Banche del latte

Banche del latte umano donato (BLUD): che cosa sono e chi può donare

befn5n
17 Novembre 2014 | Aggiornato il 06 Aprile 2016
Le banche del latte sono strutture sanitarie presenti in alcuni ospedali pubblici e hanno la funzione di assicurare una costante ed adeguata disponibilità di latte umano donato per i lattanti con specifici problemi clinici, in particolare i neonati pretermine. Ecco come funzionano e perché il latte donato e così importante per i prematuri.
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Che cosa sono le Banche del Latte Umano Donato (BLUD)


Proprio come dice il nome, le banche del latte umano donato sono punti di raccolta di latte donato da madri che stanno allattando. Si tratta in pratica di strutture sanitarie correlate in genere ai reparti di terapia intensiva (tin) e di patologia neonatale presenti in ospedali pubblici e hanno una duplice funzione. Da un lato, promuovere la donazione del latte materno e il suo utilizzo nei centri di neonatologia e nelle tin, dall'altro promuovere e diffondere in generale l'allattamento materno.

 

Le BLUD raccolgono, conservano, controllano, trattano e distribuiscono gratuitamente il latte ai bambini che ne hanno bisogno, su motivata indicazione medica

L’allattamento materno è lo standard di riferimento per la nutrizione dei nostri piccoli” premette Claudio Profeti, neonatologo dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze e coordinatore della rete delle banche del latte umano donato della Regione Toscana. “Il latte fresco della propria mamma è l’alimento migliore in assoluto per la salute e lo sviluppo di tutti i bambini, e in particolare di quelli nati prematuri o con malattie. E sempre più studi dicono che se per qualche motivo il latte materno non è disponibile o non è sufficiente, per i bambini più fragili il latte di banca rappresenta il sostituto migliore e più sicuro”.


Il latte umano donato è utile soprattutto per i neonati pretermine e con problemi di salute


Poiché non hanno potuto portare a termine il loro sviluppo in utero, i bambini prematuri possono presentare alla nascita vari problemi, come una maggiore suscettibilità alle infezioni e intolleranza alimentare. Proprio per questo il latte materno sarebbe l'ideale.

 

Purtroppo, le mamme con un figlio ricoverato in terapia intensiva subiscono spesso un distacco prolungato dal neonato e sono soggette ad uno stress elevatissimo: due condizioni che possono provocare una riduzione notevole della lattazione fino a farla cessare. In questi casi la disponibilità di latte di banca è strategica per due motivi: pur essendo latte di un’altra mamma, è da preferire a quello artificiale perché rimane comunque specie-specifico e in quanto latte umano, nonostante i trattamenti di sanificazione che lo rendono più povero rispetto al latte fresco, contiene molte sostanze preziose per la funzione dei vari organi e apparati e per la protezione da varie malattie. Al punto che  per questi bambini il latte umano donato può essere considerato un vero e proprio farmaco essenziale.

 

In effetti, le Linee di indirizzo del Ministero della salute per l'organizzazione e la gestione delle BLUD ricordano proprio che il latte di banca riduce nei bimbi prematuri il rischio di enterocolite necrotizzante, una grave condizione che colpisce tipicamente questi neonati, di sepsi e altre infezioni, o di altre condizioni legate alla prematurità.


Oltre ai bimbi prematuri, possono trarre benefici dal latte umano donato altre categorie di lattanti, per esempio bambini con malattie gastrointestinali, metaboliche, cardiache, renali. Spesso infatti questi piccoli pazienti presentano ridotta tolleranza alimentare e necessitano di un alimento che sia il più equilibrato e digeribile possibile.

 

Chi sono le mamme donatrici


Sono mamme che hanno una produzione di latte superiore al fabbisogno del proprio figlio. Il più delle volte vengono a conoscenza della possibilità della donazione grazie a campagne informative e soprattutto al “passa parola” e, spinte dal desiderio di compiere responsabilmente questo generoso atto di solidarietà, si mettono in contatto con la banca.

 

In una minoranza di casi, sono mamme che hanno il bambino ricoverato e, alla dimissione, lasciano alla banca il latte estratto in eccesso e non utilizzato.

 

I controlli prima di diventare donatrici


Il latte umano donato è un alimento prezioso, ma può essere veicolo di agenti dannosi per i piccoli riceventi. Per questo le banche, seguendo specifiche linee guida formulate dalla Società italiana di neonatologia e dal Ministero della salute, sottopongono le aspiranti donatrici ad un semplice ma accurato controllo medico.

 

La donazione può avvenire se:

  • la donna è in buona salute e non riferisce comportamenti o condizioni che rischino di trasmettere, con il latte, sostanze tossiche come droghe, farmaci, fumo di sigaretta.
  • gli screening infettivologici (per HIV, epatite B e C, sifilide), effettuati con prelievo di sangue prima della donazione, sono negativi.

Come si raccoglie il latte


Una volta “arruolate”, le donatrici ricevono tiralatte e raccoglitori e vengono informate sulle corrette modalità di estrazione e conservazione del latte, in modo da preservarne più possibile le qualità biologiche e ridurre il rischio di inquinamento. La maggior parte delle banche effettua la raccolta programmata del latte a domicilio.

 

Una volta giunto presso le banche, il latte viene sottoposto a test batteriologici e, per garantire il miglior compromesso tra sicurezza e qualità biologica, viene sempre pastorizzato e conservato a una temperatura di - 20°C. Solo a questo punto è pronto all’uso.

 

Quanto latte si dona e per quanto tempo dura la donazione


Ogni donna può donare per il tempo desiderato, anche se le donatrici ideali sono quelle che garantiscono una certa continuità di rapporto e una produzione complessiva accettabile, visti i costi sostenuti per le procedure di arruolamento, raccolta domiciliare ecc.

 

La quantità di latte fornita varia molto da donna a donna, poiché dipende dalla produzione e dal tempo che può essere dedicato all'estrazione. “Ma ogni goccia è importante, specialmente se è di madre che ha partorito prima del termine o da poche settimane” sottolinea Profeti. “Il latte, in questi casi, ha caratteristiche ottimali per le esigenze dei neonati più fragili".

 

Il neonatologo, comunque, ricorda che "per soddisfare il più possibile i fabbisogni nutrizionali dei bambini molto piccoli o con problemi, il latte può essere addizionato con integratori e per questo anche il latte donato da donne che hanno partorito da vari mesi, se fortificato in modo personalizzato, risulta adeguato ed è sempre da preferire al latte artificiale”.

 

Nessun pericolo di togliere il latte al proprio figlio


Donando il latte, non si corre il rischio di privarne il proprio figlio? “Assolutamente no, anche perché consigliamo l'estrazione dopo l'allattamento del figlio” risponde Claudio Profeti. “In questo modo la mamma ha la certezza di aver soddisfatto in pieno le esigenze del suo bambino. In più, stimolando e svuotando con regolarità il seno, garantisce una produzione maggiore di latte, vantaggiosa anche per la sua prole”.

 

Come si fa ad usufruire del latte umano donato


Un concetto da chiarire è che il latte donato non è una “comoda alternativa” all'allattamento materno, ma va dato solo a chi ne ha effettivo bisogno. “Considerati i costi elevati e la ridotta disponibilità, il latte donato viene destinato attualmente solo a neonati pretermine o patologici ricoverati in ospedale e a pazienti dimessi, ma in casi selezionati" puntualizza il pediatra. Per questo viene distribuito dalle banche in base a una scala di priorità, per il periodo strettamente necessario e in modo assolutamente gratuito".

 

"Solo se le donatrici aumentassero, potremmo usarlo per un numero maggiore di neonati, ad esempio per quelli fisiologici in attesa della montata lattea materna”.

 

Un atto di generosità, non un business


Un altro concetto fondamentale è che la gestione del latte umano in Italia segue criteri di solidarietà e gratuità e quindi non è fatta oggetto di commercializzazione. Come invece sta succedendo con alcuni siti internet che, soprattutto negli Stati Uniti, promuovono scambi e vendite di latte materno. "Oltre ad essere una pratica discutibile da un punto di vista etico - commenta Profeti - è anche rischiosa per il ricevente, poiché in genere si tratta di latte non controllato e quindi non sicuro".

 

Sempre per quanto riguarda gli aspetti economici del latte donato, uno studio americano di qualche anno fa ha stimato che, nonostante i costi di gestione di questo alimento, i servizi sanitari riescono a risparmiare 11 dollari per ogni dollaro speso in latte donato. Un risparmio che è risultato della riduzione dei costi associati a ricoveri ospedalieri e alla cura di enterocolite necrotizzante e sepsi.

 

Dove sono le banche del latte


Ormai le BLUD sono diffuse nel mondo, in Europa e anche nel nostro paese. Per conoscere gli indirizzi e i recapiti delle varie banche presenti in tutta Italia, si può consultare il sito dell’AIBLUD, l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato , che riunisce e coordina l’attività di tutte le banche pubbliche presenti in Italia, attualmente 33.

 

In Toscana, la Regione con maggior numero di banche, nel 2008 è stata costituita la Rete regionale delle Banche del Latte Umano Donato (Re.BLUD), coordinata dall'Ospedale Meyer di Firenze, che ha lo scopo di razionalizzare l'uso del latte umano e di raggiungere l'autosufficienza regionale.