Sviluppo del bambino

L'importanza delle prime relazioni del bambino con i genitori

drk114
02 Luglio 2015 | Aggiornato il 27 Marzo 2018
I primi due anni di vita di un bambino sono importantissimi per mettere le basi di un attaccamento sicuro e per favorire lo sviluppo di abilità motorie, linguistiche e cognitive fondamentali per la vita futura dei nostri figli. 
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I primi due anni di vita sono, inevitabilmente, il momento in cui i bambini creano legami con i genitori o chi si prende cura di loro. Ma non solo: in questo periodo il cervello dei bambini si sviluppa con grande rapidità

e i piccoli compiono enormi passi avanti nello sviluppo psicologico e cognitivo, imparando a relazionarsi, a comprendere gli altri, a parlare, a comportarsi, a gestire le emozioni.... In definitiva, questi primi due anni hanno effetti rilevanti e a lungo termine sulla vita futura del bambino ed è proprio di questo periodo che si occupa il libro Le prime relazioni del bambino (Raffaello Cortina, 2015) della psicologa e ricercatrice inglese Lynne Murray.

 

Dopo aver osservato per diverso tempo il comportamento di alcune famiglie, Murrat è arrivata alla conclusione che le interazioni dei genitori verso i figli sono fondamentali per il loro sviluppo. "Dagli studi emerge che i diversi modi di rispondere ai bisogni del bambino sono associati a diversi esiti di sviluppo” dice l'esperta. 

 

In particolare, i genitori "sensibili" - cioè quelli che riescono a immedesimarsi nei figli e capire i loro bisogni e le loro emozioni - contribuiscono tantissimo al loro sviluppo. Per sensibilità, in pratica, si intende il fatto che, da subito, il genitore prende tra le braccia il neonato e scambia con lui i primi sguardi, imita le sue espressioni, si sforza di capire se ha fame o se deve essere cambiato, lo rassicura se piange e così via. Ebbene, si è visto che questo atteggiamento empatico del genitore favorisce la crescita del bambino in tutti gli ambiti. Vediamo nel dettaglio alcuni aspetti di questo atteggiamento.

 

1. Attraverso il 'faccia a faccia' con la mamma si sviluppano i primi legami sociali


La base per sviluppare un legame di relazione con il neonato comincia dal "faccia a faccia" con la mamma (o con chi se ne occupa). E' in questi primi sguardi che il piccolo vede riflesso nel volto dell'adulto se stesso. I genitori, spesso inconsciamente, guardandolo imitano le sue stesse espressioni, attivando i cosiddetti neuroni specchio che contribuiscono a fargli prendere sicurezza di sé, a capire le sue emozioni e i bisogni che vede riflessi nel volto dell'adulto.


Un altro comportamento che i genitori attuano nei primi mesi nel "faccia a faccia", oltre all'imitazione, è la "marcatura" delle azioni del figlio: per esempio, una mamma che sorride e dice bravissima alla sua bimba che ha fatto il primo sorriso. Il marcare con vocalizzazioni ed espressioni facciali l'apprezzamento per l'azione del bambino, contribuisce a creare nel piccolo l'idea del significato che un suo comportamento ha per  i genitori.


2. Sensibilità ed empatia col figlio: così si costruisce un attaccamento sicuro


E' proprio attraverso la sensibilità nei confronti del bimbo che il genitore getta le basi per un buon attaccamento sicuro. Sensibilità che significa rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni.

 

Per esempio: lo contiene quando piange disperato, lo allatta quando ha fame, gli passa un giocattolo che ha attirato la sua attenzione. "Il bambino con attaccamento sicuro ha fiducia non solo nel fatto che il genitore sia disponibile, ma anche che lo sosterrà e lo conforterà in caso di necessità, riuscendo ad alleviare la sua sofferenza". Per questo il bambino con attaccamento sicuro non teme di mostrare la sua vulnerabilità, perché sa che davanti al genitore può piangere liberamente e cercare in lui un contatto, un abbraccio che lo conforti.

 

L'esperimento: la situazione "strana"


Diversi esperimenti hanno mostrato che i bambini con attaccamento sicuro lasciati dalla mamma soli in un ambiente estraneo, per esempio una stanza sconosciuta, piangono e cercano la madre. Quando la mamma rientra e rassicura il piccolo, questi prende sicurezza e si mette a perlustrare l'ambiente.

I bambini con attaccamento insicuro, invece, quando la mamma esce dalla stanza, non piangono né la cercano oppure attuano comportamenti stereotipati come sbattere la testa o dondolarsi avanti e indietro: segnali di angoscia e disorientamento. 

 

Un altro fattore fondamentale per creare un attaccamento sicuro è "la capacità del genitore di riflettere sull'esperienza del figlio e di percepire con precisione le sue emozioni e intenzioni". Cioè il genitore  deve manifestare  con le espressioni del viso, con il tono di voce calmo,  con il contatto fisico rassicurante, di comprendere il momento difficile che il piccolo sta passando.


Per esempio, se un neonato piange, il genitore anziché farsi prendere dall'agitazione deve cercare di rasserenarlo con un "faccia a faccia" in cui esprime la propria comprensione, "marcando" le espressioni facciali per farlo sentire capito e sostenuto. Poi potrà prenderlo in braccio per confortarlo.


Con bambini più grandi questa stessa comprensione o "empatia" va realizzata attraverso il dialogo, per esempio dicendo al bimbo: "Lo so che sei molto arrabbiato, anche io se fossi al tuo posto lo sarei, ma vedrai che possiamo fare qualcosa perché vada meglio...". Dare un nome alle emozioni negative aiuta a i bambini a riconoscerle e a superarle.  

 

3. Riconoscere le emozioni negative del bambino per insegnargli l'autocontrollo


Uno dei compiti più difficili è insegnare ai bambini a gestire le emozioni burrascose e sviluppare l'autocontrollo. La ricetta per aiutare un piccolo a sviluppare queste capacità è la stessa dell'attaccamento sicuro: tutto sta nella sensibilità del genitore di riconoscere le emozioni negative del figlio fin da quando è neonato, rifletterle nel “faccia a faccia”, mostrargli il giusto sostegno, consolarlo e contenerlo. 


"Un sostegno sensibile fin dai primi mesi di vita consente di prevedere una migliore capacità di regolazione emotiva e comportamentale nelle fasi successive dell'infanzia e una minor frequenza di comportamenti problematici nei primi anni di scuola". 


Via via che il bambino cresce, il genitore lo aiuta a regolare il proprio comportamento ed emozioni attraverso il dialogo, spiegando perché certi comportamenti siano desiderabili e altri inaccettabili e parlando delle emozioni che si provano in situazioni difficili. 

 


4. Il genitore che risponde prontamente ai bisogni del figlio contribuisce al suo sviluppo cognitivo


"Le esperienze che il bambino compie hanno grande importanza nel plasmare e affinare lo sviluppo cerebrale" spiega Murray. Per contribuire a questo sviluppo, i genitori devono sostenere il bimbo nei suoi sforzi e assisterlo nel soddisfare la curiosità verso il mondo che lo circonda. Anche in questo caso è l'atteggiamento sensibile dei genitori a far la differenza nello sviluppo dell'intelligenza.

 

Il genitore che risponde prontamente al segnale del bambino (dà risposte contingenti), consente al bambino di notare il collegamento fra segnale e risposta. Questo rapporto fa capire al piccolo che esiste un nesso di causa ed effetto, consapevolezza molto importante per l'apprendimento. Secondo alcuni studi, in presenza di risposte contingenti dei genitori il bambino mostra non solo  migliori capacità di attenzione e apprendimento, ma anche prestazioni migliori nei compiti. 


Le prime risposte contingenti del genitore si hanno inconsapevolmente proprio nei “faccia a faccia” col neonato: imitando le sue espressioni o marcandole. Più avanti quando l'interesse passa dal volto del genitore agli oggetti, una risposta contingente può essere quella di avvicinare un gioco che ha catturato la sua attenzione perché possa vederlo meglio e toccarlo. 


Altro atteggiamento sensibile e utile per l'apprendimento è che il genitore sia un sostegno nei giochi, ad esempio passando al piccolo i mattoncini per le costruzioni o mettendo in posizione corretta la scatola dove infilare le forme geometriche... Ovviamente senza sostituirsi al bambino, ma lasciandolo fare il più possibile.


I genitori, spiega sempre l'esperta, possono contribuire attivamente anche allo sviluppo del linguaggio del bambino descrivendo a parole tutto ciò che attira l'attenzione del piccolo. Per esempio se il bambino guarda il divano, il genitore può dire: "quello si chiama divano, lì si siede sempre il papà, è di colore verde, come un prato...". Poi quando il piccolo inizia a parlare e dice parole sbagliate, meglio non correggerlo, ma ripetere la parola o la forma verbale corretta.

 

L'importanza dei libri per lo sviluppo cognitivo del bambino


Anche i libri possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo cognitivo e linguistico. Secondo Lynne Murray è soprattutto con una lettura in forma dialogica che si hanno i maggiori benefici. In pratica: partendo dal testo e dalle immagini, i genitori incoraggiano la partecipazione attiva del bambino per esempio cercando un collegamento tra ciò che vede nel libro e sé stesso o altre esperienze (automobilina raffigurata nel libro e macchina di mamma).

Ma attenzione: la lettura non è solo un momento di sviluppo di abilità cognitive, è anche un momento per coltivare l'immaginazione e per approfondire e scoprire le emozioni. "Leggere insieme un libro è un'occasione unica per condividere emozioni e idee".

 

Guarda il video: Come migliorare l'attenzione dei bambini