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10 miti da sfatare sull'allattamento

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24 Marzo 2014 | Aggiornato il 02 Agosto 2017
Per qualche misteriosa ragione, ancora oggi, intorno all'allattamento materno (in modo analogo alla gravidanza) continuano a prosperare un'infinità di luoghi comuni e false convinzioni. Con l'aiuto di Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno, fondatrice del primo ambulatorio IBCLC dell'Italia centrale, Latte & Coccole, cerchiamo di sfatare alcuni tra i 10 miti più diffusi.

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Per qualche misteriosa ragione, ancora oggi, intorno all'allattamento materno (in modo analogo alla gravidanza) continuano a prosperare un'infinità di luoghi comuni e false convinzioni. In una sorta di gigantesco 'passa-parola' tra generazioni, queste idee, prive di base scientifica, generano, spesso, confusione e dubbi alle neomamme.

Con l'aiuto di Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno (International Board Certified Lactation Consultant, IBCLC), fondatrice del primo ambulatorio IBCLC dell'Italia centrale, Latte & Coccole, cerchiamo di sfatare alcuni tra i 10 miti più diffusi.

1. Aiuto, non ho abbastanza latte!

L'idea di non avere latte a sufficienza (o che non sia abbastanza 'nutriente') è ancora oggi tra i timori più diffusi di molte mamme. Nella stragrande maggioranza delle situazioni non è invece così.

“Siamo mammiferi e, in genere, ogni donna produce la quantità di latte necessaria per nutrire in modo adeguato il suo bimbo.

A parti rari casi e patologie specifiche, se di fatto, qualcosa non funziona, e nei primi mesi il bimbo non aumenta secondo le tabelle ponderali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - indicativamente circa 170-200 grammi a settimana nel primo mese o due - dipende da una serie di errori.

L'esempio più frequente accade quando si cerca di dare limitazioni alla durata o alla frequenza delle poppate, perché qualcuno ha detto alla mamma che deve 'dare delle regole'. In questo modo il seno non calibra bene oppure il bambino non riesce a poppare quanto davvero gli serve”, spiega la consulente in allattamento.

2. C'è chi ha 'tanto' latte, e chi no...

Questo mito si collega a quello precedente sulla presunta scarsità di latte, anche se l'idea di base è un po' diversa. Secondo questo luogo comune, alcune donne, più fortunate, sarebbero 'gonfie' di latte, quasi come le vecchie balie, mentre altre assolutamente no.

“Il seno è una ghiandola e risponde alla legge della domanda e dell'offerta: tanto più il bimbo chiede, più il seno produce - dice Martina Carabetta. Se la mamma teme di avere poco latte, intanto potrebbe iniziare a provare ad attaccare il bimbo più spesso. Allo stesso tempo, dovrebbe anche verificare, in particolare nel caso di un neonato, con l'aiuto di un operatore specializzato, che il posizionamento e la suzione siano corretti.

La cosa fondamentale da sapere è che nella stragrande maggioranza dei casi, i problemi di allattamento sono risolvibili con le informazioni corrette e aiuto competente specializzato”, spiega l'esperta.

Leggi anche: Non beve il mio latte dal biberon

3. Dopo 6 mesi, il latte è acqua

Il latte è sempre un alimento completo e perfetto, non 'perde' le sue proprietà nutrizionali nel corso dell'allattamento. “Una convinzione del genere deriva, spesso, dal confronto diretto tra il latte materno e quello vaccino: l'aspetto è diverso, il secondo è bianco gesso e opaco, ma questo non significa nulla perché si tratta di due prodotti completamente diversi”, dice Martina Carabetta.

È importante, invece, tenere presente che il latte della mamma varia durante ogni singola poppata e cambia nel corso della crescita del bimbo. Naturalmente, la sua composizione conserva alcune costanti di base e la sua adeguatezza nutrizionale ma non è sempre identico in aspetto.

Gli studi sulla poppata hanno dimostrato che appena il piccolo si attacca al seno, il latte contiene un'alta percentuale acquosa e altre componenti come il lattosio, enzimi, proteine, anticorpi (quindi non è acqua!).

Dopo un po', 'entrano in circolo' grassi speciali che danno anche il senso di sazietà. Questo ciclo si ripete, in modo naturale, ogni volta che il piccolo si attacca al senso della mamma.

Verso i 12 mesi, poi, il latte si arricchisce di altre sostanze (per esempio antibatterici) utili alla crescita, anche se l'aumento ponderale non è più così evidente come nei primi mesi di vita.

“Finché la mamma allatta a richiesta sa che il bambino prenderà sempre ciò di cui ha bisogno in quel momento”, afferma la consulente romana.

4. Vietatissimi aglio, cipolla, broccoli o spezie...

Quando un bimbo mostra meno entusiasmo del solito per la poppata, spesso, una schiera di 'esperte' è pronta a incolpare qualche cibo 'cattivo' che avrebbe rovinato il sapore del latte materno. La lista degli alimenti 'no' è piuttosto lunga e cambia in ogni regione d'Italia.

In realtà, non c'è nessun motivo per mangiare in bianco o rinunciare ad alcune pietanze incriminate di 'peggiorare' il gusto del latte.

“Già in gravidanza, il bimbo sperimenta quello che mangia la mamma attraverso il liquido amniotico. Una dieta variata, bilanciata e stagionale è indicatissima anche durante tutto l'allattamento e abitua già il piccolo a sapori diversi ”, dice l'esperta.

L'unica cosa da evitare davvero è l'alcool che passa subito nel sangue e nel cervello e può essere molto dannoso per il piccolo. Di fatto, le sostanze alcoliche incidono sulla crescita, il peso e l'appetito. In più, il bimbo ha una massa corporea inferiore rispetto a un adulto, quindi una quantità minima di alcool può causare effetti negativi.

Leggi anche: Allattamento al seno o latte vaccino: il più' sostanzioso a 12 mesi?

5. Con il cesareo, zero latte

“Il modo in cui si partorisce non incide sull'avvio dell'allattamento, perché è l'espulsione della placenta che segnala al corpo che è il momento di iniziare a produrre latte. Quello che invece conta davvero è l'aiuto che riceve la mamma subito dopo il parto", – dice Martina Carabetta.

Le primissime ore, infatti sono cruciali per l'avvio ottimale dell'allattamento.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), "il piccolo andrebbe attaccato entro 30 minuti dalla nascita”.

Quindi, se la mamma fatica a muoversi (ha flebo e aghi nelle braccia), è indispensabile l'aiuto del personale ospedaliero o di una figura di supporto.

6. Allattare peggiora la miopia

La miopia è una malattia degenerativa dell'occhio che tende a peggiorare nel corso del tempo. L'allattamento non può acuire i difetti del bulbo oculare e, dunque, non causa l'abbassamento della vista (neanche per la 'fatica' di allattare!).

Tuttavia, durante la gravidanza, si può verificare una diminuzione temporanea, e fittizia, della vista a causa della ritenzione dei liquidi, ma poi tutto torna alla stato precedente.

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7. Il dolore è 'normale', ci vuole pazienza...

Alle mamma alla prima esperienza di allattamento, spesso, viene detto di 'sopportare' e non farci troppo caso se sentono dolore perché è tutto normale. Un altro mito da sfatare (purtroppo sostenuto anche da figure professionali poco aggiornate), tra l'altro tra i principali motivi per cui molte donne gettano la spugna.

“Il dolore è un segnale di allarme del corpo che dice 'Ehi, guarda che qualcosa non va!' - spiega l'esperta.

È fondamentale individuare il più presto possibile il problema e trovare una soluzione.

Se, per esempio, il bimbo mette male la lingua, è più facile risolvere la questione dopo un giorno che un mese.

Di frequente, il male che sente la mamma - e non dovrebbe accadere - è provocato da posizionamento e suzione scorretti. Questo problema rende difficile al bebè estrarre correttamente il latte. Quindi correre ai ripari è importante sia per la madre che per il piccolo”.

Solo il primo e secondo giorno di allattamento è accettabile un fastidio (non fitte di dolore), ma se prosegue, significa che qualcosa non funziona.

8. Allattare fa ingrassare

Ancora oggi, spesso, alle donne in gravidanza o a chi allatta viene ripetuto un vecchio detto: 'Mangia per due!'. Questa convinzione risale a prima del Dopoguerra, quando la malnutrizione era quasi la norma (a quei tempi, se andava bene, la dieta giornaliera si aggirava intorno alle 1.700 calorie).

“Oggi, mediamente, ingeriamo tra le 2.000 e le 2.200 calorie al giorno, un apporto più che sufficiente, e non c'è nessun bisogno di passare a 4.000 calorie durante l'allattamento! Se la mamma ingrassa, dipende, nella maggior parte dei casi, da cattive abitudini alimentari o da problemi ormonali”, dice Martina Carabetta.

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9. Con lo svezzamento, il latte non serve più

L'introduzione dei cibi solidi avviene in modo graduale attraverso piccoli assaggi. Tra l'altro, il bimbo ha bisogno di tempo per accettare il nuovo regime alimentare e il latte ne è ancora parte integrante, non è un 'di più'.

Secondo l'Oms, il latte materno dovrebbe essere ancora l'alimento principale fino al primo compleanno.

10. Lo stress manda via il latte

La storia che stress, spaventi, o imprevisti infelici di varia natura, possano 'mandare via', improvvisamente, il latte è ancora una convinzione largamente condivisa.

Quello che invece accade è diverso.

In una situazione di emergenza, a causa di eventi esterni, un riflesso, quasi atavico, di sopravvivenza (tipico di ogni mammifero) può bloccare temporaneamente la discesa del latte (l'ossicitina rallenta).

In questo caso, il bimbo si lamenta perché fa più fatica ma cercando di rilassarsi, e con un po' di pazienza, grazie alla suzione stessa (che stimola la ghiandola), la produzione di latte riprende normalmente.

Al contrario, come spiega Martina Carabetta, se si passa direttamente al biberon, la produzione di latte davvero può diminuire fino a scomparire del tutto.

In ogni caso, quando ci sono dubbi o emerge un problema, è opportuno rivolgersi a una figura specializzata come l'IBCLC, che saprà aiutare la mamma a risolverlo e riprendere serenamente l'allattamento.

 

Scopri di più' sull'allattamento

Leggi la storia da mammenellarete.it: Avevo poco latte, però pian piano

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