Medicina

Contraccezione durante l'allattamento: pro e contro dei metodi

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23 Settembre 2014
Qual è il metodo anticoncezionale migliore da usare dopo il parto e durante l’allattamento? Come sceglierlo? Il ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito un vademecum per chiarire tutti i dubbi su contraccezione e allattamento
 
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È vero che l’allattamento al seno è un anticoncezionale naturale e quindi non è possibile una nuova gravidanza? Qual è il metodo anticoncezionale migliore da usare dopo il parto? Come sceglierlo? Sono, queste, domande abbastanza comuni tra le neomamme, ma spesso è difficile trovare una risposta chiara e definitiva.

 

Così il ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito un vademecum intitolato “La contraccezione per la donna che allatta”, redatto dal Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla Promozione dell’Allattamento al seno per chiarire ogni dubbio in merito. (Che coppia siete? Calda, bollente o tiepida? Fai il test)

 

L’amenorrea post-partum, spiega il documento, può durare fino a sei settimane circa dopo la nascita del bebè se la mamma non allatta, mentre se lo fa questo periodo può protrarsi anche per molti mesi. 

 

“L’allattamento al seno – mette in chiaro la pubblicazione – riduce la fertilità della donna, ma non rappresenta un metodo di controllo delle nascite sempre affidabile. In un regime di rapporti sessuali liberi sono quindi da attendersi nuove gravidanze fin dal primo anno dopo il parto”. Quindi è possibile “e, in base al desiderio della coppia, anche opportuno, ricorrere a un metodo contraccettivo fin dalle prime settimane dopo il parto”.

 

Il documento indica quindi quali sono i pro e i contro dei diversi metodi contraccettivi, spiegando che i “metodi di barriera” (preservativo e diaframma) “rappresentano una prima scelta in corso di allattamento al seno e nelle prime 3-6 settimane dal parto”, mentre i metodi ormonali (pillola estro-progestinica, anello, cerotto) “sono sicuri in corso di allattamento al seno, ma vanno avviati nella donna che allatta non prima di 6 settimane dal parto e preferibilmente 6 mesi dopo”.

 

La pillola progestinica rappresenta invece “la prima scelta nella donna che allatta (inizio d’uso a 6 settimane del parto), ma è utilizzabile in sicurezza anche l’associazione estro-progestinica”. Infine, il metodo dell’amenorrea da lattazione (cioè dell’anticoncezionale naturale rappresentato dall’allattamento) è “una concreta opzione”, ma solo a precise condizioni. (Leggi anche Un bebè tra voi, riscoprite la coppia)

 

 

Il preservativo si può usare alla ripresa dell'attività sessuale, il diaframma dopo 6 settimane dal parto

 

I metodi di barriera non influenzano la salute della madre o del bambino; il documento specifica che “il preservativo (maschile o femminile) può essere liberamente usato dopo il parto alla prima ripresa dell’attività sessuale” mentre il diaframma “può essere usato dopo almeno 6 settimane dal parto”, perché bisogna attendere che l’utero ritorni alle proprie dimensioni naturali.

 

La pillola estro-progestinica potrebbe ridurre il latte nei primi sei mesi di allattamento, meglio quella solo progestinica

 

Nella contraccezione ormonale estro-progestinica, invece, la quantità di latte può essere ridotta dall’estrogeno presente nella pillola, in particolare “nei primi 6 mesi di lattazione in donne con produzione di latte già di per sé limitata. In questi casi alla pillola estro-progestinica potrebbe essere preferita quella contenente solo progestinico”.

 

In generale, però, “l’uso della pillola estro-progestinica non influenza la crescita ponderale del neonato, né reca manifestazioni cliniche estrogeno-correlabili nei bambini esposti” (cioè non provoca la femminilizzazione, come ipotizzato in passato). Gli ormoni estro-progestinici possono essere utilizzati “con sicurezza in donne che allattano dopo 6 mesi dal parto”, mentre nelle donne che non allattano “possono essere utilizzati a partire da 3 settimane dal parto” per evitare il rischio di trombo-embolia venosa. (La tua sessualità dopo il parto)

 

La pillola di solo progestinico viene invece definita “la contraccezione ormonale di prima scelta nella donna che allatta”, poiché non aumenta il rischio di trombosi e non influisce sulla lattazione, anche se in via precauzionale viene evitata nella donna che allatta nelle prime 6 settimane dopo il parto, mentre in assenza di allattamento “l’assunzione può iniziare anche prima delle 3 settimane dal parto”.

 

Anche l’impianto sottocutaneo “non influenza quantità e qualità del latte, né lo sviluppo del neonato” e viene consigliato “dopo le prime 6 settimane dal parto”.

 

La spirale al rame: meglio inserirla 4-6 settimane dopo il parto

 

La spirale al rame potrebbe essere inserita già durante il taglio cesareo o il parto vaginale, ma “le raccomandazioni OMS (l’Organizzazione mondiale della sanità, ndr) consigliano l'inserimento almeno a 4-6 settimane dal parto, e possibilmente dopo la ripresa delle mestruazioni”. (Come va la vita di coppia?)

 

L'allattamento al seno riduce la fertilità del 98% ma a tre condizioni che devono sussistere insieme: non oltre i sei mesi dal parto, non siano comparse le mestruazioni, l'allattamento sia esclusivo

 

Il metodo dell’amenorrea lattazionale ha invece “una sicurezza nell’inibire la fertilità del 98% a patto che siano soddisfatte contemporaneamente tre condizioni: 1) non siano superati i primi 6 mesi dal parto; 2) manchi la ricomparsa delle mestruazioni (amenorrea); 3) l’allattamento al seno sia ancora esclusivo (nessun ricorso al latte artificiale o tisane) con intervalli fra le poppate mai superiori alle sei ore di notte e alle quattro ore di giorno”. Se invece l’allattamento non è più esclusivo, se gli intervalli fra le poppate sono maggiori o se si verifica anche un singolo episodio di sonno notturno prolungato, “viene meno la sicurezza contraccettiva”.

 

 

 

I metodi naturali possono essere usati da quando si è stabilizzato il ciclo

 

Infine, i metodi naturali (Ogino-Knaus, Billings, temperatura basale e altri) “possono essere suggeriti da quando si è stabilizzato il ciclo”, ma il loro utilizzo “va preceduto da un corretto addestramento con personale specializzato”. 

 

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