Problemi allattamento

Paracapezzoli: quando servono davvero e come usarli in modo corretto

Di Valentina Murelli
paracapezzoli
13 Maggio 2019
Tutto quello che bisogna sapere sui paracapezzoli per l'allattamento, con la consulenza dell'esperta Chiara Losa.
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I paracapezzoli sono piccoli dispositivi che simulano la forma dei capezzoli e si possono applicare sui capezzoli stesso per facilitare l'allattamento al seno in presenza di alcune complicazioni. A volte, però, sono usati in modo improprio, con il rischio di effetti svantaggiosi o controproducenti.

 

L'argomento paracapezzoli è ancora dibattuto dal punto di vista scientifico, ma cerchiamo di fare massima chiarezza possibile sul loro utilizzo, sulle situazioni e le condizioni nelle quali possono essere davvero utili e sui possibili svantaggi con l'aiuto di Chiara Losa, infermiera pediatrica e consulente per l'allattamento IBCLC, ideatrice e referente dell’Ambulatorio allattamento dell’Ospedale Buzzi di Milano.

 

 

Paracapezzoli, che cosa sono e come sono fatti

Sono dispositivi di diverso materiale – i più comuni e consigliabili sono quelli in silicone, ma ne esistono ancora anche in caucciù – che si applicano sui capezzoli con l'obiettivo di facilitare l'allattamento al seno.

 

“Diciamo subito che, come tutti gli strumenti, i paracapezzoli possono avere vantaggi ma anche svantaggi, soprattutto se usati in modo improprio” avverte Losa. “Per questo, il consiglio fondamentale è utilizzarli sotto il controllo di un operatore esperto, non da sole 'perché me l'ha detto un'amica o mia suocera', e tendenzialmente per breve tempo” afferma Losa.

 

Come scegliere il paracapezzolo

Esistono diversi tipi di paracapezzoli, a partire dal materiale di cui sono fatti. “I più indicati sono quelli in silicone, perché sono più sottili e permettono una buona adattabilità al seno della mamma, senza impedire la stimolazione sensoriale della mammella che è alla base della produzione del latte” spiega l'esperta.

 

Anche forma e dimensioni possono essere diverse: la punta, per esempio può essere più conica o più arrotondata (a ciliegina), per cui bisogna scegliere in base alle caratteristiche della mamma e del bambino. “Da un lato occorre che i paracapezzoli aderiscano bene alla mammella senza essere troppo stretti alla base, dall'altro però non dovrebbero essere troppo lunghi o troppo corti rispetto alla bocca del bambino”.

 

“Per valutare il 'lato bambino' bisogna mettergli in bocca l'indice con il polpastrello rivolto verso l'alto fino al punto di giunzione tra palato duro e palato molle, facendo a questo punto un segno sul dito là dove tocca il labbro superiore. La distanza tra la punta del dito e il segno rappresenta la misura della bocca del bambino, in base alla quale scegliere il paracapezzolo”. In genere, questa distanza è di due cm, ma può essere di qualche millimetro più corta o più lunga.

 

Stabilita la misura in base alla bocca del bambino bisogna comunque verificare che il paracapezzolo si adatti bene anche alle caratteristiche del seno della mamma: i paracapezzoli più corti in genere hanno anche una base più stretta, per cui può darsi che non vadano bene se la base del capezzolo materno è molto larga (si rischierebbero delle lesioni). “In questi casi va cercato un compromesso” consiglia Losa.

 

Come si applicano i paracapezzoli

Per facilitare l'aderenza dei paracapezzoli in silicone un consiglio è quello di metterli in acqua calda per qualche minuto prima di applicarli: “In questo modo le alette laterali diventano più elastiche e il paracapezzolo più facile da applicare”.

 

“In pratica, per indossarli occorre tirare lateralmente le alette con i pollici, spingendo verso l'esterno la parte centrale fin quasi a rovesciarla. A questo punto si appoggia la parte centrale sul capezzolo e si rilasciano le alette, che dovrebbero aderire bene creando un piccolo sottovuoto”.


Se i paracapezzoli sono applicati bene, rimangono bene adesi e non occorre tenerli con le mani mentre si attacca il bambino, per cui si ci può concentrare appunto sull'attacco, che è fondamentale per l'allattamento, sia per stimolare una buona produzione di latte, sia per ridurre il rischio di formazioni di lesioni (ragadi) alla mamma. 

 

“I paracapezzoli di silicone vanno applicati solo per la durata della poppata, e tolti quando la poppata finisce” spiega Losa. Dopo ogni utilizzo vanno lavati bene con acqua calda a un detergente e sterilizzati almeno una volta al giorno: va bene qualunque metodo di sterilizzazione comune.

 

Quando possono essere usati

Talvolta i paracapezzoli vengono acquistati ancora prima della nascita del bambino, o appena si torna a casa dall'ospedale, magari perché qualcuno ha raccontato alla mamma che sono un accessorio fondamentale. “In realtà non andrebbero usati in modalità fai da te, perché possono avere svantaggi importanti” afferma Losa, sottolineando che i casi di documentata efficacia dell'uso dei paracapezzoli sono limitati. Eccoli:

 

  1. per il passaggio al seno di un bambino molto piccolo che viene dalla terapia intensiva, dove è stato alimentato magari dal latte della sua mamma (che quindi intanto stimola la sua mammella con il tiralatte), ma sempre con un biberon;
  2.  se il bimbo ha un frenulo molto corto e il lavoro sull'attacco oppure il ricorso ad altri metodi (tra i quali un'eventuale taglio del frenulo stesso) non migliora l'attacco e le possibilità di allattamento;
  3.  se la mamma ha capezzoli appiattiti o introflessi e altre strategie non hanno portato a risultati soddisfacenti.
  4.  quando il bambino ha un palato molto arcuato e, di nuovo, altre strategie non hanno portato a risultati soddisfacenti.
  5.  se il bambino ha una suzione davvero debolissima, per cui l'utilizzo di un paracapezzolo – per beve tempo – potrebbe aiutare ad attivarlo.

 

Secondo Losa è importante sottolineare che per via delle controindicazioni l'uso del paracapezzolo dovrebbe essere considerato un'ultima spiaggia quando altri tentativi hanno fallito e dovrebbe comunque essere temporaneo: un ponte di transizione rispetto a un'allattamento senza dispositivi.

 

Il paracapezzolo può servire quando il bambino ha i dentini e mordicchia?

“No, in generale non è indicato in questi casi” afferma Losa. “Di solito, anche quando un bambino ha i dentini non fa male alla mamma, perché quando succhia 'copre' i denti con la lingua. A volte può succedere che mordicchi durante la dentizione, se ha fastidio ed è molto nervoso. In questi casi può essere d'aiuto applicare qualcosa di fresco sulle gengive prima della poppata, ma anche in questi casi il paracapezzolo non serve”.

 

Il paracapezzolo può servire in caso di ragadi?

“Non è la prima strategia da mettere in atto in presenza di ragadi” spiega Losa, sottolineando che può anche essere controindicato in queste situazioni. “Il paracapezzolo dovrebbe aderire bene, ma questo significa che potrebbe stringere proprio dove c'è la ragade, aumentando il dolore”.

 

Eppure, molte mamme riferiscono di provare sollievo al dolore indossandolo. Come può succedere? “Può accadere perché il bambino si attacca in modo estremamente superficiale. In pratica la mamma non si sente dolore perché il bambino non sta succhiando o sta succhiando pochissimo e il risultato è che dopo qualche giorno si scopre che non è cresciuto”.

 

Paracapezzoli, i possibili svantaggi

Gli svantaggi riguardano il fatto che talvolta, in presenza di un paracapezzolo il bambino non si attacca in modo adeguato. “L'attacco può diventare un po' più superficiale e centrale, c'è il rischio che il bimbo prenda solo la tettarella in silicone e dunque solo il capezzolo, e quando succede questo aumenta la possibilità che si formino delle ragadi” spiega Losa. “Inoltre, l'attacco non corretto può portare da una parte al rischio di ingorghi, che potrebbero essere seguiti da mastiti o ascessi, e dall'altra a una riduzione progressiva nella produzione di latte”. “Non a caso, spesso l’uso di paracapezzoli si associa a un allattamento misto: sono davvero pochi gli allattamenti esclusivi a sei mesi quando si utilizza questo strumento”.

 

Altre volte può succedere che i bambini si abituino così tanto alla suzione dal paracapezzolo da non riuscire più a poppare al seno, con il risultato opposto a quello per il quale si era utilizzato questo dispositivo, che era appunto facilitare l'allattamento al seno.

 

“Ecco perché i paracapezzoli non dovrebbero essere demonizzati, ma considerati strumenti transitori nell'ambito di un percorso nel quale la mamma è affiancata da un operatore esperto di allattamento” conclude Losa.

 

Paracapezzoli d'argento e dolore, cosa dice la scienza

Molte mamme utilizzano i paracapezzoli in argento (ovviamente più costosi degli altri) per controllare un eventuale dolore al seno, dovuto per esempio a una ragade. “L'utilizzo in questo caso è diverso da quello dei paracapezzoli in silicone, perché si tratta di dispositivi chiusi, come dei cappellini, che vengono applicati non per la poppata ma in altri momenti della giornata” spiega Losa.

 

L'idea è che possano dare sollievo per via degli effetti antinfiammatori e antibatterici dell'argento, oltre che per il fatto di allontanare la pelle eventualmente irritata dai tessuti che potrebbero dare ulteriore fastidio. “In realtà non ci sono studi scientifici validi e solidi che provano davvero una riduzione del dolore delle ragadi in seguito all'applicazione di questi paracapezzoli, anche perché è molto difficile effettuarli” spiega Losa. “Sotto il paracapezzolo, infatti, è inevitabile che si accumuli qualche goccia di latte, che ha a sua volta una riconosciuta azione antibatterica, antimicotica e antinfiammatoria”.

 

“Certo, può darsi che il freddo di questo “cappellino” d’argento dia un momentaneo sollievo, e non c’è nulla di male nel tenerlo qualche minuto al giorno o una giornata ogni tanto, ma l’uso continuativo potrebbe essere controproducente. Per esempio potrebbe favorire un'infezione da candida e la ragade stessa, tenuta a lungo al chiuso in un ambiente umido, rischia di peggiorare anziché risolversi”.

 

Riferimenti bibliografici per questo articolo: Genna CW Selecting and Using Breastfeeding Tools, Hale Publishing 2009; Wilson Clay B, Hoover K, The Breastfeeding Atlas, 6th Edition; Chow S. et al, The Use of Nipple Shields: A Review, in Front Public Health (2015)