La parola agli esperti

Nanna, mamme adattatevi ai ritmi dei lattanti

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03 Maggio 2013
Il parere di Riccardo Davanzo, neonatologo presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste ed esperto di allattamento al seno..
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Più i bambini sono piccoli, più hanno bisogno di stare vicino alla mamma, soprattutto se sono allattati al seno. Ecco allora che possono svegliarsi anche numerose volte durante la notte: ignorare tali esigenze o pretendere di ‘educarli’ al sonno è controproducente per loro e più stressante per le mamme; molto più semplice offrire loro il seno e tenerli accanto a sé quando richiedono la vicinanza della mamma: sentire soddisfatte le proprie richieste infonde sicurezza e magari li porterà a dormire un po’ di più. Questo in sintesi il parere di Riccardo Davanzo, neonatologo presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste ed esperto di allattamento al seno.

I risvegli notturni sono normali. I neonati, specie se allattati al seno, possono svegliarsi durante la notte per tanti motivi: perché hanno fame, perché sentono il pannolino bagnato, hanno male al pancino, oppure vogliono semplicemente essere rassicurati dal contatto con la mamma. “La maggior parte di queste esigenze sono soddisfatte in pieno dall’attaccarsi al seno materno” risponde Riccardo Davanzo, “quindi allattarlo è la miglior risposta da parte della mamma. Si tenga presente inoltre che il latte materno varia per composizione e per quantità nel corso delle poppate ed è il bambino a modulare la suzione in base ai suoi bisogni, a differenza dei bambini allattati artificialmente, che assumono sempre la stessa quantità e la stessa composizione di latte ad ogni poppata e questo li porta ad avere un sonno più prolungato rispetto ai bambini allattati al seno. Questo significa che nei primi giorni (talora prime settimane) un lattante può richiedere il seno anche più di 12 volte al giorno, senza sostanziale differenza tra il giorno e la notte. Man mano che incominciano a interessarsi al mondo che li circonda e ad interagire con gli adulti, può darsi che si allineino sui ritmi dei ‘grandi’, ma può anche darsi che durante il giorno siano talmente presi dalle loro attività che si dimentichino quasi di mangiare a sufficienza, per poi recuperare durante la notte. Insomma, non c’è una regola valida per tutti ed ogni bambino può avere i suoi ritmi”.

È giusto assecondare le sue richieste. Soprattutto nei primi tempi, l’atteggiamento migliore da parte della mamma è senz’altro quello di assecondare le richieste del bebè: “E’ meglio per il bambino ma alla fine è più conveniente anche per la mamma” fa notare il neonatologo: “Se il neonato di notte si sveglia e piange, ma la mamma si ostina a volergli ‘insegnare’ ritmi di sonno o poppate più regolari, senza rispondere alle sue richieste, ecco che il bambino continua a piangere ancora di più, la mamma si innervosisce e comunque non riesce a dormire… insomma, è un circolo vizioso che stressa genitori e figli. Non è più semplice offrirgli il seno quando lo richiede e tenerlo accanto se richiede la vicinanza della mamma? Vedendo soddisfatte le sue esigenze, il bambino si placherà e magari ‘tirerà’ qualche ora in più. Per gestire al meglio i risvegli notturni, la soluzione più conveniente è mettere la culla attaccata al proprio letto, oppure, in certe notti più ‘difficili’, tenere il bebè con sé nel lettone”.

Il metodo Estivill? Meglio lasciar perdere! Da alcuni anni si è molto diffuso tra le mamme un libro dal titolo "Fate la nanna", scritto da Eduard Estivill, che in sintesi suggerisce di mettere il bambino a letto ancora sveglio e attendere intervalli di tempo ben precisi prima di ritornare al suo capezzale, anche se piange, in modo da ‘educarlo’ ad addormentarsi da solo; lo stesso metodo andrebbe seguito se si sveglia durante la notte. “Personalmente lo considero un metodo disumano” osserva Davanzo: “il pianto è un segnale di richiamo che l’essere umano utilizza innanzitutto per reclamare le attenzioni della mamma affinché lei non si dimentichi del suo ‘cucciolo’. Se il bambino che piange non vede soddisfatta la sua richiesta, magari a poco a poco smetterà, perché capisce che piangere non serve a niente e si rassegna a non chiedere più. E’ quel che spesso succedeva o forse ancora succede in alcuni orfanotrofi, dove difficilmente i bambini piangono...”

Accettare con serenità gli ‘stravolgimenti’ dell’arrivo di un bebè. È anche vero tuttavia che la mamma non può soddisfare sempre tutte le richieste del bebè… “L’educazione è un processo lungo, è la capacità che i genitori hanno di modulare le richieste del figlio, a seconda dell’età” fa notare Davanzo: se all’inizio sarà giusto assecondarlo in tutte le occasioni, col passare del tempo si cercherà di discernere quando è bene accontentarlo e quando si tratta solo di un capriccio. Ma non rispondere affatto per partito preso a nessuna delle richieste del bambino è una situazione educativa estrema che non ritengo accettabile! Il fatto è che noi genitori siamo abituati ad avere i nostri ritmi e la nostra libertà, e quando abbiamo un figlio ci aspettiamo che si inserisca senza problemi in questi ritmi e accetti le nostre regole. Forse le mamme dovrebbero porsi meno interrogativi e accettare pacificamente uno stravolgimento delle proprie abitudini, almeno nei primi mesi: riuscirebbero a godersi di più l’esperienza della maternità!”

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