Svezzamento

Svezzamento: le indicazioni del Ministero della salute

Di Irma Levanti
svezzamento
28 Giugno 2019
Quando iniziare, cosa proporre, con quale ordine introdurre gli alimenti, quale latte scegliere. Guida allo svezzamento secondo i documenti del Ministero della salute
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Il Ministero della salute affronta lo svezzamento dei bambini in alcuni documenti, tra i quali la guida per le famiglie Bambine e bambini del mondo e le faq relative a Corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia. Vediamo tutte le indicazioni.

 

Che cos'è lo svezzamento

 

Anche chiamato divezzamento o ”avvio dell’alimentazione complementare”, lo svezzamento è il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad un’alimentazione semi-solida e poi solida, caratterizzata dalla progressiva introduzione dei cosiddetti “alimenti complementari”, cioè alimenti diversi dal

latte.

 

 

Quando iniziare

 

ll Ministero della Salute raccomanda che lo svezzamento sia avviato, ordinariamente, dopo i primi sei mesi compiuti. Ma attenzione: non si tratta di far scattare un'ora X ben precisa.

 

“Non esiste un momento preciso e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare il divezzamento: il timing adatto per l’introduzione dei primi cibi diversi dal latte dipende da numerose variabili individuali, tra le quali le specifiche esigenze nutrizionali del bambino, il suo sviluppo neurofisiologico e anatomico, la crescita, il rapporto mamma-bambino, le esigenze specifiche della mamma e il contesto socio-culturale”.

 

 

Una delle ragioni principali per le quali a un certo punto occorre abbandonare l'alimentazione esclusivamente lattea è che questa, da sola, non basta più a soddisfare le richieste nutrizionali del lattante, soprattutto per quanto riguarda micronutrienti come ferro e zinco.

 

Per quanto riguarda il ferro, i nati a termine allattati esclusivamente al seno ne mantengono solitamente scorte sufficienti per i primi 6 mesi. Nelle categorie a rischio di carenza (per esempio lattanti nati prematuri) è preferibile attuare una supplementazione individualizzata di ferro piuttosto che anticipare lo svezzamento. 

 

Come comportarsi con l'allattamento al seno


Se la madre ha allattato al seno il proprio bambino, svezzamento non deve per forza significare fine dell'allattamento, che rimane il modo migliore per dare al bambino, allo stesso tempo, nutrimento e sicurezza, cioè un riferimento affettivo rilevante per l’acquisizione dell’autonomia.

 

Se la madre lo desidera, l’allattamento al seno potrà quindi continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e come ribadito dal Tavolo tecnico sull'allattamento al seno del Ministero della salute. Il bambino allattato oltre il secondo anno di vita, sottolinea il ministero, "non va visto come un bambino viziato e sua madre non deve ritenere di limitare la sua maturazione e la sua autonomia".

 

Nelle sue faq sull'alimentazione del bambino, il Ministero della salute ricorda inoltre che il latte materno offre vari benefici:

 

per il bambino:

  • un ruolo protettivo contro le infezioni gastrointestinali e respiratorie e la morte in culla (SIDS o sudden infant death syndrome), o la riduzione dell’incidenza di alcuni tumori pediatrici (in particolare linfomi e leucemie), la riduzione del rischio futuro di obesità, di diabete tipo 2, di malattie cardiovascolari;
  • un effetto positivo sullo sviluppo neuro-cognitivo.

 

per la madre:

  • la riduzione del rischiodi cancro al seno e all’ovaio e del diabete mellito di tipo 2;
  • una maggiore capacità in età senile di far fronte all’osteoporosi e alle sue complicanze perché l’apparato scheletrico si è “abituato” al rilascio di calcio durante il periodo dell’allattamento;
  • una opportunità per ritornare più velocemente al peso precedente alla gravidanza, considerando la spesa energetica necessaria per la produzione di latte.

 

 

In quale ordine vanno introdotti gli alimenti


L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento non riveste più l’importanza che un tempo gli veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli.

 

Fino a pochi anni fa si preferiva fornire indicazioni molto precisa sull'ordine e il momento di introduzione dei vari alimenti, per ridurre il rischio di allergie. Oggi i risultati della ricerca scientifica ci fanno sapere che limitazioni di questo tipo non hanno senso: posticipare (o anticipare) l'introduzione di determinati alimenti non influenza il rischio di sviluppare allergie.

 

 

Come introdurre gli alimenti durante lo svezzamento

 

Non esistono modalità e menù definiti per iniziare il divezzamento. Diversi modelli alimentari possono portare a soddisfare i fabbisogni nutrizionali del bambino tra 6 mesi e 3 anni. Va favorita l’interazione tra le preferenze della famiglia, le indicazioni del pediatra ed il contesto socio-culturale e tradizionale per aiutare il bambino a sviluppare il proprio gusto e lescelte alimentari personali nell’ottica di una alimentazione corretta.

 

I cibi vanno offerti con il cucchiaino, senza forzare il bambino, consentendogli eventualmente di toccare cibo nel piatto e mangiare con le mani.

 

Non si deve insistere se non gradisce qualche alimento ma alternare cibi diversi per colore, sapore e consistenza. Il cibo inizialmente non accettato va però riproposto con pazienza in giornate successive, eventualmente preparato in modo diverso.

 

E’ importante che il bambino mangi seduto con la schiena eretta (preferibilmente nel seggiolone) per evitare il rischio di soffocamento e per permettergli di partecipare attivamente al pasto, toccando e anche pasticciando con il cibo.

 

Entro i 9-12 mesi il bambino dovrebbe aver provato un’ampia varietà di cibi e di sapori, abituandosi progressivamente a consumare oltre al latte, altri due pasti principali (pranzo e cena) e uno-due spuntini. Le porzioni vanno adeguate per l’età del bambino: in queste indicazioni il pediatra curante può essere di valido supporto.

 

 

L'acqua durante lo svezzamento


Oltre al latte, durante il divezzamento il bambino deve bere acqua evitando bevande con zuccheri aggiunti che sono un fattore predisponente per lo sviluppo di carie ed obesità.

 

Il latte vaccino non è raccomandato nel primo anno di vita per il rischio di sbilanciare l’apporto proteico alimentare complessivo e, inoltre, perché può causare carenze di ferro.

 

 

Cosa evitare durante lo svezzamento


Agli alimenti offerti durante lo svezzamento non vanno aggiunti:

  • zucchero: può favorire le carie;
  • sale: è già contenuto a sufficienza nei cibi;
  • miele: mai sotto l’anno di vita perché potrebbe contenere un germe molto pericoloso, il botulino.

Meglio inoltre evitare alimenti a contenuto ridotto di grassi come certi tipi di latte e yogurt, perché il grasso è importante per un organismo in crescita, specialmente per il cervello. Fondamentale a questo proposito l'aggiunta a ogni pasto di olio extra vergine d'oliva (a crudo!).

 


Cosa può mangiare il bambino dopo l'anno di vita


Compiuto l’anno di vita il bambino può mangiare molti dei cibi destinati al resto della famiglia, sempre se gli vengono offerti in forma e consistenza facili da masticare e da deglutire e preparati senza sale e zucchero.

 

Tuttavia, il bambino dopo i 12 mesi non può essere considerato un piccolo adulto ma ha esigenze nutrizionali specifiche che il pediatra condividerà con i genitori.

 

Solo dopo l’anno di vita, ove non sia ancora in corso l’allattamento materno, può essere introdotto il latte vaccino intero come componente lattea della dieta, che comunque non dovrebbe essere assunto in quantità superiori ai 200-400 ml/die, per evitare un eccessiva assunzione di proteine.


L’apporto energetico complessivo, tra 1 e 3 anni, deve essere adeguatamente ripartito tra i diversi macro-nutrienti. Secondo le recenti indicazioni dei “Livelli di Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione” dovrebbe derivare per il 50% dai carboidrati, per il 40% dai grassi e solo per circa il 10% dalle proteine.

 

Riguardo ai cibi che apportano carboidrati, è opportuno moderare il consumo di alimenti e bevande con zuccheri aggiunti (che non andrebbero dati ai bambini sotto i due anni).

 

Per quanto riguarda i grassi, 2-3 porzioni di pesce grasso (pesce azzurro, trota, salmone) alla settimana consentono di raggiungere le assunzioni raccomandate di grassi omega 3 a lunga catena, come DHA.