Neonato

Il taglio del cordone ombelicale: quando farlo

Di Angela Bisceglia Valentina Murelli
cordone-ombelicale
18 Settembre 2013 | Aggiornato il 01 Novembre 2018
È il taglio che sancisce la separazione del bebè dalla sua mamma dopo la nascita. La comunità scientifica nazionale e internazionale si sta ormai orientando verso il taglio tardivo o ritardato, da praticare da 1 a 3 minuti dopo la nascita.
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Quando tagliare il cordone ombelicale?

 

Il taglio del cordone ombelicale è quel gesto che sancisce la separazione del bebè dalla sua mamma dopo la nascita: un atto spesso riservato all'emozionatissimo neopapà. Ma qual è il momento giusto per praticarlo?


Fino a poco tempo fa, la tendenza dominante negli ospedali era quella del taglio immediato. O meglio, nella terminologia degli specialisti, del clampaggio immediato, dove per clampaggio si intende la legatura del cordone stesso con una pinza, in modo da interrompere il flusso di sangue dalla placenta. Al clampaggio segue il taglio vero e proprio.


Opposto a questa tendenza c'era e c'è un atteggiamento attendista, promosso in particolare dai fautori della nascita "naturale", che propongono di aspettare che il cordone smetta di pulsare completamente o addirittura che cada da solo (lotus birth).


Tra questi due estremi si sta però facendo strada una terza via, sostenuta da sempre più dati scientifici e dalla comunità scientifica internazionale, secondo la quale la procedura ideale è il cosiddetto clampaggio tardivo, che avviene almeno un minuto dopo la nascita (in genere 2-3 minuti dopo). Un tempo giudicato sufficiente perché dalla placenta arrivi una quantità extra di sangue che garantisce al neonato un maggior apporto di ferro e gli consente un adattamento ottimale alla vita extrauterina.

 

 

Tutti i vantaggi del taglio tardivo del cordone ombelicale

 

Intendiamoci, quando si parla di clampaggio tardivo del cordone ombelicale, ci si riferisce comunque a tempi ridotti. Benché non ci sia una definizione ufficiale, si parla di un tempo variabile da uno a tre minuti dopo la nascita.


I vantaggi di questa pratica sono riportati da varie autorità sanitarie internazionali e dalle principali associazioni scientifiche. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), per esempio, raccomanda espressamente il taglio del cordone da uno a tre minuti dopo la nascita per ridurre il rischio di anemia fetale. Ritardare il clampaggio, infatti, significa consentire un maggior apporto di sangue fetale dalla placenta al bambino. E più sangue significa una maggiore quantità di ferro disponibile per il neonato.

 

In effetti, uno studio condotto da un gruppo di ricerca svedese ha mostrato che bambini che hanno subito un taglio tardivo del cordone (dopo i 3 minuti), mostrano un minor rischio di anemia fetale a 4 mesi di età.


Non solo: secondo quanto riportato da un documento scientifico ufficiale del Royal College of Obstetricians & Gyneacologists del Regno Unito, il taglio tardivo ha il vantaggio di facilitare la transizione del bambino dal tipo di circolazione che aveva in utero (attraverso la placenta) a quella che ha fuori dall'utero (attraverso i polmoni). 


L'OMS ritiene che questa procedura andrebbe praticata, nei limiti del possibile (ovviamente ci saranno casi in cui non si potrà fare, per esempio perché bisogna intervenire con manovre di rianimazione immediate), per tutte le nascite. Quindi non solo in caso di parto naturale di un bambino sano a termine di gravidanza, ma anche in caso di taglio cesareo e di bambini prematuri.

 

In questi ultimi, in particolare, il clampaggio ritardato risulta associato a una significativa riduzione del rischio di varie complicazioni anche gravi, come l'emorragia cerebrale, la sepsi, l'enterocolite necrotizzante e la necessità di trasfusioni di globuli rossi. In molti casi, le procedure di assistenza alla respirazione previste per i bimbi prematuri possono essere tranquillamente avviate anche se il piccolo è ancora attacco alla placenta.

In Italia, al momento, non ci sono ancora linee guida ufficiali sulla questione. Tuttavia, anche la Società italiana di ginecologia e ostetricia raccomanda, in modo informale, il taglio ritardato del cordone ombelicale.

 

I rischi del taglio tardivo del cordone ombelicale


Le evidenze scientifiche hanno ormai smentito che questa pratica possa comportare un aumento del rischio di emorragia post parto per la mamma. L'unico rischio concreto è quello di ittero per il neonato. Va detto però che si tratta in genere di forme molto lievi, che possono essere tranquillamente affrontate con la fototerapia.

Per qualcuno è meglio attendere


C’è anche chi ha un atteggiamento più attendista e ritiene che l’ideale sia aspettare che il cordone cessi completamente di pulsare. Questo avviene in genere dopo circa 15-20 minuti dalla nascita, ed è segno che la placenta ha completamente terminato la sua attività. “È il momento in cui il cordone appare completamente svuotato e afflosciato, di colore bianco-grigio. Inoltre, alla pressione tra le dita non si avverte più alcuna pulsazione” specifica Marta Campiotti, ostetrica libera professionista a Varese.

 


Chi ha messo per primo in discussione il taglio precoce del cordone è stato il ginecologo francese Frédérick Leboyer, che già negli anni Settanta aveva intuito che tale pratica interrompe bruscamente l’attività della placenta ed impedisce un passaggio ‘soft’ dalla circolazione intrauterina alla circolazione extrauterina. “Se il cordone viene lasciato attaccato più a lungo, la placenta continua a pompare sangue e il bambino riceve un supporto in più nel momento in cui deve abituarsi al nuovo modo di respirare”.

 

Secondo la comunità scientifica internazionale, però questi vantaggi si hanno già a 1-3 minuti dopo la nascita, senza bisogno di aspettare più a lungo. Al contrario, attendendo più a lungo potrebbero aumentare i rischi di ittero neonatale anche più severo.


Va inoltre sottolineato che la scelta attendista impedisce la raccolta del sangue cordonale per la crioconservazione delle cellule staminali. Al momento, il Centro nazionale sangue, ricorda che la modalità raccomandata in caso di donazione del sangue cordonale, per conservazione presso le banche pubbliche italiane è il clampaggio del cordone a 1 minuto dalla nascita.

 

Il lotus birth: una scelta ‘spirituale’ priva di validità scientifica


Una posizione estrema è quella del lotus birth, una corrente di pensiero secondo la quale il cordone non va reciso affatto, ma va lasciato attaccato alla placenta fino a quando non si stacca da sé per mummificazione, cosa che avviene alcuni giorni dopo la nascita del bambino.

 

 

Secondo il pensiero del lotus birth - dal nome dell’infermiera californiana Clair Lotus che per prima ha sostenuto questa tesi - la placenta avrebbe un’aura che continuerebbe ad infondere energia al bambino anche nei giorni successivi alla nascita, procurandogli benessere psicofisico.

 

In realtà non c'è nessuno studio scientifico che metta in evidenza vantaggi concreti per il bambino dovuti a questa pratica. Al contrario, gli esperti tendenzialmente la sconsigliano, sottolineando che esistono rischi di ittero neonatale e di infezione.
 

Leggi anche: NEONATO, I PRIMI CONTROLLI ALLA NASCITA, STAMINALI, DONARE O CONSERVARE IL CORDONE? e CHE COSA E'  LA GIORNATA MONDIALE DEL CORDONE OMBELICALE?

 

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Sul fasciatoio, apro il pannolino e di colpo sto quasi per svenire, mi manca l’aria e mi sento di soffocare, corro alla finestra per prendere fiato. La piccola resta sul fasciatoio con il papà che a stento riesce a professar verbo! Cosa cavolo abbiamo combinato? Eppure sono stata delicatissima? Aiuto e ora?!!” Le ansie di una neomamma alle prese con la caduta del cordone ombelicale.

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