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Bambini nervosi e agitati, 5 situazioni che li stressano e le strategie per calmarli

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23 Dicembre 2014 | Aggiornato il 13 Febbraio 2018
Dallo shopping nel supermercato all’ansia da separazione, dalla mamma stressata alla mancanza di attenzione alla stanchezza: ecco come far rilassare il bambino in 5 situazioni che possono innervosirlo
 

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Pianti, lacrime, urla, grida, strepiti. Poi singhiozzi. E poi pianti, lacrime, urla, grida, strepiti. A volte non si sa veramente a che santo votarsi per calmare un bebè, per farlo rilassare, per aiutarlo a dormire. Soprattutto perché, nella grande maggioranza dei casi, non è chiaro di che cosa abbia bisogno: ha fame? Ha sonno? Ha le coliche? È infastidito da qualcosa? Ha paura? È stressato? Domande alle quali spesso non si trova una risposta immediata, e così pianti, lacrime, urla, grida, strepiti continuano. E in un circolo vizioso, più il bimbo piange più sale il livello di stress della mamma (o del papà), e più la mamma è stressata più il bimbo piange. (Leggi anche 8 trucchi per calmare il neonato che piange spesso)

 

Ecco allora che bisogna utilizzare alcune “strategie”, prima di tutto per calmare se stessi, e poi solo in un secondo momento per tranquillizzare il bambino. Altrimenti il rischio è quello di un’escalation di stress, frustrazione e rabbia che possono portare persino a far male al bimbo: non a caso la sindrome da scuotimento è, secondo Pietro Ferrara, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Roma e docente di Pediatria presso l’Istituto di Clinica Pediatrica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università Campus Bio-Medico di Roma, “una delle principali cause di morte nel primo anno di vita; il 30% dei piccoli scossi violentemente muore e l’80% riporta gravi danni permanenti: emorragie cerebrali, disabilità, paralisi, cecità”. (Potrebbe interessarti Dieci consigli per una maternità serena)

 

Come comportarsi, allora, per tranquillizzare i bambini? Secondo Cathi Propper, ricercatrice al dipartimento di Scienze dello sviluppo dell’Università del North Carolina, intervistata da Parents.com, “grazie al supporto dei genitori, i bambini imparano gradualmente, nel primo anno di vita, ad affrontare episodi di stress”. Ma fino a quando non sono in grado di far fronte da soli a questi momenti, c’è bisogno dell’aiuto di mamma o papà. Per la studiosa sono cinque le situazioni-tipo durante le quali un bambino può improvvisamente mettersi a piangere e urlare senza apparente motivo.

 

1. Shopping in un supermercato affollato

Luci, rumori, estranei che si avvicinano, voci sconosciute, suoni… Se in alcuni casi possono funzionare come calmante, spesso invece causano ai bebè un corto-circuito sensoriale. A questo punto la cosa migliore da fare è trovare velocemente un angolo tranquillo e coccolare il piccolo allattandolo.

 

Quando si è fuori casa, poi, è sempre meglio portare con sé una sciarpa o un lenzuolino impregnati dell’odore della mamma: secondo uno studio del Gettysburg College in Pennsylvania, gli odori familiari aiutano i bambini a calmarsi più velocemente.

 

2. Mancanza d’attenzione

Il piccolo può iniziare a disperarsi anche in situazioni in cui non gli prestate la vostra totale e completa attenzione. Ad esempio, se siete al telefono e il bebè non ottiene immediata risposta a un sorriso o a un richiamo, può iniziare a piangere per la frustrazione poiché si sente ignorato. La soluzione è quella di fargli sentire la vostra presenza. Non smettendo di parlare al telefono: basta semplicemente sorridergli o agitargli un sonaglino. (Guarda anche Amore materno, 5 consigli per costruire un buon legame affettivo con il proprio bambino)


3. Stanchezza

Come voi, anche i bambini possono diventare tesi, suscettibili e irritabili quando sono esausti. La soluzione è muoversi: prendete in braccio il bambino e cullatelo con veloci movimenti ritmici, come se foste su una pista da ballo con musica rock in sottofondo. Cullarlo dolcemente, infatti, in questi casi non funziona.

 

Durante la bella stagione, invece, è consigliabile uscire e fare una passeggiata nel parco: il rumore bianco della natura, assieme al movimento del passeggino, calma il bambino.
 

4. Ansia da separazione

Soprattutto tra i 6 e gli 8 mesi, il piccolo può soffrire di ansia da separazione se lasciato con una persona che gli è sconosciuta, come può essere una babysitter. E può iniziare a piangere disperatamente.

 

La soluzione, in questo caso, è preventiva: bisogna introdurre gradatamente con il bambino le persone alle quali si desidera affidarlo. Esattamente come succede con l’inserimento all’asilo. (Leggi anche Voglio sempre la mamma!)

 

5. La mamma è stressata

Se voi per prime non siete rilassate, tanto meno lo sarà il vostro piccolo. “I bambini – spiega Elizabeth Pantley, autrice del libro ‘Il sonnellino senza pianti’ – cercano nei loro genitori risposte ai misteri della vita. E quando voi date segni di stress, il piccolo crede che ci sia qualcosa di cui avere paura. E piange per chiedere aiuto”.

 

La soluzione non è quella di nascondere le proprie emozioni, ma di mostrare al piccolo che, anche se si è stressati, ci si può calmare. Un buon modo per farlo è quello di scoprirgli il pancino, appoggiarvi le vostre labbra e soffiare dolcemente. La sensazione di solletico calmerà lui, e la respirazione profonda necessaria per soffiare allevierà il vostro stress. (Guarda anche SOS mamme, stress sotto controllo)

 

Se invece il bebè è già calmo e tranquillo, e volete semplicemente farlo rilassare, magari per favorire il sonno, potete ricorrere al massaggio. Fatelo partendo dai piedini fino ad arrivare alla testa, massaggiando delicatamente e continuando a parlare al vostro piccolo mentre lo massaggiate: per il bimbo è un’esperienza estremamente piacevole e rilassante, che lo aiuterà ad addormentarsi profondamente in poco tempo.

 

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