Relazione genitori-figli

Bonding mamma e bebè: 6 modi per promuoverlo

Di Valentina Murelli
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12 giugno 2018
Non sempre quel legame affettivo speciale che c’è tra la mamma e il suo bambino (ma anche tra papà e ibimbo) scatta in un attimo: può volerci un po’ più tempo. Tutti gli accorgimenti per aiutare a farlo nascere e crescere

 

Che cos’è

 


Dall’inglese to bond, che significa "legare, unire, saldare", la parola bonding si riferisce a quel legame affettivo speciale che c’è tra la mamma e il suo bambino. O, più in generale, tra i genitori e il loro bambino, perché anche il papà può (anzi, deve!) essere felicemente coinvolto.

 

E’ un legame profondo, fatto di sguardi intensi, carezze e mille attenzioni, che permettono di prendersi cura del proprio piccolo, facendolo sentire accolto e protetto. Un legame che, una volta formato, dura tutta la vita.

 

 

 

 

Come nasce

 


Spesso si pensa al bonding come a una scintilla che scocca in un momento preciso, non appena la mamma vede il bambino appena nato.

 

Effettivamente a volte può funzionare così, ma non sempre: la creazione di questo legame fortissimo è piuttosto un processo, che può cominciare ancora prima del parto, durante la gravidanza, e proseguire non solo nelle prime ore di vita del bambino, ma anche nelle prime settimane.

 

Dunque un processo che tende ad avvenire naturalmente, ma con tempi variabili da famiglia a famiglia, anche in base al variare delle circostanze. Infatti ce ne sono alcune che possono ostacolarlo – per esempio un parto traumatico o una separazione subito dopo la nascita per ragioni mediche – e altre che possono favorirlo.

 

 

Come promuoverlo

 


1. Comincia a interagire con il tuo bambino quando è ancora nella pancia
Puoi parlargli, cantare per lui, accarezzare il pancione, magari nei momenti in cui è in movimento, facendogli sentire che ai suoi gesti ne corrispondono di tuoi. E la stessa cosa può fare il papà!

 

 

2. Se puoi, stai con lui pelle a pelle subito dopo il parto

 


A volte, per ragioni mediche, questo non è possibile. Ma in caso contrario, il contatto pelle a pelle nelle prime dure ore dopo il parto è una strategia molto importante per favorire il bonding.

 

Il bebè ha un senso del tatto molto sviluppato e questo contatto stimola in modo positivo tutti i suoi recettori. Inoltre, gli permette di cominciare a conoscere il tuo odore e di riconoscere la tua voce anche al di fuori della pancia.

 

Una sinfonia di ormoni


Nella prima mezz’ora dopo il parto la mamma ha il picco di produzione di ossitocina, un ormone così importante per i legami sociali e affettivi da essere definito l’ormone dell’amore, capace di stimolare i comportamenti di accudimento. Come racconta la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti nel libro E se poi prende il vizio (Leon verde, 2010), è anche chiamato "ormone timido", perché viene secreto più facilmente in condizioni di intimità e riservatezza.

Ma non è tutto: nelle due ore dopo la nascita avviene anche un significativo innalzamento delle endorfine, ormoni del benessere, e di prolattina, altra sostanza coinvolta nei processi di accudimento oltre che nella produzione di latte.

Le ultime fasi del parto, inoltre, hanno fatto alzare anche i livelli di adrenalina materna e fetale, rendendo mamma e bambino più vigili (nonostante le fatiche del travaglio) e più pronti a interagire.
 

3. Guardalo negli occhi
Mentre lo tieni sul tuo petto subito dopo la nascita, noterai che il bimbo ha gli occhi ben aperti, con le pupille spalancate. E’ in uno stato che viene definito di veglia attiva, un momento ideale per cominciare a entrare in relazione con lui, che per la prima volta può osservare te (e il papà).

 

Però il suggerimento non vale solo per i primi momento dopo il parto. Guardarsi negli occhi è un modo per conoscersi, entrare in sintonia, capirsi e ogni momento è buono per farlo: mentre lo cambi sul fasciatoio, gli dai il latte (che sia al seno o con il biberon), giochi con lui sul tappeto o sul lettone.

 

4. Rispondi al suo pianto

 

Che abbia fame, freddo, male al pancino o altro, il neonato te lo dirà con l’unico mezzo espressivo che conosce: il pianto. Ecco perché il pianto del bebè andrebbe sempre accolto e consolato, a seconda appunto dei bisogni che esprime: a volte potrebbe trattarsi di dargli il seno o il biberon, altre volte di cambiargli il pannolino, altre ancora di prenderlo in braccio – o magari accoglierlo in fascia – per una passeggiatina.

 

Ricorda che quando era nella tua pancia era abituato al movimento costante: anche quando eravate fermi entrambi, lui in realtà era cullato dal tuo respiro. Ecco perché gli piace essere cullato e trasportato.

 

 

 

5. Non avere paura di viziarlo
Nonni, amici, conoscenti, perfino alcuni medici, spesso suggeriscono alla neomamma e al neopapà di non coccolare troppo il neonato per non viziarlo. In realtà interagire con lui, rispondere ai suoi bisogni con coccole e contatto non significa viziarlo, ma accoglierlo e renderlo sicuro.

Il bebè realizza che sei pronto a disponibile a prenderti cura di lui e imparerà a fidarsi di te. Questo non solo rafforza il bonding, ma getta le basi per la costruzione di una relazione duratura basata proprio sulla fiducia.

 

6. Parla, canta e leggi con lui
Lo facevi anche quando era nella tua pancia, perché non farlo ora che è nato? Parlare con il tuo bambino e cantargli delle canzoncine, guardandolo negli occhi e prestando attenzione alle sue espressioni, è un ottimo modo per rafforzare il vostro legame. E può essere bello anche leggere qualcosa per lui, per cominciare a stabilire una routine che sarà utile e piacevole in futuro.

 

 

 

 

Spazio al papà!

 


Si parla sempre di bonding riferito alla coppia mamma-bambino, ma in realtà anche i papà possono essere coinvolti. Anzi, devono, perché anche la costruzione di un solido legame affettivo papà-bebè è importante per lo sviluppo del bambino e il benessere della famiglia.

 

A parte – ovviamente - allattarli al seno, i neopapà possono fare tutto quello che fanno le mamme per rafforzare il legame con il loro cucciolo: rispondere ai suoi bisogni, prenderlo in braccio e coccolarlo, parlare e cantare con lui.

 

E se il bonding non scatta?

 


Per prima cosa non preoccuparti se ti sembra di non provare una connessione potente e immediata con il tuo bambino. Come abbiamo visto, potrebbe volerci un po’ di tempo per svilupparla: anche questo è normale e non pregiudica la qualità del vostro rapporto in futuro.

 

Se però le settimane passano e non senti alcun senso di attaccamento, oppure ti senti sempre spossata, priva di stimoli, investita da pensieri cupi, senza alcuna voglia di occuparti di tuo figlio, è il caso di parlarne con il tuo compagno e anche con il tuo medico: potrebbero essere i sintomi di una depressione post parto.