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Allattamento al seno, 10 cose da sapere

Di Simona Regina
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09 Febbraio 2015 | Aggiornato il 18 Settembre 2017
Perché il latte materno è così importante per la crescita e lo sviluppo dei bambini? Riccardo Davanzo, neonatologo dell’Ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste e presidente del Tavolo Tecnico ministeriale per la promozione dell’allattamento al seno spiega i vantaggi

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Allattare al seno è il modo migliore di nutrire un neonato. Lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda l’allattamento esclusivo fino ai sei mesi, e incoraggia le mamme a continuare fino ai due anni del bambino, integrando ovviamente il proprio latte con altri alimenti.

 

Abbiamo chiesto a Riccardo Davanzo, neonatologo dell’Ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste e presidente del Tavolo Tecnico ministeriale per la promozione dell’allattamento al senodi spiegarci perché il latte materno è così importante per la crescita e lo sviluppo dei bambini.

 

1) Il latte materno è unico e inimitabile Questo significa che i latti di mucca o di asina o di capra, comunemente proposti per sostituirlo, sono dei surrogati non alla sua altezza.

 

In altre parole, per un neonato non c’è alimento migliore del latte della sua mamma. Il latte materno, infatti, apporta tutte le sostanze essenziali che gli assicurano un’ottima crescita. Nelle giuste proporzioni. Infatti, non ha mai la stessa composizione, ma cambia per adeguarsi alle necessità di crescita del neonato, così come cambia la sua consistenza durante il corso della stessa poppata (quello prodotto all’inizio è meno grasso e più ricco di acqua e lattosio, il latte terminale invece è molto più ricco di grassi). Il latte materno ha, insomma, una spiccata biodiversità.

 

2) Il latte materno educa al gusto prima dello svezzamento. La formula del latte materno varia in base alla dieta della mamma - e veicolando nutrienti e sapori della dieta materna, educa al gusto ancora prima dello svezzamento - ma anche in base alla durata della gravidanza. In questo modo i prematuri, che rappresentano il 6-10% di tutti i nati, hanno a disposizione un latte più ricco di proteine, particolarmente adatto alle loro peculiari esigenze nutrizionali, e con proprietà immunologiche più spiccate del latte maturo.

 

3) Il colostro è perfetto per le prime poppate Il latte delle prime poppate si chiama colostro: è perfetto come primo alimento dei neonati, perché è ricco di vitamina A, fattori di crescita e anticorpi. Ha un’alta digeribilità e nello stesso tempo un elevato potere nutrizionale. Il suo effetto lassativo, inoltre, aiuta il neonato a eliminare le prime feci (meconio) e a espellere l’eccesso di bilirubina, cosa che aiuta a prevenire l’ittero. In genere, dopo 2-3 giorni dal parto, si forma il latte maturo, con la montata lattea.

 

4) Il latte materno protegge da malattie e allergie Il latte materno, oltre a essere facilmente digeribile, contiene importanti fattori, tra cui le immunoglobuline e i prebiotici, che aiutano l’organismo in crescita a proteggersi da batteri, virus e altri agenti che causano malattie e allergie.

 

Il latte materno inoltre è ricco di principi attivi che promuovono lo sviluppo del sistema digerente, di calcio e proteine utili per la formazione e rafforzare le ossa, ed è una fonte importante di acidi grassi essenziali, indispensabili per la crescita del cervello e della facoltà cognitiva. Veicola inoltre dalla mamma al bambino ormoni, anticorpi e anche cellule staminali: e la ricerca in questo campo è ancora in corso per verificare gli effetti di riparazione, rigenerazione o compensazione delle staminali contenute nel latte materno.

 

È ormai condiviso a livello internazionale, inoltre, che l’allattamento al seno riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti, protegge dalle infezioni respiratorie, riduce il rischio di sviluppare allergie, migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio, migliora lo sviluppo intestinale e previene il rischio di obesità.

 

Ma non solo. Molti studi confermano che l’allattamento al seno riduca anche, nel primo anno di vita del bambino, il rischio di morte in culla senza cause apparenti (SIDS). Ecco perché è un bene promuovere l’allattamento al seno almeno fino al 12esimo mese.

 

5) Anche la mamma trae benefici dall’allattare Il latte materno è pratico - salvo un po’ di difficoltà che si possono incontrare all’inizio, per superare le quali può essere utile rivolgersi al personale sanitario -, è sempre disponibile e alla giusta temperatura. Ed è economico: nessun costo di preparazione. Allattando, poi, si favorisce la contrazione dell’utero, riducendo il naturale sanguinamento post parto e consentendo all’utero di tornare alle dimensioni normali più velocemente.

 

Inoltre, meglio delle diete dimagranti, favorisce la perdita di peso e il recupero della forma fisica.

 

E infine, alcuni studi suggeriscono che l’allattamento al seno riduce il rischio di osteoporosi dopo la menopausa e contribuisce a ridurre il rischio di cancro al seno e all’ovaio.

 

6) E chi non ha latte? Sono veramente rari i casi di donne che producono poco latte. L’obesità è un fattore predisponente, può cioè ostacolare la lattazione. Anche chi ha avuto un parto traumatico può essere meno predisposta a far partire l’allattamento.

 

Generalmente le cause che portano ad abbandonare l'allattamento sono la scarsa informazione o il mancato sostegno alle neomamme che a volte, più o meno incoraggiate da operatori sanitari e/o familiari, finiscono con l’interpretare alcuni comportamenti del bambino (per esempio “vuole attaccarsi più spesso del solito” oppure “fa riposini più brevi perché ha continuamente fame”) come indice della insufficiente produzione di latte.

 

Ma è proprio la suzione del seno da parte del bambino che garantisce l’adeguata produzione di latte. E non c’è nulla di strano che in alcuni giorni, un bambino possa avere più fame del solito e voler mangiare più spesso: così facendo aumenta la produzione di latte. In definitiva, poi, se il bambino cresce vuol dire che il latte è sufficiente: segni affidabili di un’adeguata produzione (e assunzione) sono l’emissione di urine e feci. Leggi anche 10 modi infallibili per aumentare la produzione del latte

 

7) E se la mamma deve sottoporsi a indagini radiologiche? In questi casi non c’è alcun motivo per interrompere l’allattamento. Molte mamme che allattano e che devono sottoporsi a esami di diagnostica per immagini si chiedono se possano essere dannosi per il bambino. Ma in realtà i raggi utilizzati in radiologia, così come gli ultrasuoni in ecografia o i campi magnetici della risonanza magnetica nucleare, non danneggiano il latte materno e quindi sono sicuri per il poppante.

 

Per l’esecuzione della tac e della risonanza magnetica può essere necessario iniettare alla madre un “mezzo di contrasto” che può filtrare nel latte materno. Per questo motivo, in passato, si consigliava di gettare il latte prodotto subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto. Ma una recente indagine ha dimostrato che non c’è alcuna incompatibilità tra allattamento e questi esami con mezzi di contrasto: le poppate possono continuare regolarmente

 

8) L’unica reale controindicazione all’allattamento al seno è rappresentata dalla sieropositività all’HIV, perché c’è il rischio concreto che, in questo modo, una donna affetta dal virus possa trasmettere l'infezione al proprio figlio.

 

Altre controindicazioni non hanno fondamento: non è vero che in caso di miopia, epatite C, sclerosi multipla o anemia una donna non debba allattare. A meno che la malattia non sia così grave che è meglio evitare lo stress metabolico causato dall’allattamento.

Leggi anche 10 miti da sfatare sull'allattamento al seno

 

9) L’allattamento e i farmaci Può capitare che la mamma debba assumere farmaci per curarsi. In questo caso è appropriato verificare se il loro uso sia sicuro per il bambino. Se si sa in anticipo che il farmaco da assumere è controindicato, prima di iniziare la terapia può essere utile ricorrere al tiralatte. Sulla base delle attuali raccomandazioni più accreditate, il latte materno può essere conservato in frigo a temperatura di 4 °C per 4 giorni oppure conservato nel freezer a - 20°C per 6 mesi.

 

10) E se la mamma che allatta è nuovamente in dolce attesa? Nella maggior parte dei casi, allattare al seno anche in caso di una nuova gravidanza è sicuro per madre, embrione, feto e lattante. In particolare, si può allattare tranquillamente nel primo e nel secondo trimestre di gravidanza, nell’ultimo invece meglio confrontarsi con il ginecologo. Leggi anche Allattare in gravidanza