Vaccinazioni

Vaccinazioni ai bambini: NON indeboliscono il sistema immunitario

Di Valentina Murelli
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09 Marzo 2018
Un nuovo studio americano conferma: i bambini che nei primi due anni di vita vengono vaccinati non sono affatto più a rischio dei coetanei non vaccinati di ammalarsi di altre malattie infettive. L'ipotesi del sovraccarico del sistema immunitario si conferma una bufala.
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Uno dei timori più comuni nei genitori che guardano con qualche sospetto alle vaccinazioni è che i vaccini possano indebolire il sistema immunitario del loro bambino, rendendolo di fatto più suscettibile a contrarre altre infezioni rispetto a quelle prevenute dai vaccini stessi. Già vari studi avevano indicato che si tratta di un timore infondato, mostrando che in realtà non c'è alcun aumento degli episodi infettivi dopo le vaccinazioni. E ora dagli Stati Uniti arriva una conferma in più.

 

 

Uno studio appena pubblicato sul "Journal of American Medical Association" conclude chiaramente che i bambini che nei primi due anni di vita hanno ricevuto delle vaccinazioni non sono affatto più a rischio dei coetanei non vaccinati di contrarre qualche altra infezione. E questo vale sia che le vaccinazioni ricevute siano poche, sia che siano tante.

 

 

I dettagli dello studio


Il lavoro, finanziato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie americani, è stato condotto da ricercatori della Kaiser Permanente, importante organizzazione sanitaria e di ricerca degli Stati Uniti.

 

 

Gli studiosi hanno preso in considerazione quasi 200 bambini tra i due e i quattro anni d'età, colpiti da qualche infezione non collegata a vaccinazioni - per esempio infezioni respiratorie e gastrointestinali - e li hanno confrontati con circa 750 bambini di pari età e caratteristiche che però non avevano avuto infezioni. In particolare, sono andati a vedere se ci fossero differenze nei due gruppi rispetto alle vaccinazioni eseguite e al numero complessivo di antigeni ricevuti. Ricordiamo che gli antigeni sono le molecole che, nei vaccini come pure nei microbi "naturali", stimolano il sistema immunitario.

 

I risultati sono stati molto chiari: nessuna differenza tra i due gruppi, a indicare che il fatto di avere ricevuto delle vaccinazioni non ha comportato alcun indebolimento del sistema immunitario. Indipendentemente dal numero di antigeni ricevuti per ogni singola seduta vaccinale (fino a oltre 130), i bambini vaccinati non si sono ammalati più di quelli non vaccinati. Un dato - si legge in un editoriale a commento dell'articolo scientifico - che dovrebbe ulteriormente rassicurare i genitori della sicurezza delle vaccinazioni.

 

 

Qualche conteggio sugli antigeni dei vaccini


Lo studio in questione si riferisce agli Stati Uniti, ma anche in Italia alcuni genitori pensano che l'attuale Piano vaccinale sia troppo affollato, comportando troppe vaccinazioni in troppo poco tempo. Ripassiamo: per i primi due anni di vita del bambino, il piano prevede la protezione contro 14 malattie in tutto (di cui 10 obbligatorie):

 

  • nel primo anno si fa la vaccinazione esavalente (contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed Haemophilus B), più le vaccinazioni antipneumococco, antimeningococco B e antirotavirus;
  • nel secondo anno di vita si fa la quadrivalente contro morbillo, parotite, rosolia e varicella (oppure trivalente più varicella), più la vaccinazione antimeningococco C.

Ancora più interessante, però, è andare a vedere quanti sono gli antigeni effettivamente iniettati nel bambino. In genere, infatti, un vaccino ne contiene più di uno, cioè contiene più di una molecola in grado di sollecitare il sistema immunitario (come del resto accade in natura: ogni virus e batterio con cui entriamo in contatto ne contiene da 3000 a 6000).

 

 

Prendendo in considerazione i 14 vaccini menzionati sopra, gli antigeni risultano in tutto 253: si va dall'antigene singolo per l'epatite B, ai due antigeni per rotavirus e Haemophilus B, ai 93 per MPR, ai 105 per meningococco B (informazioni contenute nell'opuscolo Vaccinazioni pediatriche, le domande difficili, dell'Istituto superiore di sanità). Tanti? Be', pensate che i bambini nati negli anni sessanta e settanta ne ricevevano ben 3215, perché facevano il vaiolo (198 antigeni) che oggi non si fa più (la malattia è stata eradicata dal pianeta) e soprattutto facevano un vaccino contro la pertosse che conteneva ben 3002 antigeni, mentre quello attuale ne contiene solo tre.

 

Ma non è tutto: come ricorda l'opuscolo dell'Iss, "è stato calcolato che al momento della nascita e nelle prime ore di vita il bambino viene a contatto con più di 400 specie diverse di batteri. Dato che ogni specie batterica ha da 3000 a 6000 differenti antigeni, ne consegue che un neonato è esposto da subito a più di milione di antigeni". Ben più di quelli che riceve in due anni con le 14 vaccinazioni previste.

 

 

I rischi del morbillo


Insomma, gli studi ormai sono concordi: i vaccini non indeboliscono il sistema immunitario e non fanno ammalare di più. D'altra parte, altri studi confermano il rovescio della medaglia e cioè che ad indebolire il sistema immunitario siano proprio le malattie prevenute dai vaccini e in particolare il morbillo, che riduce le difese immunitarie per due o tre anni dopo l'infezione.

 

 

Altre fonti per questo articolo: Si fanno troppi vaccini in bambini troppo piccoli? in Dottore ma è vero che?