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Neonati prematuri

Bambini prematuri: quali sono le conseguenze per la salute?

Di Valentina Murelli
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01 Febbraio 2019
La prematurità è una malattia grave, ma con sorprendenti capacità di recupero. I rischi di lievi ritardi intellettivi o di gravi disabilità però esistono. Inoltre, aumenta il rischio di alcune condizioni croniche (come l'asma): facciamo il punto.

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La prematurità è una malattia grave, questo deve essere chiaro. Così grave che il professor Virginio Carnielli, responsabile della divisione di neonatologia degli Ospedali riuniti di Ancona ed esperto per l'area prematurità della Società italiana di medicina perinatale, non esita a paragonarla a una gravissima malattia come un tumore infantile. Allo stesso tempo, però, è anche una delle malattie gravi nelle quali è più elevata e sorprendente la capacità di recupero.

 

È vero: alcuni dei bambini nati in anticipo (e soprattutto in grande anticipo) non riescono a sopravvivere, ma sono sempre di più quelli che ce la fanno. In Italia sono più del 99% se si considerano tutte le nascita prima delle 37 settimane di gravidanza e più dell'85% se si considerano i piccolissimi, nati con un peso inferiore a 1,5 kg. E solo per pochi di loro rimangono effetti a lungo termine o permanenti sullo sviluppo psicomotorio e neurocognitivo o altri rischi per la salute.

 

Prematurità, ritardi e disabilità

Indicare quanto sono frequenti certe condizioni – per esempio una disabilità grave – nei bambini nati prematuramente in realtà non è semplice, perché non tutti i centri raccolgono i dati con criteri uniformi ed esiste una notevole variabilità da centro a centro a livello sia nazionale sia internazionale.

 

Prendendo questi dati con cautela, si può dire che il 20% circa dei bambini prematuri mostri un lieve ritardo intellettivo o un disturbo del comportamento (come l'adhd, disturbo da deficit di attenzione e iperattività). “Ma attenzione – precisa Carnielli – non parliamo di disabilità, quanto di una performance intellettiva un po' meno brillante di quella della media dei bambini nati a termine, con una riduzione di circa il 30% della capacità di calcolo o di linguaggio”. Dunque parliamo di bambini che magari non andranno benissimo a scuola o non svolgeranno professioni super complesse ma che potranno comunque studiare, lavorare, sposarsi, avere figli e condurre una vita piena e felice.

 

Il rischio di disabilità grave comunque c'è. Anche in questo caso i dati sono da valutare con prudenza, ma Carnielli cita un 5-10% di bambini nati prima delle 32 settimane che possono andare incontro a cecità, sordità, paralisi cerebrale, alterazioni importanti di vista, udito o motricità, compromissione importante delle capacità neurointellettive. Cifre significative, certo, ma che indicano comunque uno sviluppo a norma per la grande maggioranza dei bimbi anche molto piccoli.

 

La malattia polmonare cronica del neonato
Non è il cervello l'unico organo a soffrire quando un bambino nasce prima del tempo: anche i polmoni e le loro funzioni possono risultare gravemente compromessi. È quanto succede per esempio nel caso della displasia broncopolmonare, una forma di malattia polmonare cronica che colpisce in modo quasi esclusivo i neonati prematuri in conseguenza dell'arresto dello sviluppo polmonare. Per definizione, la malattia richiede supporto respiratorio per un lungo periodo dopo la nascita, ma può comportare problemi respiratori anche più a lungo termine, fino all'età scolare o addirittura all'età adulta.

 

Fattori di rischio: anche la gravidanza conta
Ma quali sono i fattori che, data una generale condizione di prematurità, influenzano di più il rischio di avere conseguenze anche gravi a lungo termine? In genere si pensa subito all'età gestazionale al momento del parto, che ovviamente ha un suo peso ma non è l'unico fattore in gioco.

 

Poi ci sono le condizioni di vita dopo la nascita: il tipo di assistenza ricevuto, ma anche il fatto di aver contratto infezioni, aver subito sanguinamenti o aver sofferto di una condizione di pressione bassa, che può comportare un'ossigenazione inadeguata al cervello.

 

Ma ci si sta rendendo conto che sono molto importanti anche le cause che hanno portato al parto pretermine e dunque le condizioni di vita prenatali. “Spesso il fatto che il neonato prematuro abbia delle conseguenze a lungo termine sullo sviluppo non dipende solo dal momento in cui è nato e da cosa è successo dopo la nascita, ma ma anche da cosa è successo prima che nascesse” afferma Carnielli.

 

Così, per esempio, influenzano negativamente il rischio di esiti negativi (mortalità o disabilità) situazioni come:

  • malattie ipertensive materne come la preeclampsia, che può comportare problemi alla circolazione fetale, con minore afflusso di sangue agli organi tra i quali il cervello;
  • sanguinamenti della placenta (fino al distacco), che possono arrestare o rallentare l'ossigenazione del cervello;
  • infezioni.

“Ecco perché può 'andare meglio' un bambino prematuro di 26 o 27 settimane nato improvvisamente per un'incontinenza cervicale (cioè l'incapacità del collo dell'utero di rimanere chiuso) rispetto a un bimbo di 30 settimane nato in seguito a un'infezione delle membrane fetali (corioamnionite) o di 32 settimane nato per distacco di placenta” racconta il neonatologo.

 

Ed ecco perché è molto importante, per valutare i rischi di ogni singolo bambino prematuro, mettere insieme più informazioni possibili riguardo non solo al parto e al periodo successivo in terapia intensiva neonatale, ma anche all'andamento e alle caratteristiche della gravidanza prima del parto stesso.

 

Bambini prematuri e condizioni croniche nell'adulto
Il bambino prematuro - e soprattutto quello estremamente prematuro, con un peso alla nascita molto basso - è per definizione un bambino molto fragile.

Corre un rischio più elevato dei bimbi nati a termine di ospedalizzazioni frequenti nei primi anni di vita sopratutto per condizioni come infezioni respiratorie (in particolare da virus respiratorio sinciziale, che può dare bronchiolite) e disturbi gastrointestinali come reflusso gastroesofageo e gastroenterite.

Inoltre corre un rischio maggiore di condizioni croniche che possono manifestarsi anche in età adulta, come malattie renali, ipertensione, resistenza all'insulina, obesità e sovrappeso (che possono comparire anche in adolescenza, nonostante le difficoltà di crescita dei primi anni di vita).

 

Ulteriori fonti per questo articolo: articolo Long-term complications of the preterm infant da Up to Date, database digitale di informazioni specialistiche per medici.