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Relazione con il neonato

Bonding: come nasce l'amore materno

Di Valentina Murelli
bonding

25 Agosto 2015 | Aggiornato il 08 Febbraio 2018
Gli psicologi lo chiamano 'bonding': è un rapporto speciale che si crea tra genitori e figli, nel quale entrano in gioco cure e attenzioni riservate al neonato. Per l'attaccamento sicuro, invece, è fondamentale la sintonia emotiva con il piccolo

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Bonding: gli specialisti definiscono così quel legame speciale tra mamma e bambino, fatto di sguardi teneri, carezze e mille attenzioni. Un legame che spesso comincia già in gravidanza per realizzarsi pienamente nelle prime settimane di vita del bambino.

 

"Il termine si riferisce a una relazione speciale, molto basata sul contatto fisico" spiega la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, autrice del libro Poi la mamma torna (Mondadori, 2017). "In questo senso, è diverso dal cosiddetto attaccamento, la relazione che il bambino instaura con la mamma - o, più in generale, con una significativa figura di riferimento - nei primi anni di vita e che influenzerà in seguito il suo modo di interagire con il mondo.

 

Come si forma il bonding
Nella formazione di questo legame riveste un ruolo importante l'assetto ormonale della mamma durante e dopo il parto, ma il processo può essere ulteriormente favorito - oppure ostacolato - da alcune circostanze.

"Per esempio - afferma Bortolotti - è molto positivo che, nelle prime ore dopo la nascita, mamma e bambino possano stare a contatto pelle a pelle, e guardarsi negli occhi per cominciare a conoscersi".

 

Ma se questa possibilità non c'è stata, non significa affatto che tutto è perduto: c'è ancora tempo per instaurare un dialogo intimo e speciale, fatto di carezze, odori e suoni, con il proprio bambino. Il papà non dovrebbe essere escluso da questa relazione e non solo per dare un sostegno - fondamentale, nei primi mesi - alla mamma. Anche per lui è bello (e importante), cominciare subito a conoscere il proprio piccolo e a prendersene cura.

 

"Il problema è che la nostra cultura non favorisce molto il contatto" sottolinea Bortolotti. Le mamme sono spesso spinte a pensare che non bisogna prendere in braccio o coccolare troppo il neonato, per non viziarlo. In realtà, gli studi di neurobiologia e neuropsicologia dicono che il contatto favorisce uno sviluppo emotivo e cognitivo equilibrato del bambino". E secondo la psicologa non c'è da stupirsi: "Noi esseri umani siamo prima di tutto mammiferi, il contatto è la nostra norma biologica".

 

 

Il ruolo dell'allattamento
Secondo l'opinione comune, allattare al seno favorisce il bonding, ma dati scientifici ed esperienza quotidiana dicono che non è così. Alcune psicologhe dell'Università di Los Angeles hanno provato a fare il punto della situazione in ambito scientifico. La loro conclusione, pubblicata nel 2013 nel manuale Women's Health Psychology, è che non ci sono prove sufficienti a favore di questa ipotesi.

 

"Può darsi che allattare al seno dia a qualche donna un incentivo in più a prendersi cura del proprio figlio, ma di sicuro non è una condizione necessaria per formare un legame speciale con il bambino" dicono le studiose. "Lo dimostra il fatto che questo legame può crearsi anche con il papà, con mamme che utilizzano il biberon o con genitori adottivi".

 

Certo: l'allattamento al seno favorisce una vicinanza particolare tra mamma e bambino, ma niente esclude che questa possa verificarsi anche se c'è di mezzo il biberon. "È una questione di comunicazione più che di alimentazione" sottolinea Loredana Cena, coordinatrice del Master in psicologia clinica perinatale dell'Università di Brescia. “Quello che conta è il dialogo intimo che si instaura tra i due: un dialogo fatto di sguardi, di contatto fisico, di odori, di suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato".

 

È chiaro che tutto ciò può avvenire benissimo anche se si utilizza il latte artificiale. E che potrebbe non avvenire affatto anche in presenza di allattamento al seno, se per esempio la mamma soffre di depressione.


L'importanza della sintonia emotiva
A maggior ragione, tutto questo vale per la relazione di attaccamento. Secondo le ultime teorie, quello che è davvero importante per lo sviluppo di un attaccamento cosiddetto sicuro, che renderà il bambino più equilibrato e fiducioso, è la capacità della mamma (o, meglio ancora, dei genitori) di "sintonizzarsi" sulle emozioni del piccolo, reagendo in modo accogliente ed empatico alla loro espressione.

 

Per esempio? "Cercare di calmarlo e tranquillizzarlo quando è nervoso, nutrirlo quando è affamato, sorridere con lui quando è felice e ride" consiglia Alice Callahan, ricercatrice e scrittrice americana, nel suo libro The Science of Mom, una guida al primo anno del bambino basata sulle più solide evidenze scientifiche disponibili.

 

Certo, non è facilissimo, soprattutto nei primi giorni di vita insieme: si tratta di imparare a conoscere il bambino, il suoi bisogni, il modo in cui li esprime. Ma non è una missione impossibile: si tratta di osservare molto il proprio cucciolo, e coltivare giorno per giorno questa capacità di sintonia empatica.

 

 

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