Agenda del bambino

L'ottavo mese del neonato

ottavo.jpg
14 Agosto 2014
I consigli alla neo mamma su cosa fare se ricomincia a svegliarsi di notte, sull'ansia da separazione, sulle medicine, sui tipi di giocattoli, sull'influenza e sulla tosse e su quello che può accadere nell'ottavo mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè
Facebook Twitter More

L’ottavo mese di vita può essere più critico rispetto al precedente perché è proprio adesso che il bambino in genere manifesta i sintomi dell’ansia da separazione, un sentimento molto vicino all’angoscia che compare quando la mamma si allontana ed è alimentato da una vaga ma dolorosa paura di perderla e di non ritrovarla mai più. In concomitanza con l’ansia da separazione si evidenzia un altro sentimento nuovo: il timore delle persone estranee che il bambino esprime in modo particolarmente eloquente durante le eventuali visite pediatriche. Fino ai cinque sei mesi, infatti, il bambino tende a lasciarsi maneggiare dal pediatra senza protestare e, anzi, non di rado lo gratifica con sorrisi e gorgoglii soddisfatti. A otto mesi, invece, può scoppiare a piangere disperatamente appena lo vede o subito dopo avere sentito il tocco della sua mano.

Leggi tutta L'agenda del bambino, da 0 a 12 mesi Vuoi confrontarti con altre neo mamme? Entra nel forum, sezione Neonato

TUTTO SULL’ANSIA DA SEPARAZIONE

L’ansia da separazione nasce dal timore di essere abbandonato dalla mamma e compare generalmente intorno all’ottavo mese di vita. In alcuni casi può invece apparire prima, in altri dopo. Si esprime sempre con irrequietezza, difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni, pianti disperati quando la mamma si allontana anche solo per raggiungere un’altra stanza. Ecco cos’altro è opportuno sapere.

 

  • L’ansia da separazione può avere vari livelli di intensità a seconda del temperamento del bambino e della capacità della mamma di rassicurarlo. A quest’ultimo proposito, è importante che la mamma da un lato sia molto affettuosa con il bambino e si dedichi a lui completamente ogni volta che le è possibile e dall’altro si mostri serena a fronte di qualsiasi manifestazione di disagio. Il bambino non deve cioè recepire né che la mamma è spaventata dalle sue reazioni, né che si sente in qualche modo colpevole di quello che gli sta accadendo, né che è irritata o, peggio, arrabbiata.

  • La paura di essere abbandonato è un sentimento che di solito riguarda la mamma, ma in alcuni casi può svilupparsi anche nei confronti del papà. L’eventualità è frequente soprattutto nei casi in cui il papà fin dai primi mesi di vita si sia occupato del piccolo quotidianamente, anche prendendosi cura della sua igiene. Esattamente come deve fare la mamma, anche il papà deve far sentire il più possibile il suo affetto al bambino, non solo trascorrendo del tempo con lui ma anche carezzandolo, baciandolo, stringendolo a sé. Il contatto fisico è infatti uno straordinario strumento di consolazione.

  • Oltre a porgere al bambino l’orsacchiotto, per la sua funzione di simbolo dell’affetto e della presenza materna, la mamma quando si allontana da lui gli può offrire una sua maglietta precedentemente indossata, in cui quindi ci sia il suo odore. L’accorgimento risulta particolarmente consolatorio e, quindi, tranquillizzante per la maggior parte dei bambini.

 

SE RICOMINCIA A SVEGLIARSI DI NOTTE

E’ proprio in questo mese che il bambino può ricominciare a svegliarsi di notte, magari urlando e piangendo. L’eventualità è relativamente comune ed è una diretta conseguenza dell’ansia da separazione che durante il sonno notturno può ingigantirsi, trasformandosi in sensazioni di inquietudine e apprensione intensissime. Il bambino non va assolutamente lasciato piangere, anzi bisogna accorrere subito e fargli sentire la propria presenza attraverso carezze e frasi affettuose sussurrate con dolcezza. Bisognerebbe, invece, evitare di sollevarlo dal lettino, per consolarlo lasciandolo sdraiato. Se però dovesse continuare a piangere è d’obbligo prenderlo in braccio fino a quando si calma completamente. Se l’unico modo di tranquillizzarlo è accoglierlo nel lettone può essere opportuno optare per questa soluzione, specialmente se al mattino è necessario andare a lavorare. Metterlo a dormire nel lettone almeno fino a quando si supera il periodo critico è una scelta da non fare solo se si è profondamente contrari a questa possibilità e se con il bambino nel letto non si riesce a riposare. Non vale, invece, la pena di rinunciare a questa opzione per una pura questione di principio, visto che non è mai stato dimostrato che è essenziale per l’educazione del bambino dormire nel proprio letto. In sintesi, la priorità assoluta dovrebbe essere quella di riuscire a riposare di notte, per cui ben venga la possibilità di fare spazio al bimbo nel lettone, se è questa l’unica strategia che consente di riuscirci.

COME SOMMINISTRARE LE MEDICINE

La necessità di somministrare al bambino una medicina prima o poi si pone. Sentirsi incerti sul da farsi o francamente preoccupati è più che comprensibile fino a quando non si acquisisce esperienza. Di fatto, però, se si possiedono informazioni corrette su come procedere tutto può diventare molto semplice.

Le medicine in sciroppo vanno date con il cucchiaino presente nella confezione, che va appoggiato contro il labbro inferiore della bocca, leggermente inclinato in modo che il bambino possa aspirare il liquido con il movimento della suzione. Se con il cucchiaino si fallisce si può somministrare lo sciroppo lentamente con la siringa pediatrica, senza ago, da appoggiare all’angolo della bocca. Se l’operazione risulta comunque difficile non resta che optare per la tettarella con serbatoio, destinata proprio alla somministrazione di medicine liquide. Se bisogna effettuare l’aerosol ci si deve sedere in modo confortevole, prenderlo in braccio e cercare di distrarlo con una fiaba o una canzoncina mentre si tiene la mascherina ben accostata a naso e bocca: solo così si riesce infatti a fargli respirare la sostanza nebulizzata in modo corretto. Se c’è da mettere un collirio bisogna appoggiare il beccuccio contro l’angolo interno dell’occhio, dopodiché si deve cercare di chiudergli le palpebre, per poi massaggiarle lievemente. Per finire, per inserire una suppostina bisogna mettere il bambino a pancia in su, poi gli si devono piegare le ginocchia per portarle vicino all’addome. Dopo averla introdotta, si devono avvicinare dolcemente i suoi glutei, mantenendoli accostati per circa un minuto, allo scopo di impedire che la supposta non trovi la strada e venga espulsa,

DA SAPERE: I TIPI DI GIOCATTOLI

I giocattoli sono il più naturale mezzo di trasporto verso la dimensione ludica che è quella in cui il bambino si allena alla vita, impegnando tutte le sue capacità intellettive e misurandosi con le sue abilità, che proprio attraverso il gioco si affinano. Chiuso nello spazio incantato del gioco, dove tutto è possibile (facciamo finta che abbiamo un cavallo) dove tutta la realtà rappresentata è a portata di mano ma, allo stesso tempo, dove ogni singolo oggetto può diventare qualcos’altro per il magico esercizio della fantasia, il bambino acquisisce esperienza, mette alla prova se stesso, cerca e trova soluzioni, si emoziona e sconfigge la noia. I giocattoli aiutano a sfruttare al meglio la palestra ideale che è il gioco favorendo l’armonico sviluppo psicoemotivo. Fin dal momento in cui impara a stare seduto e ad afferrare gli oggetti è dunque opportuno circondarlo da un ragionevole numero di giocattoli, avendo cura di scegliere quelli adatti all’età in base a quanto riportato sulla confezione. In generale, l’universo dei giocattoli può essere suddiviso in cinque grandi tipologie a seconda dell’attività che suggeriscono. Ogni tipologia corrisponde dunque a una particolare attività ludica e ha il suo “giocattolo-base” che ogni bambino dovrebbe avere a mano a mano che raggiunge l’età per usarlo. I 5 giocattoli per eccellenza sono la palla (movimento, abilità); l’orsacchiotto e simili (affettività, accudimento); vestiti e accessori per mascherarsi (fantasia, immedesimazione); spade o altri giocattoli per competere (simulazione di conflitti, possibilità di gareggiare, attenzione alle regole); costruzioni e cubi da impilare (elaborazione di strategie, fantasia, abilità). Tra i giocattoli devono trovare il posto anche i primi libretti, robusti e ricchi di illustrazioni. E’ così che si permette al bambino di acquisire quella familiarità verso i libri che più avanti lo spingerà a imparare e a sfruttare il piacere della lettura. Nel primo anno di vita e, in particolare, a partire dai sei-otto mesi il bambino comincia inoltre ad apprezzare i giocattoli che emettono suoni e rumori, se azionati da un pulsante che può essere lui stesso a gestire.

PUO’ ACCADERE

L’influenza

L’influenza è una sindrome, cioè una malattia che si manifesta con un insieme di sintomi più o meno lievi a seconda dell’aggressività del virus implicato. Un virus che, come quello del raffreddore, si modifica anno dopo anno rendendo impossibile per il sistema immunitario riconoscerlo in tempo per sconfiggerlo prima che provochi i classici disturbi. Tra questi i più comuni sono raffreddore, tosse, lacrimazione e arrossamento degli occhi, fastidio alla gola, febbre, malessere generale, indolenzimento delle ossa, mal di testa.

Cosa fare: L’influenza deve fare il suo corso per cui non c’è niente che possa accelerare la guarigione che, in genere, avviene dopo 5-6 giorni dalla comparsa dei disturbi. Per abbassare la febbre e alleviare il malessere si deve impiegare il paracetamolo. Il bambino non deve prendere freddo e non deve essere esposto a sbalzi di temperatura. Ogni anno viene predisposto un vaccino antinfluenzale che il Ministero della Salute riserva ai bambini con particolari problemi di salute, che potrebbero andare incontro a complicazioni severe dopo aver contratto l’influenza.

La tosse

La tosse è un meccanismo di difesa che serve a eliminare dalle vie respiratorie il muco che viene prodotto quando agenti irritanti (virus, batteri, fumo, gas di scarico) entrano in contatto con la gola, i bronchi o i polmoni (quest’ultima evenienza è però rarissima). Può essere inizialmente secca e poi grassa, oppure secca con sibilo associata a respirazione faticosa. Nel primo caso è dovuta quasi sempre a virus influenzali o parainfluenzali e tende a scomparire spontaneamente senza conseguenze. Nel secondo caso può dipendere da virus, da batteri o da sostanze nocive per le vie respiratorie ed esprime un’iperattività dei bronchi. E’ dovuta, cioè, a un restringimento dei bronchi che rispondono in questo modo eccessivo allo stimolo di fattori irritanti.

Cosa fare: Se ci sono sibili e respirazione faticosa bisogna consultare il pediatra perché può essere necessario ricorrere a un farmaco broncodilatatore in spray (salbutamolo) o, nei casi più importanti, al cortisone. Se si protrae per più di due settimane ed è associata alla comparsa di muco verdastro di odore sgradevole, può essere necessario usare l’antibiotico che deve essere prescritto dal pediatra. Una tosse divenuta grassa non associata ad altri sintomi di malessere si controlla dando spesso da bere al bambino (non se mangia esclusivamente al seno), evitando di farlo stazionare in ambienti con aria calda e secca ed eventualmente facendogli respirare del vapor acqueo, dopo aver sentito in merito il parere del pediatra.

COSA SI’

Se si hanno gemelli è giusto che ciascun bambino abbia i propri giocattoli, ben divisi in cesti o scatole personalizzati. E’ anche questo un modo per aiutarli a raggiungere l’obiettivo irrinunciabile di differenziarsi, rendendosi indipendenti l’uno dall’altro. Posto questo, è consigliabile che entrambi i gemelli possiedano giocattoli dello stesso tipo, resi diversi da qualche particolare. Per esempio, ciascuno deve avere la palla, identica per dimensione, ma differente per colore. Lo stesso vale per le bambole (ciascuna può avere il suo vestito e la sua pettinatura, diversi dall’altra) , l’orsacchiotto e così via.

COSA NO

Il bambino non deve essere messo davanti alla televisione, anche se dimostra di essere attratto da quella scatola che emette suoni e immagini o, addirittura, guarda lo schermo con interesse, facendo nascere la tentazione di usarla come baby-sitter. Questo dovrebbe valere almeno fino ai due anni di vita compiuti, epoca in cui si può cominciare a proporre qualche cartone animato di qualità a piccolissime dosi. E’, invece, consigliabile cominciare fin da subito a leggergli le fiabe, permettendogli di sfogliare il libro scelto e di attardarsi a guardare le figure.

I TRAGUARDI DELL'OTTAVO MESE

Il neonato dovrebbe ...

Essere in grado di mangiare un pezzetto di pane o un biscotto tenendolo saldamente in mano, senza farlo cadere più di una-due volte.

Il neonato potrebbe...

Eccezionalmente potrebbe giocare a nascondino attivamente, cioè non limitarsi a ridere quando la mamma si copre il viso ma fare il gesto a sua volta, aspettandosi che sia lei a ridere.

 

Leggi tutta L'agenda del bambino, da 0 a 12 mesi

Vuoi confrontarti con altre neo mamme? Entra nel forum, sezione Neonato

(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

TI POTREBBE INTERESSARE
  1. L'agenda del bambino, da 0 a 12 mesi