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Coliche neonato

Coliche neonato: tutte le verità scientifiche sulle cause e i rimedi DAVVERO utili

Di Simona Regina
coliche

30 Giugno 2015 | Aggiornato il 16 Febbraio 2018
Si parla di colica del lattante quando le crisi di pianto durano più di tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, per tre settimane consecutive. Diversi esperti spiegano quali sono le possibili cause e i rimedi utili

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Per le neomamme e i neopapà le coliche sono un tormentone, tanto che “a volte chiedono informazioni preventive, per sapere cosa fare nel caso in cui anche il loro figlio o la loro figlia dovesse avere 'problemi al pancino' e le fantomatiche colichette” afferma il pediatra Sergio Conti Nibali, responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp). Attenzione, però, ad attribuire sempre e solo alle coliche gassose il pianto dei lattanti.

 

Nei primi mesi di vita, in fondo, i bambini piangono per comunicare i loro bisogni. Possono piangere per manifestare un malessere o perché sono stanchi, perché hanno fame o voglia di coccole. In altre parole, “l’irritabilità e il pianto nei primi tre mesi di vita sono manifestazioni dello sviluppo normale del bambino” sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile dell'Allergologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

 

“In genere il pianto attribuito alle cosiddette coliche è quello del tardo pomeriggio, si protrae tra altri e bassi sino alla sera e tende a regredire dopo i tre mesi” precisa Conti Nibali.

 

Quando si parla di coliche: la regola del tre

 

Si parla di colica del lattante quando le crisi di pianto durano più di tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, per tre settimane consecutive. Questa è la cosiddetta “regola del tre”, coniata nel 1954 dal dottor Wessel e più recentemente rivista da un gruppo internazionale di gastroenterologi pediatri che ha suggerito, nei cosiddetti criteri Roma III, che per fare diagnosi di coliche del lattante è sufficiente che (escluse altre cause) le crisi di pianto si protaggano per almeno una settimana. Solitamente il neonato comincia a piangere in maniera acuta e improvvisa, di frequente dopo aver mangiato, diventando paonazzo in volto e raggomitolandosi su se stesso: inarca la schiena, stringe i pugni e solleva le gambe verso l’addome, irrigidendosi. E, generalmente, l'emissione di feci e gas produce un temporaneo sollievo.

 

“Di fronte a ripetute crisi di pianto, che di solito insorgono già nelle prime settimane di vita, bisogna dunque capire se si tratta di un pianto fisiologico (piange cioè per fame o altri bisogni), di una semplice colica infantile oppure di un pianto causato da malattie organiche” sottolinea Francesco Savino, dirigente medico della Pediatria dell’Ospedale Infantile Regina Margherita -Città della Salute e della Scienza di Torino. “La diagnosi è essenzialmente clinica – aggiunge –. Il pediatra deve identificare i segni e i sintomi delle coliche infantili, escludere altre cause e rassicurare i genitori”.

 

 

Che cosa sono le coliche del neonato?

 

Le coliche del neonato sono “contrazioni eccessive e dolorose della muscolatura involontaria della parete intestinale” spiega Riccardo Davanzo, neonatologo dell’Ospedale materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste. “Si accentuano sul finire della giornata, perché molto spesso sono dovute al ristagno di area nell’intestino, che si accumula a ogni pasto” spiega Massimo Resti, direttore della Pediatria internistica all'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

 

Sono comunque disturbi transitori: in genere infatti scompaiono alla fine del primo trimestre di vita. (Leggi pure: 10 consigli per calmare le coliche del neonato

 

A che cosa sono dovute le coliche: i possibili fattori scatenanti

 

“Il dolore da colica è provocato dalla rapida distensione della parete intestinale dovuta al passaggio di bolle d’aria. Le cause non sono note, ma sono state avanzate diverse ipotesi” spiega Fiocchi.

 

“Sebbene infatti siano stati condotti numerosi studi per capire a cosa attribuire l’insorgenza delle coliche infantili, l’eziologia non è ancora completamente chiara e si ritiene che più fattori concorrano a innescarle” ribadisce Savino.

 

Sono considerati plausibili fattori scatenanti:

  • intolleranza al latte (al lattosio) o allergie a cibi assunti dalla mamma (per esempio, proteine del latte vaccino)
  • l’eccessiva deglutizione d’aria, legata alla fame e alla non perfetta coordinazione della suzione
  • alterato equilibrio tra i batteri che compongono la flora intestinale (il microbiota)
  • problemi ormonali (per esempio maggiore produzione di motilina, che causerebbe contrazioni intestinali più intense. La motilina è tra gli ormoni che regolano l’attività motoria dell’intestino)
  • il fumo passivo
  • l’ansia dei neogenitori. 

In altre parole, “le coliche sono un sintomo riconducibile a una miriade di problemi – ribadisce Conti Nibali –. E troppo spesso tendiamo a etichettare qualsiasi disagio del neonato come colica, ma ricordiamoci che se il bambino è sano e piange, forse, vuole essere coccolato, o ha freddo (o caldo), oppure è spaventato da qualcosa, o ha fame”.

 

“Gli studi più recenti - spiega Savino - si sono concentrati, in particolare, sul tratto gastrointestinale. Si è osservato infatti che i lattanti che ne soffrono spesso presentano una microflora alterata, che influisce sulla funzione motoria intestinale provocando una maggiore produzione di gas e, di conseguenza, la comparsa dei sintomi delle coliche”.

 

“In bambini particolarmente voraci – aggiunge poi Resti – pasti eccessivamente abbondanti possono favorire le coliche, perché la componente zuccherina del latte (il lattosio) non viene completamente assorbita dall'intestino e può essere trasformata in gas dalla flora intestinale”. “Inoltre – continua – si tenga presente che le coliche potrebbero essere legate all'iniziale lavoro che l'intestino, ancora immaturo, è chiamato a fare quando il bambino comincia ad alimentarsi”. (Leggi anche: Il massaggio al bimbo)

 

Quali sono i rimedi utili per le coliche?

 

“Attualmente non esiste un protocollo terapeutico per la gestione delle coliche infantili” chiarisce Savino. “Essendo un disturbo transitorio, è importante innanzitutto rassicurare i genitori che il fastidio causato dalle coliche diminuirà dopo i primi tre mesi di vita e che, per prima cosa, il bambino ha bisogno di conforto e consolazione” suggerisce Davanzo. Quindi non bisogna subito ricorrere all'uso di farmaci.

 

“Solo nei casi più severi, può essere utile la somministrazione di farmaci antispastici, da soli o in associazione a cambiamenti nella dieta della mamma che allatta. Ma è assolutamente da evitare il fai da te” raccomanda Fiocchi. “A poco servono – aggiunge – i prodotti antimeteorici, come il simeticone. In alcuni casi, invece, possono essere utili i probiotici. Anche se è ancora da chiarire attraverso quali meccanismi e perché alcuni ceppi batterici probiotici agiscono”.

 

Alcuni studi ne evidenziano comunque l'efficacia nel ridurre l'entità e la durata delle coliche infantili, proprio perché l’alterazione dell'ambiente microbico intestinale sembra giocare un ruolo nell’insorgenza del disturbo. “Per questo, un approccio che preveda la modulazione della flora intestinale potrebbe contribuire ad alleviare i sintomi” spiega Savino, le cui ricerche hanno mostrato che “la somministrazione di probiotici (lattobacillo reuteri) nei neonati migliora i sintomi clinici dopo 2 settimane di terapia”.

 

Inoltre è stato anche osservato che i lattobacilli probiotici, aggiunti per via orale nel primo trimestre di vita, sono utili anche nella prevenzione. “Va infine sottolineato – conclude Savino – che i bambini con coliche severe hanno una maggiore probabilità di sviluppare disturbi di natura allergica in età pediatrica e recenti evidenze suggeriscono che i probiotici somministrati fin dalla nascita possano ridurre anche tale rischio”. 

 

Servono le coccole? La risposta è sì

 

“Le coccole contengono e distolgono. Permettono la gestione del dolore, dell’agitazione e dell’eccitabilità di un bambino che manifesta disagio” spiega Davanzo. Per questo si raccomanda ai genitori di non perdere la calma, non farsi rapire dall'ansia e, se necessario, darsi il cambio nella gestione del bambino, per ricaricarsi di energia per potersene prendere cura con serenità. Altrimenti si rischia di innescare un circolo vizioso tra bambino che si lamenta, mamma o papà che si agita, e bambino che piange ancora di più.

 

“Alcuni semplici accorgimenti possono contribuire a dare sollievo” aggiunge Savino. Per esempio, “ridurre al massimo gli stimoli esterni (luce, rumori), verificare che il bambino abbia evacuazioni regolari, evitare pasti troppo abbondanti o troppo frequenti, non metterlo in posizione orizzontale subito dopo il pasto e consolarlo e cullarlo affettuosamente”.

 

“Del resto, nei primi mesi di vita i bambini hanno fisiologicamente necessità di vivere a stretto contatto con il corpo dell’adulto che lo accudisce. Spesso, però, le neomamme e i neopapà sono bombardati da raccomandazioni che li invitano a non eccedere nel tenere in braccio il proprio cucciolo, perché con le braccia prende il vizio” aggiunge Conti Nibali. “Ma non abbiate timore di coccolare vostro figlio, i suoi ‘bisogni’ non sono ‘vizi’ e uno dei bisogni primari per un neonato è l’essere coccolato e cullato”.

 

Allora provate a cullarlo, eseguendo movimenti ritmici ripetitivi, tenendolo in braccio col pancino all'ingiù, cioè in posizione prona sull’avambraccio: questa posizione, sembra favorire anche l'emissione di aria e procurare, quindi, un beneficio immediato, anche se temporaneo. “Non è un caso che quando i genitori decidono di andare in pronto soccorso, tipicamente salgono in macchina mentre il proprio figlio piange disperatamente ma poi, quando arrivano a destinazione, non si lamenta più o addirittura dorme: le vibrazioni della macchina in moto facilitano infatti il passaggio dell'aria che si è accumulata nel pancino (le feci ne ostruiscono il passaggio) e fanno cessare il dolore” aggiunge Resti.

 

E a proposito di posizioni, i pediatri dell'Ospedale Bambino Gesù suggeriscono di prestare attenzione, se il bambino è allattato al seno, alla posizione mantenuta durante la poppata per evitare che ingerisca una eccessiva quantità di aria. “È bene comunque precisare che le mamme che allattano al seno devono essere incoraggiate a proseguire l’allattamento: mai sostituire il latte materno con uno in formula. Non è la soluzione. Mentre se i bambini sono allattati con latte artificiale, poiché il latte materno non è disponibile, si può optare, sempre dopo il consiglio del pediatra, per formule speciali” ricorda Savino. (Leggi pure: Tutto sulle coliche del neonato

 

Sono utili i massaggi per le coliche?

 

“Il massaggio aiuta a far rilassare il bambino, ad attenuare lo spasmo e a favorire il passaggio dell'aria” spiega il pediatra del Meyer. “Inoltre, contribuisce ad alleviare il dolore perché stimola la produzione di endorfine, che agiscono come una sorta di ansiolitico o antidolorifico, procurando quindi un maggior senso di benessere generale. Del resto esistono molti approcci non farmacologici al dolore, si pensi alla pet teraphy, alla clown terapia o alla musicoterapia, che contribuiscono a gestirlo e alleviarlo”.

 

“Spogliate allora completamente il bambino, mettete un po’ di olio di mandorle dolci nelle mani e massaggiatelo dolcemente dappertutto, cantandogli una ninna nanna” conclude Conti Nibali. 

Guarda il video: Come fare il messaggio per le coliche del neonato