Nostrofiglio

Allattamento

Malattie infiammatorie croniche intestinali e allattamento al seno: si può fare

Di Irma Levanti
malattie_intestinali_croniche_allattamento

05 Ottobre 2018
Anche se si soffre di colite ulcerosa o malattia di Crohn, allattare al seno il proprio bambino è possibile. Le indicazioni degli esperti della  Società italiana di gastroremautologia

Facebook Twitter Google Plus More

Malattie infiammatorie croniche intestinali e allattamento al seno: un binomio possibile. È il messaggio lanciato dagli specialisti afferenti alla Società italiana di gastroremautologia alla vigilia del quinto congresso nazionale della Società stessa, in programma a Roma il 12 e 13 ottobre.

 

Molte neomamme che soffrono di condizioni come la colite ulcerosa o la malattia di Crohn, malattie autoimmuni che comportano diarrea cronica con dolori e crampi e colpiscono in Italia circa 150 mila persone, si chiedono se queste malattie e le terapie assunte per tenerle sotto controllo siano compatibili o meno con l'allattamento al seno.

 

Tanto per cominciare, va detto che “pur avendo le malattie infiammatorie croniche intestinali un andamento cronico-intermittente, in cui si alternano fasi di malattia silente e  fasi di malattia attiva, l’allattamento non è associato con un aumentato rischio di riacutizzazione della malattia”. Parola di Aurora Bortoli, gastroenterologa della Fondazione IBD onlus Piemonte, che sottolinea come i dati a disposizione confermino non solo che allattare è possibile, ma che in genere si associa anche a una diminuzione della comparsa di recidive nel periodo del post parto.

 

A patto di proseguire con le terapie previste. “Al contrario – prosegue l'esperta - la sospensione della terapia durante l’allattamento può indurre un peggioramento della malattia ed è quindi da valutare con attenzione insieme allo specialista”. Inevitabile, però, chiedersi se i farmaci assunti possano far male al bambino.

 

Ovviamente, la situazione va valutata dallo specialista caso per caso e il bebè andrà tenuto sotto controllo da parte del pediatra, per assicurarsi che non emergano effetti negativi, ma Bortoli offre comunque una lettura rassicurante delle possibili interazioni. Anche perché in genere la quantità di farmaco che può passare nel latte materno è modesta, e ancora minore quella che riesce ad arrivare al neonato dopo il passaggio attraverso il suo intestino.

 

Secondo gli esperti, quindi, la maggior parte dei farmaci utilizzati nella terapia delle malattie infiammatorie croniche intestinali – per esempio salazopirina, mesalazina e asatioprina – è compatibile con l’allattamento, e lo stesso vale anche per i più recenti farmaci biologici come infliximab, adalimumab, golimumab, vedolizumab.

Va invece prestata un’attenzione particolare a ciclosporina, methotrexate e micofenolato, considerati più a rischio per il nascituro e da valutare quindi attentamente da parte dello specialista. “Per quanto riguarda i cortisonici – conclude Bortoli – possono essere utilizzati con sicurezza sino alla dose materna di 40 milligrammi al giorno”.

 

In caso di qualunque dubbio, oltre che allo specialista di riferimento ci si può rivolgere anche al Servizio di consulenza per i farmaci in gravidanza e allattamento dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: numero verde 800-883300.