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Relazione con il neonato

Bonding: come nasce l'amore materno

Di Valentina Murelli
bonding

25 Agosto 2015 | Aggiornato il 29 Agosto 2017
Gli psicologi lo chiamano 'bonding': è un rapporto speciale che si crea tra genitori e figli. Entrano in gioco, oltre all'allattamento al seno, anche tante altre cure e attenzioni riservate al neonato.

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Quel legame speciale tra mamma e bambino, fatto di sguardi teneri, di carezze, di mille attenzioni per il piccolo. È il bonding, un legame che spesso comincia già in gravidanza per realizzarsi pienamente nelle prime settimane di vita del bambino.

 

Ma quanto conta, nella sua formazione, il tipo di allattamento? E quanto conta che il latte sia di mamma oppure artificiale nel definire il tipo di relazione che a sua volta il bambino avrà con la mamma (si parla in questo casi di attaccamento)? Non molto, a dire il vero: in gioco non c'è solo lo "stile nutritivo", ma tanti altri aspetti di attenzione, cura e sintonia emotiva. 

 

Allattare al seno favorisce il bonding? Secondo l'opinione comune, allattare al seno favorisce il bonding, ma dati scientifici ed esperienza quotidiana dicono che non è così. Alcune psicologhe dell'Università di Los Angeles hanno provato a fare il punto della situazione in ambito scientifico. La loro conclusione, pubblicata nel 2013 nel manuale Women's Health Psychology, è che non ci sono prove sufficienti a favore di questa ipotesi. 

 

"Può darsi che allattare al seno dia a qualche donna un incentivo in più a prendersi cura del proprio figlio, ma di sicuro non è una condizione necessaria per formare un legame speciale con il bambino" dicono le studiose. "Lo dimostra il fatto che questo legame può crearsi anche con il papà, con mamme che utilizzano il biberon o con genitori adottivi". (Leggi anche: amore paterno, 10 consigli pratici per creare un legame forte con il bambino)

 

Certo: l'allattamento al seno favorisce una vicinanza particolare tra mamma e bambino, ma niente esclude che questa possa verificarsi anche se c'è di mezzo il biberon. "È una questione di comunicazione più che di alimentazione" sottolinea Loredana Cena, coordinatrice del Master in psicologia clinica perinatale dell'Università di Brescia.

 

“Quello che conta è il dialogo intimo che si instaura tra i due: un dialogo fatto di sguardi, di contatto fisico, di odori, di suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato". È chiaro che tutto ciò può avvenire benissimo anche se si utilizza il latte artificiale. E che potrebbe non avvenire affatto anche in presenza di allattamento al seno, se per esempio la mamma soffre di depressione.

 

A maggior ragione tutto questo vale per l'attaccamento, la relazione che il bambino instaura con la mamma (o in generale con una figura di riferimento) nei primi anni di vita e che influenzerà in seguito il suo modo di interagire con il mondo. 

 

Secondo le ultime teorie, per lo sviluppo di un attaccamento cosiddetto sicuro, che renderà il bambino più equilibrato e fiducioso, è importante la capacità della mamma di "sintonizzarsi" sulle emozioni del piccolo, di accoglierle in modo empatico, cercando per esempio di non reagire con rabbia e irritazione ai suoi momenti di nervosismo. Una capacità che si può coltivare giorno per giorno, indipendentemente dalle scelte alimentari.  (Leggi anche: amore materno, 5 consigli per costruire un solido legame affettivo)

 

 

 

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Da mammenellarete, la storia: non riesco a resistere al suo profumo

 

Non riesco a resistere. Ho sempre pensato fosse qualcosa di legato al nostro istinto, fondamentale per creare quel legame che nel corso dei millenni ha ogni volta consolidato il legame mamma-bambino, così da proteggere il nuovo nato e permettergli la sopravvivenza. Il profumo di mio figlio. Un misto di morbidezza, pane caldo, latte e borotalco. Ci sono addirittura dei profumi che amo proprio perché hanno quel vago sentore di borotalco che mi rimandano alla sensazione di neonato (chiamatemi pazza o eretica, ma vi faccio anche un nome: Chanel N° 5). Continua...