Salute

Reflusso gastroesofageo nel bambino

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19 Marzo 2014
Il reflusso è un’evenienza frequente e fisiologica nel lattante, per l’alimentazione liquida e per l’immaturità del cardias. In una minoranza di casi però può persistere e dar luogo alla malattia da reflusso, da curare con farmaci specifici
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Che cos'è il reflusso gastroesofageo

Per reflusso gastroesofageo si intende il passaggio di materiale gastrico dallo stomaco all’esofago, che si manifesta con rigurgito e, più raramente, anche con vomito. Il reflusso può essere fisiologico o può identificare una vera e propria malattia, chiamata malattia da reflusso.

Il reflusso fisiologico di solito si risolve da sé entro i 12-18 mesi di vita

Il reflusso fisiologico interessa fino al 70% dei bambini al quarto mese di vita ed è dovuto all’alimentazione liquida e all’immaturità del cardias, la valvola posta tra esofago e stomaco che dovrebbe impedire la risalita di cibo. “Il reflusso non disturba questi bambini, che si alimentano e crescono bene” dice il prof. Arrigo Barabino, primario di gastroenterologia pediatrica presso l’Ospedale Gaslini di Genova; “in genere si risolve da sé entro il 12°-18° mese, con l’introduzione di cibi solidi e con la maturazione del cardias”.

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Una minoranza di bambini può continuare a presentare rigurgiti oltre 12-18 mesi, sviluppando la malattia da reflusso

In questo caso la parete dell’esofago, a contatto con gli acidi gastrici, si può infiammare provocando bruciore e dolore soprattutto durante la deglutizione, inducendo il bambino a rifiutare il cibo e provocando di conseguenza un calo di crescita. Il bambino inoltre può lamentare dolore e bruciore alla bocca dello stomaco o dietro lo sterno, senso di acido in bocca, fino a rigurgito o vomito con sangue, che può provocare a lungo andare anemia da carenza di ferro.

Le cause del reflusso dopo i 12 mesi: cardias poco tonico, scarsa motilità dell’esofago, ma anche obesità e stress

A causare il reflusso dopo l’anno di età possono intervenire vari fattori: una mancata maturazione del cardias, che è poco tonico e si rilascia quando non dovrebbe, un difetto della motilità dell’esofago o un ritardo di svuotamento dello stomaco; ma possono influire anche l’obesità, a causa dell’aumento della pressione gastrica, dovuta all’adipe della parete addominale, così come lo stress, per le strette connessioni tra cervello e intestino che possono interferire sulla motilità del tubo digerente.

In casi decisamente più rari, alla base del problema potrebbero esserci malformazioni delle prime vie del tratto digerente.

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Il reflusso fisiologico non richiede cure, la malattia da reflusso si cura con farmaci specifici

Il reflusso fisiologico che compare prima dell’anno di età non richiede terapia: se il bambino è allattato al biberon, possono esser d’aiuto i latti AR (anti-rigurgito), ispessiti con amido o farina di carruba. Per la malattia da reflusso, l’approccio è diversificato a seconda dell’età: nel bambino piccolo, che non è in grado di riferire i suoi sintomi, può esser necessario effettuare indagini specialistiche per la conferma diagnostica.

Dopo i 6 anni circa, invece, la diagnosi è formulabile solo su base clinica ed in tal caso si prova a somministrare, per un ciclo di due settimane, farmaci specifici antireflusso, cioè i cosiddetti inibitori della pompa protonica (la sigla inglese è PPI), che bloccano la produzione di acido dello stomaco: se si riscontra un miglioramento, si prosegue la cura per un paio di mesi.

Nella gran parte dei casi il problema si risolve dopo la terapia completa; “se invece non si ha miglioramento o si verifica una ricaduta dopo un ciclo completo di terapia, è necessario ricorrere a indagini specialistiche, come una radiografia esofago-stomaco-duodeno (per escludere malformazioni alla base del reflusso) ed una pHmetria o pHimpedenzometria, cioè un esame che nelle 24h registra i reflussi con un sondino naso gastrico collegato ad piccolo computer portatile” dice il prof. Barabino. Sarà lo specialista a decidere in tal caso come procedere.

Per i bambini più grandicelli: no bevande gasate, cioccolato e menta. No agrumi e pomodori

Alcuni consigli alimentari possono servire per prevenire il reflusso o alleviare un po’ il senso di bruciore, fermo restando che se la mucosa dell’esofago è particolarmente irritata il trattamento farmacologico è inevitabile: è bene evitare ad esempio le bevande gasate, che dilatano lo stomaco, così come cioccolato e menta, che possono agire sulla pressione dello sfintere; no anche ai cibi acidi, come agrumi e pomodori, che provocano bruciore alla mucosa già irritata e possono far peggiorare il disturbo.

“Una volta risolta l’infiammazione, però, il bambino può tranquillamente tornare a mangiare di tutto” conclude il gastroenterologo.

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