Neonato

Allattamento senza problemi, consigli per le ragadi

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
ragadi
11 Luglio 2016
Le ragadi sono piccoli taglietti o abrasioni sul capezzolo che provocano dolore quando il lattante si attacca al seno e possono anche sanguinare. Per risolvere la situazione bisogna correggere l'attacco e, se serve, si può anche prendere un antidolorifico.
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Le ragadi, che cosa sono


Le ragadi possono presentarsi come tagli, anche profondi, che si formano sul capezzolo, oppure come abrasioni, come se fosse venuto via uno strato di pelle. Queste lesioni procurano un dolore piuttosto intenso nel momento in cui il lattante si attacca al seno e, in alcuni casi, possono anche sanguinare.

 

Perché si formano


Nella maggior parte dei casi, le ragadi sono il segnale che l’attacco del bebè è errato, perché in condizioni normali allattare non deve assolutamente essere doloroso. A volte, l'attacco è sbagliato per via di alcune caratteristiche anatomiche della mamma, come i capezzoli rientranti, o del piccolo, come il frenulo linguale troppo corto.


In questo casi, il capezzolo sfrega di continuo sul palato del bambino, invece che rimanere fisso  in fondo al palato stesso.

 

Non spaventarti se durante la poppata esce un po’ di sangue: anche se il bambino lo ingoia o lo rigurgita, non crea problemi. Ricorda che le ragadi non sono una controindicazione al proseguimento dell’allattamento!

Come si risolvono


Per prevenire le ragadi o farle guarire, l’unico rimedio è correggere la posizione errata del lattante durante l'attacco. In realtà non esistono prescrizioni "rigide" sulla posizione, perché quella "migliore" varia molto a seconda della coppia mamma-neonato. Ecco però alcuni consigli:

  • La mamma deve cercare una posizione comoda, che sia sdraiata, leggermente reclinata, oppure seduta, magari con un cuscino dietro la schiena e uno o più cuscini sulle gambe, in modo che non sia costretta a chinarsi verso il bambino.
  • Nulla vieta di provare posizioni alternative, come mettersi sdraiati l’uno di fronte all’altro, oppure ‘a rugby’, cioè con il corpo del neonato che passa sotto il braccio e i piedini verso la schiena. Anzi: alternare le posizioni è altamente raccomandabile in presenza di ragadi, così il bambino non sollecita il capezzolo sempre nello stesso punto.
  • Qualunque sia la posizione scelta, la testa del bebè deve essere ben rivolta verso il seno e il collo non deve essere girato.
  • Se serve, il seno deve essere offerto sorreggendolo ‘a coppa’ e non schiacciandolo tra indice e medio, come spesso si fa.
  • Le labbra devono essere ben aperte e girate in fuori come una ventosa. Buona parte dell’areola, e non solo il capezzolo, deve essere nella bocca del neonato.
  • Mentre il bambino succhia, non si devono avvertire schiocchi, che sono il segnale che sta ingurgitando aria e quindi non è ben attaccato. Al contrario, sono segni che il piccolo sta succhiando in modo efficace una suzione lenta e profonda e una deglutizione visibile o udibile.
  • Se si prova dolore durante la poppata, è bene staccare delicatamente il bambino inserendo il mignolo nell’angolo della sua bocca e farlo riattaccare nel modo corretto.

A chi chiedere aiuto


Se la mamma non riesce a risolvere il problema da sola, la cosa migliore da fare è rivolgersi il prima possibile a un esperto di allattamento, che valuterà la situazione e la aiuterà a capire come posizionare correttamente il bebè.
Esistono varie realtà alle quali le mamme possono rivolgersi: l'ospedale in cui hanno partorito, i consultori territoriali (anche se non sempre sono presenti), esperte di allattamento IBCLC, che sono le uniche a ricevere una formazione internazionale ufficiale. Esistono anche varie associazioni che possono offrire aiuto, come la Leche League o il Mami, Movimento allattamento materno italiano.

 

Come alleviare il fastidio


In attesa di risolvere il problema correggendo la modalità di suzione, si possono seguire questi consigli:

  • Attaccare il bambino prima dal seno in cui la ragade è meno dolorosa, proprio perché all’inizio della poppata il bambino succhia con maggior voracità.
  • Prima di attaccare il bambino, massaggiare il seno per qualche minuto, in modo da avviare il flusso di latte: in questo modo, trovando già del latte a disposizione, il bambino non avrà bisogno di succhiare vigorosamente e arrecherà meno dolore!
  • Dopo la poppata, spremere qualche goccia di latte e lasciarla asciugare sul capezzolo: grazie alle sue proprietà cicatrizzanti e antibatteriche, aiuta a far guarire la ferita. È il sistema più naturale, più efficace di qualunque pomata.
  • Lasciare il seno scoperto il più possibile, così da facilitare la guarigione della ragade.
  • Non utilizzare coppette assorbilatte perché formano un ambiente umido che ostacola la cicatrizzazione. Per assorbire eventuali residui di latte, meglio usare dei fazzoletti in tessuto, da sostituire ogni volta che si bagnano.
  • Non risciacquare il seno prima di attaccare il bambino: l’acqua può seccare l’epidermide rendendola ancora più vulnerabile.
  • Non limitare la frequenza delle poppate nel tentativo di rimandare un appuntamento doloroso: il rischio è che, se non c’è un buon drenaggio del latte, si possano formare ingorghi mammari o mastiti. In più, diradando le poppate, la produzione di latte via via potrebbe diminuire.
  • Se il dolore è forte, non c'è ragione di soffrire: si può tranquillamente prendere un antidolorifico come paracetamolo o ibuprofene ad alto dosaggio, da assumere tre volte al giorno.

Prevenire le ragadi


In passato, si consigliava di preparare il seno già durante la gravidanza, in particolare di irrobustire i capezzoli sfregandoli con un guanto di crine o con un asciugamano ruvido. Oggi per fortuna non si consiglia più! In realtà non c'è nulla da fare prima del parto per la prevenzione delle ragadi e, dalla nascita in poi, la migliore strategia di prevenzione è un attacco corretto.

 

Fonti per questo articolo: Dossier Allattamento al seno: tra arte, scienza e natura del Ministero della salute; consulenza di Paola Pileri, ginecologa, esperta di patologia della gravidanza e di allattamento dell'Ospedale Sacco di Milano.

 

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