Bambino undicesimo mese

Medicine ai bambini: quali somministrare e quando

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04 Febbraio 2013
L’elenco delle medicine a cui è probabile dover fare ricorso durante il primo anno di vita del bambino
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Sono poche le medicine di cui normalmente si fa uso in pediatria e ciascuna di queste andrebbe sempre somministrata dopo aver consultato il pediatra. Questo vale in generale, ma non per il paracetamolo, l’antifebbrile di prima scelta per i piccolini, che tutti i genitori dovrebbero imparare a somministrare correttamente su precedenti istruzioni del pediatra. Ecco le medicine a cui è probabile dover fare ricorso nel primo anno di vita.

  • antibiotici: sono da somministrare solo in caso di infezione batterica. Devono essere tassativamente prescritti dal pediatra, al quale spetta valutare l’opportunità di somministrali. Sono molto ben tollerati da i bambini ma non bisogna abusarne per evitare il problema della resistenza, in presenza della quale non riescono più a svolgere la loro azione terapeutica.

  • antifebbrili (paracetamolo e ibuprofene). Sono i farmaci usati per abbassare la febbre. Il paracetamolo è la prima scelta nei primi mesi di vita, ma molti pediatri lo consigliano anche dopo (a questo proposito vedi anche il paragrafo dedicato alla febbre, nel capitolo 10°mese).

  • broncodilatatori e idrocortisone in crema: i primi vanno impiegati in caso di crisi d’asma. Trovano indicazione anche in tutti gli altri casi di ipereattività bronchiale, cioè di difficoltà respiratoria dovuta a un restringimento anomalo dei bronchi. La seconda va applicata sulle lesioni che caratterizzano le forme più gravi di dermatite.

Può succedere di somministrare accidentalmente un farmaco scaduto. Contrariamente a quello che in genere si ritiene nessuna medicina diventa tossica dopo la scadenza. Il pericolo è solo legato alla possibilità che il suo effetto terapeutico non sia più garantito. L’efficacia di un farmaco tende infatti a diminuire a mano a mano che il tempo successivo alla scadenza trascorre.

Ma attenzione: una medicina scaduta da tre giorni quasi certamente svolge la sua azione in modo adeguato, mentre è possibile che un farmaco scaduto da anni non abbia più alcun potere. In linea di massima, un farmaco scaduto da meno di sette mesi può svolgere ancora un effetto curativo soddisfacente, a patto di essere stato aperto solo al momento dell’assunzione. Perdono, infatti, più rapidamente l’efficacia le medicine scadute che già sono state aperte. L’eventuale comparsa di mal di pancia e/o vomito dopo l’assunzione per via orale di un farmaco scaduto può dipendere invece dalla fermentazione degli eccipienti, che sono le sostanze che migliorano il sapore e l’assorbimento delle medicine. Questo può accadere soprattutto se tra gli eccipienti ci sono sostanze zuccherine. I sintomi sono comunque destinati a scomparire nell’arco di poco, senza conseguenze.

(consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0 a 6 anni, una guida per la famiglia)

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