Ereditarietà

Le somiglianze del bambino: uguale a mamma o a papà?

genitori-figli
08 Luglio 2008
Gli occhi della mamma, il fisico del papà e la forma del viso del nonno o della nonna. Le somiglianze sono soltanto frutto della nostra immaginazione oppure è davvero possibile riconoscere i tratti tipici della famiglia? Abbiamo raccolto per voi elementi interessanti sull’argomento ereditarietà.
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Come sarà il mio bambino? Avrò le orecchie a sventola di papà?

Già dalle prime ecografie le future mamme e i futuri papà si ritrovano a confrontare il loro profilo con i tratti ombreggiati del loro piccolo nella pancia. E le supposizioni non si fermano qui: quale sarà il temperamento del nostro bambino? Sarà un bimbo intelligente, avrà doti musicali, sarà creativo? Sono tantissimi i desideri che proiettiamo su questo bambino non ancora nato e ci auguriamo che possa prendere da noi tutto il meglio. La verità: non abbiamo alcuna voce in capitolo. Per quante supposizioni si possano fare, nessuno è in grado di prevedere quale sarà l’aspetto o il carattere di un bambino.

L’aspetto del nascituro non può essere pianificato

In effetti sembra tutto semplice: un ovulo e uno spermatozoo si uniscono, le cellule si dividono – e il risultato è un omino in miniatura. (LEGGI ANCHE: Il ciclo della donna. Come funziona) Eppure questo atto della riproduzione presuppone infinite possibilità di combinazioni tra i geni. Se un bambino erediterà gli occhi blu della mamma o quelli marroni del papà, se svilupperà una tendenza all’obesità non dipende da un unico gene, ma dalla combinazione di numerosi geni.

Ne consegue che a ogni unione di ovulo e spermatozoo i geni si combinano in maniera sempre diversa e sempre in base al principio della casualità. Pertanto non potranno mai esserci due persone geneticamente identiche, a meno che non si tratti di gemelli omozigoti. Per certo si sa che alcuni caratteri del patrimonio ereditario sono “dominanti” rispetto ad altri. Un esempio: dall’unione di due persone che hanno rispettivamente gli occhi marroni e gli occhi blu, con molta probabilità nascerà un bambino con gli occhi marroni, poiché il carattere marrone è dominante sul blu.

Tutti i bambini si assomigliano?

Oggi si sa che l’ereditarietà non segue rigidamente le leggi formulate da Gregor Mendel nel 1865. Infatti, contrariamente a quanto si pensava in passato, l’ereditarietà di una caratteristica non dipende da un unico gene, bensì da più inserti. Pertanto ci possono essere delle eccezioni rispetto a quanto previsto dalle leggi di Mendel. Può quindi accadere che alcune caratteristiche, ad esempio le orecchie a sventola, “saltino” diverse generazioni. Quando finalmente il bambino nasce, tutto si concretizza. I genitori e tutti i parenti infilano la testa nella culla e trovano immediatamente tutte le possibili somiglianze: “La fossetta sul mento l’ha presa dalla mamma!”, “E questo taglio degli occhi – tutto il papà!”

I più scettici ora diranno: Che cavolate! I bambini si assomigliano tutti! E alcuni ricercatori danno loro ragione: secondo quanto scoperto dagli psicologi dell’Università della California di San Diego, affermare che la maggior parte dei bambini sono tali e quali alla madre o al padre non ha alcun senso. A oltre 100 persone sono state mostrate fotografie di bambini di diverse fasce di età ed è stato chiesto di abbinarli a tre possibili madri o padri. Il risultato: soltanto per una parte dei bambini di un anno le persone interpellate sono riuscite a stabilire delle somiglianze univoche – e precisamente con il papà!

È tutto il suo papà!

È possibile che ciò sia legato all’evoluzione, ipotizzano i ricercatori statunitensi: infatti, mentre la madre sa sempre che il bambino è effettivamente il suo, il padre non può mai esserne davvero sicuro. Se tuttavia riconosce nel piccolo i tratti della sua fisionomia, può vivere la paternità in modo più intenso.Secondo lo studio californiano ogni bambino non assomiglia ai propri genitori più di quanto non assomigli a qualsiasi altra coppia di genitori scelti a caso. Questa asserzione suona forse meno scioccante se si pensa che al patrimonio genetico del bambino contribuiscono non solo i genitori, ma l’intera schiera di antenati, i cui cromosomi hanno continuato a combinarsi nel corso dei secoli.

Il carattere: ereditato o acquisito?

Almeno nella stessa misura in cui si interessano all’aspetto esteriore, i genitori vorrebbero sapere quali “valori interiori” possono aver trasmesso ai propri figli: la loro intelligenza, la loro personalità, le loro capacità. Da oltre 150 anni genetisti umani, biologi, psicologi e genetisti del comportamento tentano di dare una risposta a questa domanda. Sempre più geni vengono individuati e la loro funzione identificata. Sempre più studi condotti su gemelli omozigoti e eterozigoti, nonché su famiglie adottive, tentano lentamente di far luce sul mistero. Tuttavia una risposta certa non esiste ancora. Troppe sono infatti le contraddizioni tra i singoli dati di fatto acquisiti. Dall’inizio delle ricerche sull’ereditarietà i pareri continuano a oscillare tra gli estremi opposti. Un giorno si dice: “Soltanto l’ambiente forma la personalità”, il giorno dopo: “Tutto viene ereditato”.Oggi gli studiosi più accreditati si sono accordati su una regola del 50 e 50. Dagli studi più recenti emerge che l’intelligenza di una persona ha una base genetica per il 40% circa, mentre il restante 60% si forma per effetto di fattori ambientali (quindi compagni di gioco, fratelli e sorelle, eventi che incidono sulla crescita). Una persona non viene quindi al mondo come un essere finito e immutabile, ma al contrario possiede un elevato potenziale di sviluppo.

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La predisposizione non è tutto

Ciò riguarda qualsiasi aspetto della vita: un bambino che ha ereditato dai genitori una certa debolezza nel leggere e scrivere può comunque diventare un topo di biblioteca se, ad esempio, tramite frequenti letture ad alta voce la sua insegnante riesce a trasmettergli il piacere per la lettura. Non tutto è comunque possibile: un bambino che nasce senza alcun talento musicale probabilmente non diventerà mai un secondo Mozart o Beethoven. Viceversa, anche la più grande predisposizione (musicale) serve a qualcosa solo se viene riconosciuta e sfruttata tempestivamente.

L'obesità è ereditaria?

Gli studiosi non sono concordi su quanto sia ereditaria la tendenza a ingrassare o l'obesità. Nessuno mette in dubbio che vi sia una componente ereditaria, ma non è chiaro se il rischio di ingrassare sia pari al 30, 50 o 70%.A favore dell’ipotesi di un forte influsso sociale parla il fatto che il numero delle persone grasse non è aumentato in modo lento e uniforme nel corso di diversi secoli, bensì repentinamente negli ultimi 10-20 anni. I bambini mangiano troppo, stanno seduti per troppo tempo davanti alla televisione o al computer, fanno poco movimento. Ciò non ha nulla a che fare con i geni. E anche se qualcuno ha una predisposizione per l’obesità, non è automatico che sviluppi questa condizione – a patto che mangi frutta e verdura in abbondanza, non frequenti i McDonald’s e faccia molto movimento.

I geni e l’ambiente

In determinate fasi della vita, geni e ambiente giocano un ruolo fondamentale, anche se diverso. I collaboratori del genetista del comportamento londinese Robert Plomin hanno scoperto che le famiglie nei primi due-tre anni di vita del bambino ne influenzano notevolmente lo sviluppo mentale. Una volta raggiunta l’età scolare, i geni riprendono il sopravvento.Il motivo: tra i cinque e i sei anni i bambini sono talmente autonomi da cercare condizioni ambientali adatte alle loro predisposizioni. Un bambino sportivo ad esempio nel corso della lezione di ginnastica verificherà quanto è bravo a lanciare o a saltare. Crescendo riuscirà a scegliere amicizie e attività per il tempo libero che gli consentano di sviluppare le proprie predisposizioni. Sempre partendo dal presupposto che i genitori non ostacolino le sue inclinazioni.

Ogni persona è unica nel suo genere

Anche in materia di personalità gli studiosi sono alla ricerca dei geni eventualmente responsabili di determinati tratti caratteriali. Coscienza di sé, socievolezza, scrupolosità – queste e altre caratteristiche vengono trasmesse ai figli dai genitori?Fino al 60%, dicono i ricercatori, e indipendentemente da quali caratteristiche si tratta. Per tutte infatti la probabilità di trasmissione ereditaria è la stessa. C’è però un dato di fatto che tutti gli studi e le scoperte scientifiche non possono cambiare: ogni persona è unica nel suo genere. Sebbene il genoma umano sia già stato completamente decodificato, lo sviluppo di una persona non potrà mai essere realmente controllato – al limite se ne potrà approfondire la conoscenza. Pertanto i futuristici scenari da horror secondo i quali presto sarà possibile “confezionarsi” il proprio figlio da soli, attribuendogli tutte le caratteristiche desiderate, anche in futuro rimarranno pura fantascienza.

Consulenza specializzata:Heike Wolf, dottoressa in psicologia e genetica del comportamento, titolare della cattedra di psicologia differenziale presso l’Università del Saarland a Saarbrücken;Babette Heye, dottoressa specializzata in genetica umana, clinica Rechts der Isar dell’Università tecnica di Monaco, Istituto di genetica umana