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Malformazioni congenite

Sindattilia: quando le dita sono unite

Di Valentina Murelli
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15 Giugno 2015
Interessa circa un bambino ogni 2500-3000 e comporta la fusione tra loro di due o più dita, delle mani o dei piedi. È la sindattilia, una condizione che può essere trattata per via chirurgica.

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Che cos'è la sindattilia
La sindattilia è la fusione di due o più dita delle mani o, più raramente, dei piedi. La fusione può riguardare solo la pelle o altri lembi di tessuto molle (in questi casi, le dita possono assumere un aspetto palmato), oppure anche le ossa e i tendini. Talvolta, le dita congiunte possono presentare anche altre malformazioni delle falangi.

 

La fusione può essere completa, se le dita interessate sono unite per tutta la loro lunghezza, oppure incompleta, se interessa solo una porzione delle dita.

 

Nella maggior parte dei casi, la sindattilia interessa il dito medio e l'anulare, ma può coinvolgere anche altre coppie di dita, oppure più di due dita insieme. Inoltre, può riguardare una sola mano (o piede) oppure entrambe.

 

Da che cosa dipende la sindattilia
La sindattilia è una malformazione congenita (presente cioè fin dalla nascita) piuttosto frequente: interessa infatti un bambino ogni 2500-3000 ed è più diffusa nei maschi. Questa condizione è causata da anomalie nello sviluppo embrionale che si verificano molto precocemente durante la gravidanza, tra le 6 e le 8 settimane.

 

Spesso, la sindattilia si presenta da sola (senza che siano presenti altre alterazioni) e senza che si sappia esattamente perché, ma ci sono casi in cui è chiaramente ereditaria (è presente anche in altri membri della famiglia) e casi in cui fa parte di sindromi genetiche più complesse, caratterizzate anche da altre anomalie. È quanto può succedere, per esempio, nelle sindromi di Apert o di Poland.

 

Come viene diagnosticata
A volte, la sindattilia può essere notata già in gravidanza, durante una delle ecografie di routine. Non sempre, però, questo accade e spesso la malformazione risulta evidente solo alla nascita. Per capire esattamente il grado di complessità della fusione, può essere utile l'esecuzione di una radiografia.

 

Come si interviene
Nei casi più lievi (per esempio se la sindattilia - magari in un piede - è incompleta e riguarda solo la pelle), spesso la scelta è di non intervenire. L'unico trattamento possibile, comunque, è di tipo chirurgico, per separare i tessuti coinvolti dalla fusione.

 

Dopo l'operazione, che può essere più o meno complessa a seconda del tipo di fusione, la mano o il piede coinvolto viene in genere immobilizzato con del gesso e, dopo la sua rimozione, può essere prevista della fisioterapia specifica.

 

L'età ideale per l'intervento dipende da vari fattori, per esempio da quali sono le dita interessate e quanto è complessa la fusione. In generale, un intervento già nei primi mesi di vita dà il vantaggio di evitare problemi nella crescita delle dita più lunghe, che potrebbero essere deformate dalla fusione, ma ha lo svantaggio di essere più difficoltoso, per le piccole dimensioni delle dita.

 

Per quanto riguarda la mano, spesso si interviene già tra sei mesi e un anno per le sindattilie che interessano pollice e indice e anulare e mignolo, e tra due e quattro anni negli altri casi.

 

A chi rivolgersi
Poiché il trattamento chirurgico può anche rivelarsi complesso, la cosa migliore è indirizzarsi a un centro di chirurgia pediatrica che abbia esperienza nella microchirurgia della mano.

 

Fonti per questo articolo: Sito web del Children's Hospital di Boston; Sito web del Seattle Children's Hospital