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Allattamento: 22 risposte ai dubbi più comuni delle mamme

Di Valentina Murelli
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19 Giugno 2018 | Aggiornato il 27 Settembre 2018
Sono tantissime le domande di una mamma che allatta, rispetto alla qualità del suo latte, a come gestire l’allattamento, a come prendersi cura del suo aspetto e della sua salute anche in questo momento. Ecco le risposte di Chiara Losa, consulente IBCLC che lavora all’ambulatorio allattamento dell’ospedale Buzzi di Milano, e di altri esperti.

 

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Sono tantissime le domande che possono affollare la mente di una mamma che allatta. Abbiamo provato a fare chiarezza con l'aiuto di Chiara Losa, infermiera pediatrica e consulente per l'allattamento IBCLC che lavora all’Ambulatorio allattamento dell’Ospedale Buzzi di Milano. Altri esperti hanno risposto alle domande, dove segnalato.

 

Qualità e quantità del latte
1. Certi giorni ho il seno “vuoto”: è perché ho meno latte?
No: è del tutto normale sentire questa sensazione, soprattutto in particolari momenti della giornata, dopo le prime settimane di allattamento.

 

All’inizio, nelle prime tre/quattro settimane, c’è una fase di calibrazione nella quale il seno “impara” a produrre il latte effettivamente richiesto dal bambino. Passata questa fase, in cui il seno è tendenzialmente teso o molto teso, la sensazione di continua pienezza si riduce e il seno torna nella norma.

 

Può comunque capitare di sentirlo un po’ più gonfio al mattino, visto che di notte c’è stato il picco di prolattina che ne ha favorito la produzione, e un più svuotato nel pomeriggio o alla sera. Ma questo non significa che in questi momenti non ci sia latte.

 

Chi sa fare la spremitura manuale del seno può usarla per una piccola verifica: si accorgerà subito che il latte è ancora ben presente. Ma attenzione: chi non la sa fare dovrebbe evitare di cimentarsi. C’è il rischio di non vedere uscire nulla proprio perché non si è spremuto nel modo giusto. Per imparare a farla basta chiedere a un operatore (ostetrica, infermiera pediatrica, consulente…) specializzato in allattamento.

 

2. Il mio latte mi sembra trasparente; è perché è meno nutriente?
No. Tanto per cominciare considera che il latte di mamma non è mai bianco e “lattescente” come quello di mucca. Il colore del latte vaccino dipende dall’elevato contenuto di una proteina chiamata caseina, che è presente a concentrazioni molto inferiori nel latte umano, soprattutto nei primi mesi di allattamento.

 

Il latte umano ha piuttosto una colorazione biancastra, con sfumature azzurre, verdognole o giallastre. Solo verso il sesto mese, quando aumenta la concentrazione di caseina rispetto ad altre proteine, tende a diventare un po’ più bianco. C’è comunque una forte variabilità da persona a persona, anche in base al tipo di alimentazione: quando si mangiano barbabietole rosse, per esempio, il latte potrebbe assumere una colorazione rosata.  

 

Al di là del colore, è importante sottolineare che il latte è un alimento vivo, specifico per ogni coppia mamma-bambino, e capace di cambiare la sua composizione durante la giornata e nel corso del tempo. Per esempio, pochi sanno che intorno al quinto/sesto mese di vita del bebè, il latte torna temporaneamente simile al colostro, cioè molto ricco di anticorpi, che aiutano a proteggere il bambino nel momento in cui comincia la fase di esplorazione attiva del mondo e mette in bocca qualunque cosa incontri.  

 

Ovviamente, il latte per un bambino di una settimana sarà diverso da quello per un bambino di anno, ma non succede mai, come spesso si sente dire, che a un certo punto diventi acqua: semplicemente calibra la sua composizione per le diverse esigenze nutrizionali del bambino.

 

3. Ultimamente sono molto stressata e mi sembra di avere meno latte. E' possibile? E' comunque nutriente per il mio bambino?
Più che sulla quantità di latte, uno stato di forte stress può influire sul riflesso di eiezione del latte, cioè il meccanismo di espulsione attiva del latte al di fuori della ghiandola mammaria, che diventa più debole. Questo può far sembrare che ci sia meno latte, ma in realtà non è così, almeno sul breve periodo. A lungo andare, però, questa condizione potrebbe portare a una riduzione della produzione di latte.

 

Diverso il discorso se non si tratta solo di stress, ma di stanchezza estrema associata a malnutrizione: in queste condizioni si può effettivamente produrre poco latte.

 

4. Quando arriva di solito il ciclo mestruale durante l’allattamento? Cambia qualcosa per il nutrimento del piccolo?
Il ritorno delle mestruazioni nella donna che allatta è un evento molto soggettivo.

 

In generale, più sono frequenti le poppate e quanto più spesso queste avvengono di notte, maggiore è la probabilità che il ritorno delle mestruazioni ritardi. Detto questo, non tutte le donne che allattano rimangono per mesi senza mestruazioni: ad alcune possono tornare anche 40 giorni dopo il parto, come succede alle donne che non allattano

 

Il ritorno delle mestruazioni non influisce minimamente sul valore nutritivo del latte prodotto. E’ vero però che potrebbe esserci un lieve cambiamento di sapore, tanto che alcuni bambini – ma non tutti – fanno un po’ più fatica a prendere il seno in quei giorni o nei giorni precedenti.

 

Una precisazione per le donne che allattano e non hanno mestruazioni: attenzione a non considerare questo fatto come un contraccettivo naturale. Se è vero che l’amenorrea da allattamento è un fattore che contribuisce, sui grandi numeri, a distanziare le gravidanze, è anche vero che sulla singola donna non c’è un’efficacia assoluta in termini di contraccezione.

 

5. Come posso rendere il mio latte più nutriente?
Il latte prodotto da ogni mamma nelle diverse fasi della vita del suo bambino è già nutriente, nel senso che ha già le caratteristiche nutrizionali adeguate all’età del bambino. Quindi non c’è nulla da fare per renderlo più nutriente, e soprattutto non serve fare nulla.

 

Quello che può succedere è che magari si scambi una riduzione della produzione di latte legata al passare del tempo con una variazione nelle sue qualità nutritive, ma non è così: semplicemente, il bambino di un anno popperà un latte adeguato ai suoi bisogni, che sono diversi da quelli di un bambino di due mesi.

 

6. Ho cominciato lo svezzamento, ma di notte il mio bambino vuole poppare, ancora e anzi lo fa anche più spesso di prima. E’ normale? Significa che il mio latte è diventato meno nutriente e ne ha bisogno più spesso per affrontare la notte?

No, questo fenomeno, che è del tutto normale, non c’entra nulla con la “qualità” del latte, ma ha invece a che fare con la relazione mamma-bambino. Il piccolo, che magari ama tantissimo l’alimentazione complementare, sta dicendo alla sua mamma che ha comunque ancora bisogno di lei e del suo latte.

 

7. Esistono integratori alimentari per favorire la produzione di latte? Quali sono e dove si trovano?
Il mercato è ricco di integratori proposti per favorire la “fisiologica produzione” o “secrezione di latte”, nelle più varie forme: tisane, capsule, prodotti da sciogliere in acqua e così via, in generale a base di erbe come cardo mariano, finocchio, galega, anice, fieno greco.

 

L’accademia americana della medicina sull’allattamento ne sconsiglia l’utilizzo, perché non ci sono dati scientifici solidi a favore della loro efficacia, e perché in alcuni casi potrebbero avere effetti collaterali sul bambino (sono stati riportati casi di sonnolenza o asma da fieno greco causati proprio dall’utilizzo di questi prodotti).

 

L’unica cosa sicura che fa produrre latte è lo svuotamento della mammella: più e meglio viene svuotata, più latte produce. In caso contrario, il latte residuo all’interno della mammella la stimola a produrre una sostanza che le dice di produrne meno, il fattore di inibizione della lattazione.

 

Per favorire questo meccanismo, però si deve lavorare su attacco e posizione del bambino e frequenza delle poppate, eventualmente aiutandosi con spremitura manuale o estrazione con tiralatte, ma non sull’uso di integratori.

 

Detto questo, se bevendo una tisana presunta "pro-allattamento" – una tazza, non litri! - la mamma si sente più serena e tranquilla, si sente coccolata e sicura, non c’è nulla di male. Potrebbe anche avere la sensazione di produrre più latte, ma in realtà quello che succede è che potrebbe cambiare il riflesso di eiezione del latte. Se è meno stressata e più serena rilascerà più ossitocina, che promuoverà il riflesso di eiezione, per cui l’inizio della poppata potrebbe risultare più soddisfacente per mamma e bambino.

 

Allattamento e salute
Risponde a queste domande Paola Pileri, ginecologa dell’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano, e referente per l’allattamento dell’Azienda territoriale Fatebenefratelli Sacco.

8. E’ vero che l’allattamento al seno protegge la mamma dallo sviluppo di eventuali tumori? Quali?
“Sì, è vero: molti studi ormai confermano che l’allattamento al seno diminuisce il rischio della mamma di ammalarsi di cancro al seno o all’ovaio nel corso della vita” risponde Pileri. E l’effetto è tanto più significativo quanto più a lungo si allatta.
“L’effetto protettivo – precisa la specialista - riguarda tutte le donne, ma in particolare quelle che hanno già dei fattori di rischio per lo sviluppo di queste malattie, per esempio le donne con mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2. Si è visto infatti che durante l’allattamento la mammella va incontro a processi di maturazione molto particolari, che prevengono le anomalie della crescita cellulare associate alle mutazioni di questi geni”.
Proprio a sottolineare l’importanza dell’allattamento come fattore protettivo contro il cancro, l’American Institute for Cancer Research lo ha inserito tra le sue raccomandazioni sulla prevenzione. Le altre sono: mantenere un peso adeguato, mangiare in modo sano, fare esercizio fisico, preferire una dieta ricca in alimenti di origine vegetale, ridurre il consumo di sale, alcol e carni rosse.

9. Se sembra di avvertire qualcosa di anomalo al seno durante l’allattamento – per esempio un nodulo che prima non c’era - a chi bisogna rivolgersi e quali esami bisogna fare per controllare?
La prima cosa da fare è parlarne con il medico di famiglia o il ginecologo di fiducia. “Se valuteranno opportuni degli approfondimenti, l’esame da fare secondo la comunità medica internazionale è l’ecografia della mammella, se possibile con un operatore esperto proprio di ecografia della mammella in allattamento” afferma Pileri.
Risonanza magnetica e mammografia danno invece risultati meno attendibili in questo particolare momento della vita.
 
10. Se non ci sono problemi particolari, è comunque consigliato fare un controllo al seno durante l’allattamento? Di che tipo?
“Se non ci sono fattori di rischio particolari, per esempio parliamo di una donna giovane, sana, senza familiarità per il tumore al seno, non c’è motivo di programmare un controllo proprio durante l’allattamento” risponde la ginecologa Pileri.

“Se invece ci sono dei fattori di rischio che comportano dei controlli periodici, è sicuramente opportuno continuare a farli anche in allattamento. Di nuovo, l’esame da fare è l’ecografia della mammella, con un operatore esperto”.

 

Allattamento e aspetto del seno
11. La mia bimba ha quattro mesi e l’allatto. Da quando sono uscita dall’ospedale, un seno mi è rimasto più grande dell’altro. E’ normale? Da cosa dipende?
Partiamo dal dato di fatto che le due mammelle, di partenza, non sono mai identiche. A volte l’asimmetria è molto evidente, altre volte minima, tanto che la donna non se ne accorge neppure. A meno che durante l’allattamento questa asimmetria si accentui, perché le mammelle lavorano in modo distinto, per cui possono esserci differenze se il bambino poppa di più o meglio da una parte, drenando meglio quella mammella.

 

Per riequilibrare le cose, si può provare a stimolare il bambino a poppare un po’ di più dalla mammella che tende a trascurare, ma va detto che in ogni caso non ci sono problemi per l’efficienza dell’allattamento. Quanto all’aspetto del seno, terminato l’allattamento tornerà all’incirca come prima, per cui se la differenza tra le mammelle era minima, tornerà così. E’ vero però che a quel punto la mamma, che si è abituata a vederle diverse durante l’allattamento, probabilmente la noterà di più.

 

12. Dopo l’allattamento di mio figlio il mio seno appare "svuotato" e vorrei fare un’operazione per “rifarlo”. Quanto devo aspettare per l’operazione? E se dovessi restare di nuovo incinta dopo l’operazione ci sarebbero problemi per un nuovo allattamento?
E’ vero: dopo un allattamento l’aspetto del seno può cambiare e risultare un po' più morbido. Per un intervento di mastoplastica occorre aspettare almeno 40 giorni (tanto ci vuole per l’involuzione completa del sistema di produzione del latte).

 

Dopo questo periodo si può sentire il chirurgo e valutare con lui i diversi tipi di intervento. La mastoplastica additiva non dà in generale controindicazioni a un eventuale allattamento successivo, ma è importante valutare il posizionamento della protesi e della cicatrice. Se questa finisce in corrispondenza del punto, sotto l’aerola, in cui passano le terminazioni nervose da cui parte il riflesso per la produzione di ossitocina, potrebbero esserci interferenze con il riflesso di eiezioni del latte.

 

Va detto però che oggi i chirurghi sono in genere molto attenti a non fare cicatrici sotto l’areola per questi motivi.

 

 

Un aiutino per la mamma?
13. Un’amica mi ha consigliato di usare dei paracapezzoli: quando possono essere davvero utili? E sono meglio quelli classici o quelli d’argento?
Come tutti gli strumenti, il paracapezzolo può avere dei vantaggi, se utilizzato in modo appropriato, ma anche degli svantaggi, specie se utilizzato in modo improprio.

 

La prima cosa da dire è che si tratta di uno strumento che non dovrebbe mai essere usato “perché me l’ha detto un’amica”, cioè per effetto di passaparola. Se è davvero il caso di usarlo, dovrebbe essere consigliato da un operatore specializzato in allattamento, e il suo uso dovrebbe essere tenuto sotto controllo per valutare come vanno le cose.

 

Quando usarlo? In realtà i casi in cui ne conosciamo la reale efficacia sono pochi. Per esempio per il passaggio al seno di un bambino molto piccolo che viene dalla terapia intensiva, dove è stato alimentato magari dal latte della sua mamma, ma sempre con un biberon. Oppure se il bimbo ha un frenulo molto corto, che non può essere tagliato. O, ancora, se la mamma ha capezzoli appiattiti o introflessi e altre strategie non hanno portato risultati soddisfacenti.

 

Quando il paracapezzolo viene usato, non deve essere per sempre: è per facilitare le prime fasi di un allattamento con particolari complicazioni, ma gradualmente va tolto.

 

Gli svantaggi riguardano il fatto che molto spesso, in presenza di un paracapezzolo il bambino non si attacca in modo adeguato. Questo significa minor svuotamento della mammella, che sul breve periodo potrebbe portare a ingorghi, mastiti o ascessi e, a lungo andare, a una riduzione nella produzione di latte. Non a caso spesso l’uso di paracapezzoli si associa a un allattamento misto: sono davvero pochi gli allattamenti esclusivi a sei mesi quando si utilizza questo strumento.

 

Molte mamme utilizzano i paracapezzoli – ultimamente soprattutto quelli in argento, più costosi degli altri - per controllare un eventuale dolore al seno, dovuto per esempio a una ragade. In realtà non si tratta di un’indicazione scientificamente approvata, perché non ci sono studi scientifici validi che la sostengano.

 

Può darsi che il freddo di questo “cappellino” d’argento dia un momentaneo sollievo, e non c’è nulla di male nel tenerlo qualche minuto al giorno o una giornata ogni tanto, ma l’uso continuativo potrebbe essere controproducente, per i motivi che abbiamo detto sopra e anche perché la ragade stessa rischia di peggiorare: è difficile pensare che una ferita riesca a cicatrizzare bene venendo mantenuta in un ambiente umido e chiuso.  

14. Ho una forte tosse secca, il mio medico mi ha prescritto uno sciroppo ma su Internet leggo che è sconsigliato durante l’allattamento. Come devo comportarmi?

Testo a cura di Valentina Murelli
Non sempre Internet è una buona fonte di informazioni sull'argomento "farmaci in allattamento", e purtroppo non tutti i medici sono effettivamente aggiornati su questo tema. Proprio per risolvere questa situazione, il Ministero della salute ha pubblicato un documento ufficiale sull'uso di farmaci per la donna che allatta al seno. Il documento sottolinea il fatto che per molte situazioni sono disponibili farmaci efficaci e sicuri anche per la mamma che allatta (e dunque per il suo piccolino) e offre ai medici una guida per orientarsi tra le varie possibilità.

Che fare, però, se ci si ritrova con la ricetta per un farmaco e si ha il dubbio che questo possa non far bene al proprio bambino? Una possibilità è chiamare il Centro antiveleni dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (numero verde 800.883300 attivo H24) che ha un servizio specifico proprio sui farmaci in gravidanza e allattamento.

Per quanto riguarda Internet, una buona fonte ufficiale è il Servizio su farmaci in gravidanza e allattamento dell’Agenzia italiana del farmaco. Altra buona fonte, però in inglese, è il sito Lactmed dei National Institutes of Health americani.

 

Allattamento e stile di vita
15. Fumo e non riesco a smettere: ci sono conseguenze per il bimbo se fumo appena prima di allattare?
Ovviamente l’ideale sarebbe non fumare, sia perché la nicotina – oltre a influenzare in negativo i meccanismi di produzione del latte - passa nel latte materno, il che per esempio aumenta il rischio di coliche,  sia perché anche il fumo passivo a cui viene esposto il bambino è pericoloso.

 

Se proprio non si riesce a smettere, i consigli per ridurre l’impatto del fumo sul bambino possono essere i seguenti:

  • ridurre il numero di sigarette e scegliere una marca a ridotto contenuto di nicotina;
  • fumare dopo la poppata, e dopo la sigaretta aspettare almeno un’ora e mezza per la poppata successiva: tanto ci mette la nicotina a degradarsi.
  • andare a fumare lontana dal bambino, meglio se all’aperto, coprendosi il capo e i vestiti con indumenti (un foulard, un grembiule) che possano essere tolti prima di riprendere in braccio il bambino;
  • lavarsi mani e viso prima di riprendere il bambino.

 

16. Si possono fare tatuaggi durante l’allattamento? E si possono tingere i capelli, o fare stirature e permanenti?
La risposta a tutte le domande è sì, non ci sono dati che indichino una pericolosità di queste pratiche per il bambino allattato al seno. Per quanto riguarda i tatuaggi, però, bisogna accertarsi che siano eseguiti da professionisti seri, in grado di attuare tutte le misure necessarie per ridurre i rischi infettivi.

 

Gestione dell’allattamento
17.  Allattamento a richiesta o a orari fissi? Ma quando è a richiesta, significa che davvero può poppare in qualunque momento del giorno o della notte? Non raggiunge da solo degli orari?

Più che di allattamento a richiesta, a Chiara Losa piace a parlare di allattamento guidato da mamma e bambino. E’ la coppia a calibrarsi, e piano piano può trovare un proprio equilibrio abbastanza regolare. Però va detto che, specialmente nelle prime settimane, la frequenza delle poppate può essere anche molto elevata, soprattutto di notte.

 

Cercare di imporre degli orari fissi a un bambino in queste fasi può essere controproducente, perché queste poppate prefissate potrebbero non essere sufficienti per il fabbisogno del bambino (che non crescerà in modo adeguato) o potrebbero non essere efficaci, perché lo si costringe ad attaccarsi in un momento in cui non ha fame, e dunque popperà di malavoglia. La conseguenza sarà una riduzione nella produzione di latte.

 

18. Se il bambino non si sveglia da solo, ogni quanto devo svegliarlo per allattarlo al seno?
Non c’è una risposta valida per tutti: ogni coppia mamma e bambino è a sé e deve regolarsi sul proprio equilibrio e sulle proprie esigenze. In generale, però, si può dire che se durante la giornata il bambino è in grado di manifestare dei chiari segnali di fame, la mamma può affidarsi a lui e alle sue richieste.

 

I segnali di fame del bambino sono:

  • schioccare la lingua contro il palato,
  • fare il gesto della suzione;
  • girare la testa di qua e di là alla ricerca del seno, o fare il picchio con la testa;
  • succhiarsi le dita, la mano, il polso;
  • pianto (che però è un segnale già molto tardivo, che arriva quando il bimbo è disperato dalla fame)

Se questi segnali sono ben presenti, e le richieste vengono effettivamente soddisfatte, quel bambino non andrà svegliato ogni due o tre ore per attaccarlo: si potranno tranquillamente lasciar passare anche quattro o cinque ore. Dopo di che potrebbe essere il caso di svegliarlo, e potrebbe esser la mamma stessa a sentirne il bisogno, per svuotare un seno che si sta gonfiando molto.

 

Alcuni bambini, però, non sono molto abili da subito a manifestare questi segnali, o sono magari molto sonnolenti. In questo caso, potrebbe essere opportuno svegliarli anche due/tre ore per offrirgli il seno.

 

In generale, si consideri comunque che nei primi mesi di vita un bambino allattato al seno poppa in media dalle 7 alle 12 volte. E qualcuno anche più spesso.

 

19. Dare l'aggiunta di notte può servire per far dormire di più il bambino?
La risposta secca a questa domanda è sì: un’aggiunta di latte artificiale alla sera o di notte può far dormire di più il bambino, perché con il latte artificiale la frequenza di svuotamento gastrico è maggiore e il bambino si sveglia di meno.

 

D’altra parte, bisogna essere consapevoli del fatto che l’aggiunta serale o notturna interferisce con i meccanismi di produzione del latte, considerato che il picco di prolattina, l’ormone che appunto la promuove avviene proprio di notte. Di conseguenza, l’uso di aggiunte porta a una riduzione della produzione di latte, il che potrebbe essere un rischio per la gestione dell’allattamento, soprattutto nella fase iniziale di calibrazione.  


20. Quali alimenti devo evitare per evitare le coliche al neonato?
In generale non ci sono alimenti controindicati in allattamento, o alimenti da evitare a priori nella speranza di ridurre il rischio di colichette. Che, per altro, spesso non sono tali, mentre si tratta di un semplice stato di irrequietezza del bambino, che peggiora nelle ore serali per vari motivi, e può essere alleviata cullandolo, coccolandolo, magari mettendolo in fascia.

 

Detto questo, alcuni cibi mangiati dalla mamma potrebbero provocare qualche disturbo intestinale al bambino, ma solo se questo è già di per sé intollerante a quel cibo. L’esempio classico riguarda i latticini, nel caso di bambini intolleranti o allergici al latte vaccino: in questi casi sarà il pediatra a fare una diagnosi di intolleranza o allergia e a consigliare alla mamma di evitare i latticini per un po’, per poi provare a reintrodurli in modo graduale.

 

 

21. Il mio bambino ha 14 mesi e vorrei smettere di allattarlo, ma lui la sera continua a cercare il seno. Come fare?

Per la risposta a questa domanda, puoi leggere l’articolo Come smettere di allattare, 10 consigli antistress (e senza medicinali) con i consigli delle psicologhe perinatali  Antonella Sagone, consulente IBCLC, e  Alessandra Bortolotti, presidentessa del Movimento Allattamento Materno Italiano.

 

22. Sto ancora allattando ma sono rimasta incinta: devo smettere di allattare il primo?
In linea di massima no, ma in alcune situazioni particolari alcuni operatori potrebbero comunque consigliare di smettere.

 

A prendere posizione su questo tema è stato, nel 2013, un documento ufficiale del Tavolo tecnico per la promozione dell’allattamento al seno del Ministero della salute e della Società italiana di medicina perinatale. Le conclusioni dicono chiaramente che

“per la maggior parte delle donne la coesistenza di gravidanza e allattamento al seno è ritenuta sicura per mamma, embrione, feto e lattante”.

 

Il documento sottolinea però che in alcune situazioni, i professionisti potrebbero prudenzialmente scoraggiare la prosecuzione dell’allattamento, e per la precisione:

  • se la mamma ha uno stato nutrizionale non ottimale, per esempio perché soffre di malattie da malassorbimento;
  • se c’è un grave ritardo di crescita fetale;
  • se c’è una storia di aborti ricorrenti o di precedente prematurità;
  • se la gravidanza è gemellare o c’è rischio di parto prematuro.

In realtà non ci sono evidenze scientifiche di una reale pericolosità dell’allattamento per il feto in queste condizioni, ma il documento considera comunque lecito il consiglio individuale di interromperlo.