Salute

Emangiomi infantili: ecco tutte le raccomandazioni europee

Di Valentina Murelli
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12 luglio 2015
Sono le famose voglie di fragola, tra i più comuni tumori benigni nei bambini. Un gruppo di esperti europei fa il punto della situazione su caratteristiche, diagnosi e trattamenti. Proponendo come prima scelta, nei casi in cui occorre intervenire, la terapia orale con propranololo.

Circa 3-4 bambini su 100 sviluppano, nei primi giorni o settimane di vita, un emangioma. Si tratta di un tumore benigno (il più frequente in età pediatrica), che si può manifestare in qualunque parte del corpo sotto forma di una macchia piatta (o appena in rilievo), di colore rosso-violaceo, che si ingrandisce poco a poco.

 

Nella grande maggioranza dei casi, l'emangioma si risolve da solo, rimpicciolendo fino a scomparire, tra i 2 e i 6 anni di età. Nel 5-10% dei casi, però, possono verificarsi delle complicazioni che rendono necessario un intervento.

 

Oggi, la prima linea di trattamento è rappresentata dalla terapia orale con il farmaco propranololo, mentre l'intervento chirurgico è riservato a un numero minimo di casi. A fare il punto sulle raccomandazioni più attuali per la gestione degli emangiomi è un articolo appena pubblicato sulla rivista European Journal of Pediatrics da un gruppo di esperti europei (compresi alcuni medici italiani, dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù), che hanno tenuto conto dei principali risultati scientifici ottenuti finora su questo argomento.

 

 

I fattori di rischio

 


Il meccanismo biologico preciso che porta alla formazione di un emangioma non è ancora stato chiarito. Si conoscono però alcuni fattori di rischio. In particolare, il basso peso alla nascita, la prematurità, il sesso femminile, l'età materna avanzata, la comparsa di preeclampsia nella madre, la presenza di anomalie placentari durante la gravidanza, sono tutti fattori associati a un aumento del rischio di sviluppare emangiomi.

 

 

Di che cosa si tratta

 


Gli emangiomi sono tumori vascolari benigni. Compaiono in genere pochi giorni dopo la nascita e non oltre le 12 settimane (solo in una minoranza di casi sono presenti già alla nascita). Dopo la comparsa, sotto forma di una macchia rosso brillante o di una macchia chiara ricoperta da una sottile rete di capillari, tendono a ingrandirsi progressivamente, raggiungendo la massima dimensione intorno ai 6 mesi di vita, mentre il colore diventa sempre più intenso.

 

Possono interessare qualunque parte del corpo. Nella maggior parte dei casi si trovano sulla pelle (soprattutto nella regione della testa e del collo e, a seguire, a livello di tronco e di braccia). A volte, però, possono trovarsi anche in altri organi, per esempio sul fegato, sulla laringe, nel tratto gastrointestinale.

 

La diagnosi si basa di solito sul semplice esame clinico. Nei casi più dubbi o complessi, può dare una mano un esame ecografico, il color-doppler, e talvolta è necessario eseguire anche una risonanza magnetica nucleare, per valutare le connessioni tra l'emangioma e le strutture circostanti.

 

 

Le possibili complicazioni

 


Nell'85-90% dei casi, l'emangioma regredisce spontaneamente, senza bisogno di interventi particolari: basta farlo controllare di tanto in tanto da un dermatologo pediatrico, con una periodicità che dipende dalle caratteristiche dell'emangioma stesso e dall'età del bambino.

 

Nel 5-10% dei casi (e qualche studio parla anche del 20%), invece, alcune complicazioni possono rendere necessario un intervento più tempestivo, che è in genere farmacologico ma può anche essere chirurgico. Le principali complicazioni degli emangiomi sono di due tipi:

 

1. Ulcerazioni. Causano sanguinamento, infezione e soprattutto sono dolorose per il bambino.

 

2. Limitazioni funzionali. Dipendono dalla posizione: emangiomi localizzati molto vicino agli occhi, per esempio, possono causare disturbi della vista, mentre quelli sulle labbra possono causare disagio o dolore quando il bambino mangia o beve (o succhia il latte).

 


Se l'emangioma è localizzato a livello della laringe o della glottide può addirittura mettere in pericolo la vita del bambino, impedendogli di respirare. In questo caso, tende a manifestarsi con un rumore caratteristico durante l'inspirazione, che può essere confuso con la laringite acuta. Pericolosi sono anche gli emangiomi posizionati sul fegato, che possono alterare la circolazione sanguigna, portando a scompenso cardiaco.

 

A queste complicazioni si può aggiungere il rischio di danni estetici permanenti se l'emangioma - pur non essendo pericoloso - non va incontro a regressione spontanea e interessa per esempio parti molto esposte del corpo, come il volto.

 

 

Come si interviene

 


Il gruppo di esperti europei che fa il punto sugli emangiomi complicati lo dice chiaramente: oggi il trattamento d'elezione per questi tumori benigni è rappresentato dalla terapia orale con propranololo.

 

Si tratta di un beta-bloccante già usato da diversi decenni per la cura di alcune malattie cardiache. Nel 2007, però, la dottoressa francese Christine Léauté Labrèze ha scoperto per caso che il farmaco sembrava funzionare anche nel caso degli emangiomi infantili. Da lì una serie di sperimentazioni cliniche con risultati soddisfacenti, che hanno portato alla raccomandazione attuale.

 

La terapia consigliata è di 2-3 milligrammi per kg di peso del bambino al giorno, per 6-12 mesi, a seconda dei casi. Ovviamente, durante il trattamento il piccolo paziente va periodicamente controllato dal medico. L'articolo pubblicato sull'European Journal of Pediatrics sottolinea inoltre che sono in corso di valutazione terapie topiche con propranololo o altri beta-bloccanti, da utilizzare quindi sotto forma di pomate, da applicare direttamente sulla "macchia".

 

In caso di controindicazioni all'assunzione di questo farmaco (in genere, se il bambino soffre anche di patologie cardiache o di asma), si può optare per il cortisone (farmaco di seconda scelta).

 

Il trattamento chirurgico convenzionale è indicato per gli emangiomi che non rispondono ai farmaci. A volte, invece, costituisce subito la prima scelta di intervento, se si pensa che drà un risultato estetico migliore delle medicine.

 

Se, dopo la regressione del tumore, rimane una rete antiestetica di capillari, questa può essere trattata con il laser (in particolare dye laser pulsato, luce pulsata intensa e, in alcuni casi, laser Nd:YAG).

 

Altre fonti per questo articolo: approfondimento sul sito dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma; scheda su Medscape.