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19 Novembre 2012 | Aggiornato il 17 Novembre 2016
In Italia nascono ogni anno anno circa 40mila neonati pretermine, prima cioè della 37esima settimana di gestazione. Come mai? Che cosa succede se il bimbo nasce prematuro? Una guida per capire

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Ogni anno in Italia 40mila neonati, il 7% circa delle nascite, vengono alla luce pretermine, prima cioè della 37esima settimana di gestazione. La maggior parte nasce dopo la 32esima settimana, circa il 2% prima.

 

"Si tratta di un fenomeno in crescita, diventato un problema di salute pubblica, che va considerato in termini di prevenzione, cura e assistenza e induce a riflettere sull’inizio vita in modo sempre più responsabile”, dice Costantino Romagnoli, ordinario di Neonatologia dell’Università Cattolica S. Cuore di Roma, Direttore di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Gemelli e Presidente della Società Italiana di Neonatologia in occasione della giornata dedicata ai bimbi prematuri del 17 novembre.

 

Mettere al mondo un bambino prima del termine della gravidanza comporta infatti delle difficoltà di adattamento da parte del neonato e un maggior rischio di andare incontro a complicanze, soprattutto se la nascita è stata molto precoce.

Tuttavia, grazie ai progressi dell’assistenza neonatale, i prematuri vengono accompagnati gradualmente nel loro cammino verso l’autonomia e verso la maturazione, fino ad arrivare ‘al passo’ con i loro piccoli coetanei.

 

Ecco tutto quello che bisogna sapere sui nati prematuri.

I bambini prematuri nascono prima delle 37 settimane

In generale si definisce prematuro un bambino che nasce prima delle 37 settimane compiute, per l’esattezza prima di 37+6 settimane.

Oltre a questa definizione, sono state successivamente create alcune classificazioni intermedie, per indicate i vari livelli di prematurità a seconda della settimana in cui il bambino viene alla luce:

 

  • si definisce early term (cioè quasi a termine) il bambino che nasce tra le 37 e le 39 settimane: non si può parlare infatti di veri e propri prematuri, ma si tratta comunque di bambini che nascono prima del termine della gravidanza, che si pone a 40 settimane, e che possono andare incontro a qualche problematica in più, sia pure di lieve entità;

  • late preterm (ossia prematuro tardivo) è il piccolo che nasce tra le 35 e le 36 settimane;

  • prematuri gravi invece vengono definiti i neonati che nascono prima delle 28-30 settimane.

 

“Si tratta di classificazioni e terminologie che nel corso degli anni hanno subito modificazioni legate ai progressi della medicina, progressi che hanno consentito di cambiare in meglio prospettive di vita e le condizioni di salute dei bimbi prematuri, anche quando nascono un po’ troppo presto,” dice Romagnoli.

Perché oggi nascono più bambini prematuri

 

Le cause principali della prematurità sono: età della futura mamma (più avanzata di prima), patologie della gravidanza (ipertensione, preeclamsia, diabete, infezioni vaginali), gravidanze a rischio (anomalie anatomiche dell'utero, gemellarità spesso per fecondazione assistita).

 

I parti prematuri sono in aumento (circa il 7-8% del totale dei parti) per varie ragioni. Innanzitutto, l’età della futura madre. “La maternità si programma in età molto più avanzata di quella prevista dalla natura” spiega Romagnoli, “quando è più elevato il rischio di andare incontro a patologie della gravidanza, che possono richiedere di anticipare i tempi del parto (come succede ad esempio in caso di ipertensione, preeclampsia, diabete), così come aumenta la probabilità che l’utero non riesca a ‘reggere’ oltre un certo limite la crescita del bambino”.

Inoltre, sono aumentate le gravidanze gemellari – sempre più spesso legato al ricorso a tecniche di procreazione assistita – che possono “facilmente determinare parto prematuro, poiché il maggior peso dei due feti può innescare anzitempo le contrazioni di travaglio”.

E poi, dice Romagnoli, “si fanno sempre più cesarei elettivi, non solo per decisioni ostetriche, ma anche perché sono le mamme stesse a chiedere l’intervento, per il timore di affrontare un parto naturale. E spesso il parto si programma anche prima del compimento delle 37 settimane”.

 

Un’altra ragione della prematurità sono le infezioni vaginali: “è dimostrato che possono provocare infezione delle membrane amniotiche e causare la loro rottura precoce”.

Infine, c’è una piccola quota di prematurità abituale da causa ignota: “Si constata che vi sono donne che partoriscono abitualmente prima del termine, come se vi fosse una sorta di predisposizione genetica, anche se non se ne comprende ancora il motivo”.

Bimbi prematuri: gli organi a rischio

 

Nascere prima del termine aumenta il rischio di andare incontro a complicanze, che dipendono soprattutto dal grado di prematurità, visto che, col trascorrere delle settimane, si assiste ad una maturazione progressiva di tutti gli organi e apparati del feto.

 

Uno degli apparati che più risente della nascita pretermine è l’apparato respiratorio, che giunge a maturazione intorno alle 34-35 settimane, epoca in cui l’organismo del bambino produce fisiologicamente il surfattante, una sostanza che consente l’espansione polmonare e permette al piccolo di respirare normalmente.

 

“Se la nascita avviene prima di tale epoca gestazionale, il bambino non è in grado di passare da solo alla respirazione polmonare e bisogna aiutarlo con un ventilatore artificiale e, se necessario, con la somministrazione direttamente in trachea di surfattante artificiale, che dà il via alla dilatazione dei polmoni,” spiega il neonatologo.

 

Il sistema immunitario del piccolo è inoltre più debole, per cui anche germi che normalmente non darebbero problemi possono dar luogo ad infezioni; “per questo con i prematuri si osservano misure igieniche rigorose, limitando i contatti allo stretto necessario o indossando guanti sterili prima di toccare il bambino, mentre se insorge un’infezione viene trattata tempestivamente con antibiotici”, osserva Romagnoli.

 

Più sono prematuri, inoltre, maggiore è la tendenza ad andare incontro a problemi cardiocircolatori e di pressione bassa, che devono essere contrastati con farmaci ad hoc che aiutano il cuore a pompare e la pressione a risalire, al fine di scongiurare danni anche a livello neurologico dovuti alla mancanza di ossigeno al cervello, danni che pur tuttavia possono colpire il 3-4% dei nati prematuri, con esiti neurologici anche permanenti.

“Nonostante il maggior rischio di andare incontro a complicanze, negli ultimi anni nell’assistenza medica ai prematuri vi sono stati progressi che fino a qualche tempo fa erano impensabili: sotto il kg di peso sopravvive il 70% dei neonati, sotto 1,5 kg sopravvive il 90%, mentre oltre 1,5 kg la sopravvivenza è quasi certa – spiega Romagnoli -. Naturalmente è necessario che il parto prematuro avvenga in un centro di III livello, dove è presente il reparto di terapia intensiva neonatale e dove viene garantita l’assistenza ottimale sia per la mamma che per il bambino”.

Bambini prematuri, perché serve l’incubatrice …

Nella gran parte dei casi il bimbo prematuro viene tenuto nell’incubatrice, che serve a garantire l’ambiente termico ideale, con temperatura e tasso di umidità commisurati all’età gestazionale, in modo da evitare al neonato il dispendio calorico necessario per regolare la temperatura corporea.

 

Quanto resterà nell’incubatrice? “Una volta che si sono risolte tutte le eventuali complicanze legate alla prematurità, la permanenza nell’incubatrice dipende essenzialmente dal peso” risponde Romagnoli: “solo quando il piccolo arriverà ad un peso sufficiente – circa 1,6-1,8 kg - per far funzionare il suo sistema interno di termoregolazione, allora potrà passare nella culla”.

… e il perché della marsupioterapia

La marsupioterapia è una tecnica adottata sempre più spesso nei punti nascita, nel periodo in cui il piccolo è ancora nell’incubatrice ma può staccarsi dal respiratore artificiale: il bambino, avvolto in una copertina, viene portato alla sua mamma che lo tiene attaccato al seno pelle a pelle.

 

“È un gesto semplicissimo, che fa bene sia alla mamma che al bambino, poiché ripristina il contatto interrotto dal parto prematuro, in più stabilizza la funzione cardiocircolatoria del piccolo, che si sente tranquillo e protetto dalla sua mamma, di cui riconosce l’odore e il battito del cuore” dice Romagnoli.

 

“Si è sperimentato che, mettendo nell’incubatrice tre garzine imbevute di latte, di cui uno solo della mamma, il bambino istintivamente si gira verso quello materno, così come se gli si fa sentire il ritmo del battito cardiaco, mostra di tranquillizzarsi quando solo quando ascolta quello della mamma, che lui ricorda e riconosce: dargli la possibilità di ritrovare il ‘suo mondo’, anche solo per pochi minuti, è quindi per lui molto importante”.

L’alimentazione dei prematuri: dalla flebo al seno materno (o al biberon)

I bambini che nascono prima delle 30 settimane e sotto il chilo di peso non sono ancora in grado di alimentarsi e di tollerare quel che mangiano. Per questo l’alimentazione avviene tramite una flebo che contiene le sostanze nutritive necessarie, per poi integrare un po’ per volta con l’alimentazione tramite sondino nello stomaco, che introduce goccia a goccia il latte in quantità sempre crescenti in base alla tolleranza, al fine di nutrire il piccolo, ma anche di indurre la maturazione della funzione intestinale, che nei prematuri non si è ancora completata. Questo fino a quando il lattante non sarà in grado di succhiare da solo al biberon o direttamente al seno materno.

Leggi: L'agenda del neonato (0-12 mesi)

Il latte della mamma: una fonte preziosa di ripresa per i prematuri

Sin da quando il latte viene iniettato con il sondino, si fa di tutto per dare al piccolo il latte materno fresco, che conserva inalterate tutte le proprietà nutritive: la mamma cioè viene in reparto ad orari prefissati, estrae il suo latte con il tiralatte e subito lo si dà al bambino.

Se però per vari motivi non è possibile allattare ‘in diretta’, la mamma tira il suo latte da casa e, seguendo le istruzioni che le vengono date in reparto, lo conserva in frigo e poi lo porta in ospedale. E le mamme sono scrupolosissime nel raccogliere e conservare un alimento che sanno essere preziosissimo per il loro cucciolo.

 

“Il latte materno per i prematuri è ancor più importante per vari motivi” sottolinea il neonatologo: “dal punto di vista nutrizionale, contiene tutto quel che serve al bambino in ogni epoca della sua crescita, limita il rischio di intolleranze, ha proprietà immunologiche che aiutano a rafforzare il sistema immunitario ancora immaturo, contiene sostanze che favoriscono la maturazione intestinale.

E poi, quando il bebè sarà in grado di attaccarsi direttamente al seno materno - all’incirca intorno alle 33 settimane – l’allattamento consolida il rapporto mamma-bambino. Se, ad esempio in seguito a patologie materne, non è possibile dare il latte della mamma, si ricorre al latte materno donato o a latti artificiali specifici per bambini prematuri”.

Leggi: Latte? Meglio materno

Finalmente il bimbo prematuro può tornare a casa

Il neonato può tornare a casa quando ha raggiunto alcuni traguardi: l’autonomia respiratoria, cosa che si verifica di solito a 35-36 settimane; l’autonomia alimentare, al biberon o al seno e un peso sufficiente a far funzionare la il suo sistema interno di termoregolazione. In ogni caso si tratta sempre di una decisione presa di comune accordo con i genitori.

Leggi anche: 38 storie di bambini nati prematuri

È vero che i prematuri sono più cagionevoli di salute?

I bambini prematuri che hanno sofferto di insufficienza respiratoria alla nascita, in effetti vanno più facilmente incontro a infezioni respiratorie, anche banali, nei primi due anni di vita. Questo è dovuto al fatto che il polmone si è dovuto sviluppare fuori dal suo ambiente naturale e in un modo ‘artificiale’, senza considerare che, se il bambino è nato molto precocemente, può darsi che alcuni ‘rami’ polmonari più piccoli non hanno fatto in tempo a formarsi e probabilmente non si formeranno mai.

 

“Dopo i due anni però anche i prematuri si mettono al passo con i loro coetanei e statisticamente hanno lo stesso numero di episodi infettivi e lo stesso numero di ricoveri ospedalieri,” dice Romagnoli.

Meglio ritardarne l’ingresso al nido? “Se la mamma ha l’esigenza di rientrare al lavoro e non ha nonne o tate alle quali lasciare il figlio, non è il caso di rinunciare a priori, ma si può provare ugualmente a inserire il bambino al nido e vedere come va – suggerisce Romagnoli - : se prende infezioni ricorrenti, che non gli consentono di alimentarsi e di crescere adeguatamente, occorrerà cercare una soluzione alternativa”.

 

La Carta dei diritti del bambino nato prematuro.

Approvata dal Senato della Repubblica Italiana il 21 Dicembre 2010, la "Carta dei diritti del bambino nato prematuro" rappresenta un importante passo per fare riconoscere alle istituzioni i diritti inalienabili di un bambino che, anche se nato prima del tempo, deve essere considerato una persona, che ha bisogno di attenzioni, assistenza e cure, ma anche della vicinanza dei suoi genitori. Ecco i dieci articoli della Carta.

Art. 1

Il neonato prematuro deve, per diritto positivo, essere considerato una persona.

Art. 2

Tutti i bambini hanno diritto di nascere nell’ambito di un sistema assistenziale che garantisca

loro sicurezza e benessere, in particolare nelle condizioni che configurino rischio di

gravidanza/parto/nascita pretermine, di sofferenza feto-neonatale e/o di malformazioni ad

esordio postnatale.

Art. 3

Il neonato prematuro ha diritto ad ogni supporto e trattamento congrui al suo stato di salute

e alle terapie miranti al sollievo dal dolore. In particolare ha diritto a cure compassionevoli e

alla presenza dell’affetto dei propri genitori anche nella fase terminale.

Art. 4

Il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla

quale deve essere accudito. A tal fine nel percorso assistenziale deve essere sostenuta la presenza

attiva del genitore accanto al bambino, evitando ogni dispersione tra i componenti il nucleo

familiare.

Art. 5

Ogni neonato prematuro ha diritto ad usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la

degenza e, non appena possibile, di essere allattato al seno della propria mamma. Ogni altro

nutriente deve essere soggetto a prescrizione individuale quale alimento complementare e

sussidiario.

Art. 6

Il neonato prematuro ricoverato ha il diritto di avere genitori correttamente informati in modo

comprensibile, esaustivo e continuativo sull’evolvere delle sue condizioni e sulle scelte terapeutiche.

Art. 7

Il neonato prematuro ha il diritto di avere genitori sostenuti nell’acquisizione delle loro particolari

e nuove competenze genitoriali.

Art. 8

Il neonato prematuro ha diritto alla continuità delle cure post-ricovero, perseguita attraverso

un piano di assistenza personale esplicitato e condiviso con i genitori, che coinvolga le competenze

sul territorio e che, in particolare, preveda, dopo la dimissione, l’attuazione nel tempo di

un appropriato follow-up multidisciplinare, coordinato dall’equipe che lo ha accolto e curato

alla nascita e/o che lo sta seguendo.

Art. 9

In caso di esiti comportanti disabilita di qualsiasi genere e grado, il neonato ha il diritto di ricevere

le cure riabilitative che si rendessero necessarie ed usufruire dei dovuti sostegni integrati

di tipo sociale, psicologico ed economico.

Art. 10

Ogni famiglia di neonato prematuro ha il diritto di vedere soddisfatti i propri speciali bisogni, anche attraverso la collaborazione tra Istituzioni ed Enti appartenenti al Terzo Settore.

 

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