Pretermine

In Italia 1 bimbo su 10 nasce pretermine

prematuro
27 Settembre 2018
Sono stati resi noti i risultati dei primi 3 anni del Neonatal Network della SIN, Società italiana di neonatologia, in occasione del XXIV Congresso Nazionale che si sta svolgendo a Roma. In Italia i nati pretermine sono il 10%
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In Italia un bimbo su dieci nasce prima delle 37 settimane. Quelli che vengono al mondo sotto le 32 settimane sono circa l'1%. 

Nonostante rappresentino una popolazione numericamente piccola, contribuiscono a più del 50% delle morti in epoca neonatale e a circa il 40% di quella infantile.  

Le problematiche di tipo respiratorio interessano il 42% dei neonati pretermine, fra queste la più frequente (29%) è la sindrome da distress respiratorio (RDS). Poi c’è la PDA (Pervietà del Dotto Arterioso) che riguarda il 7,9% e le Sepsi 6,3%.

 

Questi neonati presentano inoltre un elevato rischio di gravi esiti a distanza (neurosensoriali, cognitivi, respiratori, etc.) e richiedono un importante impegno di risorse da parte del Servizio Sanitario Nazionale sia durante la degenza ospedaliera che dopo la dimissione. 


Sono questi alcuni numeri che emergono da una prima analisi dei dati del Neonatal Network della SIN relativi agli anni 2015-2017, presentata in occasione del XXIV Congresso Nazionale che si sta svolgendo a Roma in questi giorni.

 

Che cosa è il Neonatal Network della Sin


Il Neonatal Network della Società Italiana di Neonatologia (NNSIN), il primo network italiano che raccoglie informazioni su tutti i nati pretermine dei centri aderenti, è stato creato per disporre di dati epidemiologici affidabili, finalizzati al miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure neonatali, mettendo in rete tutti i reparti di Patologia neonatale e/o Terapia Intensiva Neonatale (TIN) italiani. 

 

 

In Italia sono operativi 241 reparti di Patologia neonatale e/o Terapia Intensiva Neonatale, di cui il 54,2% al Nord, il 22,8% al centro ed il 32,0% al Sud/Isole.  Considerando i primi tre anni di attività 2015-2017, hanno aderito in totale al Network 68 centri.

 

I neonati registrati sono stati rispettivamente 4.801 (2015), 5.119 (2016) e 5.236 (2017) con un incremento percentuale pari al 9%.


Fra i 58 centri che hanno inviato dati nel 2017, 17 erano collocati al Nord, 24 al centro e 17 al Sud/Isole. 


Pur rilevando un chiaro incremento di adesione in questo triennio, la partecipazione al Network dovrà essere ulteriormente promossa. 

 


Considerata l’ampia eterogeneità clinica della popolazione dei nati pretermine sotto le 37 settimane di età gestazionale, tutte le analisi sono state stratificate per gruppi maggiormente omogenei: 22-24, 25-27, 28-31, 32-33 e 34-36 settimane di età gestazionale.

 

Alcuni dati rilevanti


I nati da procreazione medicalmente assistita (PMA), esclusa l’induzione farmacologica dell’ovulazione, erano il 14,3% nell’intera popolazione, con valori più elevati nelle classi di età gestazionale fra 28 e 33 settimane (circa 18%).

 

Rispetto alla popolazione generale (tutte le EG, età gestazionale) si conferma nei pretermine un eccesso di nascite plurime che aumenta in modo costante dalle EG più basse fino a raggiungere un valore del 40% nella classe 32-33 settimane. Incrociando i dati fra PMA e nati plurimi si evidenziano, in tutte e cinque le classi di EG, percentuali di plurimi significativamente più alte fra i nati esposti a tecniche di procreazione artificiale rispetto ai non esposti.


Riguardo al sesso, si osserva una lieve prevalenza del sesso maschile rispetto alle femmine senza particolari andamenti associati all’età gestazionale.  


Il 35,2% di tutti i pretermine con una qualsiasi forma di affezione respiratoria ha necessitato di ossigenoterapia dopo la sala parto. Il ricorso all’ossigenoterapia si mantiene elevato sotto le 32 settimane e va progressivamente a ridursi con l’aumentare dell’EG. Il supporto respiratorio utilizzato più spesso è risultato essere la ventilazione non invasiva in nasal-CPAP (29.4%).

 

 

Esiti Neonatali 


Nell’analisi degli esiti è importante precisare che il numero di nati per i quali sono state calcolate le frequenze delle patologie è variabile a causa di dati mancanti, inoltre per particolari patologie sono esclusi dal denominatore i deceduti prima della manifestazione dell’esito (in particolare displasia broncopolmonare e retinopatia). 
Le problematiche di tipo respiratorio sono sicuramente le più frequenti tra quelle registrate nel network (42% sotto le 37 settimane).

Seguono, in ordine di frequenza,

  • le crisi di apnea,
  • la tachipnea transitoria,
  • la pervietà del dotto arterioso,
  • le sepsi tardive,
  • la broncodisplasia,
  • la leucomalacia periventricolare
  • e le sepsi precoci. 

Analizzando i dati per classe di EG si confermano prevalenze più alte nei neonati di EG sotto le 31 settimane nei quali aumenta anche la gravità delle manifestazioni cliniche. 

 

Mortalità


Nell’intero campione dei casi raccolti nel triennio, la mortalità “intra-ospedaliera” è stata pari al 2,4% (422 decessi).

Come atteso i valori più alti si sono osservati nella classe di EG 22-24 settimane (55,6%) e 25-27 settimane (21,3%) con un decremento significativo in quelle 28-31 (4,6%), 32-33 (0,6%) e 32-36 (0,2%). 


Per tutte e tre le classi di EG e complessivamente sotto le 32 settimane, se pur con differenze importanti in termini di sopravvivenza, le prime settimane di degenza rappresentano il periodo a maggior rischio di mortalità. 
Insieme alla mortalità, gli esiti alla dimissione costituiscono un indicatore importante delle condizioni di salute dei neonati pretermine.

 

Tra gli esiti gravi alla dimissione:

  • emorragia intraventricolare di III e IV grado,
  • leucomalacia periventricolare,
  • broncopneumodisplasia,
  • retinopatia di III e IV grado,

altri esiti sono:

  • tachipnea transitoria,
  • sindrome da distress respiratorio,
  • crisi di apnea,
  • pneumotorace,
  • pervietà del dotto arterioso,
  • enterocolite necrotizzante,
  • sepsi early e late.

Sotto le 25 settimane la mortalità ha rappresentato l’esito prevalente nell’indagine, a fronte di un 42% di neonati con esiti importanti; questa proporzione si inverte nel gruppo 25-27 settimane di EG, ma sia nella prima classe che nella seconda classe di EG più del 75% dei neonati o non sopravvive o sopravvive con un esito grave. Va rilevato che nel gruppo dei “late preterm” il 75% dei neonati non ha presentato durante il ricovero nessuna delle condizioni definite “minori” come altri esiti.

 

La variabilità degli indici di mortalità e morbosità fra le varie regioni italiane e fra i vari centri riflettono non solo diversità nel case-mix dei neonati assistiti, ma anche differenze nell’organizzazione dei servizi di assistenza perinatale.

 

In questo contesto la disponibilità di un database neonatale nazionale, frutto della collaborazione dei centri che assistono neonati pretermine, rappresenta uno strumento di conoscenza epidemiologica utile sia per una adeguata programmazione dei servizi perinatali a livello nazionale e regionale che per un miglioramento delle cure in ambito clinico anche a livello di singolo reparto.