Crescere bene

Un bimbo sereno e amato, dunque più intelligente

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08 Luglio 2008
Come aiutare un bambino a sviluppare le sue potenzialità? Nei primi 12 mesi di vita è fondamentale costruire un legame forte con mamma e papà. Come? Rispondendo ai suoi bisogni, non solo di cibo ma soprattutto di calore, coccole e stimoli.
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Tutti i bambini sono programmati geneticamente per diventare intelligenti: si divertono a imparare fin dai primi mesi. E i genitori possono aiutarli moltissimo a sviluppare le loro potenzialità.

La fiducia rende la testa libera

Fiducia primitiva: è questa la parola magica che può portare grandi e piccini a vivere pienamente. La voglia di vivere e di imparare è innata in ogni bambino. Quello di cui ha bisogno per sviluppare tutte le sue inclinazioni si chiama sicurezza. Il modo migliore, cioè, attraverso il quale i bambini possono imparare a scoprire e a capire il mondo, è sentire la vicinanza e la protezione dei genitori o di altre persone di riferimento. Solo così si sentono sicuri.

I loro piccoli cervelli lavorano particolarmente bene se sono rilassati, se imparano senza paura o senza stress e se riescono ad assimilare le informazioni che il mondo offre loro.

"I bambini che sono solo preoccupati di assicurarsi che non sono da soli non hanno la capacità di elaborare le scoperte interessanti", afferma Karl Heinz Brisch, studioso di relazioni interpersonali dell’Università di Monaco di Baviera. Insieme a Gerald Hüther, psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza e neurobiologo dell’Università di Gottinga, sta studiando da anni di cosa hanno bisogno i bambini per uno sviluppo sano. Ecco le loro conclusioni.

Un forte legame con mamma e papà

Nei primi 12 mesi è fondamentale costruire un forte legame con mamma e papà. Come si crea un legame forte? Il bambino deve sentirsi capito, quindi i genitori devono soddisfare prontamente i suoi bisogni, in particolare nutrirlo, dargli calore, tenerezza e stimoli.

Il legame si stabilisce quando i genitori si fidano del loro intuito, in un continuo scambio con il bambino attraverso il contatto fisico, quello visivo e il dialogo. L’amore che i genitori danno al bimbo, lo ricevono a loro volta sotto forma di un sorriso estasiato, di un gridolino soddisfatto o semplicemente con notando i piccoli progressi che sta facendo.

Imparare senza stress

Dalla nascita in poi le cellule nervose del cervello del bambino assimilano avidamente tutti i segnali e le informazioni che arrivano loro attraverso gli organi sensoriali. Questi segnali e informazioni vengono messe in ordine nel cervello: si stabiliscono legami, si costruiscono punti di scambio (sinapsi) e modelli che permettono al bambino di identificare contesti e regole complesse, permettono di tirare conclusioni logiche e agire di conseguenza. Più i bambini crescono, più questi modelli sono stabili.

Per esempio, per la piccola Elisa, sette mesi, non è un problema avere il suo orsetto rosso che è per terra davanti a lei, non è più un problema. Un impulso va verso il cervello, e il processo si avvia: stende il braccio, apre la manina e afferra. Tre mesi prima sarebbero stati necessari sforzi imponenti! Passo dopo passo si costruiscono le singole regioni del cervello. A ogni passo dello sviluppo, si creano nuovi collegamenti; perché questo succeda il bambino ha bisogno di calma e di stimoli.

Ci vuole tempo per capire

All’inizio gli scambi delle cellule nervose nel cervello sono molto blandi: si fissano solo quando vengono confermati attraverso l’osservazione. I bambini fanno delle statistiche personali: quello che appare sempre insieme, va insieme.

Un esempio? La macchina: Paolo, cinque mesi, ha già da tempo il sospetto che tutte le macchine abbiano le ruote. Più auto vede, più la sua supposizione diventa consapevolezza. La ripetizione è fondamentale: Paolo prova ad afferrare il ciuccio e la prima volta non riesce, le volte successive a volte sì e a volte no. Via via i suoi movimenti diventano più precisi e sicuri

L'importante è sperimentare

Il mondo è un grande laboratorio e i bambini sono molto curiosi: osservano e sperimentano in continuazione. Mostrano a mamma e papà a che cosa sono interessati, dai cinque mesi indicano con la manina, quando vedono un viso che conoscono ridono e con loro con i primi suoni della lallazione invitano i genitori a parlare.

Non aver paura

La voce alta della vicina? E la luce abbagliante del lampo? Sono pericolosi? Un rapido sguardo a mamma e papà li tranquillizza: la loro posizione rilassata, la loro mimica serena, la voce calma, insomma, tutti segnali che va tutto bene.

"Check back": così chiamano i ricercatori le rassicurazioni che i piccoli cercano dai loro genitori già a tre o quattro mesi. Sarà sempre più importante, quanto più attivi i piccoli diventeranno.

A circa nove mesi, nei loro primi tentativi di gattonare, i bimbi cercano sempre di vedere attraverso il contatto visivo con i genitori se la mamma o il papà approvano quello che stanno facendo e si lasciano incoraggiare o frenare.

I bambini nel primo anno di vita imparano molto velocemente. Il loro cervello in questo periodo diventa tre volte più grande rispetto alla nascita. Tutti i collegamenti importanti nei vari settori del cervello sono attivati e i bambini hanno già acquisito delle conoscenze a livello intellettivo che saranno poi la base per il loro successivo sviluppo mentale.

Iniziano a pensare in modo astratto: verso la fine del primo anno di vita i piccoli sanno che le cose continuano a esserci anche se non si vedono. È così che possono richiamare alla memoria l’immagine di mamma e papà anche se sono separati da loro.

E' un passaggio fondamentale nel percorso verso l'autonomia: più il bambino riesce ad avere dentro di sé l’immagine dei suoi genitori, più facile gli riuscirà il primo passo nel grande mondo.

(Articolo tratto da Eltern.de)

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