Fratelli

Primogenito, secondogenito e figlio di mezzo: quanto l'ordine di nascita influisce sul carattere

primogenito
19 Agosto 2015 | Aggiornato il 22 Ottobre 2015
Il fratello maggiore è di solito il più responsabile e va bene a scuola, anche se tende a essere conformista. All'opposto il più piccolo è ribelle, ma creativo; mentre il fratello di mezzo è il più socievole e in famiglia cerca il compromesso. Questo è quello che emerge da diversi studi che hanno analizzato quanto può influire l'ordine di nascita sulla personalità.
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Primogenito, secondogenito o fratello di mezzo? Può l'ordine di nascita influire sul carattere di un bambino? Certamente a scolpire la personalità di un individuo contribuiscono molti fattori: genetica, ambiente... ma un ruolo importante lo gioca anche l'ordine in cui si nasce.

 

Secondo uno studio dello psicologo americano Frank J. Sulloway, i bambini si distinguono principalmente per le strategie con cui cercano di catturare l'attenzione e i favori di mamma e papà. Il primo figlio generalmente tende a difendere l'autorità, mentre quelli più piccini tendono a metterla in discussione e scelgono la strada della ribellione.

 

Il primogenito ha più probabilità di essere un leader


Kevin Leman, psicologo e autore dei libri: "Il libro sull'ordine di nascita" e "Il vantaggio del primogenito", spiega che i primogeniti crescono sotto un controllo più stretto rispetto ai fratellini e per questa maggior disciplina raggiungono risultati scolastici migliori e riescono a conquistare posizioni da leader. "Molti dei presidenti degli Stati Uniti d'America, sono dei fratelli maggiori" dice Leman.


A confermare questo ruolo del primogenito è una pubblicazione del 2012, in cui lo psicologo americano Alan E. Stewart ha preso in esame più di 500 studi pubblicati negli ultimi 20 anni e ha constatato come il primo figlio sia quello che con maggiore probabilità assume una posizione da leader e cerca di portare a termine sempre i propri obiettivi. Leggi anche: Primogeniti più intelligenti? Sì, ma di poco...

 

Ma il primogenito è anche il figlio conformista, almeno stando a uno studio del 2009 pubblicato sul giornale "Child Development". Il conformismo del primogenito serve a soddisfare i genitori. E questo spiega il buon impegno scolastico.

 

Secondo gli psicologi belgi Vassilis Saroglou e Laure Fiasse, nel loro studio pubblicato su "Personality and Individual Differences", i tratti tipici del primogenito sono: responsabilità, competitività e convenzionalità. Mentre i figli minori cercano di distinguersi creandosi una loro nicchia fatta di giochi e ribellione.

 

Il primogenito è più intelligente? 

Il primogenito ha un punto di quoziente intellettivo in più rispetto agli altri fratelli, ma la differenza è troppo limitata per avere effetti pratici nella vita di tutti i giorni. E' quanto emerso da uno studio pubblicato nell'autunno del 2015 sul Journal of Research in Personality, il più ampio che abbia mai analizzato il rapporto tra ordine di nascita, personalità e intelligenza. Come spiegano gli autori, un team di ricercatori della University of Illinois, le differenze emerse dallo studio, per quanto statisticamente rilevabili, sono però troppo basse per avere effetti concreti sulla vita delle persone, e confermerebbero quindi che gli stereotipi su primogeniti e secondogeniti, presenti in moltissime famiglie, non sono altro che questo: stereotipi.

 

Allo studio hanno partecipato oltre 370 mila ragazzi dei licei americani, di cui i ricercatori hanno calcolato il quoziente intellettivo e analizzato i tratti portanti della personalità, tenendo conto di una lunga serie di fattori, come lo status socio-economico della famiglia di provenienza, il numero di fratelli e la differenza di età tra di loro, che avrebbero potuto influenzare i risultati. Come abbiamo detto, l'analisi ha rivelato alcune caratteristiche correlate, almeno in media, alla primogenitura: un punto di q. i. in più, e una personalità più estroversa, disponibile, coscienziosa e meno propensa a soffrire di ansia. Sia per l'intelligenza che per la personalità, hanno concluso i ricercatori, si tratta però di differenze infinitesimali.

 

Il figlio più piccolo: creativo e ribelle


Il piccolino di casa si distingue nettamente dai maggiori: è il più creativo e spesso ribelle.
 "I figli piccoli sono spesso manipolatori, estroversi, eccellenti venditori. Imparano a farla franca fin da subito e sanno destreggiarsi tra le persone", spiega Leman. 
 Ma come precisato da Patrick R. Cundiff dell'università della Pennsylvania (Usa) non c'è nessuna relazione tra ultimo nato e delinquenza (correlazione suggerita da credenze popolari).

Leggi anche: Tutti i vantaggi di avere un fratello maggiore

 

Il figlio di mezzo, il più socievole e negoziatore


Secondo un articolo  pubblicato da un team di psicologi nel 2010 su "Journal of individual psychology",  il figlio di mezzo sviluppa buone abilità sociali. Si trova a suo agio sia con i bambini piccoli sia con i grandi. 

 

Inoltre, proprio perché sta a metà tra il fratello maggiore e quello piccolo, il figlio di mezzo è un grande negoziatore e lavora per trovare sempre un compromesso, spiega Leman. Difficile domarlo, ma ha il pregio di credere nel valore dell'amicizia.

 

 

Come si devono comportare i genitori?


La vera missione di mamma e papà è aiutare i figli nel loro unico "viaggio". Così afferma Gail Gross, esperto nello sviluppo del bambino. "I bambini devono essere abituati a trovare il proprio destino, quale che sia il ruolo che hanno all'interno della famiglia". 
Dare valore agli aspetti che rendono unici i propri figli, rispettarne i punti di forza e le debolezze, trattarli ognuno in un modo diverso, nel modo migliore.
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