RIENTRO A CASA DOPO IL PARTO

Il ritorno a casa con il neonato: cosa aspettarsi, come organizzarsi

Di Valentina Murelli
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18 novembre 2019
I primi giorni a casa con il neonato sono pieni di nuove emozioni (compresa un po' di tristezza, del tutto fisiologica): ecco come affrontarli, tenendo conto dei bisogni di ciascuno.

Ci siamo: dopo i nove mesi d'attesa, le straordinarie emozioni del parto, il tempo sospeso dei primi giorni in ospedale, è finalmente arrivato il momento di tornare a casa con il proprio bambino. Anche questo è un momento di grande emozione, immaginato – e a volte temuto – a lungo e spesso preparato con molto anticipo (la scelta degli abitini per il “primo viaggio”, ma anche l'organizzazione della cameretta ed eventuali “programmi” per le visite). Vediamo cosa è normale aspettarsi e qualche consiglio su come organizzarsi al meglio per l'inizio della nuova vita insieme al bebè.

 

 

 

 

Il primo viaggio: tornare a casa in tutta sicurezza

 

Quando il bambino nasce in ospedale in genere il ritorno a casa avviene in auto. Anche se si tratta di un viaggio breve, bisogna organizzarsi in modo confortevole e sicuro. Secondo quanto raccomandato a nostrofiglio.it da tecnici ACI, il dispositivo adatto e conforme per i viaggi del neonato è l'ovetto, che va posizionato in direzione opposta al senso di marcia e possibilmente sul sedile posteriore, dietro il guidatore. Per il suo primo viaggio, il bebè va vestito in modo adeguato, né troppo poco né troppo perché altrimenti le cinture possono funzionare male.

 

 

Di cosa ha bisogno il neonato

 

Spesso il “corredo” per il neonato – parliamo di indumenti ma anche di oggetti come carrozzine, passeggini, fasciatoi e simili – viene organizzato molto prima del suo arrivo, ma nei primi giorni serve veramente molto poco.

 

Al bambino appena entrato nella sua nuova casa servono soprattutto la mamma e il papà. Certo, è importante organizzarsi uno spazio adeguato per prendersi cura di lui in sicurezza, ma una serie di oggetti possono essere acquistati con calma anche nelle settimane successive, quando ci si è resi effettivamente conto di cosa può servire davvero” afferma Elena Folli, ostetrica dell'Ospedale Sacco di Milano, dove conduce anche corsi di accompagnamento alla nascita.

 

 

 

 

Tutto a portata di mano per il cambio

 


“Per il momento del cambio, per esempio, l'ideale è avere tutto a portata di mano in un ambiente che garantisca comodità e sicurezza” spiega Folli. Per qualcuno questo può significare il classico mobile fasciatoio, per altri l'organizzazione di un “angolo del cambio”, in bagno o in un'altra stanza se in bagno non c'è posto.

 

Per esempio, si può attrezzare la superficie di una cassettiera con un materassino imbottito idrorepellente o con qualche asciugamano ripiegato, oppure appoggiare il bambino sul lettone di mamma e papà. “L'importante, in questi casi, è che sia sempre tutto a portata di mano, su una mensola adiacente o su un carrellino, in modo che mamma o papà non si debbano spostare per andare a prendere qualcosa, lasciando il piccolo incustodito e a rischio di caduta” commenta Folli.

 

La lista dell'occorrente è semplice: “Pannolini, body, tutine o altri vestitini per il cambio, salviette (ma l'ideale, in casa, è lavare con acqua corrente), crema per un eventuale sederino arrossato”. Naturalmente la temperatura dell'ambiente deve essere adeguata: se la stanza è fredda, si può usare una stufetta elettrica per riscaldarla un po' prima del cambio.

 

 

 

 

Dove metterlo a dormire

 

È la domanda delle domande e spesso su questo punto i genitori sono molto confusi perché ricevono informazioni discordanti da fonti differenti. Ogni famiglia ha ovviamente pieno diritto di decidere come organizzarsi rispetto alla nanna dei neonati, ma è importante sapere che il bisogno di contatto e vicinanza dei neonati è assolutamente normale e fisiologico e che dormire nella stessa stanza è raccomandato per il primo anno di vita del bambino, come misura di prevenzione anti-SIDS.

 


“In questo caso si può scegliere una classica culla da mettere più o meno vicino al lettone, oppure una culla fianco letto, consigliata soprattutto se la mamma allatta al seno e desidera farlo più a lungo possibile, visto che l'allattamento dovrebbe avvenire 'a richiesta' e nelle prime settimane tende a essere piuttosto frequente anche di notte” sottolinea l'ostetrica.

 

Quanto alla controversa questione della condivisione del lettone, che molti criticano per possibili rischi per la sicurezza del bambino, vari esperti sottolineano che più che sconsigliarla tout-court (visto che per stanchezza molte mamme finiscono per cedervi comunque), sarebbe più opportuno ricordare i criteri di sicurezza imprescindibili per la nanna condivisa e cioè:

 

  • ambiente non troppo caldo;
  • bambino SEMPRE a pancia in su;
  • genitori normopeso e non fumatori;
  • niente droghe (neppure leggere), alcol, psicofarmaci o altri farmaci in grado di dare sonnolenza per i genitori;
  • niente piumoni o coperte troppo abbondanti. Prestare attenzione al fatto che le coperte (leggere) non possano mai arrivare a coprire la testa del piccolo. Se i genitori hanno freddo, possono indossare pigiami più pesanti o golfini;
  • materasso rigido, senza spazi o interstizi nei quali il bimbo potrebbe incastrarsi;
  • niente fratellini o animali domestici sul letto;
  • bimbo sempre nel lato del letto, verso la mamma (non in mezzo). Al lato del letto deve essere montata un'apposita protezione per evitare che il bimbo possa cadere.

 

 

 

 

La cura del cordone e il bagnetto

 


Nei primi giorni a casa probabilmente il bambino avrà ancora il suo moncone di cordone ombelicale. “Ancora oggi, ogni ospedale ha la sua “ricetta” per la cura del cordone, ma in realtà la tendenza attuale è di toccarlo il meno possibile” afferma Folli. “Dunque niente medicazione e neppure niente garzine: lo si lascia scoperto perché si è capito che così cade prima e senza complicazioni. L'unica indicazione è quella di risvoltare il bordo del pannolino verso il basso in modo che non possa dare fastidio”.

 

Se serve, per esempio perché il bambino si è sporcato molto, lo si può anche bagnare. “Basta che sia un'immersione veloce, e non un bagno di un quarto d'ora, che del resto con un bambino così piccolo non ha molta ragione d'essere”.

 

 

Il bebè piange, che fare?

 

La prima cosa da fare è non preoccuparsi, perché il pianto del neonato è assolutamente normale, ha spiegato a nostrofiglio.it la pedagogista Federica Grittini del consultorio Cemp di Milano, coautrice del libro Ve lo spiego io.

 

“Il pianto – afferma Grittini - è l'unico modo che i bambini appena nati e nelle prime settimane di vita conoscono per comunicarci qualcosa, che non è solo la fame, il freddo o il mal di pancia, ma anche la mancanza di soddisfazione di un bisogno primario (ricordiamo che questi bisogni sono tre e cioè protezione, conforto e contatto fisico) o l'espressione di un'emozione”.

 

Secondo la pedagogista, l'atteggiamento mentale con cui bisognerebbe porsi di fronte a questo tentativo di comunicazione non è tanto quello di risoluzione immediata del problema - “è impensabile avere sempre la soluzione pronta in tasca e rimarranno sempre dei momenti in cui non si riuscirà comunque a capire bene perché il bambino piange - quanto quella di apertura al dialogo. “Si tratta semplicemente di prestare attenzione, attivarsi come per dire al bambino guarda che sono qui con te, per te, capisco che c'è qualcosa che non va, vediamo insieme che cosa possiamo fare”. A volte la soluzione potrà essere il cambio del pannolino, altre volte una passeggiata in braccio, “cuore a cuore”, altre ancora – per chi allatta al seno – una poppata (per soddisfare il bisogno di cibo o quello di conforto e contatto).

 

 

Passeggino, carrozzina, fascia...

 

Fino a qualche anno fa erano i famosi trio – sistemi modulari composti da ovetto auto, passeggino e carrozzina – ad andare per la maggiore, mentre da qualche anno a questa parte si sono affacciati sul mercato anche sistemi trasformabili in cui la carrozzina diventa ovetto o passeggino (o viceversa).

 

 

 

“La scelta è molto personale e dipende molto dalle abitudini e dalle esigenze della famiglia, ma il mio consiglio è quello di dare una chance anche alla fascia porta-bebé. È molto comoda e offre diversi vantaggi, compreso il fatto che può essere usata con grande gratificazione anche dai papà” afferma Folli. Che suggerisce anche di non precipitarsi a comprare carrozzine e passeggini mesi prima del parto: “Per i primi tempi ci si può anche far prestare la carrozzina da un'amica e valutare cosa può essere meglio”.

 

 

I primi allattamenti: come iniziare bene

 


Si dice spesso che l'allattamento è un fatto “naturale”: da un certo punto di vista è sicuramente vero, ma allo stesso tempo questo non significa che debba essere qualcosa che avviene spontaneamente e senza alcun problema.

 

La realtà è che non sempre è un idillio, specialmente all'inizio. Nella grande maggioranza dei casi, le neo-mamme hanno avuto poche occasioni di osservare altre coppie mamma-bambino in allattamento o di ricevere informazioni corrette da parte delle loro madri (che molto spesso, per ragioni generazionali, non hanno allattato al seno). Così, basta un attacco non corretto del piccolo alla mammella per provocare disturbi anche molto dolorosi, come ragadi e ingorghi. E non per tutte è facile adattarsi ai ritmi dell'allattamento.

 

La prima cosa da fare per affrontare queste eventuali difficoltà (che comunque – ricordiamolo - possono benissimo non presentarsi) è arrivare preparate e informate sull'argomento. Come? Leggendo, frequentando un corso di accompagnamento alla nascita in cui si affronti l'argomento, partecipando alle riunioni organizzate da associazioni e gruppi di auto-aiuto che si occupano di allattamento. Sapere che è assolutamente normale che nelle prime settimane di vita un bambino richieda di essere allattato molte volte, anche una dozzina, può attenuare lo shock!

 

 

 

D'altra parte, bisogna sapere – come ha spiegato a nostrofiglio.it l'esperta di allattamento Chiara Losa dell'Ospedale Buzzi di Milano – che i primi giorni e le prime settimane di vita sono fondamentali per “calibrare” l'allattamento. Cercare di imporre degli orari fissi a un bambino in queste fasi può essere controproducente, perché queste poppate prefissate potrebbero non essere sufficienti per il fabbisogno del bambino (che non crescerà in modo adeguato) o potrebbero non essere efficaci, perché lo si costringe ad attaccarsi in un momento in cui non ha fame, e dunque popperà di malavoglia. La conseguenza sarà una riduzione nella produzione di latte”.

 

Allattamento: com'è un attacco adeguato del bambino al seno?


Bisogna partire dal presupposto che nell'attacco corretto del bambino al seno il protagonista non è tanto il capezzolo (da considerare più una comparsa) quanto il mento.

È il mento del bambino che deve arrivare per primo a toccare il seno, affondando nella parte inferiore dell'areola. La mamma lo può accompagnare delicatamente in questo avvicinamento, possibilmente senza toccargli la testa, perché il bambino tende di suo a reclinarla all'indietro proprio per arrivare ad appoggiare il mento.

Il passaggio successivo è accompagnare il bambino da sotto a sopra, con il labbro superiore che deve essere un pochino estroflesso per chiudere il capezzolo in una zona profonda, al confine tra il palato dure e il palato morbido del bambino. Con questo attacco così profondo, non si creano abrasioni o ragadi ai capezzoli della mamma.
 

Sequenza di un attacco adeguato

 

E come abbiamo visto, la richiesta di poppare da parte di un bambino non risponde solo allo stimolo della fame, ma alla necessità di soddisfare anche i bisogni di contatto e conforto.

 

 

 

 

Di cosa ha bisogno la mamma

 

“Può sembrare una risposta banale, ma la mamma nei primi giorni a casa con il suo bambino ha bisogno soprattutto di due cose: riposo e aiuto” afferma Folli. Riposo significa che, come si dice sempre, dovrebbe cercare di riposare ogni volta che il bambino dorme, perché ha bisogno di recuperare energie. Ovviamente questo diventa più complicato se in casa c'è un viavai di amici e parenti venuti a conoscere il nuovo arrivato.

 

“In realtà per le visite c'è tempo: si può aspettare qualche settimana prima di venire a incontrare il piccolo” consiglia Folli. Che sottolinea anche un aspetto molto particolare e per certi versi frustrante di queste visite: “Fateci caso. In genere, quando arrivano amici e parenti il bambino dorme, così tutti sottolineano quanto sia 'bravo' e la mamma rischia di sentirsi inadeguata perché invece quando sono soli il piccolo è sveglio. In realtà il neonato dorme per isolarsi dalla confusione e dal disturbo e questo comportamento è la manifestazione di un certo stress, che magari lo porta a stare ancora più sveglio durante la notte”.

 

 

Quando la mamma si sente giù

 

“In realtà un po' di tristezza generalizzata nei primi giorni dopo il parto – il cosiddetto baby blues – è del tutto fisiologica” chiarisce l'ostetrica Folli. “Come dico sempre alle mamme, è normalissimo ritrovarsi a piangere per motivi davvero futili”. Non si tratta di un vero disturbo, ma di una condizione dovuta ai cambiamenti ormonali del post parto e al forte stress psico-fisico di travaglio e parto. In genere passa da sola dopo qualche giorno: basta stare vicino alla mamma, sostenerla, cercare di darle una mano se ha qualche difficoltà.

 

 

 

 

A chi chiedere aiuto

 


“Nei primi giorni a casa non bisogna temere di chiedere aiuto: alla propria mamma, al papà, all'amica più cara” afferma Folli. “Se non si riescono a limitare le visite, a chi viene in visita si può però chiedere ciò di cui si ha bisogno: cibo, una spesa, un aiuto per fare una lavatrice”.

 

“Nella mia esperienza – racconta Folli – una componente importante della tristezza e delle difficoltà che possono vivere le neomamme anche passate le prime settimane e soprattutto nelle grandi città è la solitudine. Per questo, consiglio sempre di cercare di tenersi in contatto con le compagne del corso pre-parto o di cercare consultori o associazioni che abbiano corsi o spazi per il post-parto”.

 

Stare con altre mamme è l'antidoto migliore e spesso le occasioni non mancano, che si tratti di spazi per l'allattamento, di corsi di massaggio infantile, del semplice appuntamento per la pesata settimanale in consultorio. E se ci sono difficoltà sull'allattamento, ci varie realtà alle quali le mamme possono rivolgersi: l'ospedale in cui hanno partorito, i consultori territoriali, esperte di allattamento IBCLC, associazioni come la Leche League o il Mami, Movimento allattamento materno italiano.

 

 

Il ruolo del papà

 

“È assolutamente fondamentale – sottolinea Folli – ed è importante coinvolgerlo già dai corsi di accompagnamento alla nascita, perché inizi subito a farsi un'idea di quello che sarà”.

 

“Per esempio, è importante che capisca quanto può essere faticoso l'allattamento a richiesta nelle prime settimane e che dunque si renda disponibile per aiutare concretamente in tutto quello che non è allattamento, e che è del tutto normale che nei primi tempi non si dormirà molto”. E ancora, è importante che capisca quanto deve essere protetta la coppia mamma-bambino nei primi tempi rispetto alle ingerenze di parenti e amici.

 

 

 

Ma il papà non deve essere coinvolto solo per aiutare: dovrebbe esserlo anche per costruire il prima possibile una bella relazione papà bambino. “Per questo può essere molto utile la fascia, che spesso i papà usano con grande gratificazione, mentre la mamma magari si riposa o si fa una doccia. E anche le prime attività del bambino – per esempio i primi corsi di acquaticità, già a pochi mesi - possono essere fatte con il papà”.