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Citrobacter koseri: identikit del batterio dell'ospedale di Verona

di Valentina Murelli - 03.09.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Tutto quello che c'è da sapere su questo batterio che a Verona, ospedale di Borgo Trento, ha provocato la morte di 4 neonati, mentre 5 hanno riportato gravi lesioni cerebrali

Il caso di Verona: ecco cos'è successo

Tutto è cominciato nel 2018: da allora, nei reparti di Terapia intensiva neonatale e pediatrica dell'Ospedale Borgo Trento di Verona 4 neonati sono morti e 5 hanno riportato gravi lesioni cerebrali in seguito all'infezione da parte del batterio Citrobacter koseri, contratta nell'ospedale stesso. In tutto, sono stati individuati 91 bambini positivi al batterio, per cui la percentuale di eventi avversi molto gravi o letali è risultata piuttosto elevata: circa il 10%. 

La regione Veneto ha istituito una Commissione per indagare sulla vicenda e la relazione appena rilasciata sottolinea che analisi effettuate a fine giugno hanno rilevato la presenza di C. koseri sui rompigetto di alcuni rubinetti presenti nei reparti, oltre che sulle superfici interne ed esterne di alcuni biberon. L'ipotesi è che la contaminazione dei neonati sia avvenuta durante procedure igieniche eseguite con acqua del rubinetto: secondo le indicazioni operative dell'Ospedale sarebbe "previsto l'impiego di acqua prelevata dal rubinetto dotato di filtro antibatterico, ma dall'analisi dei verbali risulta che i filtri antibatterici terminali siano stati posizionati solo a luglio 2020". 

La relazione afferma che nell'ospedale veronese si è verificata una contaminazione ambientale che ha portato a un'ampia diffusione  del batterio, "con iniziale sottostima e con il riconoscimento tardivo del problema da parte dei medici della Tin e con conseguente scarso coinvolgimento del Comitato infezioni ospedaliere almeno fino al primo trimestre del 2020". Dal primo caso, registrato nel novembre 2018, la situazione si è dunque diffusa e nel 2020 è stata rilevata "un'elevata circolazione del batterio tra i neonati ricoverati in Tin (nei primi 5 mesi del 2020 sono stati interessati il 33,6% dei neonati e, in alcuni momenti il coinvolgimento ha riguardato il 75% dei soggetti ricoverati)".

I reparti sono stati temporaneamente chiusi per le operazioni di disinfezione e hanno riaperto solo nei giorni scorsi, tra le proteste dei genitori di alcuni dei bambini colpiti, che chiedono l'allontanamento dei dirigenti medici coinvolti nella vicenda. 

Citrobacter koseri, che cos'è e come si comporta

"Il Citrobacter koseri è un batterio che appartiene alla famiglia delle Enterobacteriaceae" spiega Roberto Mattina, professore ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all'Università di Milano. "Si tratta di batteri che albergano comunemente nell'intestino umano (e di animali), costituendo insieme ad altri microrganismi il cosiddetto microbiota".

"A questa famiglia appartengono generi francamente patogeni per l'essere umano come Salmonella, responsabili di salmonellosi, Shigella, responsabili di dissenteria e rari ceppi di Escherichia coli che possono produrre pericolose tossine. Salvo questi franchi patogeni, altri batteri di questa famiglia sono detti patogeni opportunisti: aspettano cioè l'occasione giusta per mostrare effetti negativi sulla salute umana". Mattina sottolinea che gli opportunisti, come Escherichia coli, sono per lo più responsabili di infezioni del tratto urinario (cistiti). 

A differenza di altri batteri piuttosto "fragili", gli enterobatteri hanno la caratteristica di riuscire a vivere per lunghi periodi anche con scarsi nutrienti. Per questo si possono trovare in situazioni che ci sembrano decisamente inospitali come i rompigetto dell'acqua. "E per questo - sottolinea il microbiologo - negli ospedali andrebbero fatti, da protocollo, controlli microbiologici periodici nell'ambiente e sull'acqua che esce dai rubinetti, soprattutto dove sono ricoverati pazienti fragili". 

Cosa comporta l'infezione

Come abbiamo detto, Citrobacter può essere presente nel nostro organismo senza dare problemi. "Può tuttavia essere responsabile di infezioni delle vie urinarie (cistiti) specialmente nel sesso femminile, data la vicinanza tra ano e vagina" afferma Mattina. Un contatto ulteriore con batteri presenti nell'ambiente, come accaduto a Verona, in genere non provoca problemi in adulti immunocompetenti (cioè con il sistema immunitario che funziona in modo adeguato).

In individui immunocompremessi o con sistema immunitario immaturo - come accade nei neonati, a maggior ragione in quelli ricoverati in terapia intensiva, spesso prematuri - C. koseri può tuttavia provocare infezioni molto gravi, come meningite e sepsi. Fino purtroppo al decesso, come accaduto a Verona. 

Dove si trova e come si trasmette

C. koseri è comunemente presente nel nostro organismo come batterio opportunista, in genere innocuo ma pronto a prendere il sopravvento se c'è qualcosa che non va. Si trova quindi nelle feci umane, e anche di alcuni animali. Inoltre può essere presente nell'ambiente. 

Si può curare l'infezione da Citrobacter koseri?

"In generale la risposta è sì: esistono antibiotici efficaci contro questa infezione" afferma Mattina, sottolineando però che in alcuni casi gravi (meningite, sepsi) la situazione può diventare talmente grave in tempi molto brevi che anche la somministrazione tempestiva di farmaci non riesce a risolvere la situazione (cosa che è probabilmente accaduta a Verona). 

Mattina, tuttavia, tiene a sottolineareil fatto che anche per gli enterobatteri si sta verificando un preoccupante aumento di resistenza agli antibiotici. "Per esempio alla famiglia dei fluorochinoloni, fino a poco tempo fa molto efficace, tanto che in alcuni casi occorre utilizzare antibiotici di vecchia generazione". Anche se al momento oscurata dall'emergenza Covid, la resistenza agli antibiotici è sicuramente una delle principali emertenze sanitarie pubbliche a livello mondiale: il rischio è di trovarsi nel giro di pochi decenni senza più le armi efficaci contro i microrganismi patogeni che abbiamo conosciuto negli ultimi sessant'anni, dalla scoperta di sulfamidici e penicillina in poi. "Per evitare questo rischio occorre un uso oculatissimo delgi antibiotici ai vari livelli" conclude Mattina.

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