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Allattamento prolungato: allattamento materno dopo l'anno del bambino

di Valentina Murelli - 18.06.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
L'allattamento al seno prolungato contribuisce al benessere del bambino e non ne limita la conquista dell'autonomia. Importante il sostegno alle mamme che desiderano continuare ad allattare

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) lo dice chiaramente: fino ai sei mesi di vita del bambino è raccomandato l'allattamento al seno esclusivo, mentre dopo l'introduzione complementare (svezzamento) di altri alimenti l'allattamento materno può continuare fino a due e oltre, e comunque fino a quando mamma e bambino lo desiderano.

"E attenzione – chiarisce sulla sua pagina Facebook la pediatra nutrizionista Carla Tomasini - questo vale in ogni paese e cultura, non solo in paesi del terzo mondo come spesso si sente dire. I benefici ci sono anche per i bambini del mondo occidentale". Eppure c'è sempre qualcuno che, di fronte a una mamma che allatta un bambino di un anno o più avanza perplessità o addirittura critiche. Facciamo chiarezza sull'argomento.

In questo articolo

"Come è ampiamente dimostrato, l'allattamento materno comporta numerosi benefici per la salute dei bambini e delle mamme. Perché dovremmo pensare che esista una scadenza a questi benefici?" si chiede l'ostetrica Raffaella Gennaretti, ostetrica dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano. "Non ci sono studi che indichino che dopo l'anno l'allattamento possa far male e fino a che non ci saranno dati che vanno in questa direzione, allattare fino a quando si desidera - anche oltre l'anno, i due anni, o più - ha assolutamente senso".

Anzi: soprattutto per quanto riguarda gli effetti positivi dell'allattamento al seno sulla salute delle donne – in particolare in termini di riduzione del rischio di tumore del seno e dell'ovaio – Gennaretti sottolinea che è documentato un effetto cumulativo per quanto riguarda sia il numero di figli (e dunque di allattamenti) sia la durata dell'allattamento. "In una società caratterizzata da un basso numero di figli per donna, allattarli a lungo potrebbe essere un modo per garantirsi salute nel tempo".

Dal punto di vista nutrizionale – sottolinea la pediatra Tomasini - intorno ai 2 anni i bambini sono generalmente "svezzati", ovvero tecnicamente possono mangiare tutti gli alimenti in diverse consistenze. Riescono a soddisfare i propri fabbisogni nutrizionali con gli alimenti solidi e il latte costituisce ormai solo una piccola parte dell'introito calorico. Ricordiamo però che in caso di malattie (stomatiti, gastroenteriti...) il latte materno può tornare utile come comfort food ed evitare una disidratazione. Inoltre, l'allattamento continua a svolgere un ruolo protettivo dal punto di vista immunologico e un ruolo consolatorio dal punto di vista emozionale-affettivo". Vale anche se mamma e bambino hanno ormai trovato altri modi per comunicare e coccolarsi: "Questa modalità lascerà sempre di più il passo ad altre forme consolatorie, tuttavia finché c'è può tornare utile".

A questa domanda – o insinuazione – tanto frequente, risponde senza mezzi termini un documento specifico del Tavolo tecnico sull'allattamento al seno del Ministero della salute:

"Si desidera sottolineare in maniera chiara che l'allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell'autonomia del bambino e sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre". In altri termini: il bambino allattato a lungo non sarà necessariamente più "mammone" degli altri.

E ancora: "Eventuali documentati disagi psicologici o vere patologie psichiatriche del bambino o della madre non hanno con l'allattamento al seno un rapporto di causa-effetto, ma sono eventualmente e semplicemente da intendersi come contemporanei ad un allattamento al seno che si prolunga". Cioè: se mamma o bambini manifestano dei disturbi psicologici, non c'è ragione per ritenere che dipendano da un allattamento prolungato. Potranno essere contemporanei, ma dipenderanno da altre cause.

E per ulteriore chiarezza, il documento conclude così: "Risulta al contrario ben provato che l'allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici". Insomma, l'allattamento al seno rappresenta una marcia in più che contribuisce al benessere del bambino.

D'altra parte, ricorda Tomasini, "in passato era frequente allattare ben oltre i 2 anni, oggi invece è una scelta rara perché è resa difficile da molti ostacoli, come la mancanza di informazioni corrette, di personale formato, di una cultura di sostegno alle madri, di leggi che tutelino le madri lavoratrici.

"Io direi, seguendo l'OMS, che si può tranquillamente continuare ad allattare fino a quando mamma e bambino lo desiderano, pensano che sia una cosa buona per loro e si sentono sostenuti" afferma Gennaretti, sottolineando così l'importanza per questa esperienza del compagno, della famiglia, della società tutta.

Nell'esperienza di Gennaretti, molte mamme che continuano ad allattare oltre l'anno del bambino smettono di farlo intorno ai due anni "perché sentono di aver portato a termine una sorta di compito, come da indicazione dell'OMS". Altre si sentono costrette a farlo rispetto all'inserimento al nido o all'asilo, "ma va ribadito molto chiaramente che non c'è nessuna ragione per cui l'allattamento materno dovrebbe essere interrotto al momento dell'inserimento" precisa con forza Gennaretti. Infine, ci sono le situazioni in cui le mamme decidono di aspettare che siano i bambini a "staccarsi" spontaneamente: " Spesso lo fanno intorno ai tre anni d'età, ma può succedere che lo facciano anche dopo".

Allattamento al seno e inserimento al nido, come comportarsi

Ci sono ancora – purtroppo – situazioni nelle quali al momento dell'inserimento al nido le educatrici chiedono alle mamme che allattano di interrompere l'allattamento, affermando che altrimenti l'inserimento potrebbe essere più difficile e che il bambino potrebbe risentirne. Anche in questo caso viene in aiuto il parere ufficiale e autorevole del Tavolo ministeriale sull'allattamento al seno, che agli educatori di nido raccomanda chiaramente di "tutelare la buona reputazione dell'allattamento al seno, superando i pregiudizi sull'allattamento di lunga durata, per sostenere piuttosto le famiglie in questa loro scelta di salute".

 

"A volte gli educatori pensano che possa essere più difficile e impegnativo occuparsi di un bambino allattato al seno, perché pensano di non avere strumenti efficaci, in assenza del seno, per calmarlo e consolarlo, ma non è affatto così" sostiene Gennaretti. Ora, è vero che il seno rappresenta anche veicolo di conforto e non solo di nutrizione, ma questo vale nell'ambito della relazione mamma-bambino. Nell'ambito di altre relazioni, come possono essere quelle all'interno di un nido, ma anche con i nonni, gli adulti dovranno cercare modalità specifiche di interazione con ciascun bambino, indipendentemente dal fatto che sia allattato al seno o meno.

 

"L'allattamento è una scelta di salute", conclude Gennaretti. "Personalmente non inserirei mio figlio in un nido in cui mi chiedano di staccarlo dal seno e, dunque, di fare scelte contrarie alla sua e nostra salute".

"L'allattamento dovrebbe essere a richiesta sempre, ma è chiaro che dopo l'anno di vita e ancora più dopo i due anni le condizioni cambiano" spiega Gennaretti. "Gli studi dicono che gli accessi al seno rimarrebbero in teoria molto frequenti, ma nella pratica di fatto il bambino si attacca meno, perché passa meno tempo con la mamma e perché è più facile distrarlo se la mamma è presente ma meno disponibile (c'è un lavoro da finire in casa, un altro bimbo di cui occuparsi ecc.)".

"Certo allattare, anche dopo l'anno del bambino, può essere stancante ed è importante che la mamma riesca a occuparsi di sé, a curare bene la propria alimentazione – altrimenti si rischia di perdere peso – e il proprio riposo" afferma Gennaretti. 

"Se si seguono le regole fondamentali del sano stile di vita rispetto ad alimentazione e riposo non servono integratori o supplementi ma è chiaro che ci deve essere la collaborazione di tutti. Quando si parla di allattamento non dovremmo dimenticare che entra sempre in gioco qualcun altro oltre alla diade mamma-bambino, cioè il compagno, i nonni, la società in generale. Tutti dovrebbero collaborare perché la mamma riesca a riposare bene anche durante un allattamento prolungato". E se c'è bisogno di qualche aiuto specifico, è un'ottima idea rivolgersi a un Consultorio, dove sono in genere disponibili servizi di sostegno all'allattamento. 

"Anzi – insiste Gennaretti – poiché la salute di un bambino allattato a lungo ha ricadute positive sulla società, direi che la società tutta – cioè ciascuno di noi – dovrebbe garantire sostegno alle mamme che allattano. Allattare, anche a lungo, non è un vezzo o una moda, ma un atto di salute pubblica".

Tra l'altro, vale la pena ricordare che se la mamma si sente stanca perché il bimbo si sveglia spesso di notte per poppare, non è affatto detto che togliergli il seno le permetterà di dormire di più "A volte succede, se il bambino non più allattato smetterà di svegliarsi di notte. Altre volte, invece, succede il contrario, perché la mamma si troverà senza uno strumento efficace che le permetteva di riaddormentare velocemente il suo bambino. Che ora magari continua a svegliarsi ma senza il seno si riaddormenta con più difficoltà".

Quando termina l'allattamento esclusivo, che riguarda i primi mesi di vita, termina anche l'interferenza dell'allattamento con la fertilità. "Se dopo l'anno si continua ad allattare e si desidera avere un altro figlio, anche se il ciclo non è ancora tornato basta cominciare a provarci" suggerisce Gennaretti. "Se non ci sono altri impedimenti, la gravidanza prima o poi arriverà".

Come afferma un altro documento del Tavolo sull'allattamento al seno del Ministero della salute, redatto in collaborazione con la Società italiana di medicina perinatale, "per la maggior parte delle donne la coesistenza di gravidanza ed allattamento al seno risulta sicura per madre, embrione, feto e lattante".

In effetti non sono documentati in letteratura rischi di aborto spontaneo, ritardo di crescita o parto pretermine per donne incinte che stanno ancora allattando un bambino precedente (in particolare in paesi industrializzati come l'Italia, "nei quali le donne gravide sono generalmente sane e ben nutrite").

In questi casi può succedere che l'indicazione del medico di famiglia o dello specialista sia di smettere di allattare, ma – di nuovo – il Ministero della salute si è espresso sull'argomento sottolineando come in molti casi – e molto più di frequente di quanto comunemente ritenuto – sia possibile continuare ad allattare in sicurezza pur assumendo qualche farmaco.

"Ovviamente, il medico dovrebbe mettere la donna in condizione di assumere farmaci compatibili con l'allattamento e di farlo con le modalità più opportune" afferma Gennaretti, sottolineando che in caso di dubbi si può chiamare il Centro antiveleni di Bergamo (800.883300 - attivo H24) o altri centri antiveleni attivi sul territorio.

Se a decidere di smettere è il bambino non c'è niente di particolare da fare: "A volte lo fa in modo graduale, riducendo giorno dopo giorno la richiesta delle poppate, mentre altre volte lo fa in modo improvviso: un mattino si sveglia e non vuole più attaccarsi" racconta l'ostetrica.

Se invece è la mamma a prendere la decisione la conclusione dell'allattamento può essere un po' più difficile, soprattutto se il bambino è ancora piccolo (meno di due-tre anni) e meno pronto a comprendere le spiegazioni della mamma. "In questi casi ci vuole tanta pazienza, ma anche tanto aiuto e sostegno da parte dei familiari. La fine dell'allattamento è uno dei momenti tipici in cui serve il famoso 'villaggio' (quello del proverbio africano 'ci vuole un villaggio per crescere un bambino'). Non solo la mamma, ma anche il papà e i nonni devono aiutare il bambino a trovare altre possibilità di nutrizione, coccola, consolazione, rispetto al seno. Per esempio, se la mamma si accorge che il bambino sta cercando il seno, può proporgli un'altra attività come la lettura di un libro, un gioco insieme, o un abbraccio stretto stretto".

"Sempre mettendo in conto che il bambino potrebbe essere fortemente contrario a questa decisione e mettere in atto comportamenti oppositivi anche molto forti dal punto di vista fisico ed emotivo. Ma se la mamma sente di aver fatto la scelta giusta per lei in quel momento riesce a superarli: è un momento di crisi, ma lo si vive e lo si supera insieme".

E una volta raggiunto l'obiettivo, secondo Gennaretti è il momento di festeggiare: "A me piace l'idea che mamma e papà – e perché no, i nonni – si facciano dei regali, e ne facciano al bambino, per celebrare la fine di questo periodo trascorso insieme".

Domande e risposte

Fino a che età è possibile allattare il neonato?

Fino ai sei mesi di vita del bambino è raccomandato l'allattamento al seno esclusivo, mentre dopo l'introduzione complementare (svezzamento) di altri alimenti l'allattamento materno può continuare fino a due e oltre, e comunque fino a quando mamma e bambino lo desiderano. 

Si può decidere di restare incinte durante l'allattamento?

Quando termina l'allattamento esclusivo, che riguarda i primi mesi di vita, termina anche l'interferenza dell'allattamento con la fertilità. Se dopo l'anno si continua ad allattare e si desidera avere un altro figlio, anche se il ciclo non è ancora tornato basta cominciare a provarci. Se non ci sono altri impedimenti, la gravidanza prima o poi arriverà.

È giusto che la mamma decida di smettere l'allattamento anche se il bambino è contrario a ciò?

Una volta smesso l'allattamento, il bambino potrebbe mettere in atto comportamenti oppositivi anche molto forti dal punto di vista fisico ed emotivo. Ma se la mamma sente di aver fatto la scelta giusta per lei in quel momento riesce a superarli: è un momento di crisi, ma lo si vive e lo si supera insieme.

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