Vita con il neonato

La prima settimana di vita dei neonati: 11 cose da sapere

Di Irma Levanti
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18 Aprile 2019 | Aggiornato il 22 Luglio 2019
Dalle posizioni per la nanna all'allattamento, dalla cura del cordone al bonding e altro ancora: tanti consigli per i primi giorni di vita insieme al nuovo arrivato
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1. È nato! I primi giorni in ospedale


Se il parto è avvenuto in ospedale (in Italia succede nella grande maggioranza dei casi), i primi due o tre giorni di vita insieme di mamma e bambino sono scanditi dai ritmi della struttura.

 

Ciascuna ha i suoi, ma sono sempre previsti, con varie modalità, i momenti di controllo di mamma e bebè da parte di medici o ostetriche. Momenti che prevedono anche l'esecuzione di alcuni test specifici, come lo screening per le malattie metaboliche. Molti ospedali, inoltre, organizzano incontri di gruppo con le neomamme per illustrare come prendersi cura del proprio bambino, dal bagnetto alle posizioni per la nanna. Poi, naturalmente, ci sono gli orari per le visite di parenti e amici, mentre spesso papà e fratellini possono entrare quando desiderano.

 

Mamma e bambino cominciano a conoscersi in un ambiente un po' particolare: per facilitare questa conoscenza, come pure l'avvio dell'allattamento, è ideale la situazione di rooming in, che prevede che il bebè stia in stanza con la mamma e non nella nursery. Non tutti i punti nascita, però, offrono questa possibilità.

 

 

2. Come favorire il bonding


Quel legame profondo, fatto di sguardi teneri, carezze e mille attenzioni, che si instaura tra mamma e bambino nelle prime settimane di vita: è il bonding, "una relazione speciale molto basata sul contatto fisico" spiega la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti.

 

Nella formazione di questo legame riveste un ruolo importante l'assetto ormonale della mamma durante e dopo il parto, ma il processo può essere favorito da alcune circostanze. Per esempio, è molto positivo che, nelle prime ore dopo la nascita, mamma e bambino possano stare a contatto pelle a pelle, e guardarsi negli occhi per cominciare a conoscersi. "Ma se questa possibilità non c'è stata, non significa che tutto è perduto" rassicura Bortolotti. "C'è ancora tempo per instaurare un dialogo intimo e speciale, fatto di carezze, odori e suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato".

 

 

E il papà?

"Meglio non escluderlo da questa relazione - consiglia la psicologa - e non solo per dare un sostegno, importantissimo, alla mamma. Anche per lui è bello (e importante), cominciare subito a conoscere il proprio piccolo e a prendersene cura".

 

 

 

3. Il ritorno a casa con il neonato


 Il tragitto dall'ospedale a casa in genere avviene in auto. Fin da questo primo viaggio, il bebé deve viaggiare sicuro, correttamente posizionato all'interno di un apposito "sistema di ritenuta" - di solito un ovetto o una navicella - che deve essere installato secondo le indicazioni del produttore. Attenzione: lo prevede la legge e non ci sono deroghe.

 

Una volta a casa, comincia finalmente la nuova vita a tre (o più, se ci sono fratellini o sorelline). I primi giorni sono molto impegnativi: il bambino continua il suo lento adattamento all'esistenza fuori dalla pancia, e la mamma si adatta ai nuovi ritmi e impara a "interpretare" i segnali del suo cucciolo.

 

Tra poppate continue e numerosi risvegli notturni, le prime settimane possono essere molto faticose: se ci sono nonni, zii, amici disposti a dare una mano, è il momento giusto per chiedergliela, per esempio per fare la spesa, cucinare qualche pasto, o dare una sistemata in casa.

 

 

4. L'allattamento


Il ritmo delle poppate scandisce la giornata del neonato. Se l'allattamento è artificiale, le poppate si fanno a orari più o meno regolari, mentre nel caso di allattamento al seno l'indicazione fondamentale è di farlo a richiesta, una strategia fondamentale per avviare e mantenere una buona produzione di latte.

 

Per prevenire i dolori alla schiena attenzione alla posizione: all'inizio la più comoda potrebbe essere quella pancia a pancia. Contro le ragadi, invece, è fondamentale l'attacco: il bambino dovrebbe prendere tutta l'areola e non il solo capezzolo.

 

Se c'è qualche difficoltà (ragadi, ingorghi, dubbi sulla crescita o solo un momento di sconforto) è fondamentale chiedere aiuto. Diverse figure possono dare una mano: ostetriche dei consultori, consulenti professionali Ibclc, volontarie della Leche League e mamme di qualche gruppo di auto-aiuto, anche in rete.

 

 

Guida al latte artificiale


Se non si allatta al seno bisogna affidarsi al latte artificiale. Da zero a tre mesi, quello da utilizzare è il latte formulato di tipo 1, mentre tra sei mesi e un anno si può passare al tipo 2 (di proseguimento). Ci sono anche formule speciali per bambini con esigenze particolari, come il tipo 0, più adatto ai prematuri.

Anche nella stessa categoria possono esserci differenze perché entro i limiti di composizione dettati dal Ministero della salute ciascun produttore propone la propria ricetta. Ma attenzione: non è ancora provato che una composizione più ricca sia associata a effetti migliori per la salute.

Per i consigli su come preparare il latte artificiale, leggi Latte artificiale, come sceglierlo e come prepararlo

 

 

5. La prima cacca...


Per i primi due/tre giorni di vita, il neonato emette delle feci particolari, che prendono il nome di meconio. Sono di colore verde-nerastro e di consistenza un po' appiccicosa, tanto che a volte è difficile rimuoverle dal sederino.
 

È molto importante che il meconio cominci a essere emesso nelle prime 24 ore di vita del bambino, tanto che questo è uno degli aspetti controllati in ospedale o dall'ostetrica dopo un parto in casa. Un'emissione tardiva, infatti, può essere il segnale di qualcosa che non va, per esempio la presenza di un ostacolo al transito nell'intestino, oppure un'anomalia metabolica.

 

 

6. E quelle successive


Dopo i primissimi giorni, il meconio viene sostituito dalle feci tipiche del bambino che sta cominciando ad alimentarsi normalmente. Il passaggio è graduale e segnato dalle cosiddette "feci di transizione", che appaiono più verdastre e meno appiccicose.

 

Se il neonato prende il latte di mamma le sue feci hanno un colore giallo vivo - ocra o becco d'oca - e una consistenza cremosa o tendente al liquido. L'odore non è cattivo e tendenzialmente acidulo. A volte possono essere presenti dei granuli biancastri: granelli di caseina, una proteina del latte che può appunto venire eliminata con le feci.

 

Se il bebè prende latte artificiale, le sue feci saranno diverse: più pastose e compatte, con un colorito quasi sempre o giallo chiaro o tendente al marroncino.

 

 

7. Pipì e pupù


Nei primi giorni di vita bisogna assicurarci che il bambino urini e si scarichi in modo adeguato: segno che l'alimentazione sta procedendo correttamente.

 

Dovrebbe bagnare almeno 6/8 pannolini nelle 24 ore. Per quanto riguarda le scariche, la frequenza dipende dal tipo di alimentazione: un neonato allattato al seno può scaricarsi anche dopo ogni pasto, ed è normale che sia così. Però può farla anche meno spesso e allora in genere ne fa molta. Nel caso di alimentazione con latte artificiale, la frequenza delle evacuazioni sarà più rara.

 

 

8. La cura del cordone ombelicale


Secondo le ultime indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'associazione dei pediatri americani, l'obiettivo principale della cura del cordone dovrebbe essere quello di mantenere il moncone il più asciutto possibile, per facilitarne la caduta.

 

Se tutto va bene, il residuo del cordone cadrà da solo nel giro di 7-15 giorni. In questo periodo, quando possibile il moncone dovrebbe stare all'aria, in modo da asciugarsi più in fretta, oppure protetto con una garza asciutta, da cambiare circa tre volte al giorno, senza bisogno di bagnarla con acqua o soluzioni varie.
 
Solo se occasionalmente il moncone "si sporca" per via di qualche secrezione si può lavarlo leggermente con una garza imbevuta di acqua, acqua e sapone delicato o una soluzione clorata. Sempre asciugando bene prima di richiudere tutto.

 

A meno di non trovarsi in paesi in via di sviluppo o in situazioni igieniche particolarmente compromesse, no invece a soluzioni antibatteriche, antisettiche, disinfettanti che non solo non servono ma potrebbero essere dannose, perché potrebbero favorire la selezione di ceppi batterici virulenti e perché sembrano ritardare il momento del distacco. E no anche all'alcol, che potrebbe provocare ustioni chimiche.

 

Il pediatra va avvisato se si sente cattivo odore, se compare un arrossamento intorno al residuo, se ci sono secrezioni giallastre o di sangue, se il bambino piange e si lamenta quando il moncone viene sfiorato (significa che prova dolore) e se il moncone stesso non cade entro due settimane dal rientro a casa.

 

 

9. Il bagnetto


In genere si consiglia di non fare al neonato il bagno per immersione, cioè nella vasca, finché il moncone non si è separato e la cicatrice non è asciutta. Questo dovrebbe accelerare i tempi della caduta del moncone ed evitare che attraverso l'acqua del bagnetto alcuni germi possano raggiungere il cordone ed entrare nell'organismo del neonato. Anche se questa raccomandazione non è basata su prove scientifiche definitive, nel dubbio meglio seguirle.

 

Quando il moncone cade, via libera al bagnetto: non c'è un orario ideale, l'importante è che mamma (o papà) siano tranquilli e non di fretta. Se fatto prima del pasto serale, potrebbe conciliare il sonno. L'ambiente deve essere caldo e confortevole e la temperatura dell'acqua intorno ai 35 °C (da provare con un termometro o immergendo il gomito).

 

Anche se si tratta di un momento piacevole, dal punto di vista igienico non c'è bisogno di farlo tutti i giorni: visto che saponi e detergenti possono essere aggressivi e seccare la pelle, se si vuole farlo quotidianamente meglio preferire un prodotto oleoso, non schiumogeno e senza profumo.

 

 

10. La nanna sicura


A pancia in su: è questa la posizione migliore per fare dormire il proprio bebè, quella che più di tutte riduce il rischio di soffocamento e morte in culla.

 

Sempre per prevenire eventuali rischi, gli esperti consigliano di tenere il bimbo con mamma e papà ma, almeno nelle prime settimane o mesi, quando è ancora molto piccolo, non nel lettone. Culla o lettino dovrebbero avere un materasso rigido e niente cuscini, paracolpi, piumini o peluches.

 

Il piccolo non va coperto troppo e la temperatura della stanza non dovrebbe superare i 20 gradi. Infine, fondamentale evitare il fumo, di prima, seconda e terza mano. Non bisogna assolutamente fumare negli ambienti dove sta il bambino.

 

 

11. Via libera alle coccole


Molti neogenitori hanno ancora qualche timore a dimostrarsi affettuosi nei confronti del loro cucciolo: c'è sempre qualche parente o amico pronto ad ammonire di non prenderlo troppo in braccio per non viziarlo. "La realtà è che la nostra cultura non favorisce molto il contatto" sottolinea la psicologa Alessandra Bortolotti, chiarendo che però gli studi di neurobiologia e neuropsicologia assicurano che il contatto non compromette affatto lo sviluppo del bambino. "Anzi, favorisce uno sviluppo emotivo e cognitivo equilibrato".