Attaccamento sicuro

Un romanzo terapia per aiutare chi ha avuto un rapporto difficile con la madre

attaccamento
07 Maggio 2018
Secondo la teoria dell'attaccamento nei primi anni di vita si pongono le fondamenta per le relazioni future. Eppure anche se si ha avuto una madre anaffettiva si può ritrovare una propria stabilità. Ma per farlo serve ripercorrere ed elaborare quel dolore infantile. Ad aiutarci in questo percorso il libro "Zitta!": un romanzo terapeutico scritto da Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva insieme a Barbara Tamborini, psicopedagogista. 
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La relazione d'amore con la propria madre è fondamentale per la vita futura. Eppure può capitare che questo rapporto non vada oltre alle semplici cure parentali e rimanga anaffettivo.

Questo è quello che succede ad Angela. La mamma fa fatica ad amarla e lei diventa ben presto la "spreferita" tra i figli, la pecora nera della famiglia.

Angela è la protagonista di "Zitta!" (Mondadori). Un romanzo scritto da Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, con la moglie Barbara Tamborini, psicopedagogista.

 

Ma non è semplice fiction: l'ambizione del racconto è quella di aiutare proprio chi ha vissuto da bambino questo rapporto disfunzionale con i genitori e ha necessità di sanare questo trauma infantile.

 

Il libro ripercorre la vita di Angela bambina e del non rapporto con la madre e poi la segue da adulta con tutte le sue problematiche: il non aver avuto un attaccamento sicuro con la figura materna la porta a fare danni nella vita amorosa, sul lavoro e anche quando diventa a sua volta mamma fatica a gestire la figlia in maniera adeguata. 

 

Al termine di ogni capitolo dedicato alle vicende della protagonista c'è un approfondimento: 15 parole chiave come: gelosia, intimità, fuga, rabbia... che servono per aiutare il lettore nel suo percorso di autoterapia. 

 

Perché a un genitore potrebbe essere utile la lettura di questo libro?

"Non è il solito un manuale di parenting, ma è da qui che siamo partiti. 

Infatti questa storia vuole essere utile per chi diventa madre o padre e ha bisogno di recuperare il vissuto del bambino che è stato, in modo da non ripetere  gli errori dei propri genitori" spiega Pellai.

 

Come si fa a rielaborare la propria infanzia attraverso questa storia?

"La lettura di un libro è sempre terapeutica, perché attraverso il protagonista il lettore può identificarsi e rivivere emozioni e dolori. In questo caso oltre alla storia di Angela il lettore è aiutato nel percorso terapeutico da domande dirette che si trovano negli approfondimenti. Per esempio, nel capitolo dedicato all'attaccamento viene chiesto lo stile con cui i genitori trattavano il nostro pianto: si innervosivano e lo chiamavano capriccio o rispondevano in maniera adeguata?

E poi si suggerisce un'azione concreta: ad esempio, scrivere una lettera al  genitore con quello che avremmo voluto dirgli da ragazzi, e poi, anziché spedirla, si consiglia di farla leggere al proprio compagno, in modo che ci aiuti in questo percorso di consapevolezza. 

 

Il dolore più lo attraversiamo, lo comprendiamo e lo consapevolizziamo, più lo svuotiamo, e questo ci porta a provare un grande senso di libertà.

Significa lasciare il passato alle spalle, quello che è stato è stato, abbiamo sofferto, ma oggi vogliamo agire diversamente da quel copione.

 

Quindi chi ha avuto un'infanzia difficile può superare il trauma?

Certamente. Si può aver avuto una pessima partenza, ma il presente dipende da noi. 

Un esempio è Chiara, la figlia di Angela, che nonostante le mancanze della madre ce la fa, funziona bene perché si fa una ragione della situazione e capisce i limiti del genitore, sviluppando una sana resilienza.

 

E se un genitore capisce che ha commesso degli errori quando il figlio era piccolo, è ancora in tempo per recuperare?

"Sì. Sappiamo che i primi due-tre anni di vita sono quelli in cui costruiamo le fondamenta della nostra vita, ma è anche vero che il nostro cervello risponde alla regola della neuroplasticità e della flessibilità, il che significa che possiamo sempre reimparare e cambiare.

Questo vale per chi è genitore e si rende conto dei propri errori, è sempre in tempo a recuperare il rapporto con il figlio iniziando a correggere i comportamenti che fanno male a un bambino e mettere in atto azioni positive.

Anche in età adulta, non è mai troppo tardi per pronunciare le parole giuste che risistemano tutto".