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Le allergie alimentari nei bambini

pappa-papa
21 Gennaio 2013
Le allergie alimentari nei bambini: i responsabili più frequenti e come effettuare la diagnosi
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Negli ultimi 20 anni la questione delle allergie alimentari è stata al centro dell’attenzione dei pediatri in quanto si era diffusa l’idea che fossero in costante quanto preoccupante aumento nella popolazione infantile. Gli ultimi studi hanno invece evidenziato che non c’è troppo da preoccuparsi in quanto il disturbo interessa circa il 3 per cento dei bambini di cui solo l’1 per cento in forma grave, probabilmente come avveniva in passato.

Le cause e i fattori che scatenano l’allergia nei piccoli predisposti non sono ancora ben noti. Riguardo al problema con certezza si sa solo che si manifesta in seguito all’ingestione di particolari cibi dando luogo a vari sintomi (non sempre presenti tutti insieme) tra cui i più comuni sono: vomito, diarrea, orticaria, malessere generale e, nei casi più severi, gonfiori diffusi.

Allergie alimentari: chi sono i responsabili?

I più frequenti responsabili della comparsa di simili sintomi sono il latte vaccino, l’uovo, la frutta secca, il pesce.

La diagnosi di allergia può essere fatta con precisione solo ricorrendo a test specifici. Ce ne sono di due tipi: i “prick test”, non invasivi, che consistono nel mettere a contatto con la pelle del bambino l’allergene (sostanza allergizzante) che si ipotizza determini la reazione per vedere che cosa accade. In caso di allergia sulla cute compaiono arrossamento e ponfi. Nei casi dubbi si può ricorrere a specifiche analisi del sangue (rast). Va sottolineato che la convinzione secondo cui le allergie alimentari si prevengono rimandando a dopo l’anno l’introduzione dei più comuni allergeni, come per esempio l’uovo, il pomodoro, il pesce è stata messa in discussione.

Attualmente si sta affermando una scuola di pensiero secondo cui la somministrazione precoce degli alimenti più di frequente implicati nella comparsa di allergie potrebbe favorire una maggiore tolleranza nei loro confronti. Il periodo migliore per questa esposizione precoce agli allergeni sarebbe quello compreso tra le 17 e le 27 settimane di vita. In passato si riteneva inoltre che una volta appurata l’esistenza di un’allergia a un particolare alimento fosse prudente eliminarlo dalla dieta del bambino, per riproporlo eventualmente dopo un certo periodo di tempo. Oggi invece alcuni specialisti ritengono che se l’allergia non è particolarmente severa (cioè non determina la comparsa di sintomi gravi) sia meglio non sospendere la somministrazione ma continuarla in piccole dosi. Il pediatra in caso di reazioni avverse a qualunque alimento va comunque consultato.

(consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0 a 6 anni, una guida per la famiglia)

Video: Le allergie alimentari nei bambini

 

In questo video l'allergologa, Dott.ssa Federica Rota, ci parla delle più comuni allergie alimentarti tra i bambini. Come si manifestano, da cosa sono causate e come intervenire

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