Vita reale

Famiglia: nuova vita a tre

Di Nostrofiglio Redazione
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8 luglio 2008
Quando aspettavamo un bimbo pensavamo: non appena arriverà il piccolo saremo automaticamente una famiglia. Ma ci sbagliavamo alla grande, perché avremmo dovuto rodare la nostra famiglia piano piano.

Nuoto sincronizzato

Fino alla nascita del nostro bambino io e il mio compagno eravamo una squadra affiatata. Come nel nuoto sincronizzato ci muovevamo all'ambito della giornata, passavamo senza problemi tra la dichiarazione dei redditi e le pulizie di primavera.So che il mio partner preferisce stendere una montagna di biancheria piuttosto che lavare tre piatti e lui sa che io preferisco stirare due ore piuttosto che starne un'ora ai fornelli. La nostra giornata era organizzata, i compiti suddivisi. Avevamo la sensazione di intenderci alla perfezione e siamo stati enormemente felici quando un nuovo membro del team ha annunciato il suo arrivo.

 

Con la nascita di Marco ci siamo resi conto che la mattina alle sei e mezza, quando il piccolo decide di iniziare la sua giornata, il nostro spirito di squadra non esiste. È allora che ci siamo accorti che nel letto ci sono due egoisti uno vicino all’altro.

Cambia tutto

Con la nascita di Marco ci siamo resi conto che la mattina alle sei e mezza, quando il piccolo decide di iniziare la sua giornata, il nostro spirito di squadra non esiste. È allora che ci siamo accorti che nel letto ci sono due egoisti uno vicino all’altro. Il primo che si muove si deve alzare. Nel weekend uno di noi fa colazione con Marco alle sette del mattino. In quei giorni non ci sentiamo una famiglia. Quando l’altro si sveglia alle dieci, quello con il primo turno è già stanco.

 

Gli errori

Il nostro più grande errore? Non volevamo cambiare le nostre regole di gioco, volevamo continuare a vivere come prima, ma con il piccolo. Con molta forza di volontà e ancor più egoismo ci eravamo riusciti per circa un anno e mezzo. Propositi come: “Devo ancora passare a prendere le foto in città, andare in quel negozio bio carinissimo, dal fornaio dall’altra parte del quartiere. E mi servono anche delle scarpe nuove” erano normali. Prima si faceva in un batter d’occhio, perché non ci si dovrebbe riuscire anche con Marco? Ma con la carrozzina e il piccolo annoiato questi tour erano una tortura per tutti i partecipanti.

 

Per andare in palestra come avevo deciso, rimandavo al sabato il mio shopping sfrenato quando il mio compagno era a casa. Non facevamo più colazione insieme, trascorrevamo metà del weekend separati. Raramente in quel periodo avevamo la netta sensazione di cosa fosse essere una famiglia.

 

Come staffettisti ci passavamo in mano i compiti a vicenda, senza pensare se quella fosse la nostra idea di famiglia

Non sono completamente sicura se Marco ha sofferto per il nostro comportamento poco sportivo. Eravamo lì per lui, lo coccolavamo, gli davamo tutto il nostro amore, ma spesso lo facevamo a turno. Mentre riordinavo la cucina, Marco costruiva uno scivolo Lego con Marco. Mentre io mettevo a letto Marco, il mio partner veniva velocemente nella sua cameretta a dargli il bacio della buonanotte prima dell’inizio del telegiornale. Come staffettisti ci passavamo in mano i compiti a vicenda, senza pensare se quella fosse la nostra idea di famiglia.

 

Cambiare le regole del gioco

Mi ricordo perfettamente il giorno in cui noi, campioni di sport individuali, ci siamo finalmente decisi a formare una squadra. Era un’altra di quelle mattine di colazione da genitori single. Avevo già vestito Marco e il mio compagno era seduto con gli occhi assonnati in accappatoio davanti al suo tè. Il sole splendeva e decidemmo di andare insieme a passeggiare. Un giro di tre ore, più di quanto avremmo pensato che nostro figlio resistesse.

 

Mentre Marco costruiva la casetta degli gnomi con coni d’abete ci confrontammo sulla nostra idea di famiglia: come ce la immaginavamo, cosa avremmo fatto volentieri insieme, quali erano le nostre esigenze, cosa si intendeva per tempo libero. E cosa consideravamo scorretto.

 

Da allora abbiamo un nuovo obiettivo di allenamento: ci siamo riproposti di creare un legame tra casette degli gnomi e desideri, tra la nuova vita a tre e le vecchie esigenze. Da noi non ci doveva essere più nessuna frustrazione da colazione, ma fair-play.

 

Una nuova vita a tre

Iniziamo con la colazione a tavola e finiamo alla sera quando è ora di portare a letto il piccolo: quando nostro figlio ci sveglia, ci alziamo insieme.

Per raggiungere un senso di appartenenza in una squadra, anche gli sportivi più in gamba devono saper mettere da parte il loro ego. E noi ci stiamo lavorando. Iniziamo con la colazione a tavola e finiamo alla sera quando è ora di portare a letto il piccolo: quando nostro figlio ci sveglia, ci alziamo insieme. Mentre uno di noi due va dal fornaio con Marco, l'altro prepara la colazione. E per le dieci tutta la squadra è pronta a scoprire cosa gli riserverà la giornata.

 

Abbiamo anche introdotto un nuovo rituale per la sera: se ci riusciamo, portiamo il piccolo a letto insieme. Indipendentemente dal fatto che alle sette della sera il mondo scopra le notizie del giorno, sui libri di Marco scopriamo sempre nuove piccole cose assieme a lui. E la suddivisione dei lavori la decide Marco: papà lava i denti, mamma deve cantare, a volte succede anche il contrario. Per molte altre famiglie è la normale quotidianità, per noi è come fosse una vittoria alle Olimpiadi, di cui andiamo particolarmente fieri.

 

(Testimonianza raccolta da Eltern.de)