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Latte artificiale per il neonato: quale scegliere. Dosi e quantità, preparazione

Di Angela Bisceglia Valentina Murelli
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18 Maggio 2009 | Aggiornato il 16 Gennaio 2018
Il latte materno è la scelta ideale per il neonato. Ma se per qualunque motivo non è possibile allattarlo al seno, ecco come scegliere il latte artificiale, che dosi proporre, come prepararlo.

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Se per qualsiasi motivo non si allatta al seno - ricordiamo che il latte materno è l'alimento naturale per il bebè, dunque anche quello ideale per la sua crescita e il suo sviluppo psicofisico - bisogna comunque offrire al proprio bambino la migliore alimentazione possibile, con un latte artificiale adeguato e preparato in modo corretto.

 

Quale formula usare
In generale:

  • Dalla nascita ai sei mesi di vita si utilizza la cosiddetta formula 1, la cui composizione cerca di essere la più simile possibile a quella del latte umano;
  • Dopo i sei mesi si passa al cosiddetto latte di proseguimento, o formula 2;
  • In caso di bambini con esigenze particolari si possono scegliere le formule speciali - formula di tipo 0 per bambini prematuri, latte a basso contenuto di proteine altamente idrolizzate (cioè sminuzzate) per bambini a rischio allergie, latti speciali per problemi digestivi come coliche, stipsi, diarrea, reflusso gastroesofageo.

 

“Io consiglio ai neogenitori di non dare mai latti speciali all’inizio dell’alimentazione” dice il neonatologo Giovanni Serra, già primario della patologia neonatale dell'Ospedale Gaslini di Genova. “Il loro impiego infatti deve essere introdotto solo dopo aver identificato il tipo di patologia, e questo compito spetta al pediatra, che indicherà, caso per caso, quale tipo di latte adoperare e il periodo di utilizzo.”

 

La scelta del latte artificiale
Le formule artificiali non sono tutte uguali: il Ministero della salute indica dei limiti di composizione, entro i quali ciascun produttore propone la propria ricetta, magari aggiungendo sostanze che la ricerca indica via via come componenti fondamentali del latte materno. Ovviamente con differenze di costo che possono anche essere significative.

 

"Per fare un esempio - afferma Serra - nel latte materno è presente il DHA, che è un acido grasso polinsaturo essenziale Omega 3, utilissimo per la maturazione della retina e per lo sviluppo intellettivo. Nel latte vaccino non c’è e non tutti i latti artificiali lo inseriscono nella formula". Altri arricchimenti possono riguardare oligosaccaridi, prebiotici o probiotici e nucleotidi.

 

Per un genitore può essere complicato orientarsi. Ecco perché può essere opportuno chiedere consiglio al proprio pediatra (o al neonatologo dell'ospedale). Serra, comunque, raccomanda le formule prodotte da ditte che hanno centri di ricerca in varie parti del mondo, che collaborano con università e ospedali, e che, oltre ai latti normali producono anche quelli speciali.

 

Va comunque detto che, al momento, non ci sono ancora prove scientifiche del fatto che una composizione più ricca, che sulla carta potrebbe sembrare migliore, sia effettivamente associata a effetti positivi per la salute dei bambini. Come sottolinea il pediatra di famiglia Alberto Ferrando nel suo libro Come nutrire mio figlio (Edizioni LSWR), "non ci sono prove scientifiche che evidenziano benefici o svantaggi di un latte rispetto ad un altro".

 


Latte artificiale: quante poppate al giorno?
Molti neonatologi e pediatri danno indicazioni molto precise sul numero di pasti di latte artificiale che devono essere fatti nell'arco della giornata, e sulle dosi da utilizzare. L'idea alla base di queste indicazioni è che il latte artificiale è più difficile da digerire di quello materno, dunque i dosaggi rigidi e gli orari prefissati aiutano a ridurre il rischio di disturbi intestinali.

 

Uno schema classico prevede, come numero dei pasti:

  • fino al terzo mese del bebè: sei poppate al giorno ogni tre ore e mezzo;
  • intorno al quarto mese: si passa a cinque poppate ogni quattro ore;
  • quinto- sesto mese: quattro poppate.

E rispetto alle quantità:

  • nella prima settimana di vita: si comincia con 10 ml per pasto, aumentando la dose di 10 ml al giorno, fino ad arrivare dopo una settimana a pasti con 70-80 ml di latte;
  • primo mese: dopo la prima settimana in media ci si mantiene sui 100 ml a pasto;
  • secondo mese: circa 110-120 ml a pasto;
  • terzo e quarto mese: circa 140-150 ml a pasto
  • quinto e sesto mese: 200-250 ml a pasto

Negli ultimi anni, però, si sta facendo strada l'idea che anche nel caso dell'alimentazione con latte artificiale - esattamente come nell'allattamento al seno - si possa nutrire il bambino a richiesta. Una guida al latte artificiale pubblicata dalla Regione Veneto sulla base di documenti del Servizio sanitario inglese, del Centro di documentazione sulla salute perinatale e riproduttiva dell'Emilia Romagna e dell'allora Punto nascita di Vipiteno afferma per esempio che:

 

Il bambino può essere nutrito a richiesta. Capirà così la sensazione di fame e di sazietà ed imparerà a regolare il suo bisogno di alimentarsi. Questo è importante per il suo successivo rapporto con il cibo, riducendo il rischio che sviluppi sovrappeso e obesità

 

Anche Ferrando, nel suo libro, scrive che "il biberon, così come il seno, si dà a richiesta, sia per l'orario sia per la quantità". E prosegue: "Bisogna rispettare il senso di fame del bambino e la diversità da bambino a bambino. Il piccolo, salvo rare eccezioni, mangerà quandto gli serve e si fermerà raggiunta la quantità di cibo necessaria".

 

D'altra parte, precisa il pediatra, le quantità di latte che sono raccomandate sulle confezioni in base all'età e al peso sono dosi medie, che per alcuni bambini sono esagerate e per altri insufficienti. "Non tutti i bambini hanno bisogno della stessa quantità di latte" conclude Ferrando.

 

Quali sono le norme igieniche da osservare nella preparazione del latte?
Esistono due tipi principali di latti formulati: le formule liquide, che sono pronte all'uso e sterili, ma sono le più costose e per certi versi meno pratiche, e le formule in polvere, che però non sono sterili.

 

Nonostante l'accuratezza con la quale vengono (in genere) prodotte queste formule, non si può escludere al 100% il rischio che contengano batteri pericolosi per la salute del bambino. Ecco perché è fondamentale preparare con cura e attenzione il latte da dare al proprio bambino.

 

Come? L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si è occupata del problema, con un opuscolo dedicato proprio alla preparazione a casa del biberon con il latte in polvere. L'Ibfan (international Baby Food Action Network) consiglia di seguire queste istruzioni sempre, anche se in etichetta i produttori danno indicazioni differenti.  

 

1. Lavarsi molto bene le mani;

2. Lavare accuratamente tutte le parti del biberon;

3. Sterilizzare il biberon, con soluzioni sterilizzanti, sterilizzatori in commercio o il classico metodo della bollitura. In questo caso, occorre mettere le varie parti in una pentola piena d'acqua, coprirla e portare ad ebollizione vivace. A questo punto si spegne e si lascia raffreddare. Una volta sterilizzato il biberon può essere conservato, ben chiuso e coperto, in un posto pulito.

4. Pulire e disinfettare la superficie sulla quale verrà preparato il latte in polvere.

5. Per sciogliere la polvere, utilizzare solo acqua ad alta temperatura. L'Oms consiglia di far bollire l'acqua (fino a un'ebollizione "vivace"), poi trasferire la quantità di acqua necessaria nel biberon e attendere che si raffreddi a non meno di 70° C. A questo punto, si versa nel biberon la quantità di polvere necessaria, si chiude e si agita bene.

 

Come acqua da utilizzare per la preparazione del latte artificiale, molti pediatri consigliano di utilizzare quella oligominerale, in bottiglia. Secondo l'opuscolo sul latte artificiale della Regione Veneto questo non è per forza necessario, si può tranquillamente usare anche l'acqua del rubinetto.

 

6. Per raffreddare il latte preparato, mettere il biberon sotto l'acqua corrente o in un contenitore con acqua fredda e ghiaccio. Per controllare la temperatura, basta versare qualche goccia di latte sul proprio polso: deve risultare tiepida, non calda.