Agenda del bambino

Il quinto mese del neonato

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17 Agosto 2014
I consigli alla neo mamma su come comportarsi quando è il momento di affidare il bimbo alle cure di nonni o baby sitter, su dove tenerlo quando è sveglio, sugli occhi rossi, sulla pelle arrossata e su quello che può accadere nel quinto mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè
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E’ più o meno in quest’epoca che per le mamme che lavorano fuori casa diventa prioritario decidere a chi affidare il bambino durante le ore in cui sarà necessario allontanarsi da lui. L’imperativo categorico deve essere innanzi tutto quello di scacciare i sensi di colpa con cui è fin troppo facile trovarsi alle prese quando il momento del primo distacco si avvicina. Se il bambino viene lasciato in buone mani la temporanea lontananza dalla mamma non lascia in lui alcun segno negativo. Per contro, il piccolo può sviluppare spiacevoli sensazioni di allarme se la mamma a mano a mano che si avvicina il giorno della ripresa è triste, nervosa, irritabile o peggio angosciata.

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A CHI LASCIARLO

Nido, nonni o baby sitter: ecco le tre possibilità di cui la mamma dispone quando torna al lavoro. Ciascuna di esse presenta alcuni pro e alcuni contro, per cui la soluzione ideale in assoluto non esiste mentre vi è “il meglio” in relazione al singolo bambino. Ecco in sintesi i vantaggi e gli svantaggi da considerare quando si sceglie.

 

  • Il nido può essere un’ottima soluzione, specialmente se non è particolarmente grande e il rapporto tra il numero di maestre e quello dei piccoli ospiti è ottimale. Il grosso problema legato al nido è rappresentato dal fatto che l’ingresso in una comunità apre la strada al rischio, per così dire “fisiologico”, che il bambino si ammali spesso. Quando succede può allora diventare necessario trovare una persona che si occupi di lui nei giorni in cui rimane a casa, per cui ci si può trovare nuovamente alle prese con il problema iniziale. I vantaggi di questa soluzione sono legati principalmente all’opportunità che viene data al piccolo di socializzare con i coetanei.

  • I nonni (o la sola nonna) se sono disponibili rappresentano una risorsa preziosa, sia per l’affetto che provano per il bambino, sia perché appartengono al nucleo famigliare e quindi consentono al piccolo di trascorrere molto tempo con “persone care”. Ma c’è di più: i nonni assicurano un risparmio non da poco, perché anche quando si trovano nella necessità economica di farsi riconoscere un compenso in cambio della custodia del bambino non sollecitano mai esborsi importanti.

  • La tata può essere un’alternativa validissima specialmente nel primo anno di vita, a patto che sia una persona fidata, dotata di buon senso e amante dei bambini. Se si trova la baby sitter giusta, i vantaggi diventano molteplici e il primo tra questi è rappresentato dal fatto che il bambino non deve essere portato fuori al mattino presto, ma può conservare gli stessi ritmi a cui è già abituato.

 

SE IL BAMBINO SI RIBELLA

Può capitare che nei primi giorni della ripresa del lavoro della mamma il bambino dimostri di gradire poco la novità, sia essa rappresentata dai nonni, dal nido o dalla tata. Per evitare che la nuova situazione sia male accetta dal bambino è spesso sufficiente attenersi, a prescindere dalla scelta fatta, al criterio della gradualità. Se si è deciso per il nido, è opportuno dedicare all’inserimento tutto il tempo necessario, seguendo alla lettera le indicazioni delle maestre. La baby sitter va assunta prima del ritorno al lavoro in modo che il bambino impari a conoscerla in presenza della mamma. Anche nel caso in cui siano i nonni a doversi occupare del bambino, è bene abituarlo a poco a poco a stare solo con loro, a meno che il rapporto non sia già ben collaudato. Se, nonostante gli accorgimenti presi, il bambino dovesse reagire male al distacco può essere consigliabile attendere ancora qualche giorno prima di allontanarsi per molte ore. Per questa ragione è bene cominciare l’inserimento, al nido, con la tata o con i nonni almeno un mese prima della data del rientro.

DOVE TENERLO QUANDO E’ SVEGLIO

Intorno ai cinque mesi si può cominciare a usare il passeggino, con lo schienale leggermente inclinato verso il basso, in modo da impedire che il bambino, non ancora in grado di assumere per più di qualche minuto la posizione seduta, si trovi ripiegato su se stesso. Il passeggino, a differenza della carrozzina, permette al piccolo di guardarsi attorno e quindi di trascorrere più piacevolmente le ore di veglia. Anche se il box non gode del consenso di tutti gli specialisti può essere utile adottarlo in quanto può tornare utile avere un posto in cui poter lasciare per qualche minuto il bambino sveglio sapendolo al sicuro. Se si decide per il box conviene iniziare a mettervi il bambino per qualche decina di minuti proprio a partire dal quinto mese di vita. In questo modo il bambino potrà più facilmente abituarsi a trascorrervi un po’ di tempo. Nel box vanno messi giocattoli adatti all’età del piccolo, come per esempio sonaglini e pupazzi. La permanenza deve comunque essere breve, soprattutto se la sistemazione non è accolta con entusiasmo.

DA SAPERE: IL PUPAZZO DEL CUORE

E’ importante che il bambino a partire dai quattro-cinque mesi di vita abbia un pupazzo del cuore, che può essere sia il classico orsacchiotto sia un qualunque altro animale di pezza. L’orsacchiotto deve essere offerto al bambino quando lo si corica per la notte oppure in altri momenti della giornata se occorre consolarlo o tranquillizzarlo. La sua funzione è quella di simboleggiare la mamma e, più in particolare, il calore e le cure che provengono dalla figura materna. Gli specialisti definiscono questo giocattolo “oggetto transizionale” proprio perché ha il grande potere di trasmettere al bambino il rassicurante messaggio di essere lì a “tenere il posto della mamma che di certo ritornerà”. I pupazzi da preferire sono quelli di stoffa, che a differenza di quelli di peluche, non trattengono la polvere e si possono facilmente gettare in lavatrice.

PUO’ ACCADERE

Un occhietto è rosso e “sporco”

A volte nei piccoli è ancora chiusa la minuscola valvola del dotto lacrimale, canalino situato nell’angolo interno della palpebra e collegato a una minuscolo serbatoio chiamato “sacca lacrimale”, posto nella parete laterale del naso. Questa valvolina ha la funzione di consentire al liquido lacrimale, che viene prodotto di continuo per mantenere l’occhio umido, di defluire nel naso. Fino a quando non si apre completamente, come di fatto in genere accade alcuni giorni dopo la nascita anche solo grazie a uno starnuto oppure a un colpo di tosse, può provocare ristagni di liquido che possono causare un’infiammazione dell’occhio. Da qui la lacrimazione e l’arrossamento della congiuntiva.

Cosa fare: bisogna consultare il pediatra, perché potrebbe essere necessario usare un collirio a base di antibiotico, che spetta al medico prescrivere.

La pelle si squama e si arrossa

Se la pelle di alcune zone del corpo, come le mani, l’incavo del ginocchio e del braccio, l’attaccatura del piede, la nuca appare arrossata a causa della presenza di numerosi puntini, tende a squamarsi e diventa sede di prurito si deve pensare alla dermatite atopica. Contrariamente a quello che si ipotizzava un tempo, il disturbo non è quasi mai legato al tipo di latte assunto dal bambino o all’introduzione di altri alimenti come per esempio l’uovo. Nella maggior parte dei casi, dipende da una vulnerabilità della pelle influenzata dalla genetica da cui deriva una risposta eccessiva a eventualità, come per esempio il contatto con la lana, di per sé innocue. I fattori che scatenano l’eczema sono molteplici e tra questi vi sono le prolungate permanenze nell’acqua, il contatto con lana ruvida o con detergenti aggressivi per la pelle.

Cosa fare: Innanzi tutto l’eczema va sottoposto all’attenzione del pediatra fin dalla sua prima comparsa perché è necessario che la diagnosi di dermatite atopica sia sicura. Il problema si affronta con una terapia detta “a scalino” perché nelle fasi di remissione prevede solo l’impiego di creme emollienti e idratanti dopo il bagno ma richiede l’uso di cortisone in crema quando la pelle si arrossa, si squama e provoca prurito. Nell’eventualità in cui neppure il cortisone si riveli sufficiente a controllare l’eczema il pediatra può prescrivere un farmaco antistaminico per bocca. A volte sulla pelle lesionata possono proliferare batteri: in questo caso può essere necessario anche un antibiotico. I bambini con dermatite atopica vanno lavati con detergenti liquidi oleosi e dopo il bagno la loro pelle va idratata con creme emollienti. Il bagnetto può essere fatto con normale frequenza ma deve essere breve.

COSA SI’

E’ bene allontanarsi dal bambino sempre per lo stesso lasso di tempo, cercando per quanto è possibile di mantenere lo stesso orario sia quando si esce di casa (o lo si lascia al nido) che quando si torna da lui. Pare infatti che in questo modo sia più facile che il bambino si abitui senza scossoni emotivi all’assenza della mamma dopo il suo rientro al lavoro.

COSA NO

L’assenza della mamma per alcune ore al giorno è generalmente ben tollerata dai bambini i quali in breve si adattano di buon grado alle nuove abitudini quotidiane anche grazie all’acquisizione della certezza (sviluppata con l’esperienza) che la mamma torna sempre. E’ invece ritenuto poco opportuno lasciare il bambino per più di tre-quattro giorni di seguito, rimanendo lontane anche di notte. Questo vale soprattutto per i primi 12-18 mesi di vita.

 

I TRAGUARDI DEL QUINTO MESE

Il neonato dovrebbe ...

Al termine del quinto mese deve mostrarsi divertito quando la mamma ride, gli canta una canzoncina, gioca a nascondersi il viso dietro le mani o un giornale.

Il neonato potrebbe...

All’inizio del quinto mese potrebbe girare la testa se qualcuno posto dietro di lui pronuncia il suo nome.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

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