Agenda del bambino

Il dodicesimo mese del neonato

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09 Agosto 2014
I consigli alla neo mamma sullo sviluppo del linguaggio, sulle piante in casa potenzialmente pericolose per il piccolo, su eventuali colpi alla testa, sul'ingestione di sostanze velenose e su quello che può accadere nel dodicesimo mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè
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I dodici mesi segnano una svolta importante sia per il bambino, che da questo momento in avanti acquisisce sempre più velocemente una serie di competenze che non riguardano solo le abilità motorie ma anche la vita di relazione, sia per la mamma che si trova a dire l’addio all’epoca incantata del figlio lattante. Il sollievo per aver superato tutta una serie di difficoltà si mescola a tratti a una vaga sensazione di perdita che deriva non solo dalla consapevolezza di come i figli crescano in fretta, ma anche dalla sensazione di essere improvvisamente vuota. Si ipotizza che questo sentimento possa essere un trucco escogitato dalla natura per rinnovare nella donna il desiderio di concepire un bambino e di affrontare una nuova gravidanza.

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LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Esattamente come avviene per i primi passi, anche per la pronuncia delle prime parole esiste un giusto momento per ogni singolo bambino. Ogni bambino ha cioè tempi e modalità di apprendimento del linguaggio che possono essere molti diversi, quindi non ha molto senso entrare in allarme se non ha raggiunto gli stessi traguardi di un coetaneo. Posto questo, a scopo puramente indicativo qui sotto è riportato l’iter che in generale conduce alla conquista delle prime parole e poi delle prime frasi di senso compiuto.

 

  • dal quarto-quinto mese comincia a emettere alcune vocali, in genere la “u”, con tono acuto e trillante. Tra il sesto e l’ottavo mese comincia la lallazione, cioè l’emissione di sillabe (ma, pa, ba, ta, ca, la).

  • a dieci mesi compiuti comincia a pronunciare parole di senso compiuto. Più di frequente si tratta di “papà” e “pappa”. A volte può già dire con chiarezza “mamma” e “nanna” anche se può nascere il dubbio che non ne conosca ancora appieno il significato

  • tra gli undici e i dodici mesi padroneggia e comprende il significato di più parole: mamma, papà, nonno, nonna, tata. Può coniare termini estremamente esplicativi: brum (automobile); quaqua (acqua); bau (cane); clo-clo (cavallo). A 12 mesi compiuti è quasi sempre in grado di farsi capire e di esprimere richieste precise.

 

Per la pronuncia di frasi composte da soggetto e verbo (dammi l’acqua) bisogna in genere attendere almeno i 18 mesi.

SE NON DICE NULLA

L’eventualità che all’anno di vita non parli ancora è poco rilevante, se però il bambino dimostra di comprendere quello che gli viene detto, si gira quando viene chiamato per nome e obbedisce a piccoli ordini (prendi il biscotto, dammi la palla). Per favorire l’acquisizione del linguaggio sono d’aiuto le filastrocche e le canzoncine. E’ bene inoltre nominare gli oggetti che si usano (ecco il pettine; mettiamo le scarpine) e spiegare le azioni che si compiono (la mamma adesso ti prepara la pappa). Di fondamentale importanza è usare le parole senza mai storpiarle. Non va fatto neppure per imitare scherzosamente il bambino, nel caso in cui sia lui a pronunciarle male, perché il compito dei genitori è quello di insegnarle in modo corretto.

AMICHE-NEMICHE: LE PIANTE IN CASA

Ci sono piante che se inghiottite o toccate possono causare spiacevoli sintomi, i più frequenti dei quali sono vomito e diarrea, in caso di ingestione; bruciore, prurito, rossore, eritema in caso di contatto. Ce ne sono invece altre che svolgono solo gli effetti benefici del “verde”, cioè aiutano a depurare l’aria, assorbono una certa quantità delle radiazioni emesse dagli apparecchi elettrici, umidificano blandamente l’ambiente, quando l’aria di casa è resa spiacevolmente secca dai caloriferi accesi. Dove c’è un bambino ci dovrebbero essere solo questo tipo di piante, di cui fanno parte il ficus benjamin, la dracena, il cactus, l’orchidea. Di seguito, l’elenco delle piante “cattive” con accanto indicato da che cosa può provenire il pericolo per il bimbo: se si vogliono comunque tenere in casa bisogna impedire al piccolo di avvicinarsi.

 

  • Azalea: ingestione

  • Ciclamino: ingestione

  • Clivia: ingestione

  • Dieffenbachia: ingestione e contatto

  • Erica: ingestione

  • Ficus elastica: ingestione e contatto

  • Gelsomino: ingestione

  • Giacinto: ingestione

  • Glicine: ingestione

  • Oleandro: ingestione e contatto

  • Stella di natale: ingestione e contatto.

 

DA SAPERE: PIU’ PRECOCI LE BAMBINE (MA NON IN TUTTO)

E’ vero, le bambine sono più precoci dei maschietti per quanto riguarda l’acquisizione del linguaggio. La fase della lallazione, caratterizzata dalla pronuncia delle prime sillabe (ma, ta; ba e così via) nella maggior parte delle bambine inizia intorno ai sei-sette mesi, mentre i maschietti potrebbero raggiungerla circa un mese dopo. L’ipotesi più accreditata è che questa precocità dipenda dal fatto che la zona del cervello che presiede il linguaggio si sviluppi prima grazie all’assetto ormonale femminile. Un po’ come dire che le bambine sono “per natura” più avanti, almeno per quanto riguarda l’apprendimento delle parole. Per contro, i maschietti possono (è solo una probabilità) acquisire prima alcune abilità motorie, come arrampicarsi e avanzare a cavalcioni di un giocattolo con le ruote.

PUO’ ACCADERE

I colpi alla testa

Prima passi, primi cadute, primi colpi alla testa: un’equazione per nulla piacevole che però va messa in conto. Va detto che è davvero raro che un bimbo riporti conseguenze severe dopo aver battuto la testa perché le ossa del cranio sono robuste e allo stesso tempo molto elastiche, quindi in grado di assorbire gli urti senza riceverne grosso danno.

Cosa fare: Tutto dipende dalla reazione del bambino. Se piange e si dispera ma poi riprende a fare quello che stava facendo non si deve temere nulla. L’unico accorgimento è quello di mettere a contatto con la testina un po’ di ghiaccio avvolto in un panno morbido. Se il bambino, invece, perde conoscenza per qualche istante e poi appare abbattuto, si lamenta, vomita, diventa sonnolento bisogna recarsi al Pronto Soccorso.

L’ingestione di sostanze velenose

Un’eventualità da cui guardarsi con estrema attenzione e che comincia a essere in agguato dall’istante in cui il bambino inizia a gattonare riguarda l’ingestione di sostanze velenose. Ormai si sa che tutti i prodotti tossici (medicine comprese) che il bambino potrebbe inghiottire vanno riposti in luoghi inaccessibili, ma questo non toglie che un simile incidente, nonostante le precauzioni prese, possa accadere.

Cosa fare: E’ bene chiamare immediatamente un centro antiveleno (per esempio, il Centro di Milano, al numero 02-66101029, che risponde per tutta l’Italia) per avere le prime indicazioni sul da farsi nell’immediato. Al telefono bisogna saper dire esattamente il nome della sostanza inghiottita. Nel più breve tempo possibile bisogna organizzarsi per accompagnare il bambino al Pronto Soccorso, dove è opportuno portare anche la confezione del prodotto ingerito.

COSA SI’

Se si è deciso di crescere il bambino bilingue è opportuno cominciare l’impresa fin dalla nascita. Varie ricerche condotte sulla questione hanno evidenziato che le due lingue vengono apprese meglio se si propongono insieme al bimbo appena nato. Posto questo, nelle famiglie bilingue, dove cioè i genitori sono di due diverse nazionalità, si delinea sempre una lingua dominante, che in genere è quella della nazione in cui si abita, e una lingua minoritaria. E’ normale che sia così ma può esserlo altrettanto cercare di privilegiare almeno tra le mura di casa la lingua minoritaria. In generale, si ipotizza che la cosa migliore sia che ciascun genitori parli al bambino nella propria lingua, in quanto le parole non sono solo codici di comunicazione, ma anche diretta espressione della storia, della cultura, dell’identità di una persona.

COSA NO

Dal momento in cui inizia a muovere i primi passi cominciano anche le cadute accidentali a terra. Quando accade è fondamentale non mostrarsi atterriti, non correre in suo soccorso come se gli fosse capitata un’enorme sventura, non invitarlo a stare più attento con tono concitato. Cadere è normale per un bambino che sta iniziando a camminare e la sua reazione all’inconveniente è destinata a subire fortemente i condizionamenti esterni. Una volta stabilito, come è possibile fare con una sola occhiata, che non è successo niente di grave è opportuno incoraggiare il bambino a rialzarsi, usando un tono di affettuosa comprensione privo però di qualsiasi nota di allarme. In questa fase a spaventare il bambino non sono infatti le cadute, ma l’eventuale paura che possono scorgere negli occhi dei genitori quando succede.

 

I TRAGUARDI DEL DODICESIMO MESE

Il neonato dovrebbe ...

Comprendere il significato del “NO!”, bloccandosi almeno per qualche istante quando lo sente pronunciare (è invece accettabile che poi continui a fare quello che stava facendo).

Il neonato potrebbe...

Eccezionalmente potrebbe pronunciare frasi complete, per esempio “Mamma vieni!”; oppure “Dammi l’acqua”.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

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