Primo mese neonato

Allattamento al seno, i consigli alle neomamme

Di Valentina Murelli
consigli_allattamento
13 Settembre 2019
Il latte materno è l’alimento migliore per il bebè. Le dritte per iniziare bene, aiutarlo a attaccarsi bene, i tempi e le posizioni più favorevoli e molto altro ancora
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Il latte materno è l'alimento naturale per il bambino: “L'unico – dice un opuscolo del Ministero della salute pubblicato nel 2016 – che gli permette di raggiungere il suo massimo potenziale biologico. Lo nutre in modo completo e lo protegge da molte malattie e infezioni che sono più frequenti nei bambini alimentati con le formule artificiali". Ancora più nettamente, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ribadisce che l'allattamento al seno è la via normale per fornire a un bambino tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere sano e svilupparsi in modo adeguato.

 

Detto questo, e pur partendo dal presupposto che siamo mammiferi, in un certo senso “programmati” per allattare al seno i nostri bambini, è pur vero che non sempre questo avviene facilmente. L'avvio di un allattamento può essere faticoso, magari più di quanto si era messo in conto. Ecco allora una serie di informazioni e consigli che possono essere utili alle neomamme per iniziare bene e riuscire ad affrontare eventuali difficoltà che potrebbero sorgere.

 

 

1 Un buon attacco: il segreto per cominciare bene

Il grande segreto di un buon avvio dell’allattamento consiste nel fare in modo che il bambino fin da subito si attacchi alla mammella correttamente, cioè afferrando non solo il capezzolo, ma l’intera areola. Solo così la suzione diventa efficace, ovvero da un lato assicura al bebè un afflusso di latte costante e abbondante, dall’altro stimola una produzione continua e cospicua di nuovo latte. In più, in questo modo si evita il rischio di andare incontro alle dolorose ragadi del capezzolo.

 

Ma attenzione: non sempre ottenere un buon attacco è immediato. “A volte ci sono attacchi al seno che sembrano corretti ma sono invece superficiali e magari, pur non dando origine a ragadi, finiscono con lo schiacciare un pochino il capezzolo, provocando una vasocostrizione che a sua volta determina dolore” spiega Chiara Losa, infermiera pediatrica, consulente per l'allattamento IBCLC e referente dell’Ambulatorio allattamento dell'Ospedale dei bambini Buzzi di Milano. “In questo caso può essere opportuno far valutare da un esperto di allattamento com'è la poppata a com'è il tipo di attacco”.

 

Com'è DAVVERO un attacco adeguato del bambino al seno
“Bisogna partire dal presupposto che nell'attacco corretto del bambino al seno il protagonista non è tanto il capezzolo (da considerare più una comparsa) quanto il mento” afferma Losa.

“È il mento del bambino che deve arrivare per primo a toccare il seno, affondando nella parte inferiore dell'areola. La mamma lo può accompagnare delicatamente in questo avvicinamento, possibilmente senza toccargli la testa, perché il bambino tende di suo a reclinarla all'indietro proprio per arrivare ad appoggiare il mento”.

“Il passaggio successivo è accompagnare il bambino da sotto a sopra, con il labbro superiore che deve essere un pochino estroflesso per chiudere il capezzolo in una zona profonda, al confine tra il palato dure e il palato morbido del bambino. Con questo attacco così profondo, non si creano abrasioni o ragadi ai capezzoli della mamma”.

 

attacco adeguato allattamento
| Shutterstock

Sequenza di un attacco adeguato

 

 

2 Mettetevi comode!

La posizione che scegli per allattare è importante, perché deve garantirti comodità. “Puoi allattare in molti modi, (anche stando in piedi!) - ricorda l'opuscolo del Ministero della salute - l’importante è che tu ti senta comoda e rilassata e che tu ed il tuo bambino siate in una posizione che renda facile la poppata. All’inizio potresti trovare più confortevole una certa posizione, come stare seduta sulla tua seggiola preferita, o sdraiata a letto. Mano a mano che tu ed il tuo bambino diventerete più esperti, sarai capace di nutrire tuo figlio ovunque, mentre cammini, mentre lo porti nella fascia, mentre stai mangiando seduta a tavola”.

 


Tra l'altro, riuscire a rilassarsi mentre il piccolo succhia, in virtù di una comoda posizione, favorisce anche il flusso del latte.

 

 

3 Occhio ai segnali di fame

Certo, quando il neonato piange, può significare che ha fame ed è il momento di attaccarlo, ma il pianto in realtà è un segnale tardivo di fame, e attaccare un bambino così arrabbiato da essere arrivato a piangere può essere difficoltoso. Ci sono però altri segnali con il quali il bambino comunica che ha bisogno di andare al seno ed è quindi arrivato il momento della poppata (indipendentemente da quello che dice l'orologio!). Eccoli:

  • muove o allunga le braccia;
  • sbadiglia o spalanca la bocca;
  • apre gli occhi;
  • fa sporgere la lingua dalla bocca;
    gira il capo da un lato all'altro;
  • si mette le manine in bocca

 

 

4 Allattamento a richiesta

“La produzione di latte è stimolata dalla richiesta di alimentazione di vostro figlio: più il bambino succhia latte, più il seno ne produce” spiega la Guida pratica per genitori pubblicata nel 2017 dalla Sipps, Società italiana di pediatria preventiva e sociale. “Per agevolare questo sistema di domanda e offerta, allatta il piccolo ogni volta che lo richiede”.

 

È vero, specialmente all'inizio può sembrare impegnativo, perché è possibile che il bebè poppi molto spesso e a intervalli irregolari, ma ricorda che allattare “a richiesta” è il modo più efficace per garantire un'adeguata produzione di latte e che comunque questa fase non dura per sempre: nel giro di qualche settimana le poppate si distanzieranno, a mano a mano che cresceranno anche le dimensioni dello stomaco del bebè (che, lo ricordiamo, a un giorno sono pari a quelle di una ciliegia: ci sta che lostomaco si riempia e si svuoti molto velocemente).

 

“Cercare di imporre degli orari fissi a un bambino in queste fasi può essere controproducente” spiega Chiara Losa, sottolineando che “queste poppate prefissate potrebbero non essere sufficienti per il fabbisogno del bambino (che non crescerà in modo adeguato) o potrebbero non essere efficaci, perché lo si costringe ad attaccarsi in un momento in cui non ha fame, e dunque popperà di malavoglia”. La conseguenza sarà una riduzione nella produzione di latte.

 

Se non c'è una precisa condizione medica che lo richiede, dunque, la Guida pratica per genitori consiglia di non cedere alla tentazione di integrare le poppate con un biberon di latte artificiale: “Offritegli una volta in più il seno, sarà il modo migliore per avere più latte”.

 

 

5 Niente limiti per quanto riguarda la quantità

A differenza di quanto accade con il latte artificiale, con quello materno “non esiste il pericolo di allattare troppo”, come mette nero su bianco l'opuscolo del Ministero. Tra l'altro, “i bambini non sono tutti uguali e poppano in modo molto diverso l’uno dall’altro. Anche lo stesso bambino può cambiare tempi, modi e frequenza delle poppate, a seconda dei suoi bisogni”.

 

E anche il latte materno è in continuo cambiamento, anche durante il corso di una stessa poppata. Ricorda la Guida genitori che “all’inizio della poppata il bambino ingerisce soprattutto acqua e zucchero, perché ha bi-ogno di energie pronte all’uso per calmare la fame e di liquidi per soddisfare la sete. Poi, a poco a poco, mentre succhia con regolarità, il latte si arricchisce di proteine, necessarie per crescere. Verso la fine i grassi aumentano moltissimo, fino a cinque volte in più, non solo per garantire al bambino una riserva di energie, ma anche per dargli un senso di sazietà che regola l’appetito”.

 

 

6 Da un seno o dall'altro?

C'è chi dice che bisogna allattare da un seno per volta, chi invece che il bambino va fatto poppare un po' da un seno e un po' dall'altro. “In realtà la linea generale è che non dovremmo essere noi a staccare il bimbo perché dovrebbe essere lui ad autoregolarsi e a decidere come e quanto ha bisogno di mangiare da ciascun seno” spiega Losa.

 

“Poiché durante la poppata la composizione del latte varia, con una prima parte molto ricca di acqua e zuccheri e una seconda parte più concentrata di grassi, in genere è opportuno lasciare che il bambino svuoti bene una mammella, aspettando che si stacchi da solo e, quando questo accade, proporre la seconda mammella. Se il piccolo desidera attaccarsi di nuovo bene, se non lo desidera bene ugualmente: lo farà alla poppata successiva. Se invece gli si impone l'alternanza delle mammelle c'è il rischio che queste non vengano mai svuotate e che il bambino non prenda mai il latte ricco di grassi che magari desidera”.

 

Ma attenzione: non è detto che questo valga per tutti i bambini: “Alcuni tendono ad attaccarsi e staccarsi di continuo, per cui va bene provare ad attaccarli alternativamente ai due seni, come in un ping pong”.

 

 

7 Sì, in linea di massima durante l'allattamento si può mangiare tutto quello che si vuole!

“Anche cibi piccanti, pesce crudo, verdure dal sapore intenso e particolare come aglio, carciofi, cavoli, cavolfiori o asparagi. Tra l'altro, si ipotizza che una dieta variata durante l'allattamento si associ a un'alimentazione più varia del bambino quando comincia l'alimentazione complementare” afferma la ginecologa Paola Pileri dell'Ospedale dei bambini Buzzi di Milano e responsabile della Breastfeeding unit dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco.

 

Più in generale, è ovvio che è che consigliabile seguire una dieta sana, possibilmente di tipo mediterraneo (povera di grassi animali, ricca di frutta, verdura, olio d'oliva e frutta secca a guscio) perché nutrirsi correttamente favorisce il benessere psicofisico e una più rapida ripresa delle energie investite durante la gravidanza e il parto. “Vorrei tuttavia precisare – prosegue Pileri – che possono allattare serenamente anche mamme con nutrizioni particolari, tipo vegeteriana e vegana. In caso di dieta vegana, però, sarebbe opportuna una consulenza nutrizionale per valutare l'assunzione di integratori, in particolare di vitamine del gruppo B”.

 

 

Inoltre, è opportuno bere in modo adeguato (bastano comunque i classici 2-2,5 litri di acqua al giorno), per ripristinare in fretta la quantità di liquidi spesa per l’allattamento. “Tra l'altro – ricorda Losa - è la natura stessa a 'ricordare' alla mamma di bere, con il cosiddetto riflesso ossitocinico, che la porta a sentire con grande intensità lo stimolo della sete non appena il pupo si attacca”.

 

 

 

8 Ma attenzione: niente alcol

Quello che però non si può fare durante l'allattamento è bere alcol” afferma Pileri, sottolineando che spesso  in Italia abbiamo un concetto un po' permissivo nei confronti degli alcolici, nella convinzione che un bicchiere di vino non faccia male a nessuno. “In realtà non solo non bisogna bere alcolici in gravidanza, ma non bisognerebbe farlo neppure durante l'allattamento, in particolare durante l'allattamento esclusivo dei primi mesi o se comunque il bambino è allattato spesso”.

 


9 NIENTE doppia pesata

C'è ancora qualcuna che la consiglia, ma se si allatta al seno la doppia pesata – un sistema che prevede di pesare il bambino prima e dopo la poppata con l'idea di “verificare” quanto latte ha assunto – è assolutamente sconsigliata. Ecco perché, secondo quanto scrive il pediatra di famiglia Alberto Ferrando nel suo libro Come nutrire mio figlio (Edizioni LSWR 2017):

 

  • Primo perché è inutile: “La cosa importante è lo stato di benessere del bambino, che si può valutare in base al numero di poppate (da un minimo di 6 a 12 e più al dì), dallo stato di soddisfazione del bambino dopo aver mangiato, dal numero e dalla quantità delle scariche intestinali e di pannolini “bagnati” di pipì, dalla crescita nel tempo”. Questa inizialmente dovrebbe essere di circa 120-150 grammi alla settimana, anche se i bambini non sono macchine e anche questo dato, da solo, può non essere completamente significativo.
  • Secondo, perché può essere dannosa: “L'uso della doppia pesata a ogni poppata è controproducente perché fa erroneamente credere che ci sia una quantità ideale di latte da assumere, creando ansia e insicurezza nella mamma”.

 

 

10 Allattamento e farmaci, spesso si può fare!

Purtroppo non tutti gli operatori sanitari sono effettivamente aggiornati su questo tema, ma un documento ufficiale del Ministero della salute sull'uso di farmaci per la donna che allatta al seno sottolinea che per molte situazioni sono disponibili farmaci efficaci e sicuri anche per la mamma che allatta (e dunque per il suo piccolino).

Che fare, però, se ci si ritrova con la ricetta per un farmaco e si ha il dubbio che questo possa non far bene al proprio bambino? Una possibilità è chiamare il Centro antiveleni dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (numero verde 800.883300 attivo H24) che ha un servizio specifico proprio sui farmaci in gravidanza e allattamento. Per quanto riguarda Internet, una buona fonte ufficiale è il Servizio su farmaci in gravidanza e allattamento dell’Agenzia italiana del farmaco. Altra buona fonte, però in inglese, è il sito Lactmed dei National Institutes of Health americani.