Agenda del bambino

Il terzo mese del neonato

vaccinare
19 Agosto 2014 | Aggiornato il 12 Maggio 2015
I consigli alla neo mamma sulle vaccinazioni da fare al piccolo, sulla cura, sul rigurgito e sull'eritema da pannolino e su quello che può accadere nel terzo mese di vita e come risolverlo, i primi piccoli traguardi del bebè
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Il terzo mese di vita del bambino è in genere pieno di sorprese: è adesso che il bebè comincia a interagire con la mamma e con il papà, cominciando a dare segnali via via più evidenti di riconoscere coloro che si prendono cura di lui, ricambiandone, pur così piccino, l’affetto. E’ tempo anche delle prime vaccinazioni, che rappresentano forse la più potente ed efficace arma di prevenzione di cui si dispone per proteggere la salute del bambino.

I neogenitori possono ritrovarsi come coppia, riprendendo anche i rapporti sessuali che nei primi 40 giorni dopo il parto sono sconsigliati. Al riguardo va sottolineato che se è vero che quando si nutre il bambino al seno è più difficile dare inizio a una gravidanza, è certo che è possibile rimanere incinte durante l’allattamento, anche nel caso in cui le mestruazioni non fossero ancora ricomparse. Per evitare gravidanze indesiderate è dunque opportuno ricorrere alla contraccezione: nei primi mesi successivi al parto il profilattico è considerato un buon presidio. La sua sicurezza dipende comunque dal corretto utilizzo che consiste nel non graffiarlo con anelli, cinturini, braccialetti mentre lo si indossa e nel porre fine alla penetrazione immediatamente dopo l’eiaculazione, per evitare che il liquido seminale, non potendo più essere trattenuto all’interno del serbatoio, entri nella vagina.

LE VACCINAZIONI

E’ proprio tra il secondo mese di vita compiuto e il terzo mese che in genere viene effettuata la prima vaccinazione obbligatoria. E’ l’ASL a mandare la comunicazione a casa, segnalando dove e quando presentarsi con il bambino e indicando contro cosa verrà vaccinato. Se vengono effettuate nell’ambulatorio dell’ASL, le vaccinazioni sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale, quindi sono gratuite. Ecco cosa è utile sapere sull’argomento.

 

  • Le vaccinazioni obbligatorie sono quattro: antidifterica; antitetanica; antipoliomielite; antiepatite B. vengono somministrate tutte insieme, associate ad altre due raccomandate: l’antiemophilus e l’antipertossica. In alcune regioni italiane (per ora è accaduto nel Veneto) si sta valutando l’opportunità di togliere l’obbligo di legge per far rientrare anche le quattro vaccinazioni sopra indicate nella rosa delle vaccinazioni facoltative. Si ritiene infatti che sia giusto lasciare ai genitori la responsabilità di decidere se vaccinare o meno il proprio bambino, anche se i pediatri sono tenuti a offrire indicazioni e suggerimenti al riguardo.

  • Le vaccinazioni raccomandate sono così definite perché pur non essendo obbligatorie sono giudicate importanti dalla Comunità pediatrica in un’ottica di prevenzione. Le vaccinazioni raccomandate a tutti i bambini sono contro pertosse; morbillo; parotite; rosolia; antihaemophilus influenzae B. Ci sono poi altri due vaccini consigliati che ormai entrati nel “calendario vaccinale italiano”: l’antipneumococco e l’antimeningococco. La scelta di sottoporre il bambino alle vaccinazioni raccomandate andrebbe comunque presa insieme al pediatra di famiglia.

  • Per quanto riguarda l’efficacia delle vaccinazioni, alcune, come per esempio l’antipertosse, non immunizzano completamente, soprattutto a distanza di anni, per cui è possibile che il bambino sia comunque colpito dalla malattia contro cui è stato vaccinato. In questo caso però i sintomi sono molto più lievi e le eventuali complicazioni molto più rare di quanto lo sarebbero stati se non fosse stata fatta la vaccinazione. Nel 3-5 per cento dei casi i vaccini, che sul resto della popolazione infantile risultano efficaci, non sortiscono l’effetto immunizzante sperato, per via della mancata risposta fornita dall’organismo del singolo bambino. Per finire, gli effetti indesiderati legati alla vaccinazione sono in genere lievi e destinati a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni. I più comuni sono febbre modesta (poche linee), nervosismo, sonnolenza, poco appetito, crisi di pianto. La maggior parte dei pediatri ritiene comunque che rispetto alle vaccinazioni in un rapporto rischi-benefici i secondi superino i primi.

 

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SE E’ MALATO IL GIORNO DELLA VACCINAZIONE (E ALTRO)

Può capitare che il bambino manifesti sintomi di malessere proprio il giorno della vaccinazione. Se si tratta solo di tosse e raffreddore si può comunque effettuare, mentre è consigliabile rimandarla se c’è la febbre. Se dopo la vaccinazione dovessero comparire sintomi importanti è consigliabile chiamare il pediatra per fargli valutare l’entità delle manifestazioni. Poiché le vaccinazioni vengono effettuate attraverso un’iniezione il bambino può assumere il latte con la stessa frequenza di sempre e nelle stesse quantità. La poppata gli può essere offerta anche appena prima della vaccinazione o subito dopo.

LA CURA DI ORECCHIE E UNGHIE

Fin dai primi giorni di vita si deve iniziare a provvedere all’igiene di orecchie e unghie del bebè. Le unghiette vanno tagliate corte perché diversamente è possibile che il bambino accidentalmente si graffi. Il momento migliore per tagliarle è subito dopo la poppata, quando ben sazio cade in un sonno profondo che lo induce a raggiungere uno stato di completo rilassamento. Anche a tre mesi è opportuno continuare a tagliargli le unghie quando dorme, pur avendo acquisito una maggiore destrezza nel compiere l’operazione. Quando il bambino è sveglio potrebbe infatti compiere qualche movimento improvviso che potrebbe provocare piccoli incidenti con le forbici. Le orecchie del bambino non vanno mai pulite con i bastoncini con la parte alta di cotone. L’unica cosa che si deve fare è asciugare delicatamente il padiglione auricolare (parte esterna) dopo il bagnetto, per asportare eventuali residui di cerume e non lasciare la parte umida. La zona più interna dell’orecchio non va invece mai toccata. Questa regola deve essere osservata sempre, a prescindere dall’età del bambino.

DA SAPERE : IL CIUCCIO

E’ stato dimostrato che il ciuccio può diminuire il rischio di SIDS (morte in culla). L’ipotesi è che la suzione impedisca al bambino di sprofondare in un sonno così profondo da non consentirgli di risvegliarsi se gli fosse necessario, per esempio, immettere più aria nei polmoni o liberarsi di un rigurgito. L’idea che offrire il ciuccio equivalga a “dare un vizio” è stata superata da anni: oltre a rivestire una funzione protettiva, succhiare è consolatorio, può essere di aiuto per controllare le crisi di pianto inconsolabile e favorisce un sonno più prolungato e un addormentamento più rapido.

Non a caso un vecchissimo e arguto proverbio contadino recita che “il ciuccio è mezza balia”. Il ciuccio va offerto “al naturale”, cioè senza zucchero o altre sostanze dolcificanti. Per quanto riguarda il timore che possa compromettere l’armonica crescita dei denti, il problema non sussiste almeno per i primi due anni di vita. Una piccola percentuale di bambini, di solito allattati al seno, rifiuta però il ciuccio con ostinazione: in questo caso si può provare a insistere almeno per qualche giorno, tenendo il ciuccio con le mani contro la sua bocca per alcuni secondi di seguito. Se però il bambino continua a non gradirlo conviene desistere.

PUO’ ACCADERE

L’eritema da pannolino

Nei primi mesi di vita del bambino è abbastanza frequente che sederino e zona genitale si arrossino. Niente paura: è la classica dermatite (o eritema) da pannolino, una condizione che in genere si risolve in fretta, ma alla quale bisogna prestare attenzione perché potrebbe complicarsi con la comparsa di infezioni, per esempio da parte di Candida albicans.

L’igiene deve essere seguita in modo scrupoloso. Il sederino e i genitali vanno detersi con acqua corrente a ogni cambio. All'occorrenza (per esempio se il bambino si è scaricato) si può utilizzare anche un detergente neutro e delicato. Dopo il lavaggio, la zona va asciugata con cura, attardandosi nell’operazione affinché la pelle abbia la possibilità di rimanere esposta all’aria per un po’ di tempo.

 

Prima di rimettere il pannolino può essere applicata su tutta la parte (senza esagerare) uno strato sottile di crema protettiva, per esempio a base di ossido di zinco.

 

NOTA BENE: se nell’arco di qualche giorno la situazione peggiora e sulla pelle compaiono piccole abrasioni bisogna consultare il pediatra, perché ci potrebbe essere bisogno di impiegare una pomata fungicida.

Il rigurgito frequente

Rigurgitare piccole quantità di latte dopo la poppata è comune tra i lattanti, a partire dalle prime settimane di vita. Va tenuto presente che le quantità di latte emesse sono davvero modeste, anche se all’apparenza possono sembrare consistenti. Di fatto, se il piccolo cresce a un ritmo regolare e globalmente appare in buona salute non vi è ragione di preoccuparsi. Diverso è il caso in cui il rigurgito è accompagnato da tosse, stato di abbattimento, pianto frequente durante la poppata e rallentamento della crescita perché in una simile eventualità è possibile trovarsi in presenza di un problema di reflusso gastro-esofageo più severo di quanto non sia il rigurgito dopo i pasti. La diagnosi deve comunque essere fatta dal pediatra a cui spetta stabilire che cosa esprimono i rigurgiti, anche sulla base delle condizioni di salute generale del bambino.

Cosa fare: per controllare i rigurgiti è consigliabile tenere in braccio il bambino, meglio se in posizione verticale, per una decina di minuti dopo la fine della poppata. Questo serve da un lato a evitare che il famoso ruttino a cui il rigurgito consegue stenti a essere emesso, dall’altro a scongiurare il rischio che il latte risalga dallo stomaco alla bocca quando il bimbo è sdraiato. Se per qualsiasi ragione dopo la poppata non si può tenere il bambino in braccio è consigliabile coricarlo a pancia in su dopo aver posto un cuscino sotto il materasso, allo scopo di tenerlo leggermente sollevato.

COSA SI’: come togliersi il latte

Se si allatta al seno e ci si trova nella necessità di allontanarsi dal bambino per più tempo rispetto all’intervallo tra una poppata e l’altra ci si può togliere il latte per farlo offrire al bebè con il biberon. In generale, anche se non ci si deve separare dal bambino, è una buona idea raccogliere una certa quantità di latte e poi riporlo per qualsiasi evenienza. Per una corretta conservazione del latte ci sono alcune regole da osservare. Durante l’estate può essere tenuto fuori dal frigorifero per massimo 30 minuti dopo la raccolta, mentre se non c’è molto caldo può rimanere a temperatura ambiente anche per un paio d’ore. In frigorifero può conservarsi perfettamente per circa tre giorni, mentre nel congelatore può rimanere anche fino a sei mesi. Conviene sempre riporlo già suddiviso in porzioni. Va scongelato gradualmente, meglio se in frigorifero. Una volta scongelato va consumato entro poche ore o gettato.

COSA NO: attenzione alle medicine durante l'allattamento

Può accadere che la neomamma si trovi nella necessità di assumere medicine durante l’allattamento al seno. I farmaci controindicati in allattamento sono pochi, ma è sempre buona norma chiedere al medico una valutazione, in modo da essere sicure dell’opportunità di continuare a nutrire il piccolo al seno durante la cura. Se questo non fosse possibile e se la terapia con i farmaci fosse da affrontare per un lasso di tempo breve anziché chiudere definitivamente con l’allattamento si può sospenderlo temporaneamente, per poi riprenderlo una volta terminata la cura. In questo caso il latte va tolto regolarmente con il tiralatte per assicurarsi che la ghiandola mammaria continui a produrlo. Il latte raccolto deve essere buttato.

 

I TRAGUARDI DEL TERZO MESE

Il neonato dovrebbe ...

In quest’epoca dovrebbe sorridere alla mamma e ai visi noti che si posizionano di fronte a lui a una distanza di circa 40-50 centimetri.

Il neonato potrebbe...

Eccezionalmente potrebbe afferrare un oggetto che gli viene porto e poi tentare di portarlo alla bocca.

 

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(L'agenda del bambino è stata redatta con la consulenza di Leo Venturelli, pediatra di famiglia, autore di numerose pubblicazioni di pediatria ambulatoriale e coautore di libri di divulgazione per genitori tra cui E’ nato un bambino, La grande enciclopedia del bambino, Da 0a 6 anni, una guida per la famiglia)

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