La vista nei neonati

Come ti vede il neonato

Di Daniele Brunetti
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31 ottobre 2016
La dottoressa Suzanne Veehof ci ha guidato in un viaggio attraverso lo sviluppo delle facoltà visive di un neonato. Gli occhi di ognuno di noi cominciano a funzionare sin dentro la pancia della mamma ma necessitano di un lungo percorso per rendere chiare le immagini che appena nati appaiono sfocate e non definite

Il termometro del benessere di un bambino passa attraverso il suo sorriso. E vale anche per quanto riguarda la vista, il senso che più degli altri svela a tutti noi un mondo nuovo che all'inizio ha tinte sfocate e linee confuse. Quando un neonato guarda qualcosa e sorride significa che comincia a mettere a fuoco quello che vede e ad associargli un significato piacevole.

 

«Avviene intorno al terzo mese di vita, anche se ne ha piena facoltà intorno al nono: prima si concentra principalmente sul volto della madre che riconosce non solo grazie alla vista ma anche all’olfatto, al tatto e la voce – spiega la dottoressa Suzanne Veehof, neonatologa dell’ospedale milanese Humanitas San Pio X . D’altronde, per spirito di sopravvivenza, ogni neonato è portato a prestare attenzione principalmente a chi si prende cura di lui e provvede al suo nutrimento».

 

 

Come e cosa vede

 

Appena nato il bambino ha un campo visivo molto ristretto e riesce a vedere confusamente non oltre 25 centimetri dai propri occhi. Per quanto riguarda i colori primeggiano le tonalità del bianco e del nero anche se pian piano riesce a distinguere anche il rosso e il verde, ma solo se in forte contrasto tra loro. Lo sviluppo della vista è un processo graduale che inizia all’interno della pancia della mamma per giungere nel pieno delle sue potenzialità intorno agli otto anni.

 

 

Dalle ombre della pancia alla scoperta del mondo

 


«All’interno della pancia, il feto vede solo ombre, ma sa distinguere il buio dalla luce che filtra all’interno della pancia» spiega la neonatologa. Ciò, però, accade solo nelle ultime fasi della gravidanza: la vista, infatti, è l’ultimo dei cinque sensi a svilupparsi.
Quando il bambino viene alla luce le sue capacità visive sono molto limitate e, come dicevamo in precedenza, sono funzionali a costruire un rapporto con chi lo nutre. In questa fase il campo visivo è ristretto e il neonato è attratto principalmente dalle facce, in primis quelle dei genitori. In questi mesi si può parlare di vedere più che di guardare perché il piccolo meccanicamente immagazzina le immagini che vede ma non è in grado di riconoscere o di capire cosa siano.

 

 

Dal terzo mese

 


Le forme e i movimenti cominciano ad avere veramente un senso dopo il terzo mese. Secondo la neonatologa «ci sono tutta una serie di fattori che incidono nello sviluppo della vista che non si limitano agli occhi. Il rafforzamento dei muscoli del collo, ad esempio, permette al neonato di cominciare a seguire gli oggetti che si muovono».
Dopo il terzo mese il bambino inizia a sviluppare la capacità di fissare lo sguardo sugli oggetti (riflesso di fissazione) che gli consente di poterli studiare con attenzione e attribuirgli un significato. Si tratta comunque di un processo molto lungo che pian piano permette al piccolo di acquisire la profondità e di coordinare l’occhio con la mano e quindi di riuscire a prendere gli oggetti che vede.

 

 

Quasi come un adulto

 


«Il neonato acquisisce una capacità visiva paragonabile a quella degli adulti intorno all’anno di età, anche se lo sviluppo di questo senso continua fino agli otto anni». Già dai sei-otto mesi, però, riesce a vedere oggetti e persone lontani e a fissare con più insistenza quelli vicini. Anche la stereopsi (vedere la profondità) è perfezionata intorno ai 6 mesi. In questa fase si sviluppa in maniera importante anche la capacità di distinguere i colori.
Secondo la neonatologa «intorno ai sei mesi scompare anche il leggero strabismo da cui sono afflitti tutti i bambini alla nascita. In questa fase i genitori insieme alla pediatra di famiglia, se non ci sono importanti fattori di rischio, possono limitarsi a controllare gli occhi dei figli, assicurandosi che lo sviluppo proceda per il meglio».

 

 

Quando andare dall'oculista

 

La prima visita dall’oculista può essere fatta tranquillamente prima dell’inizio della scuola materna a meno che non si riscontrino delle anomalie come, ad esempio, una pupilla più grande dell’altra o un'eccessiva lacrimazione, ma anche alcuni casi particolari come la tendenza del piccolo a sbarrare gli occhi ripetutamente o se dopo il terzo–quarto mese non reagisce con lo sguardo ai movimenti.