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Salute e benessere

Allattamento al seno: TUTTO quello che bisogna sapere

Di Irma Levanti

18 Maggio 2016 | Aggiornato il 09 Luglio 2018
Dai benefici per mamme e bebè alle strategie per cominciare bene e ridurre i rischi di problemi al seno, dai diritti della donna che allatta ai consigli sullo stile di vita, dalla fisiologia dell'allattamento alle figure a cui rivolgersi in caso di bisogno. C'è tutto questo nel nuovo opuscolo del Ministero della salute dedicato all'allattamento al seno e pubblicato il 12 maggio 2016. Vediamo le informazioni principali. 

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01_allattamento

Un legame intenso

Allattare è la prosecuzione fisiologica del rapporto che si è creato tra mamma e bambino durante la gravidanza. È un momento ricco di emozioni, che contribuisce a creare un legame intenso, aiutando mamma e bebè a conoscersi e a crescere insieme. Per il piccolo, il seno non è solo nutrimento, ma anche calore, sicurezza, benessere, protezione e conforto.

02_vantaggi_allattamento

I benefici per il bimbo

Il latte materno è l’alimento più naturale per il bambino, l’unico che gli permetta di raggiungere il suo massimo potenziale biologico.

Il latte di mamma:
• favorisce uno sviluppo fisiologico della bocca;
• riduce il rischio di infezioni respiratorie ed urinarie, diarrea, otiti;
• riduce il rischio di allergie ed asma;
• riduce il rischio di morte in culla (SIDS);
• riduce il rischio di diabete, obesità, leucemie nell'infanzia.

03_vantaggi_allattamento

I benefici per la mamma

Anche alla mamma allattare fa bene:
• aiuta a perdere il peso accumulato durante la gravidanza;
• riduce il rischio di sanguinamento post-partum;
• riduce il rischio di anemia;
• riduce il rischio di alcune forme di tumore al seno, all’endometrio e all’ovaio e di malattie cardiocircolatorie.

04_vantaggi_allattamento

Una grande comodità

Il latte materno è sempre pronto, a "millimetro zero", alla giusta temperatura e varia adattandosi per rispondere ai bisogni del bambino, a seconda dei momenti della giornata e delle età. Ed è gratis.

05_contatto_pelle_a_pelle

Pelle a pelle per cominciare bene

Non sempre l'allattamento è una passeggiata, ma cominciare bene è di grande aiuto per proseguire serenamente. Il contatto pelle a pelle, da praticare già il prima possibile dopo la nascita, favorisce un buon inizio. Praticarlo è semplice: basta appoggiare il bebè - nudo e coperto sulla schiena da un telo - a pancia in giù sul petto della mamma, sempre nudo (basta la camicia ben aperta), in modo che naso e bocca del piccolo siano liberi per respirare.

Il contatto pelle a pelle promuove la conoscenza reciproca, aiuta la mamma a sentirsi sicura e rilassate, calma e rasserena il bambino, stabilizzandone la temperatura, il battito cardiaco e la respirazione, favorisce la produzione del latte e agevola l’attacco del piccolo al seno.

06_attacco_allattamento

L'importanza dell'attacco

In qualunque posizione si decida di allattare, il bambino dovrebbe ottenere sempre un attacco profondo, cioè con una porzione abbondante di seno in bocca: non solo il capezzolo, ma anche l'areola o buona parte di essa. In un attacco corretto, la porzione di seno che il piccolo tiene in bocca dalla parte del mento dovrebbe essere maggiore rispetto a quella dalla parte del naso.

Se l'attacco è buono, si riduce in modo significativo il rischio di andare incontro a ragadi.

07_posizioni_allattamento

La posizione semi-reclinata

È una posizione di grande aiuto quando il bambino sta imparando a poppare, quando non riesce ad attaccarsi bene al seno, o quando alla mamma fanno male i capezzoli.
Bisogna mettersi in una posizione semi-reclinata (né completamente sdraiata, né completamente seduta), con la schiena sostenuta e rilassata, adagiando il bambino a pancia in giù, nella zona che va dall’addome al torace.

Fare attenzione che il piccolo si appoggi sulla guancia, che abbia le vie aeree libere e che il collo, il pancino e le gambe siano in stretto contatto con il corpo della mamma.

08_sostegno_allattamento

In caso di bisogno, chiedere aiuto

Allattare non dovrebbe provocare dolore, ma se si sente che c'è qualcosa che non va, se allattare diventa fastidioso o addirittura intollerabile, meglio rivolgersi subito a operatori competenti, che possono dare una mano a risolvere la situazione. Allo stesso modo, conviene chiedere aiuto se ci si sente insicuri o si hanno dubbi sulla crescita del bambino.

L'opuscolo del Ministero della salute suggerisce diverse figure alle quali è possibile rivolgersi: • Operatori sanitari specificamente formati (pediatri, ostetriche, infermiere), presso consultori o ospedali;
• Consulenti professionali in allattamento IBCLC;
• Consulenti in allattamento della Lega per l’Allattamento Materno, Leche League Italia;
• Figure volontarie di sostegno fra donne (peer support).

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Capire i segnali

Quando un bambino comincia a piangere diventa più difficile attaccarlo al seno: il pianto è un segnale tardivo del bisogno di attaccarsi al seno. Ce ne sono altri, più precoci, che possono aiutare a capire che per il bambino è arrivato il momento di una nuova poppata: basta solo imparare a conoscerli.

I primi segnali che il bebè utilizza per comunicare che ha bisogno di attaccarsi sono: muovere o allungare le braccia, sbadigliare, aprire gli occhi, far sporgere la lingua dalla bocca, girare il capo da un lato all’altro, mettersi le manine in bocca.

10_allattamento

A ciascuno il suo modo

I bambini non sono tutti uguali e poppano in modo molto diverso l’uno dall’altro. Nei primi giorni e settimane di vita, molti si nutrono come minimo 8 volte nelle 24 ore, ma le poppate possono anche essere più di 12. Certo, non è una delle situazioni più comode, ma prima o poi passa, e comunque non bisogna preoccuparsi: non c'è rischio di allattare troppo, anche perché il bambino può chiedere di poppare non solo per fame o per sete, ma per tanti motivi (sonno, paura, bisogno di coccole).

Anche la durata delle poppate è molto variabile e dipende da vari fattori: la competenza del bambino, che quando sta imparando può metterci di più, il suo carattere, la composizione del latte.

11_allattamento

Il latte viene allattando

È una paura molto comune nelle donne che allattano: che il loro latte non sia abbastanza. In realtà, nella grande maggioranza dei casi questo non succede: la mamma produce tutto il latte di cui ha bisogno il piccolo.

È importante però sapere che il seno fabbrica il latte in base alla richiesta: più si allatta, più ce ne sarà, meno si allatta, minore sarà la produzione. Per questo, dare aggiunte di latte artificiale o di liquidi (soluzioni glucosate, tisane ecc.), riducendo la suzione al seno, riduce anche la produzione di latte.

Alcuni segnali, comunque, aiutano a capire che tutto procede bene. Per esempio: • il bambino fa tanta pipì, in genere 6 o più volte al giorno dopo il quinto giorno di vita; • le sue feci, scure nei primissimi giorni, hanno assunto un colore giallognolo e sono soffici; • ha ripreso il peso della nascita entro le prime 2 settimane di vita; • è soddisfatto e rilassato dopo le poppate.

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Niente dieta speciale, ma poco o niente alcol

Durante l'allattamento non è necessario servire diete particolari, basta mangiare in modo sano ed equilibrato, seguendo i propri gusti, che peraltro il bambino conosce già. Quindi non ci sono cibi da evitare in modo assoluto: l'unica raccomandazione riguarda l'alcol, che va evitato o assunto con molta moderazione, perché passa nel latte ed ha effetti negativi sul sistema nervoso del bambino.

Se proprio si beve qualcosa di alcolico (un bicchiere di vino, una lattina di birra, una dose da bar di superalcolico), meglio aspettare due/tre ore prima di allattare.

13_allattamento_in_pubblico

Allattare è un diritto

L'opuscolo del Ministero della salute lo dice chiaramente: allattare è un diritto. Alla donna che sceglie di nutrire al seno il proprio bambino devono essere garantiti i diritti di:
• ricevere informazioni e aiuto che permettano di allattare senza interferenze e di superare eventuali difficoltà;
• allattare ovunque e in qualsiasi momento;
• essere tutelate al rientro al lavoro su come conciliare allattamento e lavoro.

14_allattamento

Una vita normale

Allattare non significa sacrificio, anzi: l'allattamento è compatibile con moltissime abitudini comuni. Si può riprendere l'attività fisica, e anche una moderata attività sportiva, fare la tinta ai capelli, riprendere l'attività sessuale.

Se occorre eseguire accertamenti medici, seguire terapie o prendere farmaci, in molti casi è possibile farlo serenamente, dopo aver chiesto consiglio al medico, che indicherà la soluzioni più adeguate.

L'unica cosa fortemente sconsigliata durante l'allattamento - ma vale in generale - è il fumo!

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Allattare lavorando? Suggerimenti per decidere

La decisione se continuare ad allattare o meno quando si rientra al lavoro è molto personale. Ecco alcune considerazioni per riflettere sul tema, contenute nell'opuscolo del Ministero della salute sull'allattamento al seno.
• Se il bambino è affidato al nido, il latte materno lo aiuta a combattere i germi ai quali può essere esposto, riducendo il rischio di malattie.
• Dare al bambino latte tirato può dare alla mamma la sensazione di prendersi cura direttamente di lui, anche se non stanno fisicamente insieme.
• Al rientro dal lavoro, l’allattamento è una piacevole opportunità per “recuperare” il tempo che non si sta più insieme.
• L’allattamento è flessibile, non importa che sia “o tutto o niente”. Se il bambino ha già compiuto i sei mesi e assume anche altri alimenti o se non si desidera tirarsi il latte, si può sempre continuare ad allattare solo quando si sta con il piccolo.

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Riposo lavorativo per allattamento

Hanno diritto ai riposi per allattamento solo le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, a condizione che per tutto il periodo richiesto abbiano un valido rapporto di lavoro in corso. Il diritto dura fino all’anno di vita del bambino.

Alla lavoratrice (o al lavoratore, il papà) spettano 2 ore al giorno di riposo per allattamento, se l'orario di lavoro è pari o superiore alle sei ore giornaliere; un'ora se l'orario di lavoro è inferiore alle sei ore. I riposi per allattamento si raddoppiano in caso di parto gemellare o plurimo.

La domanda va fatta esclusivamente al datore di lavoro da parte delle mamme, sia al datore di lavoro sia alla sede INPS di appartenenza da parte dei papà.

Ulteriori dettagli sull'opuscolo del Ministero della salute sull'allattamento al seno.

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Per tutto il tempo che si desidera

Fino a sei mesi, un anno, due: fino a quando bisogna allattare? In realtà non c'è una data di scadenza: il latte materno è il cibo appropriato per soddisfare completamente i bisogni del bambino fino al sesto mese compiuto, ma l’allattamento continua ad avere importanza anche dopo. Per tutto il tempo che si desidera proseguire, anche oltre il secondo anno di vita.

18_allattamento

Tornare indietro si può

Se hai già cominciato a dare al tuo bambino un latte artificiale, puoi recuperare un allattamento sereno, chiedendo aiuto a una persona esperta o ad un operatore sanitario competente.

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Un successo di gruppo

L’allattamento è fisiologico e tutto quello che serve per realizzarlo è la coppia mamma-bambino. L'esperienza, però, può anche essere fatica, per questo far parte di una comunità di familiari e amici che sostengono le mamme che allattano è molto importante per il loro benessere e per il successo dell'allattamento stesso.

Soprattutto nelle prime settimane, sarebbe bene non far mancare alla mamma incoraggiamento, apprezzamento, appoggio morale ed aiuto pratico.

Un legame intenso

Allattare è la prosecuzione fisiologica del rapporto che si è creato tra mamma e bambino durante la gravidanza. È un momento ricco di emozioni, che contribuisce a creare un legame intenso, aiutando mamma e bebè a conoscersi e a crescere insieme. Per il piccolo, il seno non è solo nutrimento, ma anche calore, sicurezza, benessere, protezione e conforto.
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