Secondo mese neonato

Le coliche del neonato

Di Valentina Murelli
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18 marzo 2020

Il neonato ha crisi di pianto inconsolabile: potrebbero essere le famigerate coliche. Perché si verificano e come comportarsi

In questo articolo:

  • che cosa sono le coliche del neonato;
  • la regola del tre e il suo superamento;
  • quando si manifestano e per quanto durano;
  • quali sono le cause;
  • che cosa fare in caso di coliche.

 

Che cosa sono le coliche del neonato

 

Un pianto inconsolabile

Si definiscono coliche forti crisi di pianto del neonato, in genere caratteristiche del tardo pomeriggio e della sera. In genere il neonato comincia a piangere in maniera acuta e improvvisa, spesso dopo aver mangiato, diventando paonazzo in volto e ritraendo le ginocchia come raggomitolandosi su se stesso. Può inoltre inarcare la schiena, stringere i pugni e irrigidirsi. Può esserci inoltre un temporaneo sollievo in seguito all'emissione di feci e gas. Va detto comunque che le manifestazioni possono essere molto diverse da neonato a neonato e, per lo stesso bambino, da giorno a giorno.

 

La regola del tre e il suo superamento

 

Non è semplice definire cosa sia colica e cosa, invece, "normale" pianto del lattante. Del resto, nei primi mesi di vita il pianto è lo strumento fondamentale di comunicazione dei bambini, che attraverso di esso esprimono i loro bisogni. Dunque possono piangere perché hanno fame, voglia di coccole, perché sono stanchi o stanno provando un malessere o disagio. "L'irritabilità e il pianto nei primi tre mesi di vita sono manifestazioni dello sviluppo normale del bambino" ha dichiarato a nostrofiglio.it Alessandro Fiocchi, responsabile dell'allergologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

 

Dagli anni cinquanta in poi, si è utilizzata per la diagnosi di colica del lattante la cosiddetta "regola del tre": le crisi di pianto dovevano cioè durare più di tre ore al giorno, per più di tre giorni alla settimana, per tre settimane consecutive. La regola è stata tuttavia rivista da un gruppo internazionale di gastroenterologi pediatri che nei cosiddetti criteri di Roma IV ha suggerito che per fare diagnosi di coliche debbano essere rispettati questi tre criteri:

 

  1. Il lattante ha un'età inferiore ai 5 mesi quando i sintomi insorgono e si risolvono;
  2. Periodi ricorrenti di pianto prolungato, agitazione o irritabilità che si verificano senza causa evidente e non possono essere prevenuti né risolti dal genitore. Come riportato in un articolo sui criteri della Società italiana di pediatria, "il termine agitazione si riferisce a una vocalizzazione intermittente ed è stato definito come comportamento che non è esattamente di pianto, ma neanche di chi è sveglio e contento";

3 Nessuna evidenza di difetto di crescita, di febbre o malattia.

 

Quando si manifestano e per quanto durano

 

Le coliche in genere iniziano a manifestarsi nella seconda o terza settimana di vita (più avanti nei bambini nati pretermine), per peggiorare intorno alla sesta. Nella maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente a tre o quattro mesi, in modo graduale o improvviso.

 

Da che cosa dipendono

 

Di fatto, ha spiegato il dott. Fiocchi, il dolore da colica "è provocato dalla rapida distensione della parete intestinale dovuta al passaggio di bolle d'aria. Le cause di questa manifestazione non sono note, ma sono state avanzate diverse ipotesi". In particolare, sono considerati plausibili fattori scatenanti:

 

  • eccessiva deglutizione d'aria, legata alla fame e alla non perfetta coordinazione della suzione;
  • alterato equilibrio tra i batteri che compongono la flora intestinale (il microbiota);
  • squilibri ormonali;
  • esposizione a fumo passivo;
  • ansia dei neogenitori;
  • sovrastimolazione da parte di luci o rumori (o ipersensibilità individuale a luci e rumori);
  • immaturità del sistema nervoso e dell'apparato digerente;
  • intolleranza al latte.

 

Come comportarsi in caso di coliche

 

La prima cosa da fare, anche se non è sempre semplice, è mantenere la calma. Bisogna avere pazienza e cercare di non eccedere in apprensione. In secondo luogo, si possono provare vari accorgimenti per cercare di calmare il bebè, ma non è detto che funzionino davvero e comunque quello che va bene per un bambino potrebbe non rivelarsi efficace per un altro. Ecco qualche esempio:

 

  • fargli le coccole, che contengono e distolgono. Si può provare a cullarlo con movimenti ritmici ripetitivi, tenendolo in braccio con il pancino all'ingiù, in posizione prona sull'avambraccio (questa posizione sembra infatti favorire l'emissione di aria);
  • offrirgli il seno (o il ciuccio);
  • immergerlo in un bagnetto caldo;
  • fargli fare un giretto in auto (ovviamente nell'apposito seggiolino! E ricordiamo che dal sei marzo scorso sono obbligatori i dispositivi anti abbandono per i bimbi con meno di 4 anni);
  • fargli un massaggio al pancino;
  • solo nei casi più "importanti" - ha ricordato Fiocchi – potrebbe essere utile la somministrazione di farmaci antispastici, da soli o in associazione a cambiamenti nella dieta della mamma che allatta. A poco servono invece i prodotti antimeteorici come il simeticone, mentre in alcuni casi selezionati potrebbero essere utili i probiotici, anche se non è ancora chiaro attraverso quale meccanismo potrebbero agire. "In ogni caso è assolutamente da evitare il fai da te: in caso di difficoltà sempre meglio confrontarsi con il pediatra.

 

Ovviamente, se la gestione del bambino con le coliche diventa pesante, è opportuno chiedere un cambio al partner, per per ricaricarsi di energia e potersene poi prendere cura con maggiore serenità.

Per saperne di più:

 

Altre fonti per questo articolo: materiale sul sito di informazione medica WebMD; materiale informativo della Mayo Clinic americana