Agenda del bambino

Il nono mese del neonato

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13 Agosto 2014
I consigli alla neo mamma sui primi passi, su cosa fare se il piccolo non gattona, sulle scarpe, sul girello, sull'allergia agli acari, sulle convulsioni febbrili e su quello che può accadere nel nono mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè
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I nove mesi di vita sono l’epoca in cui è già possibile farsi un’idea chiara di come il bambino si sta sviluppando sotto il profilo psicomotorio, di cui fanno parte i progressi intellettivi uniti alla la capacità di compiere e coordinare i movimenti per raggiungere precisi scopi (afferrare, spostarsi, scoprire la provenienza di un suono e così via). A quest’età può già aver raggiunto una serie di competenze, prima tra tutte lo stare seduto con la schiena ben diritta, spostando, all’occorrenza, il busto in avanti per prendere un giocattolo posto a una certa distanza. In alcuni casi è già possibile che gattoni (oppure strisci) e in altri potrebbe già essere in grado di usare da solo il cucchiaino con pochissimi incidenti di percorso. Da questo momento in avanti diventa, se possibile, ancora più importante permettergli di compiere tutti i movimenti di cui è via via sempre più padrone - afferrare, spostarsi, sollevarsi, girarsi - senza però esercitare pressioni o pretendere che raggiunga traguardi per i quali non è ancora pronto. Per ogni singolo bambino esiste infatti un “giusto momento” che deve poter arrivare senza forzature esterne che, oltretutto, si rivelerebbero più dannose che utili.

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LE TAPPE VERSO I PRIMI PASSI

Il traguardo dei primi passi è considerato il più importante lungo il percorso che conduce all’autonomia. E se da un lato è comprensibile che si tenda a giudicarlo la prova più eclatante di uno sviluppo psicofisico armonico, dall’altro è più che giusto compiacersi anche dei precedenti progressi, primo tra tutti il controllo della testina, che ne costituiscono la migliore premessa. Per avere la certezza che tutto vada per il meglio per quanto riguarda lo sviluppo psicomotorio si devono dunque effettuare paragoni non già tra il bambino e i suoi coetanei (come invece spesso si fa) ma tra il bambino e quanto è in grado di compiere giorno dopo giorno, superando continuamente se stesso. Ecco le tappe principali che portano a camminare: quello che conta è che gradualmente il bambino, pur saltandone qualcuna, raggiunga l’obiettivo successivo fino ad arrivare ai primi passi.

 

  • Intorno ai cinque mesi deve dimostrare un buon controllo della testa. Deve cioè tenerla dritta e non ciondolante quando viene tenuto in braccio, in posizione verticale o seduta. Deve inoltre ruotarla per individuare la provenienza di un suono o di una voce e piegarla verso il basso per osservare oggetti posti a terra oppure che gli sono caduti di mano. A sei mesi compiuti deve stare seduto per alcuni secondi di seguito senza appoggio.

  • A nove mesi compiuti deve mantenere la posizione seduta per vario tempo, senza più barcollare o scivolare accidentalmente troppe volte. Da seduto deve afferrare i giocattoli, gettarli a terra, concentrarsi su di essi per almeno un minuto. Deve apprezzare le canzoncine, mostrare divertimento quando si gioca con lui a nascondino, arrabbiarsi quando vuole qualcosa che non gli viene dato. E’ tra i 9 e i 10 mesi che può iniziare a gattonare, cioè a muoversi carponi, oppure ad avanzare spostandosi sul sederino o ancora strisciando una gamba a terra. La tappa del gattonare non è comunque obbligatoria e non è detto che i bambini che gattonano camminino prima di quelli che saltano questa tappa (al riguardo vedi anche paragrafo qui sotto “Se non gattona”). Eccezionalmente a 10 mesi può cominciare a muovere i primi passi senza sostegno.

  • A 11 mesi i progressi psicomotori diventano vistosissimi e riguardano maggiormente la deambulazione e, più di preciso, le fasi che immediatamente la precedono. Quasi tutti i bambini riescono ad alzarsi in piedi anche partendo dalla posizione sdraiata, a volte semplicemente puntellando le manine sul pavimento, altre ancora aggrappandosi alle sbarre del lettino o alla rete del box. Dopo aver provato e riprovato ad alzarsi in piedi fino a compiere questo passaggio con disinvoltura, il bambino può cominciare a fare i primi passi appoggiandosi alla parete, ai mobili, ai divani o tenuto per mano. Da adesso in poi potrebbe iniziare a camminare da solo, senza appoggio e senza chiedere aiuto ai genitori, da un momento all’altro. La maggior parte dei bambini tocca il traguardo tra i 12 e i 13 mesi, ma ritardi rispetto alla media non devono preoccupare perché camminare più o meno precocemente non è un indice di più o meno scarsa intelligenza. Va tenuto conto che ci sono bambini prudenti, che preferiscono cominciare a camminare quando si sentono molto sicuri del proprio equilibrio e della capacità di gestire le inevitabili cadute: in genere è proprio la tendenza a fare le cose bene o niente a ritardare il momento. Solo nel caso in cui non camminasse ancora a 16 mesi compiuti, eventualità che peraltro è sempre associata a problemi che vengono diagnosticati molto prima dell’anno, è opportuno consultare il pediatra.

 

SE NON GATTONA

Gattonare, strisciare, avanzare in appoggio sui glutei è la prima modalità con cui il cucciolo di uomo comincia a spostarsi nell’ambiente. Di solito il bambino inizia a farlo due-tre mesi prima del compimento dell’anno, ma ci sono bambini che non passano da questa tappa, pur iniziando a camminare a 12 mesi, che è l’epoca media dei primi passi. Si può comunque favorire questa attività in modo ludico, unendo così l’utile (fargli fare un po’ di movimento attivo) al dilettevole (divertirlo attraverso un esercizio fisico che equivale a un gioco). Allo scopo, lo si può mettere a terra su un tappeto a quattro zampe, per poi sedersi a terra di fronte a lui a una piccola distanza. A questo punto si devono allargare le braccia e lo si deve chiamare più e più volte per nome, dicendo “vieni!” con tono affettuoso, senza accenti imperiosi. Nel caso in cui dimostri di voler collaborare iniziando a spostarsi in avanti bisogna lodarlo con convinzione più e più volte, per poi abbracciarlo, se mai riuscisse a compiere l’intero tragitto. Sempre per “allenarlo” gli si può tendere spesso le mani, per invitarlo ad alzarsi in piedi tenendosi aggrappato. In nessun caso bisogna insistere, se non gradisce queste iniziative o, peggio, si mette a piangere. Ogni forzatura è controproducente, sempre alla luce del già nominato “giusto momento individuale”, che va atteso con pazienza e fiducia, a tutto vantaggio del benessere psicofisico del bambino.

SCARPE SI’ O NO?

L’industria dell’abbigliamento dedicato alla prima infanzia da vari anni propone infiniti tipi di scarpe destinate ai primi mesi di vita o, comunque, al periodo che precede i primi passi a terra. In realtà le scarpe non sono necessarie fino a quando il bambino impara a camminare quindi la scelta di fargliele indossare è solo estetica. In casa è consigliabile lasciarlo con i piedini liberi, coperti da calzini morbidi, quando la temperatura esterna lo suggerisce altrimenti nudi. Le scarpe giuste per camminare, da mettere a partire dai primi passi, devono servire solo a proteggere il piede dai traumi che potrebbe ricevere urtando contro sassi e oggetti taglienti. Devono avere la suola flessibile, per consentire al piede di compiere un movimento ampio e, di conseguenza, di irrobustirsi e dovrebbero avere una blanda funzione di sostegno della caviglia, l'unica parte del piede che può aver bisogno di essere sorretta. In casa, se il pavimento è rivestito in legno o in moquette, il bambino può rimanere scalzo anche quando cammina.

DA SAPERE: LA QUESTIONE DEL GIRELLO

Il girello non gode del consenso degli specialisti, anche se di fatto la maggior parte dei bambini apprezza la libertà di spostarsi per tutta la casa che assicura. Di fatto e a differenza di quanto in genere si crede, non favorisce la possibilità di camminare prima ma, anzi, può essere di ostacolo al corretto sviluppo psicomotorio. La prima accusa che gli viene mossa è di essere di impedimento in relazione all’ abilità di “cadere bene”, che quando il bambino impara a camminare è importantissima per non farsi male. Inoltre, può impedire al bambino di acquisire la percezione dei propri limiti motori. Per finire, si è notato che il bambino abituato al girello tende a camminare più spesso in punta di piedi, a svantaggio della capacità di mantenere l’equilibrio in stazione eretta.

PUO’ ACCADERE

L’ allergia agli acari

L’allergia agli acari della polvere, insettini pressoché invisibili che si annidano appunto dove c’è sporcizia, si può manifestare con sintomi più o meno severi che vanno dai semplici starnuti con fuoriuscita di muco dal naso, alla lacrimazione e all’arrossamento degli occhi, alla dermatite con prurito fino alle più temibili crisi asmatiche. Queste ultime sono caratterizzate da un’importante difficoltà respiratoria dovuta all’improvviso restringimento dei bronchi.

Cosa fare: Prima di tutto bisogna avere la conferma, meglio se attraverso gli specifici test, che si tratta proprio di allergia agli acari. Dopodiché bisogna impedire, per quanto possibile, che il bambino venga a contatto con gli acari. In casa si devono quindi adottare tutti gli accorgimenti che limitano la presenza della polvere, che rappresenta il loro habitat ideale. Ecco i principali: coprire materassi e cuscini del letto con apposite fodere che impediscono il passaggio dell'acaro; eliminare i tendaggi pesanti e i tappeti pelosi; passare ogni giorno sul pavimento e sui mobili uno straccio umido in modo da asportare la povere senza sollevarla; non usare la scopa ma solo l’aspirapolvere; non dare al bambino giocattoli di peluche. Se è possibile, conviene inoltre sistemare nella stanza del bambino un piccolo apparecchio per la purificazione dell’ambiente, che serve a catturare il pulviscolo “galleggiante” nell’aria. La casa va arieggiata ogni giorno, anche d’inverno, salvo il caso in cui fuori ci sia la nebbia.

Le convulsioni febbrili

Destinate a suscitare non poco spavento nei genitori, le convulsioni febbrili sono conseguenza della brusca comparsa di febbre alta. Interessano in circa il 5 per cento dei bambini di età compresa tra i sei mesi e i quattro anni di età e sono favorite dalla famigliarità. I sintomi sono inequivocabili: il bambino viene improvvisamente scosso da tremiti a scatto, poi perde i sensi, a volte emettendo lievissimi lamenti. In qualche caso può ruotare gli occhi all’indietro, senza che questo sia segno di maggiore gravità dell’episodio. La crisi dura in genere 1-2 minuti in tutto.

Cosa fare: Durante la crisi il bambino va tenuto sdraiato sul letto e girato su un fianco. Appena la crisi si risolve, si deve innanzi tutto somministrare il paracetamolo per far abbassare la febbre. Dopodiché è opportuno andare al Pronto Soccorso. Dopo un primo episodio convulsivo ai genitori viene consigliato di tenere in casa un preparato calmante a base di benzodiazepine in suppostina, da usare in caso di successiva crisi. La suppostina va messa fin dalla prima comparsa della convulsione. Gli episodi possono ripetersi anche due-tre volte nei primi anni di vita, ma in genere scompaiono definitivamente entro i 5 anni di età.

COSA SI’

Dal nono mese in avanti ogni sera bisogna accertarsi che le strisce di stoffa paracolpi, usate per coprire le sbarre del lettino, siano ben tese e non presentino avallamenti. Il rischio da azzerare è quello che il bambino da un momento all’altro impari a puntellarsi contro eventuali improvvisati scalini creati accidentalmente dalla stoffa e poi tenti di gettarsi fuori dal lettino. Se il piccolo è particolarmente vivace e c’è il reale pericolo che riesca comunque in qualche modo ad arrampicarsi lungo le sponde del lettino, per poi buttarsi sul pavimento, può essere opportuno sostituire il normale lettino con un modello “da campeggio”, scelto tra quelli con sponde altissime rispetto al fondo, quindi impossibili da scalare.

COSA NO

Il box, eventualmente adottato fino a questo momento, non dovrebbe più essere usato a partire dai 9-10 mesi in quanto è di ostacolo alla possibilità di imparare a spostarsi nell’ambiente, puntellandosi sul sederino o procedendo a quattro zampe. Dai 9-10 mesi il luogo ideale in cui tenere l bambino quando è sveglio è un tappeto morbido in tessuto, o comunque a pelo molto raso e facile da lavare in lavatrice. Se c’è il parquet non c’è invece bisogno di nulla. Il box può invece essere usato (se c’è posto sufficiente) come contenitore dei giocattoli. E’ possibile, anche se non troppo frequente, che il bambino chieda però lui stesso di rientrarvi per qualche minuto, in quanto attratto dai giocattoli: in questo caso va accontentato, ma tolto immediatamente dopo il primo segnale di protesta.

 

I TRAGUARDI DEL NONO MESE

Il neonato dovrebbe ...

Tendere le braccia verso le persone da cui vuole farsi prendere, anche inclinando il busto in avanti.

Il neonato potrebbe...

Eccezionalmente potrebbe rispondere in modo adeguato a tutta una serie di comandi (Prendi la palla! Batti le manine!) ed eseguire l’imitazione del verso degli animali.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

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