latte presenti nelle banche del latte donato, per individuare quelli naturalmente più ricchi di questi anticorpi, da destinare proprio ai prematuri a maggior rischio di NEC" spiega Putignani.

Un'altra via, un po' più complicata ma suggestiva, potrebbe essere quella di resettare il microbiota intestinale del neonato, quando si osserva che si sta pericolosamente spostando verso la composizione associata alla NEC. Come? "La tecnica - spiega la parassitologa - sarebbe quella del trapianto fecale: finora testata con un certo successo per alcune malattie infiammatorie croniche intestinali negli adulti, ma in sperimentazioni per alcune condizioni anche nei bambini".