La parola agli esperti

Nanna, rispettare i ritmi del bambino e la regolarità negli orari

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03 Maggio 2013
I consigli di Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro del Sonno presso l’Istituto San Raffaele di Milano.
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Rispettare i ritmi dei bambini, essere regolari negli orari di nanna e risveglio, farli addormentare nel proprio lettino e non intervenire troppo quando si svegliano: se si osservano queste regole, i bambini impareranno a poco a poco ad addormentarsi da soli e dormire serenamente. Questi i consigli suggeriti ai genitori da Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro del Sonno presso l’Istituto San Raffaele di Milano.

Innanzitutto, rispettiamo i suoi ritmi! “La prima regola da osservare è proprio quella di essere regolari” premette l’esperto. “E’ importante infatti che la giornata del bebè sia scandita da ritmi ben precisi e che la regolarità sia rispettata anche negli orari della nanna: il bambino risente molto della ripetitività e della routine, che gli infondono sicurezza e lo aiutano ad addormentarsi serenamente. Nei limiti del possibile, gli orari andrebbero rispettati anche nel weekend, senza pretendere che il bambino si adatti alle nostre abitudini di adulti, andando ad esempio a dormire troppo tardi (nella speranza che dorma fino a tarda mattina!) o saltando i suoi appuntamenti intermedi con la nanna: teniamo presente che, se arriva alla sera troppo stanco, potrebbe diventare irritabile e fare ancor più fatica ad addormentarsi! Prima di stabilire gli orari della nanna, però, cerchiamo di scoprire che tipo di dormitore è nostro figlio: ognuno di noi ha infatti una sorta di orologio biologico interno, che scandisce i ritmi di sonno e di veglia. Ci sono i ‘gufi’, che amano fare le ore piccole e al mattino si risvegliano più tardi, e le ‘allodole’, che la sera crollano più presto, per poi svegliarsi all’alba. Se il nostro bambino la sera non vuole addormentarsi, può darsi che abbia un ciclo di sonno ritardato: una volta scoperto, non cerchiamo di forzarlo a tutti i costi, sarebbe inutile. Basta spostare un po’ gli orari”.

A nanna nel suo letto, con i rituali della buonanotte. Prima di mettere a letto nostro figlio, ripetiamo ogni sera qualche gesto che lo accompagni dolcemente verso l’addormentamento: fare un bagnetto rilassante, cantargli una ninnananna, leggere una favola per un paio di minuti. Giunta l’ora della nanna, saprà già che lo attende qualcosa di piacevole, che lo aiuterà a rilassarsi. Una volta terminata la fase dei rituali, però, è importante che il bambino si abitui ad addormentarsi da solo nel suo lettino: anche la fase dei rituali non deve durare troppo, altrimenti dopo non vorrà più staccarsi. Per rendere più dolce il momento della separazione dalla mamma, può essere d’aiuto un carillon, un peluche (ma solo dopo i 6 mesi) o una lucina, da lasciare accesa durante la notte: l’importante è che si tratti di un punto luce molto tenue, altrimenti potrebbe interferire con il rilascio della melatonina, un ormone che favorisce il sonno e che si attiva proprio con il buio. Per conciliare il sonno, inoltre, nelle ore serali bisogna evitare di fare giochi o attività troppo stimolanti, che possono eccitare il bambino. Anche i rumori dovranno essere attenuati, a meno che non si tratti di rumori di sottofondo abituali, come la lavastoviglie o la tv (a volume basso!) che, proprio perché familiari, possono contribuire a rassicurare il bebè.

Il metodo Estivill? Un buon metodo. Anche a Luigi Ferini Strambi abbiamo chiesto cosa ne pensa del metodo Estivill. “E’ un metodo valido, che aiuta a sviluppare il meccanismo autoconsolatorio, mette cioè il bambino nella condizione di addormentarsi – o riaddormentarsi se si sveglia di notte - senza bisogno dell’adulto. Certo, se il bambino si sveglia è necessario fargli sentire la propria presenza, fargli capire che non è abbandonato, ma l’aspetto consolatorio va ridotto al minimo: va bene andare al suo capezzale, fargli una carezza, mettergli la mano sul pancino, ma senza prenderlo in braccio e cullarlo. Insomma, cercare di interferire il meno possibile ed evitare di approfondire il contatto: il bambino deve acquisire fiducia nella propria capacità di addormentarsi da solo”.

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